Quando Zio Paperone trovò la pietra filosofale

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Per scrivere le sue storie, Carl Barks ha preso spesso spunto dal patrimonio culturale europeo e mediterraneo. Miti greci o romani, leggende medievali, racconti affascinanti dall’Antico Oriente… delineare un quadro completo delle fonti del Maestro dell’Oregon sarebbe un’impresa ardua. Su tutti questi miti, Barks proiettava poi il suo sguardo, lo sguardo razionale di un uomo del XX secolo. Il risultato? Nelle sue avventure, pur ricche di misteri, l’autore riusciva sempre a rendere conto di ogni elemento potenzialmente inspiegabile. In Barks, troviamo un lavoro sistematico di “demitizzazione del mitologico”. Un esempio perfetto di questo modo di procedere è Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale, pubblicata nell’agosto del 1955.

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Se dovessimo descrivere questa storia in poche parole, potremmo dire che è… un gigantesco pentolone. Dentro ci sono molti ingredienti diversi tra loro: crociate, alchimia, pirati, antiche civiltà e altro ancora. Ma il cuoco – fuori dalla metafora, l’autore – è riuscito ad amalgamare bene il tutto, a cucinare un piatto gustoso che merita l’attenzione dei lettori di ogni tempo.

pietra filosofale Barks

On the Road

Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale è, prima di tutto, il racconto di una “caccia al tesoro“: niente di strano, quando si parla della famiglia dei Paperi. La storia è comunque peculiare, perché l’oggetto cercato non è un tesoro in senso stretto, ma una “fabbrica di tesori”, un generatore di oro purissimo. Ci riferiamo, ovviamente, alla pietra filosofale del titolo. Paperone la desidera, e per questo parte con i nipoti per un viaggio ben più lungo del previsto. Le varie tappe ci permettono anche di proporre una scansione in tre atti della storia. Ogni atto dà spunti diversi, e per questo è bene analizzarli uno dopo l’altro.

pietra filosofale Paperone

Primo atto: ricerca disperata

Le prime otto tavole della storia sono frenetiche a dir poco. La struttura è chiara: sulle tracce di un manufatto che ormai da secoli è sparito tra le pieghe della storia, i Paperi esplorano l’Europa scendendo sempre più a sud, per poi dirigersi verso est. La pietra è arrivata in Germania grazie a un crociato, per poi finire (dopo una serie di peripezie) in mano a pirati saraceni. Dunque, i protagonisti percorrono a ritroso quello che forse poteva essere, per Barks, un “itinerario medievale” ideale. La Germania, ovviamente Roma, la Sicilia e poi il Medio Oriente (nel dettaglio, Damasco e Bagdad) compaiono in rapida sequenza sullo sfondo, come a volerci lasciare l’idea di una corsa contro il tempo, disperata.

Monsieur Materasso

Questo primo atto serve anche a introdurre l’unico vero “antagonista” di tutta la storia: Monsieur Materasso, un misterioso figuro che sembra seguire la stessa pista dei Paperi. La “frenesia” di questo primo atto si deve (anche) a lui: è lui a mettere fretta a Paperone. Ogni volta che la sua ispida barba appare all’orizzonte, il miliardario, anche se senza più piste, anche se sempre meno speranzoso, riparte verso la prossima città. Il più furbo dei furbi non intende essere battuto in ciò che gli riesce meglio: è lui il miglior cercatore di tesori al mondo, e non intende perdere questo titolo.

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A margine, Monsieur Materasso ha acquistato ulteriore importanza nelle storie di Don Rosa, notoriamente un grande amante dei lavori di Barks. In Zio Paperone e la corona dei re crociati, questo personaggio e l’organizzazione a cui appartiene (il Consiglio Internazionale della Valuta) incrociano di nuovo la strada dei Paperi.

Secondo atto: la casa di Asterione

A Creta, le ricerche dei Paperi (e, in parallelo, di Monsieur Materasso) sembrano arenarsi definitivamente. Nel palazzo di Minosse, infatti, gli avventurieri si imbattono in delle iscrizioni intraducibili. Con ogni probabilità, Barks pensava alla Lineare A, la scrittura utilizzata dalla civiltà minoica, ancora oggi mai tradotta. Questo riferimento avrebbe senso, anche perché la Lineare B (scrittura spesso studiata in parallelo alla A) è stata tradotta nel 1952, appena tre anni prima della stesura di questa storia.

Lineare A Paperone

Paperone, però, ha un asso nella manica che manca al rivale di turno: la sua famiglia. Più precisamente, sono i nipotini a sbloccare la situazione, con l’infallibile Manuale delle Giovani Marmotte. Grazie alle indicazioni del tomo, i Paperi capiscono che il nascondiglio dei pirati che stanno cercando si trova proprio a Creta, in un enorme labirinto.

In apertura abbiamo scritto dell’estrema varietà delle fonti di Barks. A questo punto della storia l’autore smette di proporre un “itinerario medievale” e inizia a esplorare la mitologia classica. Il labirinto, infatti, è la tana del Minotauro (o Asterione), il leggendario figliastro della regina di Creta Pasifae, metà uomo e metà toro. Si noti che solo nel 1955 Barks prese ispirazione da ben due dei più celebri miti greci per due diverse storie. Risale allo stesso anno, infatti, anche Zio Paperone e il Vello d’Oro, storia in cui si fa riferimento a Giasone e alla spedizione degli Argonauti.

labirinto pietra filosofale

Inizia qui, ad ogni modo, quel processo di “demitizzazione del mitologico” a cui già si è fatto riferimento. I Paperi, infatti incontrano il Minotauro. Questo però non è un essere vivente, ma un’enorme statua a guardia della sala del tesoro di re Minosse. La statua, nel corso dei secoli, avrebbe dunque spaventato i visitatori, dando vita alla leggenda di un mostro nascosto nelle profondità dell’isola di Creta. Barks è così riuscito a inserire un mito celeberrimo nella sua storia, senza per questo rinunciare alla sua visione razionale del mondo.

Terzo atto: la… “febbre dell’oro”

Nella sala del trono di Minosse (nonché rifugio dei pirati saraceni di cui sopra), i Paperi riescono finalmente a trovare la pietra filosofale. Monsieur Materasso è battuto, l’avventura è finita. Ma la storia non si conclude qui. L’ultimo atto di Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale è interessante per almeno due motivi.

Da un lato, ci sono evidenti richiami alle vicende leggendarie di Re Mida. Paperone, insaziabile, inizia a tramutare in oro tutto ciò che gli capita a tiro. Per fortuna, Monsieur Materasso riesce a scoprire tutto ciò in tempo e a fermarlo. Gli effetti collaterali del processo di trasformazione, infatti, sono disastrosi: la pietra finisce per far diventare d’oro chi la usa. Una vera e propria “febbre dell’oro”, quasi una malattia o una maledizione in piena regola, come per Re Mida.

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D’altra parte, pur citando indirettamente un ulteriore personaggio avvolto nel mistero, Barks riesce anche in questo caso a “demitizzare” la trasmutazione del metallo in oro. Lo fa di sfuggita, senza dare peso eccessivo al tutto: Monsieur Materasso si limita a dire che la pietra non è magica, ma attua una specie di “reazione nucleare”. Anche in questo caso, ci troviamo di fronte a un fenomeno che si può spiegare in termini razionali.

pietra filosofale reazione nucleare

Con Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale, Barks fa sfoggio della sua abilità nel parlare di miti e leggende in scioltezza, creando un intreccio narrativo ricco di suggestioni e spunti diversi. Nel farlo, riesce anche a non rinunciare al suo punto di vista. Per questo motivo possiamo definirlo a pieno titolo un Autore, un fumettista in grado di comunicarci la sua visione del mondo attraverso le sue opere.

Alessandro Giacomelli

Immagini © Disney – Panini Comics

Fonti:
I predatori della pietra perduta, L. Boschi, in La grande dinastia dei paperi n. 10, 2008, Ed. Corriere della Sera, pp. 6-10

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