La differenza tra Paperone e Cuordipietra è un pezzo di spago

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“Vorrei che tu fossi simile a me, nipote! Io non sperpero mai né denaro né alcun’altra roba!”. Facile indovinare chi abbia pronunciato questa frase: zio Paperone (al secolo Paperon de’ Paperoni), il papero più ricco del mondo. Riconoscibile anche l’interlocutore, suo nipote Paolino Paperino, che il magnate vorrebbe più somigliante a se stesso. Meno immediato capire di quale storia Disney si tratti, ma è presto detto: Paperino e il torneo monetario, scritta e disegnata da Carl Barks nel 1956. In quest’avventura il Maestro dà vita a un altro miliardario assai particolare: Cuordipietra Famedoro.

Abbiamo esaurito le presentazioni e disponiamo già di un numero sufficiente di coordinate. Sappiamo chi sono i protagonisti della nostra storia; ancora ignoriamo, però, in che modo si legheranno tra di loro. Il fulcro della questione, in realtà, lo conosciamo: Paperone esprime un infausto desiderio e si augura che qualcuno sia simile a lui. Il tapino verrà accontentato, eccome!

Paperone e Cuordipietra, specchio riflesso

“Se tutti fossero come me, il mondo sarebbe un posto migliore!”. Scagli la prima pietra chi non lo ha mai pensato. Ma quante volte ci siamo fermati a riflettere su cosa questo realmente implicherebbe? Essere costretti ad avere a che fare solo con se stessi e non potersi sentire unici in nulla, senza possibilità di appello. Dover guardare in faccia, ogni ora di ogni giorno, i propri difetti e le proprie storture. È esattamente la maledizione con cui Carl Barks colpisce il suo figliolo prediletto, Paperon de’ Paperoni, in Paperino e il torneo monetario (in originale, The Second-richest Duck).

Il tema del doppio da sempre affascina artisti da tutto il mondo e di tutte le epoche. Di tutte le apparizioni, quella di una perfetta replica delle proprie sembianze andrebbe certo annoverata tra le meno rassicuranti, in particolare nel caso in cui il gemello in questione non condivida con noi alcuna linea di sangue. Lapalissiano che ciò abbia ispirato anche gli autori di fumetti, inclusi quelli Disney.

Un’agghiacciante somiglianza tra un Paperone del 1949 e Cuordipietra Famedoro.

Proprio intorno a questa suggestione ruota la storia in esame. Paperone viene a conoscenza di un fantomatico altro “papero più ricco del mondo”, residente nella valle del Limpopo. Il magnate non può sopportare un tale affronto, dunque raduna baracca e burattini e parte con la famigliola alla volta del Sudafrica.

Qui incontra un tizio che è la sua copia sputata e ne ricalca le abitudini per filo e per segno, senza il minimo pudore. Fa il bagno nel denaro sonante, si informa su vecchi giornali raccattati al parco, accoglie i visitatori minacciando di cannoneggiarli, possiede un Deposito identico al suo (ma col simbolo della sterlina sudafricana) e, cosa più importante, accumula spago. Cosa c’entra, dite? Ci arriveremo.

La roba di Paperone in Paperino e il torneo monetario

Per ora, cerchiamo di immaginare la situazione nei suoi risvolti più intimi. Paperone è definito anche e soprattutto dalla roba che possiede e dai comportamenti sui generis che ne caratterizzano l’essenza.

Lo vediamo anche nell’incipit: mai prima d’ora Barks si era premurato di far esporre al miliardario i suoi valori fondanti in modo così chiaro e ostentato, se escludiamo Zio Paperone e la disfida dei dollari. Nelle prime tavole illumina il nipote con i buoni principi del risparmio e dell’accumulo, citando anche il fatidico spago; lo rimprovera poiché egli desidera sperperare i suoi soldi per comprarsi un effimero gelato; lo trascina a forza all’interno del Deposito per mostrargli, per l’ennesima volta, la sua valanga di dollari e ventini. Ancora non sa che sarà condannato ad ammirarne una altrui, identica, qualche pagina dopo.

Sì, perché questo accumulatore seriale, che si definisce nelle cose che possiede e risparmia, nella valle del Limpopo incontra un tizio che gli ha copiato tutto (ma proprio tutto), soffiandogli la sua unicità. Non solo: gli somiglia pure! Gli elementi per una drammatica crisi d’identità ci sono tutti. Provate a rileggere la citazione che apre quest’articolo: c’è da scommettere che Paperone abbia cambiato idea.

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Cuordipietra Famedoro, un villain?

Non era un guaio che ci fosse un miliardario matto al mondo? Ce ne dovevano essere addirittura due!

Paperino su Paperone e Cuordipietra

Una delle considerazioni più frequenti che si sentono rivolgere a Cuordipietra Famedoro è che egli sia la nemesi di Paperone, il suo acerrimo nemico, il gemello cattivo. Tuttavia, per quel che si può vedere nella sua storia d’esordio, queste affermazioni sono del tutto bugiarde.

Non c’è alcuna differenza tra Paperone e Cuordipietra. Barks li raffigura entrambi come due vecchi paperi brontoloni, accumulatori, che vivono in una fortezza separata dalla società civile. Sono avidi al punto da conservare lo spago che trovano in giro e, ironia della sorte, sono talmente ricchi che l’unico modo per determinare le rispettive fortune è misurare la lunghezza dello spago messo da parte negli anni.

La loro sfida, si capisce, viene posta fin da subito sotto una luce grottesca, caricaturale. Dell’esito non importa a nessuno tranne che a loro due. La dimensione è quella del gioco iperbolico, dell’eccentricità di due ricconi, che i nipoti faticano a seguire e rinunciano a comprendere.

La storia, divertentissima, basa quasi tutta la sua comicità sulle critiche che Paperone rivolge a Cuordipietra, a dir poco ipocrite dal momento che, solo poche pagine prima, PDP si era comportato nel medesimo modo. E fa ridere precisamente perché Paperone sta rimproverando se stesso: né più, né meno.

È ininfluente persino che Paperone abbia portato con sé la sua famiglia. Barks inserisce Paperino e Qui, Quo, Qua principalmente come contraltare “normale” tra due sfidanti che di normale hanno ben poco. In nessun modo indirizzano l’esito del torneo monetario, ma si limitano a commentare da “bordo campo”.

Persino in quanto a scorrettezze i due paperi sono del tutto accomunabili.

  • Paperone pensa che sia una buona idea srotolare lo spago nel cuore dell’Africa poiché sarà con i nipoti a difenderlo, mentre il rivale è solo; Cuordipietra accetta, dal momento che conosce bene le insidie della savana e potrà sabotare Paperone.
  • Paperone offre del tè corretto con del sonnifero a Famedoro; Cuordipietra, prima di addormentarsi, suggerisce a Paperone di custodire la sua palla di spago sopra una montagnetta di terra, che si rivelerà essere il nido di una famelica colonia di formiche.
  • Cuordipietra rovescia dello sciroppo sul gomitolo di Paperone per stimolare un secondo attacco delle formiche; Paperone, quando lui e il rivale salgono su un albero per sfuggire a una carica selvaggia di bestiame, inizia a saltellare sul ramo di Cuordipietra per cercare di farlo cadere.
  • In aggiunta, Cuordipietra cerca di aiutare sinceramente l’avversario in almeno due occasioni: quando gli indica la corretta ubicazione del fiume, ignorata da Paperone, e quando gli suggerisce di salire su un albero per evitare di finire schiacciati sotto le zampe di qualche quadrupede.

Appare chiaro, dunque, come nella sua storia d’esordio Cuordipietra Famedoro non possa essere identificato come villain. È un antagonista, certo, ma nel senso che si contrappone a Paperone: i due, tuttavia, si comportano esattamente alla stessa maniera, senza la minima distinzione tra eroe e malvagio. Sintomo, una volta di più, che l’idea iniziale di Barks fosse di far guardare allo specchio il magnate paperopolese, per metterlo a confronto con i suoi stessi difetti. Questo cambierà radicalmente nelle successive apparizioni di Famedoro, Zio Paperone e il campionato di quattrini e Zio Paperone – Tutto per la concessione. Ma questa (letteralmente) è un’altra storia. Ne riparleremo.

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L’Africa che riduce alle giuste proporzioni

Come finisce questo scontro tra pari livello? Nell’unico modo possibile: in perfetta parità. Dopo tutte le disavventure, le sciagure, le insidie e i sabotaggi, i gomitoli di spago dei due paperi (uomini) più ricchi dell’universo conosciuto si rivelano essere esattamente della stessa lunghezza.

Non specificheremo mai abbastanza come sia irresistibilmente esilarante che il solo metodo per stabilire chi sia più benestante tra due individui che hanno superato il limite di un multiplurilione e nove obsquatumatilioni (!) sia misurare le rispettive collezioni di spago, centimetro per centimetro. Ma… c’è un ma.

Sì, perché Paperone, di spago, ne ha ancora. È la cordicella con cui ha legato a sé (concretamente e metaforicamente) la Numero Uno, la prima monetina che ha guadagnato, che diede inizio al suo sfavillante impero. Cuordipietra è distrutto, sconfitto: viene sorretto dai nipotini, quasi come fosse lui il loro zio (e, in effetti, avrebbe tranquillamente potuto esserlo).

È proprio quel pezzettino di spago, minuscolo, ininfluente, a fare la differenza. Romantico, no? Certo, ma non solo. Come racconta Carl Barks, l’idea dei gomitoli di spago deriva direttamente dai suoi ricordi d’infanzia.

A quell’epoca la gente metteva da parte lo spago perché pensava fosse una buona idea. Quando comperavi qualcosa, non ti davano un sacchetto di carta. Se comperavi delle patate, queste venivano avvolte con la carta e poi legate con lo spago. Così a casa lo spago si accumulava […] Ricordo un vecchio fotografo che ne aveva fatto una palla di oltre cinquanta centimetri di diametro. Erano anni che lo metteva da parte.

Carl Barks

Quello spago è sinonimo di sentimentalismo, attaccamento alle proprie radici e alle proprie origini, ma anche di iper-possesso. Paperone vince in questo caso non solo perché è un romantico innamorato della Numero Uno, ma anche perché è stato così accumulatore da legarsi addosso il proprio primo soldino!

Romanticismo e avidità: in fondo, sono queste le particolarità che definiscono il vero Paperone e lo distinguono da chiunque altro. Persino se questi gli copia il Deposito, i bagni nelle monete e tutto il resto dell’apparenza. E, ammettiamolo… sono anche le cose che ce lo fanno amare.

Mattia Del Core

Apparato iconografico © Panini-Disney

Fonti:

La Grande Dinastia dei Paperi 12 (a cura di Alberto Becattini e Luca Boschi)
Giant Gladstone Uncle Scrooge Special 4 (a cura di Geoffrey Blum)

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