Ebenezer Scrooge nella realtà: l’ispirazione di Charles Dickens

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A molti di voi sarà sicuramente capitato di leggere l’opera dickensiana Canto di Natale (A Christmas Carol), o quantomeno di ammirare trasposizioni dell’opera stessa in fumetti, serie televisive, film e chi più ne ha più ne metta.
Il protagonista del romanzo è Ebenezer Scrooge, un anziano e ricco banchiere, incarnazione dell’avarizia e dell’egoismo per antonomasia.
Quello che non tutti sanno è che questo personaggio non fu inventato di sana pianta dalla brillante penna di Charles Dickens, bensì fu liberamente ispirato a un uomo realmente esistito: John Elwes.

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John Elwes
John Elwes.

Chi era John Elwes?

John Elwes (all’anagrafe John Meggot) nacque nel 1714 da Robert Meggot e Amy Elwes, una rispettabile famiglia inglese.
Già in tenera età era molto ricco, grazie all’eredità lasciata dai genitori. Il padre morì quando lui aveva soli 4 anni, e anche la madre non sopravvisse per molto tempo. In questo modo a Elwes andarono non solo notevoli quantità di denaro, ma anche alcuni beni immobili come la tenuta di Marcham Park, nel Berkshire (ora Oxfordshire).

Marcham Park
Marcham Park, la tenuta ereditata da John Elwes.

Ormai orfano, John si trasferì dallo zio materno, Sir Hervey Elwes.
Deputato per il Sudbury, quest’ultimo permeò fortemente il carattere e lo stile di vita del nipote: essi erano soliti conversare riguardo le altrui spese folli, sorseggiando un bicchiere di vino al buio o alla fioca luce di una candela.
Fu proprio per entrare in possesso dell’eredità dello zio che John cambiò il cognome da Meggot a Elwes. Un patrimonio di circa mezzo milione di sterline, corrispondente a circa 18 milioni di sterline del 2010.

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L’avarizia come Lifestyle

Oltre ai beni economici, Elwes ereditò soprattutto lo stile di vita dello zio, interamente devoto all’avarizia. Si conoscono molti episodi della sua vita, grazie alle testimonianze tramandate dal suo biografo, Edward Topham.

Gli aneddoti più interessanti sono i seguenti:

  • Imparò a vivere spendendo solamente 110 sterline all’anno
  • Non comprava mai abiti nuovi, bensì utilizzava sempre gli stessi vestiti logori e stracciati. Erano talmente fatiscenti che molti lo scambiavano per un mendicante e a volte gli lasciavano qualche moneta. Si accontentava persino di indossare gli abiti ancora bagnati pur di non sprecare la legna del camino
  • Andava a letto quando scendeva l’oscurità, per risparmiare sulle candele
  • Ovviamente non buttava via nulla, neppure il cibo che andava in putrefazione, che doveva essere consumato. In un’occasione avrebbe mangiato persino una gallinella d’acqua portata a riva da un ratto
  • Non usava i mezzi pubblici: meglio camminare sotto la pioggia piuttosto che spendere denaro per un biglietto
  • Non si preoccupava della manutenzione della casa, fino al punto da rendere la sua villa inabitabile. Durante il pernottamento di un parente quest’ultimo dovette spostare ripetutamente il letto prima di trovare la giusta posizione per non farlo bagnare dalla pioggia grondante all’interno della camera
  • Anche la propria salute era oggetto di economia: diffidava dei dottori, preferendo le cure fai da te pur di risparmiare. Una volta si ferì gravemente alle gambe e portato dal farmacista insistette per farsi curare solo uno dei due arti malati, scommettendo che quello non trattato sarebbe guarito per primo. Alla fine Elwes vinse la scommessa ed il farmacista dovette rinunciare al suo compenso
John Elwes
John Elwes con in mano un sacchetto di monete.

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La vita politica

La notorietà di Elwes era dovuta, al suo tempo, anche alla sua partecipazione al governo britannico. In questo modo mantenne una sorta di tradizione di famiglia, poiché anche molti avi ebbero un ruolo attivo in parlamento, tra cui lo zio e il bisnonno materni e il nonno paterno.
Alla soglia dei 60 anni divenne deputato per il Berkshire, mantenendo il suo posto in ben tre mandati e facendo parte di entrambi gli schieramenti politici britannici.
Beffardamente, i colleghi affermavano di non poterlo definire turncoat (espressione traducibile con “voltagabbana”, letteralmente “cambia casacca”), poiché egli possedeva un solo abito.
A causa degli impegni politici dovette recarsi più volte a Westminster per presenziare alle consultazioni. È quasi superfluo sottolineare che il viaggio era affrontato su un misero e magro cavallo, percorrendo solo tragitti privi di pedaggi.
Le sue spese elettorali ammontavano a soli 18 scellini, e dopo 12 anni si ritirò dalla vita politica per non pagare le spese necessarie al mantenimento della carica.

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Gli ultimi anni di vita

Dopo la vita politica si ritirò a vita privata, dedicando gli ultimi anni al risparmio. Lo fece in maniera talmente compulsiva da sfociare nel patologico.
Si muoveva continuamente tra le sue numerose proprietà, nelle quali era sempre proibita qualsiasi forma di manutenzione. Le case non godevano di nessuno sfarzo, non vi erano neppure dei mobili: gli unici arredi di cui necessitava erano letti, sedie e una vecchia governante. Quest’ultima era spesso ammalata, vista la mancanza di riscaldamenti o addirittura di vetri alle finestre. L’unico modo per avere un po’ di tepore era quello di restare con la servitù mentre accendeva i fornelli della cucina.

In un’occasione, queste scellerate abitudini lo portarono in fin di vita: ebbe un malore provocato dall’eccessivo freddo, ma nessuno ne era a conoscenza. Qualche giorno dopo, non avendo più sue notizie, il nipote cominciò a cercarlo. Solo grazie alle indicazioni di un ragazzo che lavorava in una taverna, il quale aveva visto un vecchio mendicante nascondersi in una stalla vicina, il nipote lo ritrovò.
Praticamente a un passo dalla morte, si riprese solo grazie all’aiuto di un farmacista.
Tornato in sé, rivelò che anche una vecchia donna si era ammalata, e che per qualche ragione non era più con lui. Ipotizzò che, una volta guarita, fece ritorno alla sua abitazione, ma ispezionando la casa il nipote ed il farmacista trovarono la donna morta.

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La follia e la morte

Proprio negli ultimi mesi di vita, Elwes divenne molto irrequieto.
Cominciò a nascondere piccole quantità di denaro in luoghi diversi, passando il proprio tempo a visitare tutti i nascondigli per sincerarsi della loro sicurezza.
Gli venne diagnosticato persino un disturbo mentale, la peniafobia, ovvero la paura di diventare poveri. Durante il sonno era solito gridare: “Non derubarmi! Oh, non farlo!” o anche “Terrò i miei soldi! Lo farò!”.

Morì il 26 novembre 1789. Fu trovato tra le lenzuola con le scarpe a brandelli ai piedi, un vecchio cappello strappato in testa e un bastone in mano, visto che andava a dormire con gli stessi vestiti usati durante il giorno.
Secondo il medico di famiglia, grazie alla sua forte costituzione e la sua tempra poteva vivere per altri 20 anni, se non avesse avuto questa maniacale fissazione per il denaro.
Poco prima della morte fece testamento grazie ad un avvocato, che dovette lavorare alla fioca luce del fuoco del capezzale, pur di risparmiare una candela. Lasciò tutto ai suoi due figli illegittimi e al nipote.

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Le differenze tra John Elwes ed Ebenezer Scrooge

Per la caratterizzazione di Ebenezer Scrooge, Dickens prese tutte le caratteristiche peggiori di Elwes e le amplificò a dismisura. Una sorta di “licenza poetica” necessaria per la sua opera.
C’è un motivo dietro a questa affermazione che sembrerebbe scontrarsi con quanto detto sinora.

John Elwes era davvero un taccagno. Ma come sottolinea il suo biografo: “… Era principalmente un nemico per se stesso. Agli altri prestò molto; a se stesso, ha negato tutto. Ma nel perseguimento della sua proprietà, o nel recupero di essa, non ho in mio ricordo una cosa scortese che sia mai stata fatta da lui”.

Infatti, a dispetto del suo vivere nella miseria e della continua ricerca del risparmio, gli si deve riconoscere un’importante bontà d’animo.
Sono enormi le perdite di denaro dovute a prestiti non gli furono rimborsati o crediti non riscossi. Un episodio emblematico riguarda un prestito di 7.000 sterline, elargito di sua spontanea volontà, per permettere a Lord Abingdon di piazzare una scommessa ippica. Lo stesso Elwes si recò all’ippodromo per scoprire l’esito della gara. Durante l’attesa, durata ben 14 ore, il suo unico pasto fu un pezzo di pancake che conservava in tasca da due mesi: giurò che era buono come se fosse stato appena cucinato.

Inoltre Elwes finanziò una quantità significativa delle costruzioni della Londra georgiana, tra cui Portman Place, Portman Square, e parti di Oxford Circus, Piccadilly, Baker Street e Marylebone.

Canto di Natale
Il frontespizio della prima edizione inglese del Canto di Natale (1843).

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Ebenezer Scrooge è più avaro di Elwes?

Prendendo in esame esclusivamente la prima parte del romanzo dickensiano, ovvero prima della redenzione di Ebenezer Scrooge a opera dei fantasmi del Natale passato, presente e futuro, è possibile affermare senza ombra di dubbio che Scrooge surclasserebbe Elwes a una gara di avarizia.

Nel primo capitolo Scrooge viene fermato, nel giorno della Vigilia di Natale, da due benefattori. Essi vorrebbero aiutare le persone più sfortunate a passare un Natale quantomeno più decente, ma Scrooge risponde perentoriamente: “Non ci sono le prigioni?” e “Non sono in funzione gli ospizi?”.
Afferma persino che l’unica soluzione al problema della povertà sarebbe quella di lasciar morire i poveri, “Così diminuisce la popolazione in eccesso”.

Queste parole non lasciano dubbi. Se ciò non dovesse bastare a convincervi, è sufficiente ricordare che Scrooge declina categoricamente l’invito del nipote a passare il Natale con la sua famiglia, o che tratta il suo unico impiegato, Bob Cratchit, alla stregua di uno schiavo.

L'ignoranza e la miseria
Allegorie di Ignoranza e Miseria, incontrate durante il viaggio con il fantasma del Natale presente.

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Ebenezer Scrooge dopo il ravvedimento

Grazie alla visita dei tre fantasmi, Ebenezer Scrooge riesce a capire molto sulle persone che lo circondano, ma soprattutto su se stesso e su quello che gli altri pensano di lui.
La scena probabilmente più straziante, che è riuscita a scalfire persino il cuore di pietra del protagonista, riguarda il piccolo Tim Cratchit. La povertà della famiglia, derivante dal misero stipendio del contabile di Scrooge, non consente di comprare le medicine per curarlo e se la situazione dovesse perpetuarsi, il piccolo Tim morirà.

L’indomani, per la mattina di Natale, Scrooge decide di ravvedersi e di eliminare l’avarizia dalla sua vita una volta per tutte.
Manda un ragazzo a comprare il più grosso tacchino in vendita per farlo portare a casa di Bob Cratchit. Esce per strada salutando tutti con calorosa affabilità e augurando a tutti un buon Natale.
Si scusa con uno dei due uomini che gli avevano chiesto un contributo per i poveri e gli dona una grossa cifra di denaro.
Trova poi la forza di presentarsi a casa di suo nipote, che lo aveva invitato per Natale: accolto con calore, passa il più bel Natale della sua vita.
La mattina dopo comunica a Cratchit di aver deciso di dargli un generoso aumento di stipendio, e dopo il lavoro lo invita a casa sua, dove i due scambieranno quattro chiacchiere bevendo insieme un bicchiere di buon punch.

Ebenezer Scrooge e Bob Cratchit
Ebenezer Scrooge e Bob Cratchit, ormai amici, discutono sui loro affari, brindando con un bicchiere di punch, alla fine del romanzo

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Dall’uomo più avaro all’uomo più amato

Grazie all’esperienza vissuta, Scrooge diventa buon amico di Cratchit e un secondo padre per il piccolo Tim. La sua inaspettata generosità lo rende addirittura una persona molto amata, trovando finalmente la pace nell’anima.

Questo repentino cambiamento caratteriale lo rende per certi versi più simile a John Elwes, ma allo stesso tempo lo allontana da quest’ultimo.
Elwes era generoso con gli altri, ma mai con se stesso. Inoltre, per quanto esposto prima, il raggiungimento della pace nell’anima era più utopia che realtà, per una persona patologicamente fissata con l’avarizia.

Se è vero che Ebenezer Scrooge presenta sia similitudini che dissimilitudini rispetto a John Elwes, è anche vero che il personaggio dickensiano incarna perfettamente la personalità di Uncle Scrooge, il nostro amato Paperon de’ Paperoni.
È proprio al protagonista del Canto di Natale che Carl Barks si ispirò per la creazione di Zio Paperone, e per questo il suo nome originale inglese è Scrooge McDuck.

Scrooge
La prima pagina di Christmas on Bear Mountain, la storia d’esordio di Paperon de’ Paperoni firmata da Carl Barks.

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Le famose parodie del Canto di Natale firmate Disney

I veri amanti del Canto di Natale di Dickens, che allo stesso tempo adorano i fumetti o i film Disney, probabilmente ogni anno, non appena dicembre si arricchisce delle sue tipiche atmosfere natalizie, si gettano a capofitto in almeno una delle seguenti opere.
La prima, in ordine cronologico, è stata pubblicata su Topolino 1412 del 19 dicembre 1982. È la storia di Guido Martina intitolata proprio Canto di Natale.
La seconda è un’opera cinematografica del 1983: Canto di Natale di Topolino.
La più recente è una rinnovata parodia italiana firmata da Marco Bosco e Silvia Ziche, pubblicata su Topolino 3239 del 20 dicembre 2017: Zio Paperone e il nuovo canto di Natale.

Un momento. Non avete mai avuto modo di ammirare queste opere?
Niente paura. Per fortuna Disney+ ha aggiunto il cortometraggio animato al suo catalogo proprio a inizio mese (ne abbiamo parlato qui), mentre Panini Comics ha recentemente pubblicato un albo che raccoglie insieme le due storie sopra-riportate (lo potete trovare qui).

Parodie Disney Canto di Natale
A sinistra una celebre copertina del cortometraggio animato Canto di Natale di Topolino (1983); a destra il volume Topolino Gold 5 che raccoglie le parodie fumettistiche dell’opera dickensiana.

Ascoltateci ciarlare di Canto di Natale di Topolino

Grazie di essere esistito, John Elwes

Senza John Elwes, candidato perfetto per il premio di uomo più avaro che abbia mai messo piede sulla faccia della Terra, forse Dickens non avrebbe avuto l’ispirazione necessaria alla caratterizzazione di Ebenezer Scrooge.
Di riflesso, magari neppure Carl Barks avrebbe potuto creare un personaggio leggendario come Uncle Scrooge, o almeno non avrebbe avuto questo nome o le peculiarità che tutti noi amiamo di lui.

Queste sono solamente ipotesi difficilmente confermabili.
Quel che è certo è che era doveroso omaggiare John Elwes. D’altronde c’è anche lui dietro tutti gli adattamenti cinematografici, televisivi, fumettistici, teatrali, e anche a lui sono dovute tutte le altre opere che omaggiano il Canto di Natale.

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Roberto Caruso

Fonti: Wikipedia | Vanillamagazine | Telegraph

© Immagini: Disney, Panini Comics, Wikipedia.

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