Come Toy Story 2 fu cancellato per sbaglio

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Nel corso dell’intera storia del cinema non sono molte le case di produzione che possono vantare un livello qualitativo costantemente elevato, così come sono pochi i sequel considerati migliori dei primi capitoli. Tuttavia non c’è alcun dubbio che i Pixar Animation Studios, con il lavoro svolto su Toy Story 2, rappresentino la proverbiale eccezione che conferma la regola. Con ben 23 film all’attivo, la casa di Emeryville ha quasi sempre centrato più di un bersaglio, sbancando i botteghini di tutto il mondo e ottenendo ottimi responsi da parte di critica e pubblico. Tutto questo rivoluzionando profondamente il mondo dell’animazione.

copertina pixar toy story 2
L’arte sfida la tecnologia, la tecnologia ispira l’arte” – John Lasseter

Tuttavia, nonostante l’indubbia qualità offerta dalle produzioni dello studio, quest’ultimo non è stato estraneo a momenti davvero ai limiti dell’assurdo. Inversioni di rotta, film scartati e registi scambiati fanno parte della vita di ogni casa di produzione. Nulla però è paragonabile a quello che il team creativo Pixar ha dovuto affrontare durante la produzione di Toy Story 2.

Il processo creativo e produttivo dietro al sequel del primo grande successo dello studio si trasformò lentamente in un incubo apparentemente senza fine. La Pixar, fortunatamente, riuscì a uscirne più forte e vincitrice di prima, portando in sala uno dei pochi sequel di una serie reputati dalla critica addirittura migliori dei primi capitoli.

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Espandere il mondo dei giocattoli

L’idea di prolungare la vita di Toy Story, mettendo in cantiere nuovi film sui giocattoli animati creati da Pixar, cominciò a essere oggetto di discussione circa un mese dopo l’uscita in sala del primo capitolo. I piani iniziali erano però molto diversi da quelli che ci si aspetterebbe dallo studio. Inizialmente, infatti, il secondo capitolo della tetralogia animata avrebbe visto la luce tra le mani di una Disney sempre più interessata a sfruttarne il brand.

Dal 1994 in poi la Casa del Topo cominciò a sfornare sequel dei suoi Classici più famosi per distribuirli successivamente in VHS. Trattamento che avrebbe voluto riservare anche a Toy Story 2.

il ritorno di jafar
Il Ritorno di Jafar è stato il primo tassello dell’operazione sequel.

Nonostante il filone dei sequel home video fosse composto da prodotti alquanto discutibili, il successo che riscossero questi film andò al di là delle più rosee aspettative degli addetti ai lavori. La Disney Company cominciò a incassare somme notevoli a fronte di costi di produzione irrisori. Quando però questo stesso approccio venne proposto in Pixar, ci si rese conto che il sequel di Toy Story avrebbe meritato di meglio, e lo studio decise di prendere in carico l’intero progetto.

A quel punto fu necessario nominare un regista, e dato che John Lasseter era già impegnato con la produzione e la regia di A Bug’s Life, a capo della nave fu posto Ash Brannon, già animation director del primo Toy Story. Il film cominciò finalmente a prendere forma, e per il marzo del 1997 cominciò la produzione, non senza difficoltà. Durante le prime fasi dello sviluppo infatti, il team creativo cercò di contrastare le limitazioni di budget imposte dalla Walt Disney Company, che continuava a voler distribuire Toy Story 2 direttamente in videocassetta.

ash brannon toy story 2
Ash Brannon durante il press tour di Toy Story 2

Dopo l’uscita del già citato A Bug’s Life, però, per la critica e per il pubblico si erano creati nuovi standard di qualità nel mondo dell’animazione. Standard che la Pixar aveva intenzione di rispettare anche per il sequel di Toy Story.

poster a bug's life
Poster promozionale di A Bug’s Life

Così, a Novembre di quello stesso anno, uno dei co-fondatori di Pixar, Ed Catmull, decise di proporre alla Company una distribuzione cinematografica per Toy Story 2. Una mossa azzardata. Fino a quel momento l’unico sequel Disney ad aver raggiunto il grande schermo era stato Bianca e Bernie nella terra dei canguri, che non si poteva certo definire un successo. Tuttavia, vista la qualità del materiale proposto durante quella stessa riunione, la WDC diede via libera alla release in sala di Toy Story 2, accollandosi metà delle spese di produzione.

All’inizio del 1998 venne quindi annunciato che Toy Story 2 avrebbe raggiunto le sale cinematografiche. L’ebrezza garantita dalla consapevolezza di star lavorando a una produzione così grande portò nuova linfa creativa e nuove speranze in Pixar. Un’atmosfera idilliaca spezzata da un errore madornale.

Un mistero insoluto ancora oggi.

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Toy Story 2 svanisce

Lavoravamo a Toy Story 2 usando una discreta quantità di macchine Linux e UNIX. In quelle macchine c’è un comando, rm*, che elimina istantaneamente tutti gli elementi presenti in un file system.

Oren Jacob – Supervisore Informatico di Pixar (estratto da Pixar Studio Stories – The Movie Vanishes)

1998. Era un giorno di lavorazione come tanti altri, quando il supervisore informatico del film Oren Jacob, mentre stava cercando di risolvere un problema tecnico, assiste a qualcosa di inimmaginabile. Piano piano il film stava sparendo sotto i suoi occhi. Tutti i modelli dei personaggi, gli asset e addirittura intere sequenze già completamente animate erano state eliminate nel giro di 20 secondi. Come era potuta accadere una cosa simile? L’ipotesi che fin da subito risultò più plausibile fu quella del comando rm*. Qualcuno del team aveva per sbaglio digitato il comando che eliminò in pochi secondi tutti i file del film presenti nei drive delle macchine usate dallo studio.

Vi è mai capitato che qualcosa vi cadesse dalle tasche e finisse nel water proprio mentre tiravate lo sciacquone? Ecco, quello è il comando rm*.”

Galyn Susman – Supervisore tecnico alla regia di Toy Story 2 (estratto da Pixar Studio Stories – The Movie Vanishes)

Preso dal panico, Oren Jacob chiamò il reparto sistemi e ordinò di staccare immediatamente tutti i macchinari, nella speranza di salvare il materiale. Tuttavia, appena le macchine vennero ripristinate e nuovamente accese, Jacob rimase sbigottito nello scoprire che non era rimasto nulla. Disperato, il team imboccò la strada più logica: ripristinare i file grazie ai backup effettuati durante i passati mesi di lavorazione. Non sarebbero stati comunque capaci di rimediare totalmente al disastro della cancellazione, ma in quel momento era davvero l’unica scelta sensata per il team Pixar.

Oltre al danno provocato dall’eliminazione di tutti i file del film, si aggiunse anche una beffa di portata letale. I backup dei file non potevano essere usati, erano corrotti. In più, durante il mese precedente alla tragedia della cancellazione, nessun file era stato salvato. In quel mesto clima di terrore fu subito indetta una riunione coi vertici della compagnia, per capire come rimediare al fattaccio. La discussione non portò a nulla. I file originali erano andati perduti, e i backup non potevano essere di alcun aiuto. Sembrava che niente avrebbe potuto salvare il film. Fu solo allora che il supervisore tecnico del film Galyn Susman disse “Ho una macchina a casa mia”.

Come neo-mamma desiderosa di stare coi suoi figli avevo bisogno di avere un computer a casa. Così ogni settimana copiavo il film direttamente sul mio computer.

galyn susman toy story 2
Galyn Susman

Ai tempi della produzione di Toy Story 2, Galyn Susman era appena diventata madre per la seconda volta, e così divideva il suo tempo tra il lavoro e i doveri di genitore. Per poter lavorare al film dalla propria abitazione, Susman aveva collegato la sua macchina alla rete locale e copiato l’intero albero dei file. Così facendo avrebbe potuto ricevere aggiornamenti incrementali sulla sua connessione Internet ISDN.

In pratica ogni settimana la copia lavoro personale di Galyn Susman riceveva gli aggiornamenti necessari per permettere alla donna di continuare il suo lavoro, senza rallentare i ritmi produttivi.

Le parole della Susman risuonarono nell’aula conferenze della vecchia sede Pixar come un canto di speranza e, senza pensarci due volte, lei e Jacob saltarono in auto e si precipitarono a casa sua. Arrivati a casa della Susman, lei e Jacob staccarono la macchina e la caricarono subito in auto. Come precauzione, la avvolsero in delle coperte e utilizzarono dei cuscini, oltre a fermarla con la cintura di sicurezza. Durante il viaggio di ritorno verso gli studios Jacob non riusciva a stare calmo, e dai sedili posteriori continuava a strillare verso la Susman (al volante) cose come “Stai attenta! Occhio alle buche! SBRIGATI!”. La tensione era palpabile.

unità di lavoro toy story 2
La preziossima unità della Susman

Tornati allo studio il computer venne scaricato e portato in sala macchine “con la stessa attenzione che gli antichi egizi riservavano ai propri faraoni” (come riportato da Jacob), e lì venne finalmente sistemato e avviato. Davanti agli sguardi ansiosi di decine (se non centinaia) di persone accadde l’impensabile. Il film ritornò alla vita. Tutti i file scomparsi qualche ora prima furono ripristinati grazie a una singola macchina. Sembrava impossibile. Tutti i dipendenti si lasciarono andare a un sospiro di sollievo, e Jacob per poco non svenne. Grazie alla necessità di restare accanto ai suoi bambini, Galyn Susman aveva salvato la lavorazione di un film importantissimo per la Pixar e per la storia dell’animazione tutta. Toy Story 2 era salvo. Ma non lo sarebbe stato a lungo.

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Per il bene superiore

Mentre i lavori sul film procedevano febbrili, il neo-nominato regista Ash Brannon continuava a chiedere tempo e consigli al mentore John Lasseter, dimostrando poca fiducia nelle proprie potenzialità, e contemporaneamente non apportando miglioramenti al film. Dopo l’uscita di A Bug’s Life nel novembre del ‘98, Lasseter volle revisionare personalmente tutto ciò che Brannon e il team creativo avevano realizzato durante gli ultimi 3 anni di lavoro. Al termine della visione Lasseter andò nell’ufficio di Ed Catmull e chiuse la porta.

Utilizzò la parola ‘disastro’. La storia era vuota, prevedibile, senza tensione; l’umorismo era piatto… Una situazione critica a tutti gli effetti.

Ed Catmull – Verso la creatività e oltre (2014)

A meno di 12 mesi dall’uscita del film il team dello studio di animazione bussò alla porta della Disney Company, annunciando che il film non era abbastanza bello e che la produzione doveva ripartire da zero. L’azienda rispose che per i loro standard il film era più che accettabile, e che comunque i dipendenti Pixar non avrebbero avuto il tempo necessario per ripartire da zero. Dopo aver chiesto a Steve Jobs di intervenire (tentativo che portò a un altro fallimento), Pixar chiuse fino a nuovo ordine la produzione di Toy Story 2.

steve jobs ed catmull john lasseter toy story 2
Da sinistra: Ed Catmull, Steve Jobs e John Lasseter. I tre pilastri della compagnia.

Dopo il successo di critica e pubblico ottenuto da A Bug’s Life, la compagnia non poteva permettersi un passo falso. Secondo Catmull, infatti, portare in sala un’opera mediocre avrebbe avuto nel tempo delle conseguenze distruttive per l’immagine e per la reputazione dei Pixar Animation Studios. Così, andando contro a uno dei suoi mantra (nutrire e dare spazio alle nuove generazioni di animatori), Catmull licenziò Ash Brannon (accreditato comunque come co-regista). L’unica cosa da fare a quel punto era una sola: rimettere John Lasseter al timone della nave. Lasseter accettò, e promosse Lee Unkrich, già montatore del primo Toy Story, a co-regista del film.

Insieme ad Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo, WALL•E), Pete Docter (Monsters & Co., UP, Soul) e Joe Ranft, Lasseter, Catmull e Unkrich si ritirarono per un week-end, durante il quale riscrissero l’intera sceneggiatura del film.

john lasseter ed catmull lee unkrich joe ranft andrew stanton pete docter toy story 2
La task force Pixar al gran completo

Lasseter ne approfittò per inserire all’interno della narrativa una sua esperienza personale: quella di collezionista di giocattoli. All’epoca i figli del regista erano ancora piuttosto piccoli, e ogni volta che visitavano l’ufficio del padre non vedevano l’ora di giocare con qualsiasi cosa gli capitasse sottomano. Il conflitto e le successive risate scatenati dall’atteggiamento di Lasseter (super geloso dei suoi giocattoli) servirono a definire meglio il personaggio di Al e le scelte di Woody.

bozzetti dei personaggi di toy story 2
Alcuni bozzetti dei personaggi di Al, Stinky Pete e Jessie

Il brainstorming portò il team a cestinare quasi del tutto la precedente versione di Toy Story 2, e contemporaneamente a riciclare alcune idee scartate durante la produzione del primo capitolo (in particolare l’incubo di Woody e il videogioco di Buzz Lightyear). Secondo Oren Jacob, del vecchio e ormai defunto Toy Story 2 vennero tenuti solamente i personaggi, la camera di Andy e la sequenza ambientata alla fattoria dei giocattoli di Al. Lasseter e il resto della squadra tornarono in Pixar, illustrando agli animatori la nuova versione del film e chiedendo loro di fare l’impossibile: ricominciare la produzione e finire in tempo per Novembre dell’anno successivo. Questa era infatti la data di uscita precedentemente fissata in accordo con la Disney Company. Il calvario sarebbe iniziato il 2 Gennaio 1999.

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Verso l’infinito… e oltre!

La quantità di tempo richiesta per un film come Toy Story 2 di solito equivale a tre o quattro anni di lavoro. Lo studio Pixar aveva solo 9 mesi per portare a casa un risultato conforme agli standard qualitativi che la compagnia stessa aveva settato con le sue precedenti opere. Tuttavia, gli animatori non si tirarono indietro e non si risparmiarono. I modelli dei personaggi vennero migliorati e le espressioni facciali furono rese meno legnose. Il team trovò perfino il modo di rendere più aggraziati i personaggi umani, praticamente assenti nel primo capitolo (fatta eccezione per Sid e Andy).

storyboard per toy story 2
Tavola di storyboard che illustra la sequenza dell’incubo di Woody

Furono anche riutilizzati asset dai film precedenti, principalmente da A Bug’s Life, da cui vennero presi il terreno alieno presente nel videogioco di Buzz e il paesaggio campagnolo che si vede nel commovente flashback di Jessie.

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L’isola delle formiche di A Bug’s Life e la collina di Emily di Toy Story 2.

Inoltre vennero recuperati e usati altri personaggi delle precedenti produzioni Pixar, come Geri, protagonista del corto Il Gioco di Geri, presente nel film nei panni del restauratore. L’abbandono, tema cardine del film, venne sviluppato attraverso i personaggi di Wheezy e Jessie, i cui ruoli subirono drastiche modifiche rispetto alla prima sceneggiatura.

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Geri: da scacchista amatoriale a restauratore di vecchi giocattoli

I dipendenti però cominciarono ad accusare alti livelli di stress, con successivi malesseri fisici e psicologici. Il ritmo produttivo di sette giorni a settimana e la conseguente privazione del sonno per poco non uccisero qualcuno. Emblematico il caso limite di un animatore talmente esausto ed estraniato dalla realtà da dimenticare in macchina il proprio figlio. Il piccolo rimase sotto il rovente sole californiano per diverse ore, e quando il padre si accorse dello sbaglio vennero immediatamente avvisati i soccorsi. Fortunatamente finì tutto per il meglio, ma quell’episodio fu un campanello d’allarme per la Pixar, che capì in che condizioni stesse mettendo i suoi dipendenti.

Il carico di lavoro richiesto dalla casa di produzione stava lentamente logorando le vite di tutti i componenti del team creativo, ma nonostante ciò nessuno cedette. Ogni singola persona che lavorò al progetto amava Toy Story, e soprattutto amava il proprio lavoro.

Erano tutti così dediti e amavano così tanto Toy Story e i suoi personaggi, amavano così tanto il nuovo film… che ci ammazzammo per riuscire a farcela. Alcuni necessitarono di un anno per recuperare le forze, per guarire. È stata dura. È stata troppo dura.

Steve Jobs – estratto da The Pixar Story (2007)

Toy Story 2 uscì nelle sale americane il 24 Novembre 1999 e in Italia l’11 Febbraio del 2000, e fu un successo strepitoso. Il pubblico poté nuovamente immergersi in quelle atmosfere genuine e nostalgiche già incontrate nel primo capitolo, e contemporaneamente incontrare nuovi personaggi e nuove situazioni. La critica trovò il film magnificamente divertente ma complesso, capace di reggere il confronto con l’originale e forse anche di superarlo. Venne posto nell’Olimpo dei già citati sequel migliori del primo capitolo, insieme a Il Padrino parte II o L’Impero colpisce ancora, e ancora oggi non smette di affascinare ed emozionare spettatori di tutte le età.

poster promozionale di toy story 2
Poster promozionale di Toy Story 2

Come se la travagliata storia della produzione del film fosse uscita da una sceneggiatura dello studio, il viaggio era finito nel migliore dei modi. Non senza difficoltà e impedimenti, ma a quel punto ogni anima che aveva messo mano al film poteva ritenersi soddisfatta. E soprattutto sollevata.

La lavorazione di Toy Story 2 non sarebbe stata l’ultima sfida di Pixar, ma il film fu senza dubbio capace di consacrare la gloria di una casa di produzione fondamentale per la storia del cinema. Un punto di svolta, l’affermazione di una nuova forma mentis nel modo di fare animazione. La conferma che Pixar Animation Studios era arrivata per restare.

Toy Story 2 è stato un momento fondamentale per questa compagnia. In quel momento abbiamo realmente definito la nostra identità. Da quell’esperienza imparammo che l’importante non è l’idea. L’importante sono le persone. Ciò che conta più di ogni altro è la loro essenza, chi sono e come lavorano insieme.

Ed Catmull – estratto da The Pixar Story (2007)

immagine finale toy story 2

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Bruno Palma

Fonti: How Pixar’s Toy Story 2 was deleted twice, once by technology and again for its own good | TOY STORY 2 – WTF Happened To This Movie? | How Toy Story 2 Almost Got Deleted: Stories From Pixar Animation | Pixar Studio Stories: Sleep Deprivation Lab | The Making of Toy Story 2 | The Pixar Story (documentario di Leslie Iwerks, disponbile su Disney+) | Pixar StoryPietro Grandi (pp 72 – 75)

Immagini: ©Disney/Pixar

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