Topolino: la Disney rischia di perdere il copyright

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Topolino sta per diventare un personaggio di dominio pubblico. Dal 1 Gennaio 2024 infatti la Walt Disney Company vedrà scadere i diritti su Steamboat Willie, il cortometraggio che segna la nascita del personaggio simbolo del colosso dell’intrattenimento.

Topolino-copyright-steamboat-willie

Nei giorni scorsi la riflessione sulla vicenda è rimbalzata tra le pagine delle maggiori testate di tutto il mondo. Come sempre, la spaccatura tra i fan è piuttosto netta. Da una parte coloro che sono preoccupati per le sorti del proprio beniamino, dall’altra quelli che invece vedono in questo una possibilità artistica di contaminazione. Ma occorre come sempre fare un po’ di chiarezza.

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Topolino, storia di un copyright infinito

Non è la prima volta che la Disney si trova nella condizione di poter perdere i diritti sul personaggio che da sempre ne caratterizza l’immagine. Come sappiamo Topolino debuttò il 18 Novembre 1928 con Steamboat Willie.

La normativa vigente alla nascita del Topo era il cosiddetto Copyright Act del 1909. Questa legge andava a modificare il precedente regime secondo il quale le opere erano coperte dai diritti per una durata di 28 anni con possibilità di rinnovo per ulteriori 14 anni. La nuova legge raddoppiò invece la durata del rinnovo, portandola da 14 a 28 anni, con un massimo di 56 anni a fronte dei vecchi 42. La Disney Company quindi poteva continuare a detenere i diritti sul personaggio fino al 1984.

topolino porta i guanti

Otto anni prima della scadenza, la normativa viene ulteriormente cambiata. È il 1976 quando il Congresso degli Stati Uniti decide di conformarsi agli standard europei, estendendo la durata dei copyright già registrati dopo il 1922 da 56 a 75 anni. Topolino si salva ancora, la scadenza si sposta al 1 Gennaio 2004.

Ma non è ancora finita. Nel 1998 viene promulgato il Copyright Term Extension Act detto anche Sonny Bono Act dal nome del cantante che fu in prima linea nella richiesta di estensione dei termini. Il provvedimento di legge viene però ricordato anche con il nome di Mickey Mouse Protection Act. La Disney Company si batte in favore di questa legge, ottenendo un prolungamento dei diritti di copyright per altri 20 anni. Si passa dunque da 75 a 95 anni di copertura. Topolino si salva ancora, la scadenza si sposta al 1 Gennaio 2024.

walt disney topolino

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Cosa sta per succedere?

Ma se Topolino rimane privo di copyright, cosa può cambiare? L’unica certezza al momento è che, tra circa un anno e mezzo, scadranno i famosi termini di legge. Ma sarà davvero un personaggio utilizzabile da chiunque e in qualsiasi modo? La questione non è così facile. Ci chiarifica le idee Daniel Mayeda, Direttore Associato della Documentary Film Legal Clinic alla UCLA School of Law che in un’intervista a The Guardian dichiara:

Sarà possibile utilizzare il personaggio di Topolino così com’è stato inizialmente creato, per realizzare le proprie storie su di lui o delle storie con questo personaggio. Ma se lo fai in un modo in cui la gente penserà alla Disney – il che è abbastanza probabile perché ha investito su questo personaggio per tanto tempo – allora in teoria, la Disney potrebbe dire che hai violato il copyright. I copyright sono limitati nel tempo. I marchi registrati non lo sono. Pertanto la Disney potrebbe disporre di un marchio praticamente per sempre, finché continuano ad utilizzare “cose” di cui hanno registrato il marchio, che esse siano parole, frasi, personaggi o altro.

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Topolino-Fantasia

Va inoltre considerato che i diritti che stanno andando ad esaurirsi riguardano soltanto Topolino così come rappresentato in Steamboat Willie. Rimangono ancora coperte da copyright le versioni più moderne del Topo che sappiamo aver goduto di diverse evoluzioni nel tempo.

Sembrerebbe difficile che la legge possa essere portata ancora in revisione per estendere i diritti oltre il secolo. Abbiamo comunque visto come la Disney abbia, di fatto, ancora molte carte in mano per “difendere” Topolino con le unghie e con i denti.

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Francesca Arca

Immagini: ©Disney

Fonti: La Repubblica The Guardian Independent animeclick

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