Maui Mallard in Cold Shadow | Ready Player Uack

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Cos’hanno in comune Paperino, Topolino e i protagonisti di molti Classici Disney? Sicuramente, l’immediata riconoscibilità. Tutti questi personaggi hanno contribuito alla crescita di generazioni di lettori e spettatori, che ancora oggi li ricordano senza fatica. Si è scritto molto, giustamente, in merito a fumetto e animazione Disney. Un ambito relativamente poco esplorato, invece, è quello videoludico: cosa succede quando icone del calibro di Paperino o Aladdin prestano il loro volto a un videogioco? Per rispondere a questa domanda nasce Ready Player Uack, rubrica dedicata alle più celebri avventure interattive disneyane.

Il gioco al centro di questo primo appuntamento è uno dei primi successi di Disney Interactive Studios, ovvero Maui Mallard in Cold Shadow.

Ascesa e caduta dei videogiochi a 16 bit

Dall’inizio degli anni ’80, Walt Disney Company aveva concesso in più occasioni ad altre case di produzione l’uso dei suoi personaggi per vari videogiochi. Con ogni probabilità, in quel momento storico la fondazione di una vera e propria software house a marchio Disney doveva sembrare una soluzione poco conveniente. Nel 1983, infatti, il mercato videoludico nel suo complesso fu colpito da una grave crisi che spazzò via molte aziende, e in quel contesto non avrebbe avuto senso per la Company dar vita a una sezione dell’azienda che si occupasse solo di videogiochi.

Snes e Sega mega drive
Sega Mega Drive e SNES a confronto

La situazione era però ben diversa alla fine del decennio: la crisi del 1983 si era risolta, e stavano emergendo alcuni colossi che avrebbero dominato il mondo dei videogiochi negli anni a seguire. Nintendo e SEGA furono le principali protagoniste di questa fase, che vide gli equilibri economici del settore videoludico spostarsi con decisione verso il Giappone. SEGA rilasciò la sua nuova console, il Sega Mega Drive, nel 1988. Nintendo la seguì, appena due anni dopo, con il Super Nintendo Entertainment System (SNES). Era iniziata la “quarta era” dei videogiochi su console, caratterizzata dall’utilizzo di sistemi a 16 bit. Tra i giochi più venduti del periodo, troviamo soprattutto platform in due dimensioni (su tutti, Super Mario World e Sonic the Hedgehog 2).

Super Mario World
Super Mario World
Sonic 2
Sonic the Hedgehog 2

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Walt Disney Computer Software

Walt disney computer software
Il logo di Walt Disney Computer Software

Nel 1988, incoraggiata dalla rinascita dei giochi per console, anche Walt Disney Company si decise a entrare direttamente nel mercato videoludico. Per i suoi primi (timidi) esperimenti in questo ambito, l’azienda si servì dell’immenso patrimonio costituito dai suoi film di animazione. Nel giro di pochi anni furono sviluppati e pubblicati (spesso con l’aiuto di software house ormai affermate) titoli ispirati a Chi ha incastrato Roger Rabbit, Il re leone, Aladdin e Toy Story. Solo Castle of Illusion Starring Mickey Mouse, tra i videogiochi realizzati in questo primo periodo, non si ispirava ad alcun film d’animazione. In ogni caso, tutti questi prodotti erano dei platform a basso budget. Non deve stupire: i videogiochi a piattaforme erano i più venduti in quegli anni, ed è normale che l’azienda, ancora alle prime armi in quel settore, cercasse di ispirarsi a giochi di successo.

Mickey castle of illusion
Castle of Illusion Starring Mickey Mouse

A metà degli anni ’90, dunque, Walt Disney Computer Software (questo il nome del “reparto videogiochi” nato nel 1988) doveva ancora trovare una propria strada ben definita. Nel 1995 questa sezione di Walt Disney Company cambiò nome: venne ribattezzata Disney Interactive. In quello stesso anno fu lanciato un gioco che, nelle intenzioni dell’azienda, avrebbe dovuto inaugurare il “nuovo corso” disneyano in ambito videoludico. Il gioco doveva essere il primo di una serie pensata per gli adolescenti, e per questo avrebbe dovuto unire un gameplay stimolante, ambientazioni atipiche per l’universo Disney e personaggi dalla forte caratterizzazione. Ormai anche la quarta generazione dei videogiochi su console volgeva al termine. Mentre le maggiori case videoludiche si preparavano a passare a hardware più potenti, Disney Interactive pubblicava un nuovo platform 2D, Maui Mallard in Cold Shadow. O meglio: Donald in Maui Mallard.

Donald in Maui Mallard

Maui Mallard, protagonista del gioco, era chiamato a ricoprire un ruolo di grande responsabilità. Per la prima volta, infatti, un prodotto di Disney Interactive avrebbe dovuto portare in scena un personaggio di rilievo inedito, nato specificamente per il medium videoludico. La casa di produzione preferì tuttavia non sorprendere eccessivamente il pubblico, e creò un personaggio che potesse sembrare familiare a chiunque. Maui Mallard era infatti un alter ego di Paperino: per fattezze e carattere, i due paperi erano pressoché identici. Proprio per sottolineare il forte nesso tra i due (e per attirare più acquirenti, grazie al volto di Paperino), il gioco uscì inizialmente con il nome di Donald in Maui Mallard.

Donald in Maui Mallard sega mega drive
Cover di Donald in Maui Mallard per Sega Mega Drive

La prima versione di Donald in Maui Mallard fu realizzata per i dispositivi SEGA, in particolare per il Sega Genesis (meglio noto con il nome internazionale di Sega Mega Drive). Una curiosità: in America del Nord il gioco, in un primo momento, uscì solo in “formato digitale”. Ciò fu possibile grazie al Sega Channel, un servizio a pagamento che permetteva di collegarsi a Internet e giocare a videogiochi on demand direttamente sulla propria TV.

sega channel
Logo del Sega Channel

Donald in Maui Mallard apparve su più console diverse nel giro di pochi anni. Nel 1996, dopo l’uscita su PC, Nintendo si interessò al gioco e decise di pubblicarne anche una versione per SNES. Negli Stati Uniti questa nuova edizione di Donald in Maui Mallard venne però messa in commercio con un titolo diverso, che poneva l’attenzione su Mallard e non più sulla sua somiglianza con Paperino. Solo nei negozi statunitensi, era ufficialmente arrivato Maui Mallard in Cold Shadow. Con l’uscita di un porting per GameBoy nel 1998, il nuovo nome del videogioco si diffuse in tutto il mondo.

maui mallard in cold shadow snes

La domanda potrebbe sorgere spontanea: questo rapido susseguirsi di nuove edizioni è dovuto all’alta qualità di Maui Mallard in Cold Shadow? Per rispondere, è necessario riflettere su meriti e limiti del gioco.

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Tra ninja e sciamani: uno sguardo da vicino

La trama di Maui Mallard in Cold Shadow, come spesso avviene per i platform, è semplice e lineare. Il gioco si svolge su una non meglio identificata isola tropicale, i cui abitanti vengono derubati del proprio idolo Shabuhm Shabuhm. Il detective Maui Mallard deve dunque dedicarsi alla ricerca dell’idolo, e durante l’indagine si imbatte in una serie di ostacoli e nemici. Per fortuna, Mallard ha un asso nella manica: nei momenti più difficili può trasformarsi nel ninja Cold Shadow e usare dei poteri speciali.

Non avrebbe senso soffermarsi ulteriormente sull’intreccio narrativo, proprio perché Maui Mallard in Cold Shadow è un platform. Nell’approcciarsi ai giochi di questo tipo, il vero punto d’interesse dovrebbe essere (secondo chi scrive) la qualità dell’esperienza videoludica. Un buon platform dovrebbe essere divertente, offrire un buon livello di sfida, mettere alla prova la manualità del giocatore. Dovrebbe, inoltre, presentare al giocatore un mondo convincente, dei livelli ben strutturati e dei personaggi interessanti. La nostra riflessione riguarderà dunque tutti questi elementi.

Giungle, ville e galeoni: i livelli

Gli sviluppatori di Maui Mallard in Cold Shadow hanno tentato di conferire a ogni sezione del gioco qualche caratteristica che la rendesse diversa dagli altri. Nonostante si alternino livelli interessanti e altri più anonimi, nessuno di essi è un “corridoio” lineare, sviluppato solo in orizzontale. Al contrario, il giocatore si troverà di fronte ad ambienti abbastanza ampi, progettati con una certa fantasia.

maui mallard level 1

Per esempio, nella Mojo Mansion (la villa in cui ha inizio l’avventura) si procede “per zone”. Il giocatore dovrà esplorare ogni stanza dell’edificio in orizzontale e in verticale, prima di passare all’area successiva. Inoltre, il livello è costruito su due piani paralleli: in primo piano la villa e i suoi interni, sullo sfondo il giardino, esplorabile grazie ad appositi passaggi.

Un altro livello invece è ambientato sugli alberi, e si sviluppa prevalentemente in verticale. Maui Mallard dovrà dunque salire sempre più in alto, e gli spostamenti in orizzontale saranno pochi e brevi.

maui mallard

Per fare un terzo esempio potremmo citare The Flying Duckman, un galeone sommerso. Per esplorarlo, il papero detective dovrà avventurarsi nelle profondità marine (non una novità, da Super Mario Bros. 3 in poi). Sott’acqua la fisica di gioco è alterata, come prevedibile: il giocatore potrà dunque usare la pistola come “motore subacqueo”, perché ogni sparo lo spingerà nella direzione opposta a quella verso cui è rivolto. Inoltre Mallard non dovrà procedere seguendo un percorso lineare, ma facendo una specie di slalom tra i resti dell’imbarcazione.

the flying duckman

Quasi in nessun caso, insomma, viene chiesto al giocatore di muoversi solo in senso orizzontale, dall’inizio alla fine del livello, senza deviazioni e senza sorprese. Si potrebbe però obiettare che spesso è comunque solo una la strada giusta da seguire. Ogni tanto sono presenti dei bivi, ma anche in quelle situazioni i due sentieri percorribili (di solito uno per Mallard e uno per Cold Shadow) sono rigidamente definiti. Inoltre, raramente si dovrà tornare sui propri passi e non è presente alcun enigma da risolvere lungo la strada. Siamo di fronte a un platform iper-classico, che si fonda sulla precisione dei movimenti più che sull’esplorazione e sul ragionamento.

Al tempo stesso, in certi casi si possono effettivamente fare delle deviazioni per esplorare al meglio ogni ambiente, prima di tornare sulla strada principale. Tuttavia, la mancanza di un solido sistema di oggetti collezionabili rende meno interessante del dovuto questa operazione. I cimeli a cui il giocatore può dare la caccia sono pochi, e per questo potrebbe mancare lo stimolo per affrontare più volte uno stesso livello.

Il limite più evidente dei livelli che compongono questo gioco è però di ordine quantitativo e non qualitativo. In altre parole, i livelli sono pochi: solo otto, più uno “segreto”. Manca inoltre una mappa interattiva dell’isola, che li connetta tra loro permettendo al giocatore di passare da una zona all’altra (caratteristica irrinunciabile nei platform 2D più amati del periodo). Le varie fasi del gioco sono scandite da poche righe di testo, che si limitano a esporre gli sviluppi della trama.

I nemici

Se le ambientazioni proposte dal gioco sono tutte diverse tra loro, non c’è una simile varietà per quanto riguarda i nemici. In positivo, si può certo sottolineare come ogni personaggio sia perfettamente integrato col luogo in cui vive. Per fare alcuni esempi, il già citato galeone sommerso è popolato da pirati fantasmi, la villa da maggiordomi-spettro, il vulcano da piccoli demoni di lava. Al tempo stesso, però, sono pochi i livelli che presentano più di un tipo di nemico e anzi, gli indigeni dell’isola in ben due occasioni sono l’unica minaccia per Maui.

boss maui mallard

Dev’essere invece fatto un discorso a parte per quanto riguarda i boss. Da un punto di vista puramente estetico, molti di essi sono interessanti ancora oggi. Ci riferiamo per esempio al ragno-lampadario che chiude il primo livello, o al mostro che risiede nel cratere del vulcano dell’isola (e che potrebbe ricordare Due, da PKNA). Per i giocatori meno esperti affrontare questi nemici potrebbe risultare complesso, e in generale è importante acquisire una buona padronanza dei controlli del gioco. I pattern secondo cui i boss agiscono sono però molto semplici da comprendere: questi scontri richiedono coordinazione e precisione nel muoversi, più che analisi e riflessione.

boss vulcano maui mallard

Mallard e Cold Shadow

Molti dei platform più amati devono il loro successo (anche) al loro protagonista. Mario, Sonic, Crash e altri ancora sono tutti, a modo loro, delle icone del mondo videoludico. Dunque, è giusto chiedersi se anche Maui Mallard possa essere considerato un valido personaggio principale. Riteniamo che la risposta debba essere positiva, ma non solo per meriti specifici del papero detective: la sua somiglianza con Paperino, infatti, lo ha aiutato al tempo (e lo aiuta tuttora) a imporsi nella memoria collettiva. Cold Shadow ha senza dubbio un fascino proprio, ma parte del suo successo risiede probabilmente nell’essere la “versione ninja” di uno dei personaggi più amati al mondo.

Da Paperino, inoltre, Mallard ha ereditato l’irascibilità che lo rende simpatico al giocatore. Il detective hawaiano ha però anche dei tratti distintivi che gli donano una certa autonomia rispetto al suo modello, e che riescono a renderlo unico. Ci riferiamo ai suoi abiti civili (evidentemente ispirati a Magnum P.I.), alla sua identità segreta e, soprattutto, alle sue armi.

Le armi del papero hanno un merito in particolare: riescono a rendere leggermente più vario il gameplay, di per sé piuttosto povero. In condizioni normali, il detective combatte con una pistola caricata a insetti. Esistono più tipi di insetti-proiettile, ognuno con un effetto e una traiettoria peculiari, ed è possibile combinarli tra loro in più modi per ottenere ulteriori colpi speciali.

Lo stile di gioco cambia quando Mallard si trasforma in Cold Shadow. Mentre indossa la tunica da ninja, il papero si serve di un bastone allungabile sia per combattere sia per appendersi alle sporgenze, e in questo modo ha accesso ad aree che in abiti civili non potrebbe raggiungere. Da qui la presenza, in certi livelli, di percorsi differenziati per le due versioni del papero. Cold Shadow è più forte della sua controparte in camicia, può correre più velocemente e saltare più in alto, ma i suoi poteri possono essere usati solo per periodi di tempo limitati. Quando il ninja entra in scena si attiva un conto alla rovescia: raccogliere dei gettoni sparsi in giro per i livelli è l’unico modo per guadagnare secondi preziosi.

cold shadow

Nei momenti in cui il giocatore è libero di scegliere quale delle due “forme” di Mallard usare, il gioco si fa decisamente più interessante. Durante l’esplorazione, però, questo avviene di rado: più spesso l’unica opzione possibile è trasformarsi in ninja, magari per superare ostacoli non evitabili altrimenti. La contrapposizione tra i due stili di gioco esprime invece al meglio le sue potenzialità durante gli scontri con i boss. In queste occasioni starà al giocatore scegliere se combattere corpo a corpo o a distanza e, in questo secondo caso, quali proiettili usare. Nonostante il gameplay, come scritto sopra, sia in sé piuttosto scarno, questi dettagli valorizzano le poche possibilità offerte.

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Una sintesi, tra luci e ombre

Al momento della sua uscita, Maui Mallard in Cold Shadow era già “in ritardo”: il mondo videoludico si stava ormai muovendo in direzioni nuove. Sebbene nel 1995 fossero usciti diversi platform 2D ottimi, l’anno successivo sarebbe arrivato nei negozi Super Mario 64, e con lui le 3 dimensioni applicate ai videogiochi a piattaforme. Il gioco di Disney Interactive, invece, guardava ancora ad alcuni grandi successi della prima metà del decennio, e cercava di rifarsi a quei modelli. Al tempo stesso, però, il livello tecnico e la quantità di contenuti non erano minimamente paragonabili a quelli dei grandi platform dei primi anni Novanta.

super mario 64

Ciò non significa che Maui Mallard in Cold Shadow non sia un buon gioco. Tuttavia, è “soltanto” un buon platform e non una pietra miliare o un capolavoro. Potremmo definirlo un gioco di medio livello, impreziosito dai personaggi (Mallard in primis) e dalle ambientazioni suggestive. È degna di nota anche la colonna sonora di Michael Giacchino (celebre per il suo impegno in molti film Pixar), composta da tracce decisamente ispirate e da altre comunque gradevoli. Più in generale, il concept del gioco è valido e interessante ancora oggi. La sua realizzazione lo è solo in parte.

Il termine “videogioco” rimanda alla dimensione ludica di questo tipo di prodotti. È dunque giusto sottolineare uno dei più grandi meriti di Maui Mallard in Cold Shadow: provato al giorno d’oggi, a nostro parere, riesce ancora a divertire. Purtroppo un grave problema tecnico rende ingiustamente frustrante l’esperienza di gioco (nel dettaglio: in molti casi basta avvicinarsi ai nemici, anche senza toccarli, per perdere punti vita). Anche il sistema di salvataggio, basato su password che permettono di ripartire dall’inizio di uno specifico livello, è scomodo a dir poco. Tolte queste (e altre) criticità, però, il livello di difficoltà è ben calibrato, e giocare richiede un certo impegno. Per questo, per le ambientazioni suggestive e per il piacere di vedere Mallard in azione, potrebbe essere interessante riscoprire questo titolo.

Mallard e i videogiocatori

Abbiamo scritto che Maui Mallard in Cold Shadow è un gioco nato “troppo tardi”, quando la grande stagione dei platform 2D e dei giochi a 16 bit volgeva al termine. Anche i videogiocatori del tempo erano consapevoli di questo mutamento in atto. Su Electronic Gaming Monthly n. 88 (novembre 1996) figurava un articolo dal nome 16-bit’s Final Hurrah, il cui incipit è piuttosto chiaro:

“In tutta onestà, quest’anno sarà probabilmente l’ultimo anno in cui i videogiochi a 16 bit splenderanno”

L’avventura di Maui Mallard fu comunque accolta con un certo calore: molte riviste assegnarono al gioco voti che oscillavano tra 7/10 e 8/10, se non di più. Sempre su Electronic Gaming Monthly, nel recensire la versione per SNES, la si descriveva come piacevole nonostante il sapore retro. Riportiamo per completezza il parere di uno dei recensori della rivista:

“Questo gioco mi ha riportato ai giorni in cui i sistemi a 16 bit erano il meglio sulla piazza. Maui Mallard ha tutte le qualità di un gran gioco a scorrimento laterale. Le grafiche non sono renderizzate come quelle di Donkey Kong Country, e questo riporta ancora di più ai vecchi giorni. I livelli sono grandi – a volte sembra che non finiranno mai. Il gran numero di segreti da scoprire e l’interazione con lo sfondo rendono più lunga l’esperienza di gioco. Mi piace l’opzione di trasformarsi nella versione-ninja del papero. C’è anche un buon numero di diversi nemici da incontrare. Questo gioco è rinfrescante – un gran titolo se avete ancora il vostro SNES.

Review Crew, in Electronic Gaming Monthly n. 90 (gennaio 1997)

Mark East, in una recensione per GameSpot, parlava invece di addictive action, di un gameplay estremamente coinvolgente.

Nonostante l’accoglienza buona, però, questo peculiare esperimento di Disney Interactive non ebbe alcun seguito. Più in generale, l’idea di una serie videoludica disneyana “per adolescenti” naufragò presto. Mallard non è mai apparso in nuovi giochi, e forse proprio per questo molti fan dell’universo Disney lo ricordano con affetto e ne sono affascinati. Sebbene Maui Mallard in Cold Shadow sia invecchiato sotto molti punti di vista, il detective hawaiano e la sua controparte ninja sembrano, tutto sommato, aver resistito alla prova del tempo.

Alessandro Giacomelli

Immagini © Disney

Fonti:
Maui Mallard in Cold Shadow Review, su GameSpot
NEXT Generation, n. 20, agosto 1996
Electronic Gaming Monthly, n. 88, novembre 1996
Electronic Gaming Monthly, n. 90, gennaio 1997

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