Le storie della P.I.A. in tre semplici punti

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Che differenza c’è tra i film dedicati all’agente segreto James Bond e un classico lungometraggio di spionaggio? Semplice: la lunga serie dedicata alla spia britannica si basa su alcuni elementi ricorrenti, che contribuiscono a rendere ogni film immediatamente riconducibile alla saga nel suo complesso. A questo proposito, è impossibile non citare la “sequenza gunbarrel. Si tratta essenzialmente di una sequenza introduttiva presente in ogni film di Bond, in cui la telecamera sembra inquadrare l’agente attraverso la canna di una pistola. Ma non è tutto qui: i gadget e la figura del direttore dell’MI6 (sempre chiamato “M”), sempre presenti tra una pellicola e l’altra, sono solo alcuni esempi tra i tanti altri che si potrebbero fare. La domanda sorge dunque spontanea: dato che le storie della P.I.A. (Paperon Intelligence Agency) sono ispirate alla saga di Bond, possiamo trovare anche in queste una serie di elementi imprescindibili che le rendono tali? Esiste un “linguaggio delle storie della P.I.A.”, che gli autori sono tenuti a rispettare?

I tre imprescindibili elementi P.I.A.: gli archetipi

Le storie della P.I.A. sono per lo più autoconclusive. La loro struttura è come una ricetta ben rodata: negli anni si è stabilito uno schema solido. Come un buon dolce alla crema, gli ingredienti sono (quasi) sempre gli stessi, ma ogni pasticcere lo guarnisce come meglio crede. Così sono anche gli elementi di una storia dedicata alla P.I.A., quegli archetipi che rendono le storie riconoscibili.

Lo schema è semplice, e per questo anche estremamente efficace. Ciò ha permesso che, nel corso del tempo (e per circa una settantina di storie o poco più), gli autori potessero inserire un tocco personale senza rinunciare a quelle rincuoranti certezze che rendono il filone di storie riconoscibile.

Squadra che vince non si cambia, no?

Bando alle ciance e vediamo in dettaglio quali sono questi imprescindibili tasselli!

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1. La convocazione

Quando Paperone chiama, i suoi fidati agenti rispondono! O no?

Paperino e Paperoga, spesso e volentieri, vorrebbero sottrarsi agli incarichi altamente rischiosi (e mal pagati) che Paperone cerca di appioppar loro per proteggere il suo denaro. Del resto i furfanti che vorrebbero rapinarlo non badano certo a spese, e sono più che pericolosi. Pertanto, nel corso degli anni, lo Zione ha trovato un modo tutto suo per convocare il nipotame. Il più delle volte punta a cogliere i parenti di sorpresa, in modo tale che non possano opporre alcuna resistenza.

Facciamo un esempio pratico: in Paperino & Paperoga: Missione ad alta tensione, pubblicata su Topolino n. 2481, Paperino e Paperoga sono in vacanza. Tuttavia le loro nuotate vengono interrotte dall’avvistamento di uno squalo, che altro non è che un sottomarino pilotato da Archimede (pardon, Ma-Re 5, ossia Marchingegnere Reclutato) per chiamare a raccolta gli agenti.

Paperino e paperoga sono reclutati dalla P.I.A.

Ancora più divertenti, però, sono le occasioni in cui lo Zione imbroglia i due agenti per sfruttarli come manovalanza gratuita prima di illustrar loro la missione!

Ciò accade, tra le altre, nella storia Paperino e l’Estraktor P-19, pubblicata su Topolino n. 2365. In questa occasione Qu-Qu 7 e Me-Se 12 vengono convocati per una missione presso il ristorante (targato P.d.P.) Al Papero Gozzovigliante, ma appena entrati, invece di essere istruiti in merito alla nuova missione, si ritrovano senza alcuna ragione con una montagna di piatti da lavare.

Al Papero Gozzovigliante
Al Papero Gozzovigliante

Le espressioni sul volto degli agenti sono impagabili.

Paperino e Paperoga sono alle prese con una montagna di piatti da lavare

Quando i due agenti, dopo aver svolto una mole di lavoro non indifferente, giungono alla base della P.I.A., scoprono che Paperone ha pensato bene di prendere due piccion… ehm, due paperi con una fava. Ha infatti goduto di manodopera gratis prima di assegnare ai nipoti la nuova missione.

Paperone ha gabbato i nipoti

2. La missione

Fondamentalmente, una missione della P.I.A. si basa sempre sullo stesso presupposto: difendere il patrimonio di Paperone, minacciato dal nemico di turno. Questo a prescindere dagli avversari: potrebbero essere spregiudicati rivali miliardari, come il ricchissimo scienziato senza scrupoli Van Vultur (personaggio inventato appositamente per le storie P.I.A. e finora sfruttato solo in questo contesto), la Banda Bassotti o l’organizzazione spionistica nemica, la famigerata Blonk.

Tralasciando alcune circostanze in cui vi sono avversari presenti in più di un’occasione – sicuramente per dare un’idea di continuità – l’inventiva nel creare nuove dinamiche e nuovi antagonisti è di certo un aspetto che gli autori della scuola italiana hanno sfruttato in abbondanza. Le situazioni che Qu-Qu 7 e Me-Se 12 si sono ritrovati ad affrontare alcune volte hanno del surreale, quando non addirittura del… metafisico!

Emblematica è la storia Paperino contro i veggenti viola, pubblicata su Topolino n. 2221, in cui i nemici da affrontare sono, per l’appunto, i cd. “veggenti viola”, una triade di stregoni un po’ imbranati ma parecchio agguerriti che minacciano il patrimonio di Paperone.

I veggenti viola
E voi pensavate che Amelia fosse un problema?

3. L’ingresso della base segreta

L’ultimo dei “archetipi narrativi” ricorrenti nelle storie dedicate alla P.I.A. è forse quello con cui gli autori possono sbizzarrirsi maggiormente: l’ingresso nella sede dell’organizzazione, che muta di volta in volta ma deve essere sempre e rigorosamente difficile da raggiungere.

Onde evitare di essere intercettato, Tu-Ba 00 (il nome in codice di Paperon de’ Paperoni) adotta una serie di espedienti a dir poco non convenzionali, per ottenere il risultato sperato (la convocazione dei nipoti nel minor tempo possibile).

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Paperino e l’incubo sbiancante, storia pubblicata su Topolino n. 2357, è il primo esempio di come non sia sempre semplice entrare nella base segreta. Nel caso in esame, infatti, l’allarme anti-intrusi si attiva ai danni dei poveri agenti!

Paperino e Paperoga accedono alla P.I.A.

Non è la prima volta però che i paperi, per entrare nella base segreta, devono affrontare avversità di vario genere. Nella storia Zio Paperone e la slealtà del leale, (Topolino n. 2110), i due agenti si interfacciano ancora una volta con trappole di vario tipo. Il tutto per scoprire a quale missione suicida andranno incontro anche questa volta.

sede P.I.A.
Che cosa ti assilla?

Gli ingressi, perlopiù, sono situati in luoghi impensabili e spesso funzionali al tema della storia. Un esempio è fornito dalla storia Una marmellata di diamanti, pubblicata su Topolino n. 2414, in cui l’accesso alla base – anche in questo caso non proprio indolore – avviene attraverso una cabina telefonica fittizia.

Ingresso sede P.I.A.
Alla buon’ora!

O ancora: nella summenzionata storia I veggenti viola, Paperino e Paperoga giungono al luogo di incontro piuttosto ammaccati. Non può essere altrimenti, però. Come fa loro notare Paperone, più gli ingressi sono introvabili, meno sono rintracciabili.

Ingresso base segreta P.I.A.

Infine, una delle entrate in scena più belle si può ritrovare nella storia La P.I.A. alla caccia della spia, pubblicata su Topolino n. 2473. Questo ingresso rappresenta inoltre un perfetto connubio con il primo degli archetipi indicati: la convocazione. Ancora una volta, i due agenti sono convinti di aver vinto un premio (un uovo pasquale), ma ciò non è altro che un sotterfugio per radunarli in vista della nuova missione.

Paperino e Paperoga entrano nella base P.I.A.
Gli occhi del terrore

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Conclusioni

Nel corso dei decenni Paperino e Paperoga ne hanno combinate di tutti i colori in storie uniche, divertenti e ben confezionate, nei panni degli sgangherati agenti al servizio di Paperone. Anche se si è cercato, attraverso alcuni esperimenti non ottimamente riusciti, di sostituirli (per un paio di storie sono stati Qui, Quo e Qua a essere assoldati, o addirittura Miss Paperett con Brigitta e Paperina, che hanno formato una sorta di filiale al femminile), nessuno può rimpiazzare Qu-Qu 7 e Me-Se 12.

Perché una cosa è certa: togliete il famigerato cappellino alla marinara e il pon-pon, sostituiteli con un impermeabile beige e un cappello a tesa larga, infine shakerate il tutto con i tre elementi che abbiamo citato in questo articolo. Ricaverete una storia targata P.I.A.: un’avventura strampalata, piena di guai e di suspense, sempre capace di garantirvi risate a non finire.

Lidia Brancia

Immagini © Disney – Panini Comics

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