Rattigan diventa un mostro in Basil l’investigatopo

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Basil l’investigatopo: uno dei Classici Disney meno noti e chiacchierati, ma al contempo amatissimo dai fan di tutto il mondo. Mistero, azione, ambientazioni suggestive e personaggi eccentrici (come lo straordinario detective Basil e la sua nemesi, il professor Rattigan) si intrecciano in una miscela esplosiva, che dal 1986 ha fatto sognare i bambini di tutto il mondo. Ma, a volte, i sogni possono trasformarsi in incubi.

Quando si parla di animazione Disney, probabilmente non verrebbe spontaneo associarvi aspetti tetri o inquietanti. Più naturale pensare ad allegria, romanticismo, spensieratezza, finali lieti e canzoni trascinanti. C’è tuttavia un notevole ammontare di occasioni in cui il cinema disneyano ha rappresentato situazioni ansiogene o addirittura orrorifiche.

Rattigan
Basil l’investigatopo, uno dei Classici Disney più oscuri.

L’antagonista di Basil l’investigatopo (The Great Mouse Detective, 1986), il professor Padraic Rattigan, nasconde ad esempio segreti sinistri e una personalità oscura, che sfocia con tutta la sua brutalità in un finale al cardiopalma. È proprio con questo “caso di studio” che inauguriamo Disney Dark: la rubrica in cui affrontiamo le scene e i momenti più terrificanti dell’animazione Disney.

Se invece volete scoprire i retroscena più succulenti della travagliata produzione di Basil l’investigatopo, questo è l’articolo che fa per voi: Top&Flop di Walt: Basil l’investigatopo

Basil l’investigatopo, una storia cupa

Non si può certo affermare che Basil l’investigatopo sia tra i Classici Disney più solari. La storia si svolge nel 1897, in una Londra offuscata dalla nebbia, pervasa dallo smog e oppressa dalla pioggia. L’impronta stilistica è quella dei “gialli” più classici: il film si apre con il misterioso rapimento di Hiram Flaversham, il miglior giocattolaio della città. Il responsabile è Vampirello, un pipistrello con l’ala spezzata (e protagonista di almeno due jumpscare) al servizio dello spietato professor Rattigan.

Il criminale intende attuare un colpo di Stato in piena regola, costringendo l’artigiano a fabbricare un sosia robotico della regina Maustarda per farsi incoronare suo marito e legittimo sovrano. Sarà Basil a dover sventare questi loschi propositi, adoperando tutto il suo acume investigativo e le sue conoscenze scientifiche per sconfiggere il suo arcinemico.

La sequenza che prenderemo in esame giunge sul finale del lungometraggio. Basil è riuscito a scongiurare la scalata al potere di Rattigan, che si ritrova sconfitto e sbattuto all’interno del Big Ben insieme all’investigatopo e a Olivia, la piccola figlia di Flaversham. Alleghiamo la scena sotto uno dei prossimi paragrafi, ma aspettate a guardarla se non l’avete ancora mai fatto.

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Rattigan
Il Napoleone del crimine.

Chi è Rattigan

Facciamo un passo indietro. Chi è questo personaggio nerboruto, dai modi signorili, vestito sempre elegantemente? Lui si professa la “mente criminale superiore” (the superior criminal mind), gli altri lo conoscono come il “Napoleone del crimine”, Basil afferma che “non esiste piano malvagio che egli non tramerebbe, nessun atto depravato che non commetterebbe”.

Quando interagisce con gli altri, siano essi sottoposti o avversari, notiamo che sono tutti spaventati a morte da lui. Intelligentissimo e dotato di buona parlantina, istrione ben piazzato ma raffinato, è uno dei pochi veri criminali del cinema Disney. Non è semplicemente un antagonista: al male ha votato la sua vita, ne ha fatto una professione. Tuttavia, non riusciamo a comprendere fino in fondo l’autentico terrore che questo ratto (pardon, grosso topo) scatena in tutti coloro che incontra.

Parziale spiegazione può risiedere in Lucrezia, la sua fidata gatta obesa, a cui sacrifica senza pietà tutti i disgraziati che lo hanno irritato. Ci sono però avvisaglie di segreti più oscuri celati dietro la facciata di gentiluomo con uno spiccato gusto per la teatralità; indizi che fanno intuire una personalità nascosta, una belva interiore che è meglio non risvegliare.

Rattigan
La famigerata campanella di Rattigan.

Non svegliare il ratto che dorme

Almeno in tre casi intravediamo la vera natura del professor Rattigan, coperta da strati di cortesia fasulla e gentilezza costruita appositamente per sperare d’inserirsi nell’alta società. Rattigan, come rivela il nome, è un ratto in un mondo di topi. È molto più grosso di tutti gli altri, ha una coda spessa e carnosa, le sue mani hanno cinque dita anziché quattro. Lui questo lo odia, non lo accetta né lo sopporta.

Il primo caso in cui sbirciamo dentro l’oscurità del cuore di Rattigan è durante la scena della canzone che ne glorifica la persona e le gesta. La ricordate? Rattigan, oh Rattigan! Un motivetto allegro, accattivante, difficile da scordare. In effetti, parecchio allegri sono anche gli sgherri del professore, che cantano, ballano e lodano il proprio capo. Finché…

Bartolomiao, un topolino che ha alzato un po’ troppo il gomito, si fa scappare un “Rattigan, diabolico ratto!” in sostituzione di uno dei versi della canzone. Per il Napoleone del crimine, l’offesa (o meglio, la constatazione della realtà) può portare a una sola conclusione: la condanna a morte. Il professore interrompe bruscamente la spensieratezza del momento e, dopo aver minacciato e scaraventato fuori dalla sala il povero Bartolomiaio, suona l’inseparabile campanella. Quando Lucrezia accorre, la sentenza è già scattata: ingoia il topolino in un sol boccone, mentre questi ancora canta, inebriato dall’alcol. Non c’è speranza, né redenzione. Non avrebbe potuto essere altrimenti, in un Classico Disney così cupo. Del resto, in originale, nella canzone di Rattigan scopriamo che questi avrebbe annegato alcuni orfani e vedove con suo gran divertimento. Così, senza mezzi termini né apparenti motivi.

Basil l'investigatopo
L’esecuzione di Bartolomiao.

Gli altri due casi non sono così plateali. Si tratta piuttosto di singoli momenti, reazioni, folgorazioni che investono lo spregevole professore.

Il primo si verifica quando Rattigan entra fisicamente in scena per la prima volta: sta minacciando Flaversham, che intende ritirarsi dal complotto ai danni della corona. Non gli importa cosa il criminale farà di lui, non vuole saperne più niente. Ma lo zelante artigiano ha un punto debole: la figlia Olivia. Rattigan non si fa scrupoli a menzionarla, sostenendo che gli si spezzerebbe il cuore se dovesse accaderle qualcosa… Poi afferra una bambolina (il regalo di compleanno che Flaversham aveva costruito per Olivia) e, dopo averla fatta danzare un po’, la stritola fino a farle saltare il collo. L’impeto d’ira, improvviso e violento, ne inietta gli occhi di sangue.

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L’altro momento si può individuare quando Vampirello gli comunica che Basil, il suo arcinemico, ha iniziato a occuparsi del caso. In quel momento il professore fa davvero fatica a controllarsi: si stringe il cuore e si contorce come se stesse subendo un arresto cardiaco, poi diventa paonazzo in volto e sembra debba esplodere da un momento all’altro. Con gigantesco sforzo, ingoia tutto il livore e la rabbia e torna apparentemente calmo, prima di accompagnare il sottoposto fuori schermo per punirlo.

In entrambi i casi scorgiamo a malapena la bestia che Rattigan cela dentro di sé, e che si affaccia quando perde il controllo. Tuttavia, ciò non accade quasi mai nel lungometraggio; quasi, perché nel finale le cose cambiano drasticamente.

Rattigan
Lo scatto d’ira di Rattigan.

La scena

Rattigan è sconfitto: il suo complotto è stato sventato, non è riuscito a diventare il legittimo sovrano dei topi britannici. In preda alla frustrazione, il professore rapisce Olivia e cerca di fuggire con un dirigibile. Basil, tuttavia, lo raggiunge e provoca il dirottamento del mezzo contro il quadrante del Big Ben. È proprio qui che risiede l’inizio della fine.

In una scena ispirata esplicitamente a una similare in Lupin III – Il castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki, i personaggi si ritrovano circondati dagli ingranaggi all’interno della torre del palazzo di Westminster. La sequenza è importante anche a livello storico: non era esattamente la prima volta che si adoperava la computer grafica in un film Disney (prima c’era stata la pallina luminosa del precedente Taron e la pentola magica), ma mai si era riusciti a unire così bene la precisione dei computer e l’arte degli animatori.

Basil si ritrova stordito e disperso in un labirinto di meccanismi, immerso in un silenzio pesantissimo, condito solo da un incessante e inquietante ticchettio. La colonna sonora, grave e sinistra, torna a far capolino con la comparsa della nerboruta sagoma di Rattigan, che stringe Olivia tra le grinfie. Silenzioso e ghignante, coglie Basil alle spalle e lo schiaffeggia. Si trova in una situazione di pieno controllo.

Tuttavia, a un certo punto, succede una cosa. Olivia gli morde la mano, lui d’istinto la lascia andare e Basil coglie l’occasione per infilargli la mantella in un ingranaggio. Rattigan, che si sta spazientendo, tira un calcione alla bimba e la fa volare di sotto, in mezzo ai denti di un altro ingranaggio. Se non può avere il regno, almeno si godrà la sua rivincita sistemando una volta per tutte quella mocciosa, pensa.

Anche questa consolazione gli viene negata: il suo acerrimo nemico riesce a trarre in salvo la bimba e fa per allontanarsi verso l’esterno dell’orologio. È qui, è precisamente qui che Rattigan perde ogni forma di controllo e decide di dare libero sfogo alla sua vera natura. Non ha più niente da perdere, non c’è più nulla che lo freni. Ha rinunciato anche all’ultima possibilità di uscire soddisfatto dalla faccenda. E mentre è costretto, bloccato, a osservare Basil che porta Olivia al sicuro dopo aver sventato tutti i suoi piani, qualcosa nel suo cervello si rompe. Nessuno può più trattenere il mostro che il professore era sempre riuscito a sedare con consistenti sforzi. Ecco la scena: riprenderemo il commento a visione ultimata.

Rattigan, il mostro

La sequenza è piuttosto drammatica, raccontata con una regia pulita e sapiente. C’è una carrellata rapidissima a inquadrare, strettissimi, gli occhi ferini di Rattigan. La zoomata sfrutta dei tagli sull’asse che trasmettono fastidio, inquietudine e disequilibrio. L’inquadratura trema frenetica, parallelamente all’ebollizione della rabbia furibonda del villain. La sua mente è un vulcano di ferocia che sta per eruttare. La musica sale, acuta e stridente, mentre lo sguardo di Rattigan perde umanità per abbandonarsi a una vena totalmente animalesca.

basil l'investigatopo
O-o-o, occhi di ratto…

L’inquadratura si allarga, il mostro è libero. Rattigan strappa il suo elegante mantello e si lancia all’inseguimento di Basil. Metaforicamente e concretamente, ha appena fatto a pezzi l’autonarrazione che lo vedeva signorile, posato e ben educato. È tornato a essere quello che è sempre stato: un ratto di fogna, enorme e violento.

A riprova della sua totale perdita di controllo, Rattigan inizia a correre sugli ingranaggi mettendosi su quattro zampe. Questo è un dettaglio importante, poiché tradisce il fatto che in questo momento il personaggio non conservi più nulla di antropomorfo. Ansima, grugnisce. Non è più il Professore, il Napoleone del Crimine, un genio prestato al male. È solo una belva feroce, un mostro che ragiona per obiettivi minimi e semplici. Il suo è parecchio lineare: macellare Basil. A ogni costo.

basil l'investigatopo
Unchained

Mentre Rattigan, assetato di sangue, salta velocissimo da un ingranaggio all’altro, la regia ci mostra la situazione di Basil in montaggio alternato. Non ha alcuna via di scampo. All’ultimo secondo riesce a mettere in salvo Olivia, assicurandola tra le braccia del padre e del dottor Topson. In quell’istante arriva Rattigan che, incurante delle conseguenze, lo placca brutalmente, gettandosi nel vuoto.

La situazione peggiora quando i due atterrano su una delle lancette del Big Ben. Basil è abbandonato in balìa del mostro. Contro di lui non ha possibilità: è troppo più grosso di stazza, ha artigli taglienti come lame e fauci acuminate. È una lotta impari, diversamente da quella tra le controparti umane Holmes e Moriarty. Basil nemmeno prova a reagire e si limita a tentare di scappare. Rattigan però fa sul serio: “Non puoi fuggire QUESTA volta, Basil!”, gli urla, consapevole che questo confronto non è uguale a tutti gli altri. Non parlerà l’acume, non ci sarà sfida di cervelli o intuiti. Stavolta, questa volta, la decideranno solo i muscoli.

basil l'investigatopo
Quello tra Rattigan e Basil è un confronto impari sul piano fisico.

Rattigan, in breve, fa scempio del corpicino di Basil. È un film Disney e dunque non si vede esplicitamente del sangue, ma in questa scena non avrebbe sfigurato. Rattigan non va per il sottile: lacerazioni, pugni, spinte, stritolamenti. La pioggia cade fitta, gli occhi gialli del ratto non riservano alcuna pietà.

Quando Basil è in bilico, aggrappato con le dita alla lancetta, la regia indugia qualche secondo. Il mostro è ripreso dal basso, minaccioso e imponente, mentre vediamo Topson e Flaversham affrettarsi per salvare l’investigatopo all’ultimo secondo. Tuttavia, questo non accade. Rattigan riesce a sferrare il colpo decisivo e fa cadere nel vuoto l’avversario di una vita. È quasi incredulo: il suo volto tradisce una smorfia di stupore, prima di contrarsi in un ghigno maniacale. “Ho vinto!” urla soddisfatto, con tutta l’aria che ha nei polmoni.

Rattigan
I WON!

Non è ancora finita. Basil si è salvato, appeso a un’elica. Il Big Ben suona le dieci: Rattigan precipita, colto alla sprovvista, ma riesce a portare giù con sé anche l’investigatopo (in una parodia de L’ultima avventura di Sherlock Holmes, in cui Sherlock precipitava con Moriarty durante lo scontro alle Cascate Reichenbach).

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Animare un mostro

La scena che ci interessava approfondire termina qui. Una delle caratteristiche fondamentali di questa sequenza è che Rattigan non cessi mai di rappresentare una letale minaccia: anche quando sembra sconfitto, anche quando sembra sia stato finalmente battuto, il ratto appare sempre estremamente pericoloso.

Il merito è per gran parte da riconoscere all’animatore che lavorò su Rattigan, il grande Glen Keane. Prima di occuparsi del professore, Keane aveva animato il ferino grizzly di Red e Toby nemiciamici (1986) e avrebbe poi avuto modo di sviluppare altri personaggi massicci e poco rassicuranti come il criminale Sykes di Oliver & Company (1988) e il pirata Long John Silver de Il pianeta del tesoro (2002).

Basil l'investigatopo
Bozzetto di Rattigan, di Glen Keane

Durante il combattimento Rattigan sfoggia un’espressività variegata e pienamente convincente; il suo sguardo non perde mai quell’aggressività animale che lo rende imprevedibile e terrificante. Il peso del corpo è gestito magnificamente in relazione alla gracilità di Basil: veder muovere Rattigan ci atterrisce e, con l’aiuto degli eccellenti effetti sonori, riusciamo a percepire ogni singolo colpo sferrato.

Completa il quadro il doppiaggio di Vincent Price, che abbandona il timbro strozzato e mellifluo in favore di un vero e proprio grugnito, che ben rappresenta la metamorfosi in mostro e la rivelazione della vera natura del Napoleone del crimine. Persino la sua voce si trasforma, diventando quasi una seconda pelle ora per il gentiluomo posato e raffinato, ora per la bestia assetata di sangue che vuole uccidere Basil con le proprie mani. Non per niente, Price era conosciuto come il Maestro dell’Orrore. Paura, eh?

Si chiude qui questo primo appuntamento con Disney Dark, la rubrica in cui affrontiamo le scene e i momenti più terrificanti dell’animazione Disney. Ma tante altre sequenze impressionanti si annidano nei film che ci hanno accompagnato durante l’infanzia: noi siamo pronti a riviverle con occhio più disincantato e consapevole, per scoprire quanto oscura può essere la tana del Bianconiglio. E, se per stanotte vorrete dormire tenendo la luce accesa, di certo non saremo noi a giudicarvi.

Mattia Del Core

Qui trovate la lista completa dei Classici Disney

Qui invece potete fare il nostro test per scoprire quale cattivo dei Classici Disney siete

rattigan

Fonti:

Per scrivere questo articolo ed elaborare questa rubrica, un doveroso ringraziamento va al blog Film Music Central e alla loro rubrica Disturbing Disney. Qui, in particolare, l’articolo su Rattigan, da cui abbiamo preso in prestito il suggestivo titolo.

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