Come i fratelli Sherman hanno cambiato la musica Disney, in 7 canzoni

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Non si possono immaginare i Classici Disney senza le canzoni indimenticabili che li accompagnano. E se parliamo di canzoni indimenticabili, non si possono non citare i fratelli Sherman! Le loro composizioni – semplici, soavi e sincere (le cosiddette “3 s”) – sono state in grado di sintetizzare la magia Disney come mai era stato fatto prima. Ci teniamo quindi a rendere omaggio al loro lavoro con questo articolo, nel quale abbiamo raccolto per voi 7 canzoni indimenticabili dei fratelli Sherman.

Ma chi erano i fratelli Sherman? Robert e Richard Sherman (Bob e Dick, per gli amici) nascono a New York, rispettivamente nel 1925 e nel 1928. Robert, paroliere, e Richard, compositore, formano presto un duo solido e compatto, entrando in poco tempo nelle grazie di Walt Disney (in persona!). Le loro canzoni sono – letteralmente – indimenticabili. D’altronde, è questo il fattore-Sherman. Non lo conoscete? Volete saperne di più? Allora bando alle ciance e cominciamo!

Higitus Figitus

higitus figitus
Titolo originaleHigitus Figitus
FilmLa spada nella roccia
Anno1963

Higitus Figitus è forse il brano più celebre de La spada nella roccia. E non potrebbe essere altrimenti! La sequenza in cui Merlino rimpicciolisce ogni oggetto della casa, agitando la bacchetta a ritmo di hockety pockety wockety wack è… pura magia. Ma come è nata l’idea per questo brano?

Robert Sherman e Richard Sherman
Robert Sherman (a sx) e Richard Sherman (a dx).

Il film uscì nelle sale nel 1963, ma ci vollero circa tre anni per l’intera produzione. Questo significa che gli Sherman iniziarono a lavorare con Merlino, Artù & co. intorno agli inizi degli anni Sessanta. A quell’epoca, la loro esperienza in tema di colonne sonore era piuttosto scarsa. Infatti, La spada nella roccia fu il loro primo lavoro come compositori ufficiali di un’intera soundtrack.

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Prima di allora, Robert e Richard Sherman si erano dedicati alla composizione di singoli brani, come il celebre Tall Paul, cantato da Annette Funicello per lo show Mousekeeters o Strumming song, primo pezzo da loro appositamente scritto per una produzione Disney (The Horsemasters, film per la tv in due parti).

Fratelli Sherman insieme a Annette Funicello.
I fratelli Sherman insieme a Annette Funicello.

La poca esperienza, tuttavia, non impedì a Bob e Dick di portare a casa il risultato. Ogni brano de La spada nella roccia è perfettamente integrato con le scene di appartenenza. Le melodie e i testi sono in grado non solo di incastonarsi nella memoria collettiva con estrema naturalezza, ma evocano alla perfezione tutta la magia e l’epicità di cui è pervaso il film.

Songlist de La spada nella roccia.
La tracklist de La spada nella roccia (1963). È possibile notare la presenza di un brano non ricompreso nel film. Infatti, Blue Oak Tree venne escluso. Venne altresì escluso Magic Key, pezzo molto caro agli Sherman.

A proposito di magia. Higitus Figitus è il brano magico per eccellenza. Ed è, anche, l’esempio perfetto per comprendere il metodo compositivo adottato dai fratelli Sherman. Per loro, le musiche o i testi non esistevano di per sé, ma solo a valle di dettagliate discussioni, nelle quali venivano chiariti il senso della scena, le caratteristiche dei personaggi e il taglio da utilizzare. Questo doveva essere il più originale possibile. E sempre servente la sceneggiatura, ovviamente.

Nel particolare, Higitus Figitus non era un semplice brano in occasione di un incantesimo recitato da Merlino per fare i bagagli, ma rappresentava esso stesso l’incantesimo. E, lo ricordiamo: doveva essere originale! È chiaro, quindi, che le parole magiche non potevano limitarsi al super-inflazionato abracadabra, ma dovevano spingersi oltre.

Mago Merlino.
Mago Merlino, da La spada nella roccia (1963).

Lo studio del personaggio di Merlino, un mago inglese più inglese di Beckham, di Harry Potter (e forse pure della regina Elisabetta), nonché grande invasato del latino, generò l’idea di una formula magica che suonasse un po’ british, un po’ latino antico.

Higitus Figitus Migitus Mum
Prestidigitorium

Se ve lo state chiedendo… sì: sono parole inventate. Higitus trae ispirazione da Higginbottom, tipico cognome britannico. Il resto è latino maccheronico. O si tratta forse di una vera e propria formula di magia ultra-segreta? A voi la scelta.

Un poco di zucchero

Mary Poppins.
Julie Andrews durante l’iconica scena di Un poco di zucchero. Da Mary Poppins (1964).
Titolo originaleA spoonful of sugar
FilmMary Poppins
Anno1964

L’esperienza acquisita con La spada nella roccia permise ai fratelli Sherman di aggiustare il tiro (non che ci fosse molto da aggiustare, sia chiaro). Infatti, la colonna sonora di Mary Poppins, iconica e indimenticabile dal primo all’ultimo brano, contiene una novità in termini compositivi: il leitmotiv.

Fratelli Sherman insieme a Julie Andrews e Dick Van Dyke.
I fratelli Sherman insieme a Julie Andrews (al centro a sx) e Dick Van Dyke (al centro a dx). Foto dal set di Mary Poppins.

Il leitmotiv (in italiano motivo conduttore) non è altro che un tema musicale ricorrente, una melodia – per capirci – che viene associata ad un determinato elemento della narrazione. Può trattarsi di un personaggio, di un luogo, di un oggetto o anche di un sentimento. Il leitmotiv serve ad annunciarne l’entrata in scena o anche semplicemente a completarne la messa in scena dal punto di vista sonoro.

Fratelli Sherman.
I fratelli Sherman durante le sessioni di “spotting” de La spada nella roccia.

Le canzoni che Bob e Dick avevano scritto per La spada nella roccia funzionavano benissimo all’interno delle singole scene. Tuttavia, nel quadro generale, non erano ancora perfette. Così, grazie all’aiuto di Walt, i due fratelli poterono partecipare alle sessioni di spotting del loro primo film (n.d.r.: per “spotting” si intende quel particolare processo in cui viene deciso in quali punti esatti della pellicola andranno inseriti la colonna sonora o gli effetti sonori) e comprendere i limiti delle loro composizioni. Era chiaro: ne La spada nella roccia mancavano i leitmotive!

Fratelli Sherman.
I fratelli Sherman, sempre durante le sessioni di “spotting” de La spada nella roccia.

Dopo La spada nella roccia, gli Sherman si misero al lavoro su Mary Poppins, dimostrando di aver imparato dai loro errori. Ma cosa c’entra Un poco di zucchero con tutto questo? Semplice: è il leitmotiv della tata… di Mary Poppins in persona! La melodia centrale del brano viene infatti ripetuta più e più volte nel corso della pellicola, sempre in correlazione con il personaggio interpretato da Julie Andrews. Sentite un po’ come cambia la musica quando viene inquadrata la tata per la prima volta.

Il tema di Un poco di zucchero, suonato dall’orchestra durante l’arrivo di Mary Poppins a cavallo del vento dell’est.

Ma come è nata l’idea per questa canzone? Be’… grazie a Mary Poppins ovviamente. O meglio, grazie a Julie Andrews. Ma anche grazie a Jeff Sherman, figlio di Bob. Vediamo in che termini.

Sequenza di eventi: gli Sherman completano la colonna sonora di Mary Poppins. Un poco di zucchero non esiste ancora. In compenso esiste un altro pezzo: The eyes of love, una ballad romantica. E i fratelli Sherman adorano quel brano. La Andrews non lo approva, trovandolo «troppo diretto per il suo personaggio». Il brano viene depennato. Fine. O meglio, fine dei giochi per The eyes of love. Per Un poco di zucchero, invece, fu questo il vero inizio.

Tolto di mezzo The eyes of love, infatti, restava un buco da colmare. «Provate a scrivere qualcosa un po’ più catchy» gli disse Walt Disney, «un po’ più in linea con il modo in cui Mary Poppins vede il mondo». Ma non era facile. Serviva un’idea. Idea, questa, che tardava a palesarsi. È a questo punto che entrò in scena Jeff Sherman, figlio di Bob.

Jeff Sherman.
Jeff e Bob Sherman.

Un bel giorno, infatti, il piccolo Sherman tornò a casa da scuola dopo essere stato vaccinato contro la poliomielite. Il padre – che si stava arrovellando per trovare un’idea per la canzone – gli chiese com’era andata, se gli avessero fatto male. E il piccolo Jeff rispose:

«No, hanno messo dello zucchero su un cucchiaio insieme alla medicina, e io l’ho mandata giù».

Fu così che il giorno dopo, di mattina presto, Bob corse in studio da suo fratello a portargli la buona nuova: «a spoonful of sugar helps the medicine go down!» ripeteva, «a spoonful of sugar helps the medicine go down!» (in italiano: «un cucchiaio di zucchero aiuta la medicina ad andare giù», poi trasposto nel celebre «con un poco di zucchero la pillola va giù»). Dick fece il resto. Mani sul pianoforte e via. La canzone fu pronta a tempo di record.

Un’ultima curiosità: nel punto in cui il testo dice «va giù» (in inglese «go down»), la melodia disegna un intervallo di sesta ascendente. Il che vuol dire che quando la pillola va giù, la canzone va su!

Un poco di zucchero.

Supercalifragilistichespiralidoso

Supercalifragilistichespiralidoso.
Dick Van Dyke e Julie Andrews, da Mary Poppins (1964).
Titolo originaleSupercalifragilisticexpialidocius
FilmMary Poppins
Anno1964

Come la maggior parte delle cose belle, anche Supercalifragilistichespiralidoso nacque per caso. Gli Sherman, però, come sempre avevano le idee chiare. Loro volevano infatti una canzone che non fosse fine a se stessa, ma che esistesse all’interno del film come un vero e proprio elemento narrativo. Ma in che senso?

Ricorderete tutti la scena in cui Mary Poppins, insieme a Bert e ai piccoli Banks, si tuffa all’interno di un disegno urbano fatto con i gessetti colorati. Quella sequenza, oltre a essere un magnifico esempio di tecnica mista (animazione e live action), rappresenta uno snodo fondamentale all’interno della storia. Entrando nel mondo animato di Mary Poppins, Jane e Michael Banks comprendono a fondo la magia della loro tata, in grado di dare vita a una realtà alternativa che… Wanda Maximoff, spostati!

Mary Poppins disegni urbani.

Sul versante compositivo, gli Sherman – che avevano ben compreso la rilevanza di quella scena nell’impianto narrativo – volevano contribuire anche loro (e a modo loro) con una bella ciliegina: ai piccoli Banks doveva restare qualcosa di quell’esperienza soprannaturale. Ma non poteva trattarsi di un souvenir materiale. Infatti, ogni cosa di quel mondo surreale viene cancellata dalla pioggia. Serviva un souvenir che provenisse sì da quella realtà, ma che potesse resistere all’esterno dei disegni in gesso.

Doveva trattarsi di un ricordo. Un ricordo talmente unico e strampalato che poteva essere solamente frutto della magia di Mary Poppins. Da qui l’idea di creare da zero una parola atroce (atrocius in inglese), una parola dal suono spaventoso. Una parola inventata. Una parola supercalifragilistica!

«La pioggia diluisce tutta la magia e la cancella per sempre. Tuttavia, la memoria dei bambini rimane intatta ed è per questo che loro sono in grado di conservare un pezzo della magia di Mary Poppins. La ripetizione della parola durante tutto il film, è la prova che la magia di Mary Poppins è reale, e non solo il prodotto dell’immaginazione dei bambini.

Alla fine del film, il Sig. Banks – che ormai ha perso tutto – guarda i penny che gli aveva dato suo figlio. In quel momento, lui pronuncia la parola di Mary Poppins “supercalifragilistichespiralidoso“, una parola che aveva sentito dire da suo figlio. Questo gesto rappresenta l’entrata del Sig. Banks all’interno della prospettiva alternativa della tata. E così diventa ovvio: è lui il vero protagonista della storia! E la chiave della sua crescita è proprio quella parola».

Robert Sherman Jr.

Le controversie legali

Supercalifragilistichespiralidoso fu oggetto di doglianze da parte di Barney Young e Gloria Parker. I due artisti ritenevano che il brano dei fratelli Sherman avesse leso il copyright di un loro pezzo del 1949 dal titolo Supercalafajaistickespeealadojus (The Super Song). Brano, peraltro, che Young e Parker affermavano di aver proposto a Walt Disney nel 1951.

Ok. Può sembrare – a un primo ascolto – che i due pezzi si assomiglino. Potremmo dire, in giuridichese, che l’azione legale non fosse di certo manifestamente infondata. Tuttavia, la controversia si concluse con un nulla di fatto. Non c’erano prove che il brano fosse stato proposto a Walt. E nemmeno che fosse stato pubblicato nel 1949.

«La pretesa era del tutto fraudolenta».

Richard Sherman

La cattedrale

La cattedrale, Mary Poppins.
Titolo originaleFeed the birds
FilmMary Poppins
Anno1964

Ancora Mary Poppins? Assolutamente sì. La cattedrale, più comunemente nota col titolo originale Feed the Birds, non è solo un brano straordinario. E non è solo il brano preferito di Walt Disney. Feed the Birds è il brano che trasformò Dick e Bob negli Sherman Brothers. Non potevamo non parlarne. Com’è nata quindi questa canzone?

La genesi di Feed the Birds è poco chiara. Quello che si sa, però, è che P. L. Travers non era contenta del brano. Come per la maggior parte delle canzoni proposte dagli Sherman, anche Feed the Birds venne presa di mira dalle ossessioni della Travers. Vediamo in che termini.

TIME OUT: se vi state chiedendo chi sia Pamela Travers, non possiamo che consigliarvi la visione di Saving Mr. Banks, presente nel catalogo di Disney+. Ma, detto in due parole, la Travers (1899-1996) era una scrittrice. Sia chiaro, non una scrittrice qualunque: Pamela Lyndon Travers era l’autrice dei libri di Mary Poppins. Ah, sì: aveva un caratteraccio.

Pamela Travers insieme a Julie Andres e Walt Disney.
P. L. Travers (a destra), insieme a Julie Andrews e a Walt Disney.

Quando i fratelli Sherman le suonarono Feed the Birds, la Travers la trovò carina, ma poco adatta a una voce maschile (di solito era Richard Sherman a suonare e cantare le canzoni durante le prove). Così Bob chiamò una segretaria dello staff Disney, la quale cantò di nuovo il pezzo. Ma la Travers non era ancora contenta. Infatti, disse che la colonna sonora del film avrebbe dovuto essere del periodo Edoardiano (che va da inizio ‘900 fino alla tragedia del Titanic del 1912), posto in ogni caso che il brano british per eccellenza era – a suo avviso – Greensleeves. E che doveva essere inserito nella colonna sonora.

Qui una bellissima versione orchestrata di Greensleeves, tratta (ironia della sorte) proprio da una raccolta di brani natalizi di Julie Andrews.

Alla fine, gli Sherman la ebbero vinta. Niente Greensleeves. E Feed the Birds entrò a far parte della colonna sonora di Mary Poppins, sia pure senza la benedizione della Travers. Ma non finisce qui. Abbiamo detto, sopra, che Feed the Birds fu determinante per la carriera degli Sherman. In che senso?

La leggenda narra che Walt Disney adorasse Feed the Birds. Il suo brano preferito in assoluto. Al punto che di venerdì, a fine giornata, capitava spesso di vederlo intrufolarsi nello studio di Dick e Bob per farsela suonare dal vivo. «Suonate quella della vecchietta dei piccioni» diceva. E Richard partiva. Mi bemolle minore. La bemolle minore. La diminuito. La bemolle minore sesta. Un’armonia indimenticabile.

Early each day to the steps of Saint Paul’s
The little old bird woman comes

La cattedrale qual simbol d’amor
vi da il benvenuto al mattin

Un giorno, dopo la sua dose settimanale di Feed the Birds, Walt disse: «ruota tutto intorno a questa, giusto?» (in inglese: «that’s what it’s all about, isn’t it?»). Poi guardò i due fratelli. «A voi piace scrivere, non è vero?». «Sì, signore» dissero. Pausa. In quell’istante, gli Sherman erano ancora Dick e Bob. Poi Walt fece: «vi piacerebbe scrivere per me?». Dick e Bob dissero di sì. Il resto è storia.

Fratelli Sherman agli Oscar.
I fratelli Sherman e Julie Andrews alla cerimonia degli Oscar (1965). Richard e Robert Sherman si aggiudicarono due statuette ciascuno, una per la miglior canzone (Cam-caminì) e una per la miglior colonna sonora.
Non c’è unanimità in merito ai titoli della versione italiana delle canzoni di Mary Poppins.

Voglio essere come te

Re Luigi e Mowgli.
Titolo originaleI wan’na be like you
FilmIl libro della giungla
Anno1967

Ooh-bee-doo (hoop-dee-wee), I wanna be like you-uh-uh (hap-dee-doobe-doowop). Scusate.

Dunque, Il libro della giungla. India centrale, giungle selvagge del Madhya Pradesh: un bimbo viene trovato in una cesta di vimini da una pantera nera, che lo cresce come un figlio. La pantera si chiama Bagheera, il bambino Mowgli. La conoscete tutti la storia.

Schizzo da Il libro della giungla.
Uno dei primi schizzi per Il libro della giungla.

Prima di essere uno dei più grandi Classici Disney, Il libro della giungla era “solo” un libro. O meglio, una raccolta di racconti. Scritto da Rudyard Kipling (quello de Il fardello dell’uomo bianco) e pubblicato nel 1894, Il libro della giungla attirò ben presto l’attenzione di Walt Disney, che affidò la sceneggiatura a Bill Peet (animatore e sceneggiatore Disney di vecchia data). Il lavoro di Peet, però, non soddisfò le aspettative di Walt. Buio, drammatico, oscuro: Il libro della giungla di Peet era – in una parola – pesante. Venne scartato.

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Peet lasciò gli Studios nel 1964. Serviva un approccio completamente diverso, più disneyano. La sceneggiatura venne quindi affidata a Larry Clemmons (anch’egli in Disney da molti anni). E le musiche, dopo il grande successo di Mary Poppins, ai fratelli Sherman. Non tutte però. Infatti, Lo stretto indispensabile (titolo originale: The bare necessities), scritta da Terry Gilkyson per la versione di Peet, venne mantenuta nell’opera finale.

Baloo e Mowgli.

Anche per Il libro della giungla, gli Sherman si misero al lavoro a modo loro: partendo da un’idea, non dalla musica (o dalle parole). In soldoni, l’idea era di prendere le caratteristiche dei vari animali della giungla e portarle all’estremo. E poi… Shermanizzare il tutto con la musica. Dei vari animali presenti nel film, vogliamo qui concentrarci sulle scimmie. Dunque, pensarono gli Sherman, le scimmie si dondolano sugli alberi (in inglese to swing). E Re Luigi è il re delle scimmie.

«We’ll make him the king of the swingers. That’s the idea, we’ll make him a jazz man»

«Lo renderemo il re degli swingers. È questa l’idea, lo renderemo un jazzista».

Infatti, to swing, oltre al significato letterale di dondolarsi, significa anche swingare, nel senso di suonare un particolare tipo di musica jazz (lo swing, per l’appunto). L’idea piacque molto in casa Disney. Così gli Sherman vennero spediti a Las Vegas per proporre I wan’na be like you (in italiano: Voglio essere come te) a Louis Prima e alla sua band Sam Butera & The Witnesses, individuati dalla Disney come possibili interpreti.

«Volete farmi diventare una scimmia? Ci sto!»

Louis Prima ai fratelli Sherman

Il risultato fu straordinario. Louis Prima era il perfetto king of the swingers. D’altronde, com’è stato osservato molte volte, non si può pronunciare primate senza Prima. Il suo modo di ballare a tempo di swing, di girare per il palco trasportato dalle note della sua tromba, di coinvolgere il resto della band, di focalizzare l’attenzione su di sé. Tutto questo colpì non solo gli Sherman, ma anche gli animatori de Il libro della giungla.

Louis Prima e Re Luigi.
Louis Prima e il suo alter ego Re Luigi.

Sebbene non presenti durante le sessioni di Las Vegas, gli animatori poterono guardare e riguardare la performance di Prima e della sua band grazie a un filmato fornito dagli Sherman. Ogni singolo movimento venne quindi studiato frame per frame e adattato alle movenze delle scimmie. Fu così che prese vita una delle scene più iconiche di casa Disney. Voi ve la ricordate?

Il libro della giungla è importante anche per un altro, triste, motivo. Il 15 dicembre 1966, prima che la produzione del film fosse completata, Walt Disney morì all’età di 65 anni. Gli Studios rimasero chiusi per un giorno intero e poi ripartirono il giorno seguente. Era la fine di un’era.

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Scale e arpeggi

Scale e Arpeggi.
Titolo originaleScales and arpeggios
FilmGli Aristogatti
Anno1970

Il contributo dei fratelli Sherman alla colonna sonora de Gli Aristogatti è limitato a due sole canzoni. La prima, cantata da Maurice Chevalier, è il brano dei titoli di testa. Chevalier, che si era ormai ritirato, decise di accettare la proposta degli Sherman: in allegato, infatti, c’era un nastro con la registrazione di Richard mentre cantava il pezzo in questione… imitando Chevalier (con accento francese e tutto il resto). Che sia stato questo a convincerlo a rientrare in scena?

Fratelli Sherman e Maurice Chevalier.
I fratelli Sherman, insieme a (da sx a dx) Tutti Camarata, Maurice Chevalier e Hayley Mills, dalle sessioni di registrazione di “Enjoy it”, brano tratto dal film I figli del capitano Grant (1962).

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Il secondo brano è Scale e Arpeggi. Anche per questa canzone gli Sherman misero in atto il loro – ormai consolidato – metodo compositivo. In questo caso, l’idea era molto semplice: partire dalla sceneggiatura e mascherare la canzone all’interno della scena, come un elemento integrante della stessa (più o meno come per l’incantesimo higitus figitus).

Duchessa e i gattini.

Infatti, Scale e Arpeggi prende vita da alcuni esercizi elementari di pianoforte: scale (do-re-mi-fa-sol-la-si-do) e arpeggi (do-mi-sol-do-do-sol-mi-do), per l’appunto. Questi esercizi, che di per sé nulla avrebbero di originale, vengono però presi dagli Sherman e portati a un livello successivo. La canzone, nella sua estrema semplicità, è doppiamente giustificata.

  • Dal punto di vista narrativo è perfettamente inglobata all’interno della scena. I gattini, appartenenti all’alta nobiltà parigina, vengono istruiti alle belle arti, tra cui il pianoforte. Gli esercizi di solfeggio fanno quindi parte della loro routine: il pezzo è del tutto coerente con la sceneggiatura.
  • Dal punto di vista armonico, poi, il brano è giustificato anche nella sua semplicità. Si tratta infatti, come appena osservato, di esercizi elementari di pianoforte. I gattini sono ancora dei cuccioli ed è chiaro che non avrebbero potuto dedicarsi a esercizi più complessi. Il loro livello con lo strumento determina la complessità armonica di Scale e Arpeggi: un brano che appare quindi necessariamente semplice.

It’s a small world (after all)

New York World's Fair 1964
Vista aerea della New York World’s Fair 1964-65.

Cosa c’entra la Fiera Mondiale di New York del 1964 con i fratelli Sherman? E con It’s a small world (after all)? Una cosa alla volta. La New York World’s Fair 1964-65 aprì i battenti il 22 aprile del ’64 per due stagioni (di 6 mesi ciascuna), fino al 17 ottobre 1965. Con 140 padiglioni, sviluppata in un area di oltre 260 ettari fra Brooklyn e Long Island, la NYWF ’64 fu una delle più grandiose esposizioni mondiali di sempre. Tuttavia non vi prese parte l’Italia, come molti altri paesi Europei.

Il tema ufficiale dell’expo era Peace Through Understanding (ovvero, pace attraverso la comprensione) ed era dedicata alle conquiste dell’umanità, in un mondo che rimpicciolisce all’interno di un universo in espansione (Man’s Achievements on a Shrinking Globe in an Expanding Universe). Si trattava, in poche parole, di un’esposizione internazionale delle più importanti scoperte scientifiche, tecnologiche e culturali degli ultimi anni. Il simbolo dell’evento era la cd. Unisfera, un globo di acciaio inox del diametro di 37 metri.

Unisfera.

Ovviamente, anche qui c’era lo zampino di Walt. All’interno del padiglione UNICEF, infatti, era presente un’attrazione dal titolo It’s a small world. In essa, una barchetta da 16 posti conduceva i visitatori – galleggiando su di un fiumiciattolo – attraverso varie stanze, ognuna decorata con diorami e scenografie rappresentanti le varie culture del mondo. L’idea era quella di poter attraversare il mondo intero in una manciata di minuti, di abbattere i pregiudizi, di valorizzare le diversità e di sottolineare l’uguaglianza sociale tra popolazioni e culture.

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Padiglione UNICEF 1964 a New York.

Il sottofondo musicale dell’attrazione era una canzone scritta appositamente dai fratelli Sherman. Inizialmente, doveva trattarsi di un miscuglio dei vari inni nazionali, ma ne uscì un pezzo estremamente cacofonico. Gli Sherman, quindi, se ne vennero fuori con un brano diverso, in grado di sintetizzare al meglio i valori UNICEF: era l’ennesimo brano indimenticabile.

It’s a world of laughter
A world of tears
It’s a world of hopes
And a world of fears
There’s so much that we share
That it’s time we’re aware
It’s a small world after all

There is just one moon
And one golden sun
And a smile means
Friendship to everyone
Though the mountains divide
And the oceans are wide
It’s a small world after all

È un mondo di risate
Un mondo di lacrime
È un mondo di speranze
E un mondo di paure
Condividiamo così tante cose
Che è il momento di capire
Che è un piccolo mondo, dopo tutto

C’è una sola luna
E un sole dorato
E un sorriso significa
Amicizia per ognuno
Nonostante le montagne dividano
E gli oceani siano estesi
È un piccolo mondo, dopo tutto

«La gente la considera una canzonetta» dice Richard Sherman, «ma è una preghiera per la pace». «Dobbiamo imparare a vivere insieme e a rispettare il prossimo» continua l’autore, «altrimenti ci annienteremo a vicenda». Ed è esattamente questo lo spirito di It’s a small world (after all).

Tuttavia, il pezzo viene anche ricordato per il suo elevatissimo coefficiente di tormentone. La sua capacità di annidarsi nella mente delle persone e di prosperare per i secoli dei secoli è ormai un basic joke nella cultura statunitense. Tanto che persino la Disney stessa ha deciso di riderci su in una scena de Il re leone (qui il video).

Siamo arrivati alla fine di questa carrellata. Per concludere, ci teniamo a ricordare che i pezzi trattati in questo articolo riescono a rendere conto solo in minima parte del lavoro di Richard e Robert Sherman. Per questo, il nostro consiglio è di tuffarvi nella musica degli Sherman e… di lasciarvi trasportare!

Esistono infatti numerosissimi brani minori, o anche solamente poco conosciuti, concepiti dalle menti geniali dei fratelli. Ognuno di essi racchiude in sé un mondo impossibile da descrivere con le parole, ma che merita di essere conosciuto. Se poi volete saperne di più sulla loro vita, sul loro rapporto conflittuale e sulla loro carriera, vi consigliamo la visione di The Boys: la storia dei fratelli Sherman (presente su Disney+).

Giacomo Lamonica

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Immagini © Disney

Fonti

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