Tutto sugli occhiali di Zio Paperone

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Che Paperon de’ Paperoni abbia “il fiuto per gli affari” è un fatto risaputo: è in grado di capire come andranno le azioni in Borsa… semplicemente annusandole! Anche il suo udito è notoriamente portentoso: non esiste tintinnìo di moneta che gli possa sfuggire. Se consideriamo il tatto, non è difficile immaginare che Zio Paperone possa distinguere una moneta dall’altra al semplice tocco e, per finire, tiene sempre in allenamento il gusto scroccando pranzi e cene a casa del nipote.
Insomma, per quanto riguarda i sensi, il Vecchio Cilindro sembra essere decisamente in forma… almeno finché non si arriva alla vista. Gli occhiali che Zio Paperone non può fare a meno di indossare tradiscono una debolezza del fantastiliardario ma, a parte questo, sono una delle caratteristiche essenziali del personaggio, che catturano facilmente l’attenzione.

Tondeggianti come monetine, a primo sguardo potrebbero sembrare un’invenzione del mondo dei fumetti perché “magicamente” appoggiati sul becco senza astine, capaci di reggersi da soli. Ma hanno un corrispettivo nella realtà o sono solo frutto di fantasia? E soprattutto, gli occhiali sono davvero poi così importanti nel definire il personaggio di Zio Paperone? A questa e altre domande risponderemo subito, ma prima, un po’ di storia.

I diversi occhiali indossati da Zio Paperone negli anni

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Come fu che Zio Paperone comprò un paio di occhiali

Secondo Don Rosa, Paperone si è rovinato la vista con il sole e le nevi del Montana che hanno “giocato a birilli” con i suoi occhi, quando lavorava come buttero al soldo di McKenzie. Lo vediamo indossare le lenti per la prima volta (non nella sua storia editoriale ma nella biografia tracciata da Don Rosa) ne Il nuovo proprietario del castello de’ Paperoni, quinto capitolo della Saga, per leggere un cartello stradale.

La prima volta che vediamo Paperone inforcare gli occhiali nella Saga di Don Rosa, davanti all’incredula sorella Matilda

Il papero fa inizialmente un uso occasionale degli occhiali: nei capitoli successivi vediamo Paperone indossarli saltuariamente, in particolare per maneggiare documenti. Probabilmente non ne ha ancora bisogno per le attività quotidiane. D’altra parte, è pur vero che spesso, chi inizia ad avere problemi di messa a fuoco in età adulta, è restìo ad accettare la dipendenza da un paio di lenti – almeno fino a quando la persona in questione non ci sbatte la testa. E questo è proprio ciò che accade a Paperone, più o meno letteralmente, nel decimo capitolo della Saga: L’invasore di Forte Paperopoli.

“E così ignoravi che si muovesse a cherosene e olio di balena! Non hai letto la scritta piccolina, sul contratto?”

“Nossignora! Non l’ho letta! Sei anni di neve nello Yukon mi hanno disastrato la vista! C’era pure una lista di optional costosissimi (ignoro quali fossero) che naturalmente ho rifiutato!”

Era circa il 1902 quando Paperon de’ Paperoni ribadiva per la seconda volta alla sorella Matilda di essersi rovinato la vista, stavolta dando la colpa agli anni da cercatore d’oro nel Klondike. Dopo ben 17 anni dall’acquisto dei primi occhiali (era il 1885), Don Rosa ci racconta il giorno in cui lo Zione deciderà di inforcarli per non toglierseli mai più.

Un dettaglio forse banale nella biografia del papero più ricco del mondo, ma solo in apparenza. Soprattutto se consideriamo che nel dialogo sopra riportato l’oggetto della discordia tra fratello e sorella è un’automobile su cui i due si trovano e che sta scivolando all’indietro a tutta velocità da una ripida collina, perché fra i “costosissimi optional” che Paperone ha rifiutato di far installare sulla sua macchina ci sono anche i freni.

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Il Destino ci vede benissimo

Al termine della sua corsa, l’automobile con Paperone e le sorelle, Matilda e Ortensia, si va a schiantare in mezzo al campo di pannocchie della famiglia Coot. Don Rosa utilizza gli occhiali come sapiente espediente narrativo, utile a far combaciare tra loro diversi particolari della vita di Paperone, come fossero tessere di un puzzle.

La collina, chiamata all’inizio della storia “Ammazzamuli” per la sua ripidezza vertiginosa, verrà ribattezzata come “Ammazzamotori” proprio per aver rispedito indietro l’automobile di Paperone – la stessa su cui, molti anni a venire dagli eventi narrati, sorgerà il Deposito. La malcapitata matriarca della famiglia Coot, che si vede il campo devastato dall’automobile de’ Paperoni e che si presenta per la prima volta come “Mamma Papera”, altri non è che la futura Nonna Papera.

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Infine, assistiamo al primo incontro fra Ortensia de’ Paperoni e il figlio di Nonna Papera, Quackmore Duck – un colpo di fulmine tra due caratterini, destinati a diventare genitori del più sfortunato e irascibile abitante del Calisota: Paolino Paperino.

Non male per un paio di tondini di vetro, no?

Vi ricorda qualcuno?

Le mitiche lenti assumono la loro collocazione permanente nella seconda tavola de L’invasore di Forte Paperopoli, in mano a una seccata Ortensia che li mette sul becco di Paperone, intimandogli “Mettiti questi e non levarteli mai più!”. Uno dei pochi consigli provenienti dalle sorelle che Zio Paperone sembra aver effettivamente preso a cuore.

L’inderogabile sentenza di Ortensia

Da questo momento in poi, nei restanti capitoli della Saga, sarà impossibile vedere Paperone senza i suoi occhiali.

Uno stile sempre di moda

Gli occhiali sono parte integrante del look di zio Paperone assieme a palandrana, cilindro e bastone. Così come il resto del suo vestiario si è modificato nel tempo prima di affermarsi in una versione definitiva, anche le lenti indossate dal fantastiliardario hanno subìto dei cambiamenti.

Già nella prima apparizione di Paperone, ne Il Natale di Paperino sul Monte Orso (1947, Carl Barks), lo Zione indossa gli occhiali, ma la montatura cambia: le lenti acquisiscono o perdono a seconda della vignetta le astine laterali appoggiate alle (inesistenti) orecchie.

Occhiali cangianti ne Il Natale di Paperino sul Monte Orso

Proprio le astine appariranno e scompariranno a seconda della storia, e spesso della vignetta, per tutto quel periodo che va dal 1947, anno di debutto del personaggio, fino al 1951, quando l’aspetto di Zio Paperone si stabilizza. Da allora sul becco del fantastiliardario si possono trovare senza sorprese un paio di occhiali a pince-nez, con lenti a giorno, unite dal solo ponte centrale.

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La riconoscibilità data dagli occhiali a Paperone è tale che anche le sue versioni di altre epoche o delle parodie li indossano, fino ad arrivare all’estremo di Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi (1970, Guido Martina, Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi), in cui il nostro li indossa sin da quando è in fasce:

Un paio di occhiali a pince-nez per zio Paperone

I pince-nez, perfetti per adattarsi alle teste senza orecchie e dotate di becco dei paperi, sono agli effetti una tipologia di occhiali realmente esistente, senza astine e dotati di ponte centrale in grado di stringersi al setto nasale come una pinza: da qui viene il nome pince-nez, con pince che in francese significa appunto “pinzare”, mentre nez vuol dire “naso”.

Questa tipologia di occhiali, già esistente intorno al XV secolo, visse il suo periodo di massimo successo fra la seconda metà dell’800 e gli inizi del ‘900, quando era facile trovarli sui nasi di donne d’alta classe, ma anche sui setti di politici d’importanza internazionale e capitani d’industria.
Proprio l’epoca in cui Zio Paperone avrebbe iniziato a indossare gli occhiali.

Non pare difficile immaginare come il sempre ambizioso e parsimonioso papero possa aver deciso di procurarsi un paio di occhiali che fossero facilmente reperibili e, al contempo, prediletti da persone ricche e di successo.

Stando così le cose, potremmo interpretare la preferenza di Paperone per una montatura di questo tipo come una semplice scelta di comodo che, guarda caso, è anche quella che fece Carl Barks quando ideò il personaggio.

Vediamola con gli occhi di Carl Barks

Scrooge in Christmas on Bear Mountain was only my first idea of a rich, old uncle. I had made him too old and too weak. I discovered later on that I had to make him more active. I could not make an old guy like that do the things I wanted him to do.

“Il Paperone de Il Natale di Paperino sul Monte Orso era solo la prima idea che mi venne in mente per rappresentare un ricco, vecchio zio. [Ma] L’avevo reso troppo vecchio e  troppo debole. Mi sono reso conto più tardi che avrei dovuto renderlo più attivo. Non avrei potuto far fare a un vecchio come lui quello che gli avrei voluto far fare.”

Carl Barks

All’epoca del suo concepimento, Zio Paperone doveva semplicemente essere un vecchio e ricchissimo papero, e di conseguenza ha l’aspetto, quasi stereotipato, del tipico miliardario di inizio ‘900, con tanto di tuba e bastone da passeggio.

L’eccellente zio Bim di “The Gumps

Possiamo citare almeno tre fonti d’ispirazione per Paperon de’ Paperoni, due fantasiose e una reale:

  • il personaggio di Ebenezer Scrooge del romanzo Canto di Natale di Charles Dickens, col quale Paperone ha in comune il nome e l’avarizia;
  • il ricchissimo zio d’Australia Uncle Bim della striscia domenicale The Gump, creata nel 1917 dal disegnatore Sidney Smith (il quale però, in quanto ad aspetto fisico, ricorda forse più il signor Burns dei Simpson che lo zio di Paperino);
  • lo stesso Carl Barks …anche lui effettivamente portatore di occhiali!

Oltre che a se stesso, l’Uomo dei paperi potrebbe essersi ispirato anche a un’altra persona in carne e ossa, come del resto suggerisce Thomas Andrae nel suo saggio Resurrecting the self-made man. Stiamo parlando del poco noto ma multimilionario William F. Whittier, costruttore della diga di Hemet e fondatore dell’omonima città (che l’uomo d’affari considerava praticamente di sua proprietà) nella San Jacinto Valley. Proprio a San Jacinto visse per un certo periodo Carl Barks, ed è lecito cogliere la similitudine tra il ricco magnate di Hemet e Paperone.

Guarda caso, lo stesso William F. Whittier iniziò a portare, in età avanzata, occhiali a pince-nez -e, come vedremo, non era l’unico.

Gli occhiali di Zio Paperone: un design da club dei miliardari

Come già detto Zio Paperone nasce, almeno nel suo aspetto, come stereotipo del tipico uomo ricchissimo e borghese. Una figura che oggi forse, più che al nostro amato Zione, assoceremmo più facilmente con l’omino del gioco da tavolo Monopoly.

J.P. Morgan, con al collo proprio degli occhiali a pince-nez

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L’Omino del Monopoli, originariamente chiamato “Rich Uncle Pennybags”, ma ribattezzato “Mr Monopoly” dalla Hasbro nel nuovo millennio, fu ideato per la prima volta dal disegnatore Dan Fox nel 1936 che, per creare il suo miliardario stereotipato si ispirò a J.P. Morgan, magnate vissuto fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, anch’esso portatore di occhiali a pince-nez.

I pince-nez come occhiali presidenziali

La scelta oculistica di Paperone, se guardiamo al mondo della finanza, è in buona compagnia, ma non mancano altri personaggi che fanno sfoggio di occhiali a pince-nez.

Innanzitutto la già citata Nonna Papera, ma soprattutto il 26° presidente degli Stati Uniti d’America, Theodore Roosevelt. Già incontrato da Paperone mentre faceva il mandriano in Il cowboy delle Terre Maledette, i due si rincontrano proprio ne L’invasore di Forte Paperopoli, storia da cui eravamo partiti all’inizio dell’articolo, una delle più adrenaliniche e movimentate della Saga.

Nulla come una rimpatriata fra amici

A causa di un equivoco, convinto a torto che Paperone sia un invasore straniero, Roosevelt cerca di arrestare Paperone, assaltando Forte Paperopoli con tutto l’esercito degli Stati Uniti. La storia si conclude con i due uomini intenti a usare i propri occhiali per osservare uno scoppiettante fuoco da campo, intorno al quale si raccontano le avventure del passato, con in mano un bel piatto di salsicce. Nelle analogie che Don Rosa costruisce fra Paperone e Teddy Roosvelt, quella di indossare gli stessi occhiali è casuale e non voluta, ma ciò non toglie che sia una coincidenza ragguardevole.

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I pince-nez rimangono un simbolo di importanza

Apparentemente insignificanti, gli occhiali a pince-nez di Zio Paperone si rivelano quindi elementi fondamentali del suo design, anche perché riescono, in un colpo solo, a rendere subito immediate due caratteristiche del personaggio: la sua anzianità (e saggezza) ma soprattutto al sua ricchezza.

Oggi gli occhiali a pince-nez non si trovano più così facilmente sui volti di industriali e politici, ma continuano a conferire un’aura di importanza a chi li indossa, in particolare nelle opere cinematografiche.

morpheus pince-nez matrix

Agli appassionati saranno già venuti in mente i lucidissimi occhiali da sole di Morpheus in Matrix (1999), nelle cui lenti a pince-nez si può vedere riflesso un po’ di tutto: dalle pillole colorate alla propria anima. Ma è solo uno degli esempi che avremmo potuto fare.

Una piccola curiosità finale sugli occhiali di zio Paperone

Abbiamo visto come gli occhiali siano stati determinanti nella vita di Paperone e nel dar vita (quasi letteralmente) a Paperino, come sono fatti davvero e come servano a definire l’identità da multimiliardario del personaggio. Rimane giusto un’ultima, piccola curiosità da raccontare.

I pince-nez hanno un ponte centrale che unisce le lenti, ma -probabilmente per semplificare il disegno- nel design più comune dello Zione nei fumetti, il ponte non c’è, come se le lenti fossero separate tra loro. Fisicamente, non sarebbe possibile per gli occhiali stare in piedi: o il becco di Paperone ha un incavo davvero stretto dove poterli incastrare, oppure tutti accettiamo la sospensione di incredulità perché siamo in un racconto di finzione. Tutti tranne Don Rosa, come al solito rigoroso nella ricostruzione più realistica possibile del mondo dei paperi: il suo Paperone, infatti, ha sempre gli occhiali a pince-nez uniti dal ponte.

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Analogamente ai fumetti, anche nei cartoni animati gli autori non si sono mai preoccupati troppo di disegnare dei pince-nez che fosse plausibile tenere fermi sul becco, almeno fino al reboot di DuckTales. Qui troviamo finalmente un ponte a unire le due lenti. È un Paperone dalla veste grafica diversa, ma comunque con i suoi immancabili occhiali, a testimoniare come siano una caratteristica indispensabile del personaggio.

Da sinistra a destra, il Paperone di DuckTales del 1987 e del 2017. Nell’immagine si può notare come le lenti del primo sfidino le leggi della gravità. a differenza della montatura più plausibile del secondo.

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