Paperino nel tempo che fu: sognando la “vecchia California”

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Come si potrebbe descrivere l’America immaginata da Carl Barks? Il Maestro dell’Oregon si sentiva profondamente statunitense, e nelle sue storie raccontava spesso e volentieri (talora reinventandoli) gli Stati Uniti. Non solo quelli del secondo Novecento, però: Barks andava a frugare con la fantasia nella storia dell’intero continente, dalle antiche civiltà in poi.

In questo studio del passato del suo Paese, occupavano un posto d’onore i giorni (ammantati di leggenda) della Corsa all’oro. Per Barks, quello era stato l’ultimo grande “evento eroico” della storia americana, l’ultima vera fucina di miti e leggende. Proprio tra questi miti e leggende, doveva figurare secondo lui anche Paperon de’ Paperoni, pioniere e avventuriero.

Paperone Barks olio
Always Another Rainbow, di Carl Barks

Barks non si è però limitato a raccontare la Corsa all’oro del 1898 in Klondike, che fra i suoi partecipanti avrebbe visto anche Paperone. In Paperino e il tempo che fu, l’autore si spostò più a sud sulla costa occidentale del continente, e più indietro nel tempo. Decise infatti di mostrare l’impatto, nella California dei ranch e dei vaqueros, della scoperta dell’oro nel 1848. Per farlo, inserì in quel mondo un elemento destabilizzante: i Paperi, in diretta dalla metà del Novecento.

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Il tempo che è

Los Angeles, 1951. Code chilometriche, camion, macchine che si tamponano tra loro. Nella prima tavola di Paperino nel tempo che fu, Barks ci presenta così la modernità. Mostrandoci l’auto dei Paperi cinta d’assedio da altri veicoli, l’autore vuole forse farci provare un senso d’oppressione, una sorta di “claustrofobia en plein air“. Paperino imbocca una strada secondaria e si allontana da tutto questo caos. Su un piano più profondo, prende le distanze dai disagi della civiltà e cerca un punto di contatto con i “vecchi tempi”, parlando dei don spagnoli e delle valli “piene di bestiame, alci, antilopi e mandrie di cavalli”.

Paperino nel tempo che fu

La seconda tavola chiarisce ulteriormente cosa Barks volesse raccontare con questa storia. Sei vignette, delle otto che la compongono, servono a evocare un passato mitico, felice, e a rimpiangerlo (anche se Paperino e i nipotini non lo hanno mai vissuto). Si parla di natura incontaminata, dei nativi americani che ballavano lungo i fiumi, della pace e dell’amore che regnavano sovrani (in questo senso la realtà storica è chiaramente edulcorata, a dir poco).

Le ultime due vignette spazzano via questo mondo che Paperino, con l’ausilio delle parole, ha saputo costruire sapientemente. Due dei nipotini chiedono a Paperino di spiegar loro com’è che le cose siano cambiate. Paperino risponde: “Be’, nel 1848 in California fu scoperto l’oro!”. Mentre lo dice, la 313 è solo una silhouette sullo sfondo. In primo piano vediamo l’elemento davvero fondamentale della vignetta: dei cartelli. Cartelli che indicano hotel, ristoranti o che più in generale alludono al fitto reticolo stradale costruito dall’uomo in quello che doveva essere un tempio della natura.

Paperino nel tempo che fu

L’avidità, l’ingordigia e la febbre dell’oro sembrano aver spazzato via l’America che Paperino voleva sognare.

Il tempo che fu

Per giustificare il viaggio indietro nel tempo di 100 anni, Barks si serve di… un masso. Un masso effettivamente esistente, però: una roccia che lui stesso aveva trovato nei dintorni di San Jacinto, vicino a “una riserva di indiani Soboba“. Proprio questi nativi americani, dopo che i Paperi si sono schiantati contro al suddetto masso, li soccorrono e, con una strana danza, li trasportano indietro nel tempo di oltre un secolo.

Old California!

Adesso la storia può davvero iniziare: Paperino ha lasciato il “tempo che è” per raggiungere il “tempo che fu“. Non è chiaro se ciò sia avvenuto in sogno, per un varco temporale o per altro. Probabilmente, non è questo ciò che conta.

L’importante è che Barks, grazie a questo espediente, può finalmente calare i suoi personaggi nella vecchia California. Dopo aver vagato per i campi deserti, i Paperi si incontrano con gli abitanti di una vecchia missione spagnola. Si tratta quasi di un “secondo incipit” per la storia. In questo, la quinta vignetta della dodicesima tavola è emblematica: ci vengono presentati gli “attori” principali di questo segmento narrativo.

Paperino nel tempo che fu

Il vaquero Rolando, la bella Panchita e il malvagio ranchero Don Puerco de Lardo mettono in scena una storia di amore contrastato. I Paperi, per un momento, sembrano quasi passare in secondo piano. Questi nuovi personaggi prendono la scena, mostrano al lettore tutti i loro piccoli drammi quotidiani, che sembrano andare avanti da anni. Per qualche tavola sono protagonisti, non attori secondari in una storia di Paperi.

Paperino nel tempo che fu

Ma è proprio Paperino, il forestiero che conosce gli eventi futuri, a sbloccare la situazione. Anzi, c’è di più. Per aiutare il povero Rolando a fare fortuna e sposare Panchita, sembra quasi che sia Paperino in persona a dare il via alla Corsa all’oro che condannava all’inizio della storia.

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Terzo atto

Dopo aver risolto i problemi della missione spagnola, i Paperi riprendono la loro esplorazione della California del passato. Qui la storia si dilunga in una “coda”, un’appendice (utile, comunque, per gli sviluppi generali della trama). C’è un ricambio di personaggi, ed entra in scena lo spietato Ezra. Inoltre, la percezione che Paperino ha della Corsa all’oro si evolve ulteriormente.

Si tratta di un “rapporto” in tre tempi. Inizialmente Paperino odia la Corsa all’oro, poi se ne serve per salvare la situazione, infine… se ne lascia sedurre. Ma proprio quando il papero inizia a essere colpito dalla febbre dell’oro, arriva anche a comprendere che i “bei vecchi tempi” non erano più semplici di quelli moderni. La storia si risolve così, tra furti di concessioni, sparatorie e, infine, il ritorno al presente. L’ultima vignetta ci mostra (come la didascalia non manca di sottolineare) la “Nuova California” sfrecciare alle spalle dei Paperi, appena tornati dalla “Vecchia California“.

Paperino nel tempo che fu

Old California!

Donald Duck in Old California! è il titolo originale di Paperino nel tempo che fu. Il titolo della storia sembra fare riferimento ad almeno due film: un corto di David W. Griffith del 1910 e un lungometraggio di William C. McGann del 1942, con John Wayne. Entrambi, in lingua originale, si chiamano appunto In Old California.

in Old California
Locandina di In Old California (1942)

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, però, Barks non seguì gli spunti narrativi di nessuno di questi due lavori. Dal corto di Griffith potrebbe aver tratto ispirazione, forse, per Rolando (il vaquero cantante, che potrebbe in parte ispirarsi al Pedro Cortes del corto del 1910). Con il film di McGann (in Italia noto come I dominatori), la storia ha in comune solo l’ambientazione. Paperino nel tempo che fu, in altre parole, non è un lavoro di trasposizione ma un racconto autonomo, pienamente frutto della fantasia dell’autore.

Paperino nel tempo che fu è una storia più complessa di quel che si potrebbe pensare. Al suo interno convivono tre diverse storie, intrecciate tra loro con eleganza: il ritorno al passato dei Paperi, le passioni d’amore di Panchita e Rolando, il dilagare della febbre dell’oro. Barks ha dimostrato di saper tenere insieme questi tre filoni distinti e ha sviluppato tutti questi spunti in sole 28 tavole. Tavole che, ancora oggi, sanno affascinare e coinvolgere il lettore.

Alessandro Giacomelli

Immagini © Disney – Panini Comics

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