L’improbabile prima traduzione di Paperino e il terrore di Golasecca

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Paperino ha navigato sul Ticino. Stupiti? Forse non tanto: del resto, non sarebbe la prima volta che la banda dei Paperi avrebbe fatto capolino in Italia. È più interessante la natura di questa specifica gita nel Bel paese, poiché, di fatto, non è mai avvenuta!

Com’è successo? Cosa c’entra il Mostro del Lago di Como? E in che senso Paperino (non) ha navigato sul Ticino? La risposta, intuibile, deve ricercarsi in un adattamento molto libero di una classica storia di Carl Barks: Paperino e il terrore di Golasecca, in originale Donald Duck in: “The Terror of the River!!”. Andiamo con ordine e risaliamo il fiume fino a Venezia.

Paperino e il terrore di Golasecca

A causa di una poco opportuna sequela di starnuti, Paperino acquista una casa galleggiante presso un’asta pubblica. Recatosi insieme ai nipoti dov’è ormeggiato il battello, impara a sue spese che condurre un’abitazione natante lungo il fiume non è affatto banale! Dopo una serie di peripezie, la famigliola di Paperi si imbatte addirittura in un serpente fluviale, un mostro gigantesco che terrorizza le acque circostanti e con cui giungeranno a una resa dei conti.

Ecco, dove si trova?

Non vi anticipiamo gli sviluppi finali della storia per non rovinare un’eventuale prima lettura. Vi sembra, però, che tutto sommato non ci sia nulla di particolarmente anomalo? Sbagliato! Abbiamo omesso il particolare più singolare: nelle prime edizioni italiane dell’avventura, Paperino scopre che il suo battello si trova… a Golasecca sul Ticino, in provincia di Varese.

Un bel viaggetto

In lingua originale le disavventure dei Paperi si svolgono presso la cittadina fittizia di Floodout (letteralmente, allagamento), in Ohio, dove zio e nipoti navigano lungo il Mississippi per raggiungere New Orleans. L’adattamento italiano, tuttavia, sfrutta l’ambientazione fluviale per infarcire la storia di riferimenti a nomi e località tipicamente nostrane. Questo accade sin dalla primissima pubblicazione della storia nel Bel Paese, su Topolino giornale 653-664 del 1947, e prosegue almeno fino agli anni Ottanta: le immagini presenti in questo articolo, infatti, provengono dal volume Buon compleanno Paperino! del 1984.

La geografia non è un’opinione

I più attenti si saranno già accorti di un’ulteriore incongruenza presente in questa traduzione molto libera. Uno dei nipotini sostiene che Golasecca sul Ticino si trovi a 2400 miglia da Paperopoli: circa 4000 chilometri. Questo però… è impossibile! Percorrendo 4000 km da Golasecca in direzione degli Stati Uniti, si finirebbe… in un punto imprecisato dell’Oceano Atlantico settentrionale!

Il Calisota (lo Stato dove sorge la metropoli dei Paperi), se considerato affine alla California, disterebbe almeno 9000 km, più del doppio di quanto dichiarato dal paperotto. Anche volendo considerare i Paperi come ubicati in Italia (un dato né confermato né smentito, all’epoca dell’adattamento), la distanza che intercorrerebbe tra Golasecca e il punto più a sud d’Italia, Lampedusa, sarebbe “solo” di poco superiore ai 1000 chilometri.

Appurata la totale libertà di questo primo adattamento (non solo per quanto riguarda l’aderenza alle ambientazioni originali, ma anche alla reale geografia) ricostruiamo il viaggio dei Paperi lungo il Ticino (sic!) e capiamo cosa c’entri il fantomatico mostro del lago di Como in questa vicenda.

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Paperino sul Ticino

Dunque: Paperino raggiunge Golasecca, in provincia di Varese. E poi? Dove vuole andare? Cosa vuole vedere? Dove si muove? Niente paura, l’enigma non è di difficile risoluzione. È proprio il nostro eroe a descrivere nei minimi particolari tutte le tappe del suo viaggio.

Chioggia >>>>> New Orleans

Un bel viaggetto, no? Mentre trangugia dei fiocchi d’avena, Paperino afferma di voler partire da Golasecca sul Ticino per giungere a Pavia, poi deviare lungo il Po per attraversare Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e approdare sulla laguna! Quanta di questa traversata compariva nel testo originale? È presto detto: nulla.

In principio, come si è detto, la casa natante acquistata da Paperino si trova nell’Ohio (che, in effetti, dista circa 2400 miglia dalla California).

E poi? Quanto del tragitto decantato da Paperino trova risconto nella storia originale? Anche qui, niente di niente. Il balloon originale è molto più striminzito e contiene la sola destinazione finale della famigliola di Paperi: New Orleans.

L’adattamento di Guido Martina e la nuova traduzione

L’adattamento è probabilmente opera di Guido Martina, all’epoca uno dei pochissimi (se non l’unico) in forza alla redazione di Topolino a conoscere l’inglese. Martina fu il responsabile della maggior parte delle traduzioni barksiane del periodo, talvolta decisamente libere – si pensi al professor Sentimento Cuorcontento di Sacramento (California) in Paperino e il mistero degli Incas.

In molti casi, però, le scelte stilistiche e il ricchissimo lessico di Martina impreziosirono il materiale di partenza di Carl Barks, contribuendo a imprimere a fuoco quelle storie e quei nomi nella memoria dei lettori. Questa tipologia di adattamenti, di solito, non snaturava eccessivamente l’opera originale, in un compromesso apprezzabile tra la libera invenzione e la fedeltà al testo.

La traduzione più recente dell’avventura… decisamente più fedele!

Diverso è il caso di Paperino e il terrore di Golasecca. Il Professore localizzò tutta la vicenda in Italia, probabilmente per non destabilizzare i lettori dell’epoca con pronunce e località a loro poco familiari. Il risultato finale, con Paperino che parla di Chioggia, Piacenza e Venezia come se si trovassero a due passi da Paperopoli, a distanza di anni è davvero straniante!

Negli anni Novanta la storia fu ritradotta in modo più fedele per la pubblicazione sulla testata per collezionisti Zio Paperone, nella speranza di accostarsi sempre di più al lavoro originale dell’Uomo dei Paperi. Alla luce di questo discorso, è davvero curioso come il titolo italiano abbia mantenuto il vecchio riferimento alla cittadina in provincia di Varese…

Quel mostro del lago di Como

Le curiosità non finiscono qui! Tra i riferimenti italici di cui è imbevuta la prima traduzione della storia ce n’è uno veramente speciale.

I Paperi, come già raccontato, a un certo punto si imbattono in un leviatanico serpente fluviale. I nipotini lo arpionano, ma la creatura stranamente non sanguina. In originale Qui, Quo e Qua commentano l’accaduto di fronte allo zio, visibilmente scosso, che afferma come per lui quel mostro sia sufficientemente reale.

Il secondo adattamento italiano ricalca piuttosto fedelmente le battute originali di Carl Barks:

Come se la sarà cavata la prima, estrosa traduzione? Spoiler: non troppo bene. In questo caso, l’adattamento imbocca una strada tutta sua, tirando in ballo l’avvistamento di un terrificante mostro nelle acque del lago di Como. Paperino coglie la palla al balzo e si mette a ipotizzare lo spostamento della bestia con notevole dovizia di particolari e invidiabile conoscenza della geografia lombarda.

Paperino e il terrore di Golasecca è una storia del 1946, pubblicata in Italia per la prima volta nell’agosto del 1947. Nel novembre del 1946 tutti i giornali della penisola avevano riportato la notizia dell’avvistamento di un mostro terribile. Il luogo era il pian di Spagna, a due passi da Colico, là dove si uniscono la Valtellina e la Val Chiavenna e le province di Sondrio, Lecco e Como si confondono. Due cacciatori – si raccontava – avevano visto, a una decina di metri dalla riva, emergere una grossa testa squamata, di colore ramato.

Larry, il lariosauro

I giornalisti intendevano alleviare il morale di una nazione appena uscita dalla guerra con una notizia più frivola e leggera, che potesse “rinfrescare” gli animi lacerati dei connazionali: il problema fu che ci riuscirono fin troppo. Da quel momento si scatenò una vera e propria psicosi del mostro, con autentici pellegrinaggi nella zona lariana. Pescatori, appassionati di paranormale e scienziati si affollarono lungo le sponde del lago, cercando di scorgere quello che oggi è stato soprannominato Larry, il mostro del lago di Como.

Guido Martina non si fece sfuggire una tale occasione e inserì un esplicito riferimento a Larry il lariosauro nella storia di Barks. Una coincidenza fortuita, che Martina sfruttò per rendere ancora più caratteristica e in un certo senso attuale la sua traduzione. Non arrivò tardi: all’avvistamento del 1946 fecero seguito altre testimonianze negli anni a venire. Il mostro del lago di Como oggi è diventato una autentica leggenda, di cui esistono numerosi avvistamenti ma, purtroppo, nessuna fotografia. Carl Barks, scettico com’era e come ci ha insegnato a essere, sarebbe tornato a lavorare con un sorrisetto beffardo.

Mattia Del Core

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Apparato iconografico © Disney

Fonti:

Il mostro di Colico

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