A chi andrebbe l’eredità di Paperone? | Better Call Scrooge

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Paperone è morto! L’abbiamo ucciso noi (ma solo in questo articolo)

Paperone è morto
Fortuna favet fortibus

A chi lascerebbe in eredità il proprio impero lo Zione, in caso di prematura dipartita? Questa domanda ci ha ronzato in testa per parecchio tempo e oggi, finalmente, proveremo a darle una risposta.

In questo nuovo episodio di Better Call Scrooge, infatti, ci addentreremo in uno dei tabù più impenetrabili dell’universo fumettistico Disney, ossia la morte di un personaggio principale. Ovviamente non poteva di certo trattarsi di uno qualsiasi, bensì del “re dei Paperi”!

Non prendiamoci in giro: che Paperone possa morire, schiattare, tirare le cuoia, è un pensiero terrificante, un’idea che potrebbe albergare solo in un angolo remoto della nostra mente (anche se, per mera provocazione, il sindaco di una città italiana ne aveva addirittura fatta esporre la salma, qualche anno fa).

La salma di Zio Paperone

Eppure, la morte di uno dei personaggi più amati dell’universo dei Paperi sarebbe degna di una storia che farebbe gola a moltissimi sceneggiatori (se solo fosse possibile scriverla).

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Ebbene, solo per oggi, invece, il papero più ricco del mondo è morto. Devastante, terrificante, ma necessario. L’eredità di Paperone è imponente. Stiamo parlando di tre ettari cubici di denaro, ma non solo: tutte le proprietà, le attività, a chi andrebbero? Chi, dell’immenso sciame di parenti, sarà (o magari saranno) il predestinato? Prendete i popcorn, riunitevi in religioso silenzio. Oggi analizzeremo l’eredità di Paperone!

Premessa

Più volte si è andati vicino ad ammazzare il vegliardo: si è talvolta sfiorata l’idea per creare della sana suspense o terrorizzare il pubblico, per poi uscirsene fuori con un “stavamo solo scherzando”.

Un esempio su tutti è una storia dell’estate del 2019, Missione Zione, pubblicata sui nn. di Topolino 3319-3320-3321-3322, in cui Paperone era letteralmente sparito da qualsiasi radar e la sua famiglia doveva difatti fare fronte a un’esistenza senza di lui.

Copertina n. 3319 di Topolino
Copertina n. 3319

Probabilmente, se i personaggi dei fumetti Disney agissero nel mondo reale, in caso di dipartita dello Zione ci sarebbe davvero una riunione di famiglia per decidere il da farsi.

Paperino decide di riunire la famiglia

Ma come verrebbe gestita un’eredità tanto imponente? Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, bisogna avere ben presenti un paio di presupposti fondamentali.

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1. Calisota, baby

Come molti di voi sapranno e come abbiamo più volte ricordato, lo Stato del Calisota, ove risiedono Paperi e Topi Disney, è inventato!

L’unico riferimento geografico che abbiamo è che sia uno Stato fittizio degli USA. Ciò comporta che le modalità con le quali vengono gestiti i lasciti ereditari siano molto diverse rispetto a quelle vigenti in Italia. Basti pensare che negli Stati Uniti la trasmissione dell’eredità può variare anche da Stato a Stato.

Ciò significa che non possiamo procedere con il nostro ragionamento, seppure in maniera del tutto ipotetica?

Sì e no.

Ci sono alcuni principi – che cercheremo di sintetizzare – che si applicano a tutti gli Stati americani.

Da un articolo redatto da uno studio legale emerge che, essenzialmente, le normative che hanno efficacia nei confronti di tutti i cittadini statunitensi sono quelle di natura fiscale.

Infatti, vi è un’imposta di successione applicata dal Governo Federale sul trasferimento del patrimonio imponibile di un individuo deceduto, detto anche “patrimonio lordo” (“gross estate”). L’aliquota prevista raggiunge un massimo del 40%, e rimane invariata per soggetti che non sono cittadini americani e non risiedono ufficialmente sul territorio nazionale, ma che di fatto vi abitano.

Oltre all’imposta di successione è prevista, per i cittadini americani e per i soggetti residenti, un’imposta sulle donazioni di ogni natura, materiali e immateriali, indipendentemente dal luogo in cui si trova la proprietà. L’imposta è calcolata sul valore di mercato del bene al momento della donazione.

Ancora, un’altra tipologia di tassa è la tassa sul trasferimento a generazioni successive, per esempio i nipoti. Questo processo prevede un’imposta addizionale – oltre alla tassa di donazione – fissa al 40%. 

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Pertanto, come primo aspetto, si può ben dedurre che ogni trasferimento di beni oggetto di successione sia sottoposto a tassazione, e che questo valga anche per eventuali donazioni. Se Paperone, ad esempio, dovesse disporre in un eventuale testamento di donare al Museo di Paperopoli alcuni dei cimeli ritrovati nel corso di mille avventure, probabilmente vi sarebbe una tassazione.

Possiamo supporre, dunque, che i tesori ritrovati con parenti e amici resterebbero al Deposito: anche da morto, Paperone potrebbe non gradire le tasse su eventuali donazioni! Oltretutto, spesso e volentieri questi oggetti hanno un grande valore affettivo, e in certi casi il ricordo dell’avventura vissuta insieme allo Zione è ben più prezioso del tesoro stesso.

Paperone cerca tesori

Tuttavia, anche le donazioni ai nipoti, in quanto “generazioni successive”, verrebbero tassate alla fonte, non potendosi d’altro canto fare altrimenti.

2. Assenza di quota di legittima

Questo secondo aspetto è fondamentale per poter fare delle ipotesi sull’erede designato in un ipotetico testamento di Paperone.

In Italia non è possibile decidere arbitrariamente a chi destinare il proprio patrimonio. Sulla scorta del Codice napoleonico, è fondamentale difendere gli interessi di familiari e congiunti. La quota di legittima, infatti, garantisce le tutele dei legami parentali. Ma cos’è? Lo spiega l’art. 536 del nostro Codice Civile:

“Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge, i figli, gli ascendenti.

Ai figli sono equiparati gli adottivi.

A favore dei discendenti dei figli, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli”.

Art. 536 c.c. – Legittimari

In concreto, i legittimari sono gli eredi cui la legge riserva necessariamente una parte di eredità, anche contro la volontà espressa dal defunto nel testamento e, soprattutto, a prescindere che un testamento vi sia o meno.

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Ciò comporta che, anche volendo, nella prima ipotesi, il testamentario non può escludere alcuni soggetti: la legge italiana mira a far sì che ogni persona possa disporre delle proprie sostanze, e la famiglia punta a non vederle disperse. Ma negli Stati Uniti la legge non funziona in questo modo!

L’aspetto della beneficenza

In America, moltissimi vip e personalità come Bill Gates, Mark Zuckerberg o Shaquille O’Neal hanno fatto sapere di voler destinare circa il 99% del proprio patrimonio in opere benefiche, lasciando ai figli soltanto le “briciole”.

L’obiettivo, condivisibile o meno, è di far sì che i figli si creino da soli la loro fortuna e di fare del bene con il loro ingente patrimonio (si parla di milioni se non miliardi).

In Italia tutto ciò non sarebbe possibile, proprio per la presenza della quota di legittima. Ma torniamo a Paperone: dal momento che non vive in Italia ma nel Calisota, potrebbe fare un po’ come gli pare? In sostanza… sì.

Eredi designati

Zio Paperone e l’arcobaleno

In realtà, il problema relativo a chi andrebbe il patrimonio di Paperone se quest’ultimo morisse se lo è posto anche l’Uomo dei Paperi, Carl Barks.

Zio Paperone esce per una passeggiata
Zio Paperone medita sul suo erede

La storia Zio Paperone e l’arcobaleno si apre proprio con il papero più ricco del mondo che si interroga su chi debba essere nominato suo erede. La scelta ricade su una rosa di 3 pretendenti: Gastone, Paperino e i nipotini Qui, Quo e Qua (considerati come un solo erede).

Zio Paperone passeggia

Paperone riesce a trovare il modo per mettere i parenti in competizione fra loro, dando a ciascuno mille dollari. A discrezione di ognuno come impiegarli.

Paperon de Paperoni
Biliongilioni

Alla fine, a far fruttare i soldi sono solo i nipotini, grazie a un giusto investimento: li donano a un marinaio che se ne serve per ritrovare un vecchio tesoro sommerso da dividere proprio con i tre paperini. Paperone ora sa a chi lasciare il suo impero.

Qui, Quo e Qua vengono nominati eredi
QQQ

Parrebbe quindi che, in questo caso, i veri eredi della fortuna del clan de’ Paperoni non siano altro che i più giovani della famiglia. Ma attenzione: non bisogna prendere quanto raccontato in questa storia per “verità assoluta”. In altre storie di Carl Barks, infatti, altri membri del parentado metteranno le “zampe” sull’eredità di Paperone.

Paperino e l’isola misteriosa

Paperino e l’isola misteriosa (Race to the South Seas, in lingua originale) è un’altra storia sceneggiata e disegnata da Carl Barks, stavolta nel 1949, pubblicata in Italia su Topolino n. 16 e 17 del 1950.

La storia si apre con Paperino e Gastone impegnati su una discussione su chi dei due appartenga al ramo migliore della famiglia. Di argomento in argomento, si rendono conto che l’unico parente in comune è proprio Zio Paperone. Inevitabilmente, i due si mettono a disquisire su chi avrà la sua eredità.

Paperino e l'isola misteriosa

Il diverbio rimane di poca rilevanza, almeno finché i nipotini riportano ai due cugini una notizia preoccupante: Paperone risulta disperso su un’isola tropicale. Pertanto, su due navi diverse, i nipoti partono alla ricerca dello Zione, e Paperino e Gastone ne approfittano per ingaggiare una competizione fra loro.

La speranza è che il primo che riesca a trovare lo zio ottenga come ricompensa, per l’atto di coraggio, il titolo di suo erede.

Paperino e l'isola misteriosa

Giunti finalmente nel luogo dove per l’ultima volta si è avvistato Paperone, Paperino e i nipotini notano qualcosa di strano. Nulla fa pensare a un pericolo. Infatti, il papero più ricco del mondo è circondato da uno stuolo di segretarie, con tanto di Numero Uno accanto alla propria postazione.

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Paperino e l'isola misteriosa

Gastone, invece, dato che ha percorso un altro itinerario, non sospetta minimamente l’amara verità. Come il papero più ricco del mondo rivelerà di lì a pochi istanti, il suo è un esilio autoimposto, necessario per seguire gli affari senza rotture di piume e senza vedere alcuno dei suoi parenti.

Paperino e l'isola misteriosa

Gastone viene, pertanto, diseredato e Paperone decide di nominare quale erede Paperino, poiché convinto che il nipote avesse intenzionalmente deciso di lasciarlo in pace.

Di conseguenza, stando a questa versione dei fatti, l’erede designato è proprio Paperino.

Paperino e l'isola misteriosa

Oltretutto, questa storia non è la sola apparsa su Topolino a ritrarre Paperino in veste di erede universale dello zio.

Paperino… anno 2001

Nella storia “Paperino…anno 2001”, di Attilio Mazzanti e Luciano Gatto, pubblicata su Topolino n. 309 del 1961, assistiamo a dinamiche simili (per quanto concerne l’eredità di Paperone).

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Il miliardario spedisce infatti i nipoti nel futuro, per scoprire che fine farà la sua fortuna (soprattutto i suoi ettari cubici di denaro) una volta che sarà passato a miglior vita.

Giunto quarant’anni avanti nel tempo, nel 2001 (la storia, lo ricordiamo, è del 1961), Paperino scopre che Paperone è morto e che davanti ha una versione anziana di se stesso, una versione che ha maturato un’ammirazione tale per lo zio da averne adottato totalmente lo stile di vita.

Paperino...anno 2001

Ma vi è di più. Tale trasformazione è frutto della circostanza di essere stato designato come erede.

Paperino...odissea 2001

Senza spoilerare una storia che meriterebbe la lettura, anche per il finale del tutto inaspettato, il dato fondamentale da sapere è che Paperino, secondo gli autori, sarà probabilmente l’erede di Paperone, e che i nipotini ricopriranno ruoli aziendali di grande importanza.

E se non vi fosse alcun testamento?

Le storie sin qui prospettate presumono che Paperone designerà nella maniera che più gli aggrada il proprio erede (o eredi). Ma se non vi fosse alcun testamento?

A dirimere la questione ci pensa un altro studio legale che si occupa di diritto internazionale, e che ha indicato a grandi linee quale sia la procedura da seguire in assenza di testamento. Per analizzare questa prospettiva, innanzitutto, occorre distinguere fra letters testamentary e letters of administration, documenti legali emessi dalla cancelleria del Tribunale che conferiscono a una persona l’autorità di fungere da rappresentante personale dell’eredità del defunto.

Le prime sono concesse a un esecutore testamentario, nel caso in cui il defunto abbia lasciato un testamento; le seconde le gestisce un amministratore, laddove, come prospettato all’inizio del paragrafo, non vi sia un testamento.

Immaginiamo quindi che spunti al Deposito un “amministratore” e che, di fronte alla famiglia dei Paperi, ad amici e parenti di P.d.P., si trovi a dover “spartire” l’eredità di Paperone. Come agirebbe?

Innanzitutto bisogna distinguere la figura dell’amministratore da un semplice notaio. Le letters of administration, essenzialmente, danno a una figura specifica – l’administrator of estate – il diritto di gestire e distribuire ai parenti (relatives) le proprietà del defunto. Tutto questo dopo aver pagato gli eventuali debiti, aver allertato i familiari prossimi e averli assistiti nel pagamento delle imposte fiscali cui abbiamo già accennato prima (un po’ come le nostre tasse di successione, anche se il paragone è azzardato).

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Tra le proprietà da dividere non ci sono solo i beni immobili, ma anche le società, le carte di credito, le polizze assicurative sulla vita – anche se in quest’ultimo caso il beneficiario viene stabilito durante la stipulazione -, ipoteche, eventuali prestiti, ecc.

Non tutti possono essere administrator, in quanto è assolutamente necessario che la persona designata curi davvero gli interessi del defunto. Infatti, in assenza di una persona indicata nel testamento, laddove manchino indicazioni da parte del defunto (o direttamente un testamento valido), la selezione dell’administrator seguirà un preciso ordine di priorità:

  1. il coniuge superstite (non presente nel caso di Paperone, che non si è mai sposato);
  2. chiunque possa ereditare (la formula è letteralmente “anyone who might inherit“);
  3. qualsiasi parente stretto (qui c’è solo l’imbarazzo della scelta: fratelli, nipoti, pronipoti…);
  4. creditori del defunto (assenti, nel caso di Paperone);
  5. chiunque di “buon carattere” che risiede nella contea: il cd. “good moral character requirement” è un istituto particolare che viene più che altro analizzato negli Stati Uniti in riferimento ai requisiti necessari che un soggetto deve avere per cinque anni prima dell’ottenimento della cittadinanza. Per chi voglia saperne di più, e abbia un poco di dimestichezza con l’inglese, qui è possibile trovare anche un elenco dei crimini da non commettere per ottenere questo status. Per quanto riguarda il nostro caso, vi basti sapere che è necessario, tra le altre cose, essere incensurati e risiedere nella contea del defunto.

Pertanto, ipotizziamo che la Corte di Paperopoli abbia individuato un administrator. Molto probabilmente, facendo fede alle indicazioni dateci dai fumetti, essendo Paperone celibe, il ruolo di amministratore potrebbe spettare a uno tra i suoi fratelli o a Paperino, che sono i parenti a lui più prossimi.

In particolare, i candidati più indicati parrebbero essere Matilda de’ Paperoni o Paperino. Del resto Ortensia (madre proprio di Paperino), a dar credito a Don Rosa, sarebbe defunta – e comunque non c’è traccia di lei in alcuna storia ambientata nel presente. Si può invece ipotizzare che Gedeone de’ Paperoni (fratello minore di Paperone inventato da Romano Scarpa), dati i suoi impegni di lavoro come direttore di un giornale, si “limiterebbe” a incassare la sua fetta dell’eredità (che comunque spetterebbe a tutti questi personaggi).

Abbiamo inoltre evitato di citare Della Duck, gemella di Paperino, dato che non è un personaggio ricorrente dei fumetti. Se fosse possibile rintracciarla, ovviamente, avrebbe gli stessi diritti del fratello sul patrimonio dello zio.

Ulteriore considerazione: fin qui si è fatto riferimento alla famiglia dei Paperi seguendo le genealogie descritte da Don Rosa (e già in parte elaborate da Carl Barks) e considerando solo Gedeone, di creazione italiana. Allargando il discorso, sono molti i parenti che potrebbero far parte di questo primo “gruppo ristretto” di eredi al cui interno scegliere l’administrator dei beni di Paperone. Su tutti, ovviamente, Nonna Papera: se la considerassimo sorella di Paperone – come è stato d’uso per svariati anni nelle storie italiane – anche lei potrebbe occuparsi dell’eredità del miliardario (anche se è difficile, forse, immaginare una situazione simile).

Albero genealogico

Per il resto, al momento di distribuire l’eredità di Paperone, si seguirebbe l’albero genealogico dal parente più stretto al più lontano. Abbiamo già citato i parenti più vicini; in linea diretta, sarebbero da considerare “eredi” anche Qui, Quo e Qua, pronipoti del papero. Si passerebbe poi a tutti quei parenti che, pur non avendo “legami di sangue” con Paperone, fanno parte della sua famiglia. Parti di diversa consistenza dei beni del miliardario, quindi, potrebbero spettare ai cugini di Paperino (Gastone e Paperoga su tutti), a Nonna Papera (non considerandola come sua sorella) e così via.

L’amministratore designato, sempre in via ipotetica, potrebbe poi avere un occhio di riguardo anche per i personaggi della vita di Paperone che non fanno parte della sua famiglia, ma sono ugualmente stati importanti per lui: su tutti Doretta Doremì, ad esempio (o Brigitta, se si vuole far riferimento ad autori italiani), o ancora i suoi dipendenti di lunga data come Battista, Miss Paperett e, in un certo senso, anche Archimede Pitagorico.

Tuttavia, essendo Paperone un personaggio estremamente lungimirante e che mai lascerebbe ad altri la scelta di decidere chi beneficerà del suo patrimonio, si può dubitare fortemente che nei meandri del Deposito non vi sia un testamento valido con indicate le sue volontà.

Il punto di vista della Papernovela

Premettiamo che, in America, sarebbe possibile per un soggetto effettuare una gara come quella descritta in Zio Paperone e l’arcobaleno per designare il proprio erede. L’eredità di Paperone non può, d’altro canto, andare a chiunque.

Eppure, che Paperone decida di lasciare in eredità la propria fortuna a chiunque abbia il talento per farla fruttare e creare da sé il proprio destino, non solo è possibile, ma è già avvenuto. Troviamo infatti una dinamica simile in una delle più apprezzate parodie di Silvia Ziche, “Il papero del mistero – Papernovela in uno sproposito di puntate”.

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Nella conclusione della produzione dello sceneggiato dalle tinte spagnoleggianti prodotto da Paperone, si scopre che gli oggetti forniti a tutto il parentado/attori ingaggiati erano gli stessi strumenti che lo Zione aveva con sé una volta lasciata la Scozia.

A chiunque li avesse fatti fruttare meglio di come era riuscito lui – che difatti aveva sfruttato solo il decino – sarebbe andata la sua fortuna, nello sceneggiato come nella vita.

La morale che Nonna Papera ci offre è impagabile: non solo ci fa capire che di Paperone ce ne è uno solo, ma anche che nessuno è pronto a sostituirlo!

Il Papero del Mistero 24-25 (eredità di Paperone)

L’eredità di Paperone: Conclusioni

Probabilmente, è così che andrebbero le cose nel caso di un ipotetico decesso del papero: parte della sua fortuna andrebbe in beneficenza, e a parenti e amici resterebbero la ricchezza dei ricordi e quanto basta per non avere pensieri.

La vera eredità di Paperone è forse la certezza che ognuno è artefice del proprio futuro.

Certo, probabilmente il parentado gestirebbe le aziende, ma si dubita che Paperone lascerebbe anche solo un centesimo in più del necessario. E si sa che, per lui, anche solo un centesimo ha un valore inestimabile, così come i ricordi.

In “Zio Paperone e l’ultima slitta per DawsonDoretta Doremì, nel suo commovente e toccante monologo finale, paragonando Paperone a una scatola di cioccolatini rivela ai nipotini come loro zio sia sempre stato ricco, in quanto possessore di ricordi dal valore inestimabile.

Un altro elemento fondamentale dell’eredità di Paperone, nonché simbolo di Paperopoli, la città che il papero ha fatto arricchire, crescere ed evolvere, di certo è il Deposito.

Emblematica è la tavola finale del decimo capitolo della Saga, “L’invasore di Forte Paperopoli”, in cui Paperone, a una forestiera che criticava la bruttezza del Deposito in costruzione, diceva di abituarsi perché sarebbe rimasto lì per sempre.

L'invasore di forte Paperopoli

E così, pure del decesso del Papero più ricco del mondo non dobbiamo preoccuparci: anche lui è destinato a restare… per sempre!

Lidia Brancia

Immagini © Disney – Panini Comics

FONTI:

  • Art. 536 c.c.

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