Perché Topolino e l’unghia di Kalì è il giallo perfetto

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Italia, 1958. Lasciata alle spalle una complicata prima metà di secolo, si respira un clima di maggiore ottimismo, che fa da cornice al miracolo economico che accompagnerà l’Italia durante gli anni Sessanta. La maggiore diffusione delle automobili e l’arrivo della televisione sono i simboli di questo rinnovamento (i primi televisori entrano nelle abitazioni degli italiani a partire dal 1954). Riviste e nuovi media contribuiscono alla percezione di un periodo di rinascita sociale e culturale nel quale anche il mondo dell’arte è in continuo aggiornamento. Quando nelle edicole italiane compare la meravigliosa Topolino e l’unghia di Kalì, storia annoverabile tra i classici del fumetto Disney italiano, il pubblico è pronto ad accoglierla.

Sceneggiatura e disegni sono opera del Maestro veneziano Romano Scarpa, mentre l’inchiostrazione è a cura di Luciano Gatto. Ma come mai questa storia di evidente stampo giallo si è imposta come un classico senza tempo e una delle migliori avventure di Topolino? Proviamo a capirlo facendo… qualche passo indietro!

La genesi del giallo

Tradizionalmente, l’atto di nascita del genere giallo viene fatto coincidere con la pubblicazione del racconto I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe (1841). Assieme a quest’ultimo, tra i più importanti autori che si sono cimentati nella scrittura di romanzi gialli è opportuno menzionare Sir Arthur Conan Doyle (il cui personaggio più famoso è sicuramente Sherlock Holmes), Agatha Christie (creatrice, fra gli altri, di Hercule Poirot) e Georges Simenon (ideatore del Commissario Maigret).

Col passare del tempo, il genere fu approfondito anche al cinema. Già nel 1923 fu prodotto Il segno dei quattro, dall’omonimo romanzo di Doyle, per la regia di Maurice Elvey. Tuttavia, fu soprattutto durante il Secondo Dopoguerra che si accentuò la produzione cinematografica di film gialli e polizieschi, a cui già stava dando un enorme contributo Alfred Hitchcock. Tra le altre cose, il regista britannico si distinse per l’utilizzo della suspense, ottenuta grazie alla discrepanza tra la conoscenza complessiva degli eventi da parte dello spettatore e quella necessariamente limitata del protagonista. In sintesi: chi guarda conosce pericoli e dettagli di cui il detective o la vittima è all’oscuro e di conseguenza sa cosa potrebbe spettare ai personaggi. Si genera così un climax ascendente di ansia e di attesa.
Nella storia in questione, il lettore in realtà condivide gran parte delle preoccupazioni dei protagonisti, restando all’oscuro della verità per gran parte della vicenda.

Sono facilmente individuabili vari elementi ascrivibili al giallo, ma fa capolino anche un altro sottogenere, ossia quello dello spionaggio. Fu proprio nel periodo di stesura dell’opera che i servizi segreti consolidarono l’importanza del proprio ruolo, con l’imperversare della Guerra Fredda. Nello stesso periodo ci fu l’exploit del personaggio di James Bond, creato da Ian Fleming nel 1953, le cui vicende furono trasposte sul grande schermo a partire dagli anni Sessanta.

Tutte queste suggestioni ci permettono di collocare Topolino e l’unghia di Kalì nel giusto contesto storico e artistico.

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Topolino e l'unghia di Kalì
Prima pagina di Topolino e l’unghia di Kalì

Alla scoperta di Topolino e l’unghia di Kalì

Supponete ragazzi, di udire una notte dei suoni inarticolati provenire dal salotto e di trovarvi poi una statuetta della dea Kalì! Cosa dedurreste, da tutto questo? Strano, no? Topolino si trovò per l’appunto invischiato in un caso del genere! Ma… andiamo con ordine!

Questo l’incipit di Topolino e l’unghia di Kalì, il cui tono sembra anticipare quello della frase introduttiva della serie di genere fantascientifico Ai confini della realtà (The Twilight Zone, nata nel 1959), in cui lo spettatore si trova catapultato di fronte a fatti insoliti o inspiegabili. La storia si dipana a seguito del furto dell’unghia di una statua della dea indù Kalì. La vittima è Rick Purcell, un riccone amico di Minni (a cui quest’ultima ha intenzione di regalare un disco dei Canti della siccità), appassionato di etnologia e collezionista di antichità provenienti da posti esotici. I sospettati sono gli ospiti della villa, su cui Topolino indagherà con l’aiuto di Pippo. La centralità nella storia dell’alta borghesia è un elemento che contraddistingue i gialli dell’epoca.

Nelle notti a seguire un’ombra somigliante proprio alla dea Kalì (che richiama vagamente la sagoma di Macchia Nera in Topolino e il mistero di Macchia Nera) si insinua in alcune abitazioni, produce suoni infernali, scrive “Bah!” sui muri e si dilegua velocemente.

Topolino e l'unghia di Kalì

Come accennato, la storia ha una struttura narrativa che rispetta i canoni del giallo deduttivo, e in particolare quello delle detective stories, con un crimine irrisolvibile e un investigatore geniale. Più nel dettaglio, la narrazione segue questo schema: delitto/furto, indagine e confessione. È inoltre divisa in due tempi e ciò contribuisce a conferire all’opera un taglio cinematografico. La struttura è classica, ma nonostante l’atmosfera misteriosa, Scarpa non rinuncia alla consueta ironia.

I personaggi di un giallo sono sempre gli stessi: la vittima, l’investigatore, l’aiutante, i sospettati e il colpevole. Essi non solo sono i personaggi principali della storia: la descrizione dei loro atteggiamenti contribuisce ad alimentare il mistero e ha la precisa funzione di distogliere lo spettatore dalla soluzione finale favorendo il colpo di scena.

Topolino e l'unghia di Kalì

Nei meandri della storia

La vittima

Topolino e l’unghia di Kalì inizia con il tour dei vari cimeli di villa Purcell (a cui partecipano Minni, Topolino e Pippo), di cui il pezzo forte è proprio l’unghia ricavata da un materiale raro che, pochissimo tempo dopo essere stata mostrata agli astanti, sparisce misteriosamente. A nulla serve allertare le autorità: Basettoni, dopo aver constatato che l’oggetto del furto è soltanto un’unghia, lascia l’abitazione indignato. Minni convince Purcell ad affidare l’indagine a Topolino.

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Topolino e l'unghia di Kalì
Il momento in cui in Topolino e l’unghia di Kalì viene scoperto il furto

All’inizio della storia vengono quindi rivelati il reato e la vittima. Quest’ultima è ovviamente un personaggio fondamentale: analizzando il suo carattere, le sue conoscenze, i suoi rapporti con i sospettati, i suoi punti deboli e i suoi segreti, si può iniziare a capire quale possa essere l’eventuale movente che ha spinto il colpevole a compiere il delitto. Nel caso di Rick Purcell, possiamo osservare un personaggio sicuramente eccentrico, vista la sua collezione, di alto rango sociale (i suoi ospiti sono tutte persone note) e apparentemente esagitato: non esita a chiamare le autorità per la sparizione di una semplice unghia che pare senza alcun valore, se non affettivo.

L’investigatore

L’investigatore si fa carico della faccenda e Romano Scarpa sceglie ovviamente come personaggio Topolino per ricoprire tale ruolo. E non a caso. È l’eroe per antonomasia, che non teme la complessità del suo compito. Il suo metodo lavorativo è simile al modus operandi di Sherlock Holmes. Sin da subito analizza e deduce con delle tecniche quasi da laboratorio, estrapola informazioni con abilità e arguzia, non si lascia intimorire dai depistaggi del ladro ed è sempre fedele alla sua indole razionale.

Topolino e l'unghia di Kalì

Ciò che balza subito all’attenzione del lettore è che, come Sherlock Holmes, Topolino è un detective non convenzionale che riesce a divincolarsi nel labirinto del caso grazie alle sue sole doti deduttive. Il crimine è fuori dall’ordinario: l’autore valorizza a maggior ragione il lato intuitivo del personaggio ma rende anche il lettore consapevole della difficoltà del caso.

L’aiutante

Di sicuro, Topolino non è mai solo nella sua odissea. Il suo aiutante è Pippo, l’amico che gli resta fedele in tutte le situazioni. Quello tra il detective e la sua spalla è un rapporto classico dei gialli, molto simile, ad esempio, a quello tra Holmes e Watson oppure tra Poirot e Hastings. È un personaggio fondamentale per aiutare a comprendere i passaggi dell’indagine. Molto spesso, infatti, ha bisogno di spiegazioni aggiuntive da parte dell’investigatore e, in questo modo, si pone come intermediario tra il lettore e la storia. In più, ha anche un ruolo preciso nella risoluzione dell’enigma poiché sovente, fraintendendo gli indizi, ispira l’investigatore. Nel caso di Pippo, la sua presenza goffa e impacciata assume un valore aggiunto in quanto aiuta l’autore nell’intento di rendere il giallo più leggero.

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Topolino e l'unghia di Kalì

I sospettati

I sospettati sono personaggi essenziali alla riuscita dell’intreccio: sviano l’investigatore e il lettore dalla verità. Nel caso di Topolino e l’unghia di Kalì, si può notare il lavoro meticoloso svolto da Scarpa per conferire loro la giusta espressività e le movenze adeguate, affinché appaiano sin da subito colpevoli.

In questa storia gli indagati sono quattro: Mayne Mansfielp, un’attrice che ha un’eccessiva fretta di andare via (e il cui nome è un riferimento alla star dell’epoca Jayne Mansfield); il professor Hito, dagli atteggiamenti loschi; il campione sportivo Joe Acchiappa; il domestico indiano (che richiama il classico maggiordomo dei racconti gialli).

Topolino e l'unghia di Kalì
I principali sospettati

Non riuscendo a trovare alcun indizio importante, Topolino lascia che i sospettati tornino a casa, per poi iniziare i pedinamenti. L’indagine si concentra inizialmente su Joe Acchiappa. Tuttavia, il suo atteggiamento sospetto è dovuto al fatto che vuole tenere nascosta al suo allenatore la propria passione per le praline al rum. In questo caso l’autore sembra voler ricordare il Proibizionismo, ossia il divieto di produrre e vendere alcolici in vigore negli USA dal 1920 al 1933, fenomeno che aveva provocato diffuse attività di contrabbando e che spesso è stato rappresentato nei film sui gangster e sulla criminalità organizzata.

È poi il turno del professor Hito, il quale rivela un comportamento ambiguo: custodisce gelosamente un piccolo oggetto di osso, che ha tutta l’aria di essere un’unghia. Si aggira fischiettando per le strade della città e si ferma per due volte alla porta di due diverse abitazioni: tre fischi brevi seguiti da uno lungo, un codice grazie al quale viene accompagnato da due ceffi fino a una terza abitazione. Topolino e Pippo li seguono fin lì e scoprono che l’unico intento del professor Hito è di giocare d’azzardo con i suoi amici.

Resta l’ultima ospite: Mayne Mansfielp. Topolino si dirige alla sua residenza dalla quale sente provenire urla bestiali, come quelle prodotte dalla dea Kalì. Il mistero sembra essere risolto: la ladra è Mayne… se non fosse che quel baccano altro non è che il tentativo mal riuscito dell’attrice di cantare. Anche questa pista si rivela essere un fiasco e Topolino brancola nel buio.

La svolta

Intanto le visite dell’ombra demoniaca continuano a ripetersi e il detective non ci vede chiaro finché non individua un elemento comune. Ogni inquilino aveva una copia del vinile dei Canti della siccità (lo stesso che Minni intende regalare a Purcell), acquistata nello stesso negozio di dischi. Dopo questa scoperta il suo lavoro diventa una strada in discesa che lo conduce al colpevole. Topolino ripercorre il viaggio dei dischi in una ricerca che ricorda quella per le macchine fotografiche in Topolino e il mistero di Macchia Nera.

Topolino e l'unghia di Kalì
Jim “il Largo” dopo essere stato visitato dalla dea Kalì

Confessione

Nei romanzi di Agatha Christie, Hercule Poirot, il celebre investigatore belga, segue uno schema preciso al termine delle sue indagini: riunisce sospettati e coinvolti, fornisce prove indiscutibili con una logica inoppugnabile e finisce talvolta preda della ferocia del colpevole che si è trovato inchiodato alle sue responsabilità, per poi essere salvato all’ultimo momento. Solo a questo punto avviene la confessione da parte dell’autore del crimine, inserita in questa storia con un flashback, ricreando la dissolvenza incrociata, tecnica collaudata nel cinema per svelare i retroscena del crimine. Topolino non fa eccezione e segue passo passo le fasi sopra elencate (addirittura viene aggredito e poi salvato da Basettoni). Come nei migliori romanzi gialli, il colpevole non è quello che ci si aspetta e l’autore inserisce nella trama di Topolino e l’unghia di Kalì un plot twist di tutto rispetto, lasciando i lettori a bocca aperta.

Il colpevole (attenzione: spoiler)

Trovare un colpevole credibile, ma abbastanza improbabile da non destare sospetti nel lettore, è una delle abilità di Romano Scarpa in questa storia. Infatti, l’autore del crimine altri non è che lo stesso Rick Purcell, il quale aveva inscenato il furto per poter agire nell’ombra e compiere le visite notturne senza destare sospetti.

Topolino e l'unghia di Kalì
La dissolvenza che introduce il flashback di Rick Purcell

Dai diamanti di Collins alle statue di Doyle

Dunque, in questa storia il colpevole coincide con la vittima. Un colpo di scena con cui Scarpa ha voluto giocare con i lettori, ma che non è così raro trovare nei film o nei romanzi del periodo. Inoltre, la vicenda del signor Purcell ricorda molto il romanzo La pietra di Luna (1868) di Wilkie Collins, conosciuto anche con il titolo Il diamante indiano. Nel dettaglio, nella storia di Scarpa, Rick Purcell viaggia su un piroscafo con un disco contenente un codice militare segreto, intenzionato a spedire tali informazioni all’estero. Viene sorpreso dalla guardia costiera e, nel panico, nasconde il vinile tra quelli dei Canti della siccità. Per un errore di pianificazione, non può però più recuperarlo. L’unico modo è rintracciare i successivi compratori dei dischi e ascoltarli uno a uno servendosi dell’unghia di Kalì. Ecco il motivo delle sue visite notturne: sostituiva la puntina dei giradischi con l’unghia, nel tentativo di trovare il messaggio cifrato. Era proprio lo sfregamento dell’unghia sui dischi normali a generare quei suoni orripilanti che terrorizzavano le vittime. Per sfortuna del colpevole, Minni aveva comprato il disco giusto e lo aveva nascosto a Purcell in occasione del suo onomastico.

Nel romanzo di Collins, invece, il colonnello Herncastle fa ritorno dall’India su una nave con la leggendaria Pietra di Luna. Questo particolare diamante era un ornamento di una statua indiana e, secondo la leggenda, veniva protetta da tre bramini. Per vendicarsi della famiglia per un torto subìto lascia l’oggetto in eredità alla nipote rendendola preda dei tre protettori della pietra che cercano di recuperarla.

Illustrazione de I sei Napoleoni

I parallelismi con altre opere letterarie non terminano qui: la storia di Scarpa ricorda il racconto con protagonista Sherlock Holmes L’avventura dei sei Napoleoni (1904), in cui un individuo cerca una perla nera nascosta in un busto di Napoleone. Il colpevole visita regolarmente i luoghi in cui sono ospitate le statue raffiguranti l’imperatore francese, fracassandole. Ciò richiama le visite notturne di Purcell-Kalì nelle villette di Topolinia. Inoltre, esattamente come l’ispettore Lestrade de I sei Napoleoni, Basettoni inizialmente non sembra dare peso all’importanza dei furti. Infine, come ne L’unghia di Kalì si sospetta del domestico indiano, anche nell’opera di Doyle viene accusato uno straniero, l’immigrato italiano Beppo.

Kalì: una dea dalle unghie affilate

Kālī ( in sanscrito काली), nel pàntheon hindu, è la rappresentazione della consorte del dio Śiva, nonché la sua controparte spietata, malefica e portatrice di distruzione. Spesso viene raffigurata come una creatura nera, di solito con quattro braccia e i rispettivi palmi rossi rivolti verso l’alto. Ad adornarle il collo una collana di teschi dei suoi nemici, conferma della sua opera distruttrice (a seguito della quale c’è la rinascita). Kalì è dunque simbolo della forza primordiale femminea della Natura, ma anche “colei che detta il tempo”: è lei a determinare quando la morte deve sopraggiungere.

La dea Kalì
Un’illustrazione della dea Kalì nell’immaginario Hindu

L’unghia di Kalì può essere una sostituzione della sciabola che stringe nella mano destra nelle tipiche iconografie, ma non è l’elemento che più accomuna la versione della dea di Scarpa e quella della religione hindu. A rappresentare l’elemento di congiunzione sono indiscutibilmente l’indole vendicativa e la paura che può incutere in chi incrocia il suo cammino. Come abbiamo visto, il domestico indiano insospettisce Topolino con la sua fretta di fuggire. In realtà il malcapitato è convinto che il furto dell’unghia sia un atto blasfemo.

Topolino e l'unghia di Kalì

Le conseguenze di una simile azione non possono che essere atroci vista la natura collerica della dea. L’indiano non manca di sottolinearlo anche quando l’ombra inizia a infestare le abitazioni, borbottando tra sé e sé sulla furia della divinità. È difatti sicuro che Kalì sia irata per essere stata privata della sua unghia e che stia mettendo in opera un suo diabolico piano.

Ma perché Kalì? 

La parola chiave è esotico, dal greco eksōtikós cioè “straniero”. E se leggiamo “straniero” nel senso di “ignoto“, la ragione per cui Scarpa ha scelto una dea orientale come protagonista del suo mistero diventa più comprensibile. il Maestro veneziano non è infatti il primo a optare per l’inesplorato al fine di infittire la trama e renderla più accattivante. Prima di lui, c’è di nuovo Alfred Hitchcock con L’uomo che sapeva troppo (1956). Quello che molti non sanno è che questo film è un remake di una sua precedente opera, omonima, girata nel 1934, ma ambientata in Svizzera e non in Marocco.

L’operazione che Hitchcock attua sul secondo film è un’autentica reinvenzione del primo, che sradica lo spettatore dall’ambiente europeo calandolo in uno più ignoto, il Nord Africa. In questo modo, il cineasta ottiene un ingrediente ulteriore per la sua suspense: l’ambientazione della storia è ancora più dispersiva, facendo presagire che tutto possa accadere.

Locandina de L’uomo che sapeva troppo (1956)

Romano Scarpa non trascina i suoi lettori in Marocco, ma porta l’Oriente tra le sue vignette. In poche parole, fa in modo che ci si chieda cosa mai si possa celare dietro l’ombra sfuggente di Kalì e, soprattutto, cosa implichi la sua ira per i personaggi. Sui loro volti leggiamo il terrore: gli inquilini visitati dalla dea parlano di urla demoniache e il domestico indiano è sempre sul punto di fuggire, ma il loro destino è oscuro. Lo stesso inserviente è fondamentale: Kalì proviene dal suo Paese e, dunque, conosce i presunti eventi nefasti che stanno per abbattersi sui protagonisti. E la paura la si può leggere nei suoi occhi raggelati. Così Scarpa attira l’attenzione di chi legge, come un grande maestro del mistero.

Mica facile, scrivere un giallo disneyano

Romano Scarpa ha dedicato molto del suo ingegno al personaggio di Topolino. Lo ha impreziosito con un’ottima espressività e una notevole gestualità, facendone risaltare la personalità riflessiva, ma anche dinamica. In Topolino e l’unghia di Kalì ha realizzato una storia ben congegnata dosando con grandi padronanza dei tempi narrativi gli elementi del genere giallo e i principi disneyani.

Devo confessare di sentirmi confuso da questo essere sempre definito il più bravo. Una cosa credo senz’altro di esserla più di qualcun altro. Credo di essere il più disneyano.

– Romano Scarpa

Un tuffo nel passato prima di Topolino e l’unghia di Kalì

Tuttavia, prima di Scarpa altri autori italiani (seguendo la scia di Floyd Gottfredson) hanno tentato la strada del giallo con Topolino; altri dopo di lui ne hanno affinato ulteriormente la tecnica.

Topolino e l'unghia di Kalì
Vignette estratte da Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera

Guido Martina è stato tra i primi in Italia a introdurre la figura di Topolino detective. In Topolino e il doppio segreto di Macchia Nera (1955), grazie anche ai disegni dello stesso Scarpa, l’autore piemontese recupera le atmosfere inquietanti e angoscianti già viste con Gottfredson. Lo stile dell'”Uomo dei Topi” viene richiamato anche in Topolino e l’unghia di Kalì: nelle tavole, originariamente in bianco e nero, Scarpa utilizza la tecnica del retino tipografico.

Dopo L’unghia di Kalì

Vale assolutamente la pena menzionare autori più recenti come Silvano Mezzavilla che si è spinto ancora più in là nel forgiare il giallo disneyano inserendo nell’immaginario di Mickey Mouse figure eminenti del cinema noir. Grazie all’aiuto dei disegni di Guido Cavazzano in Topolino e la fabbrica dei sogni (1993), ad esempio, Topolino è complice di Sam Spade, protagonista del celebre film Il mistero del falco, interpretato da Humphrey Bogart. Nella stessa storia è presente un altro collega, Philip Marlowe, ossia il protagonista dei romanzi di Raymond Chandler. A quest’ultimo presta il volto Robert Mitchum sia nelle trasposizioni cinematografiche che nella storia di Mezzavilla.

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Topolino e l'unghia di Kalì
Topolino e la fabbrica dei sogni

Non solo, Mezzavila parodizza altri capolavori cinematografici dell’epoca, a partire da La donna che visse due volte Caccia al ladro di Hitchcock. La “parodia” del primo dei due film vede i disegni dello stesso Scarpa in Topolino e la sindrome visionaria (1997), mentre quella del secondo ha come protagonista un personaggio che ricorda ovviamente Cary Grant. Infatti, in Topolino e il week-end col gatto (1998) il personaggio a cui Topolino dà la caccia è un ladro-acrobata che simula le mosse di un criminale ormai ravveduto, appunto come succede nel film originale. 

Anche Tito Faraci ha dato un notevole contributo alle storie poliziesche di Topolino, coinvolgendo anche personaggi secondari. A cominciare da Manetta in La lunga notte del commissario Manetta (1997)storia che è parte di una serie dedicata esclusivamente a lui. 

Era sempre lì, sotto gli occhi di tutti. Eppure invisibile. Uno sbirro da vecchio film noir, con un sigaro incollato all’angolo della bocca, tutti i giorni lo stesso vestito e l’aria di chi, nella carriera, ha visto di tutto. Senza mai fare nulla che stare lì a vedere, appunto. Eppure a me quel personaggio sembrava interessante. Interessante e utile. Cercavo un modo nuovo per raccontare storie poliziesche, ambientate a Topolinia. E ho cominciato trovando un nuovo protagonista, che fino a quel momento era stato soltanto una comparsa.

La nera di Topolino – Storie scritte da Tito Faraci, Oscar Mondadori, 2006

Topolino e l'unghia di Kalì
Copertina di MMMM #0 – Anderville

L’esperimento più ardito a cui ha contribuito Faraci è sicuramente quello di sradicare Topolino dalla sua Topolinia trasferendolo nella città di Anderville, ambientazione di Mickey Mouse Mistery Magazine. Assolutamente diversa dalle strade in cui si era abituati a vedere in azione il nostro eroe, ricorda le atmosfere noir di New York e la corrotta California.

Tornando a Romano Scarpa…

Ciò che si evince dalle storie di Romano Scarpa è sicuramente un immenso amore sia per il cinema che per Topolino.

Calvino diceva che il compito di un grande autore/scrittore sta più nel sottrarre che nell’aggiungere e celebrava una caratteristica della scrittura a Scarpa molto cara: la leggerezza. Attraverso la sua carica umoristica, Scarpa è riuscito a distillare una sintonia preziosa tra l’intricata drammaticità del giallo e la spensieratezza di molti fumetti. Questo è un punto di forza intramontabile di Topolino e l’unghia di Kalì. A questo punto diventa pleonastico sottolineare come il linguaggio fatto di immagini di Scarpa sia arte, veicolo di emozioni. Con il suo modo di scrivere e narrare, Scarpa ha raggiunto la leggerezza tanto glorificata da Calvino; in virtù di ciò ci sentiamo di dover contraddire le sue stesse parole. 

Debbo dire che non posso, non riesco a considerarlo (il fumetto, ndr) una forma d’arte vera e propria. Non credo sia già arrivato a un grado tale da poterlo considerare un’arte, anche se sul termine arte ci sarebbe da discutere…

– Romano Scarpa

Martina Cerilli

Immagini © Disney

Fonti:
Il racconto giallo: caratteristiche principali | Homework & Muffin 
Considerazioni sulla struttura del giallo su ThrillerNord 
Perché i romanzi gialli si chiamano così? | IlLibrario 
Kalì, la “Nera”: divinità hindu tra fecondità e distruzione | Lo sbuffo 
Scarpa e l’alchimia della disneyanità | Romano Scarpa 
Un topo sulla strada dei criminali – Ripiegamenti e prospettive del giallo disneyano negli autori italiani
mymovies.it
Le grandi storie Disney – L’opera omnia di Romano Scarpa #3, Rizzoli

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