Se ci fosse stato il rum ne “Il Pianeta del Tesoro”

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Una rotta navigata, ma mai del tutto

Ricorre quest’anno il 140° anniversario della pubblicazione de L’isola del tesoro, il romanzo per ragazzi che fece ascendere l’autore Robert Luis Stevenson all’Olimpo degli scrittori del XIX secolo. Sarebbe forse potuta mancare la trasposizione animata di un tale capolavoro? 

Per quanto riguarda il cinema, non fu necessaria una lunga attesa. Già nel 1912 fu prodotto un cortometraggio muto realizzato da J. Searle Dawley e, nel 1950, anche Walt Disney Pictures si cimentò in un live action ispirato al romanzo di Stevenson.

Tuttavia la pellicola non è invecchiata bene: i dialoghi non hanno superato la prova del tempo, forse proprio perché hanno conservato il registro linguistico della storia originale, e la narrazione procede con ritmi diversi a quelli a cui siamo abituati oggi. 

All’inizio del nuovo millennio, la Company decise che era giunto il momento di riprendere una storia che costituiva una vera miniera d’oro e di renderla nuovamente appetibile. Così, nel 2002, centinaia di migliaia di spettatori tornarono nelle sale per godersi il 43° Classico Disney: Il Pianeta del Tesoro.

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Ma ora cazzate la randa o spiegate la vela solare: partiamo per analizzare questa avventura e scoprire quali differenze cela rispetto all’opera originale!

Una tranquilla locanda di campagna

Provate a immaginare una mattina frizzante sulla costa inglese che si affaccia sull’Oceano. Il cielo è terso e di un blu che annega chi osa spingervi lo sguardo, i cavalloni si infrangono sulla scogliera con la placidità che solo l’infinitezza del proprio moto può attribuirgli. Un vento tiepido soffia da Ovest carico di promesse di avventura e di mistero, da un mondo ancora parzialmente inesplorato dall’uomo bianco occidentale. 
Ecco, qui, accanto a una strada litoranea che collega un paese anonimo a quello successivo, sorge una locanda tipica della fine del Settecento, a conduzione familiare e con un impiantito di legno che cigola sotto il Maestrale. 
Un’insegna oscilla pigramente da un pennone accompagnata dal tintinnare delle catene, la scritta incisa a fuoco recita Admiral Benbow.

Benbow Inn pianeta del tesoro

Le nostre storie cominciano entrambe in questo preciso punto, ma con due grandi differenze: la leggenda del Capitano Flint e il padre di Jim. 

Un morto sepolto male o una leggenda epica?

Nathaniel Flint rappresenta nel film un personaggio quasi leggendario, le cui gesta aleggiano in una dimensione mitica. Egli è il primo a comparire e a essere presentato, a bordo della sua nave spaziale durante un arrembaggio ai danni di poveri marinai, attanagliati dal terrore instillato dal semplice comparire della bandiera nera. 

La strategia narrativa per il suo inserimento è costituita dalle letture che il piccolo Jim Hawkins svolge prima di andare a dormire, di nascosto dalla madre Sarah. A rendere tanto affascinante il terribile Capitano, disegnato come un terrificante alieno con sei occhi gialli e zanne leonine, è l’arcano che lo avvolge: come poteva comparire e scomparire nei punti più diversi dell’universo? Sarà solo una leggenda quella relativa al suo pantagruelico bottino nascosto?

Insomma, Flint è un personaggio ben diverso da quello dipinto da Stevenson. Dai pochi dialoghi che lo descrivono, nel libro emerge un uomo terrificante e tormentato dai propri segreti, dalla malaria e dal rum. A renderlo tanto temibile è la cieca violenza che riservava al nemico, ai prigionieri e ai suoi stessi sottoposti: il giorno in cui Flint sbarcò sull’isola per nascondere il frutto di anni di razzie, scelse i sei marinai più robusti, ma fu il solo a ritornare a bordo. Più tardi si scopre che i cadaveri dei sei sono proprio le indicazioni per trovare il tesoro. 

Inoltre, l’imprevedibilità data dall’abuso di rum costituiva un motivo di imperscrutabilità delle sue intenzioni per la ciurma. Il Flint stevensoniano muore da solo, tra i deliri della cirrosi epatica, a Savannah. 

Flint pianeta del tesoro
Il Capitano Nathaniel Flint e il suo rassicurante sorriso, nella versione animata del 2002

La tematica dell’abbandono, l’uomo canaglia e la donna forte

La sensibilità sui temi familiari è sicuramente cambiata rispetto a quella del 1881. Il Jim di metà XVIII secolo è un adolescente figlio della propria epoca, quindi un uomo quasi fatto, con pochi grilli per la testa e un senso pratico tipico della borghesia cui apparteneva lo stesso Stevenson. 

La prova lampante di questo modo di pensare è offerta proprio dalla morte del padre: l’unico elemento di cui il protagonista si lamenta è il trambusto che l’evento ha portato, e così scompare di scena un uomo di cui nemmeno è stato fatto il nome. 
E la madre? Si tratta di una donna, di conseguenza (per il modo di pensare dell’epoca, è chiaro) lo spazio a lei dedicato è risibile. Anch’essa scompare ben presto dalle pagine del romanzo, anonima come il defunto marito.

Tutt’altro accade al Jim marchiato Disney Pictures. Qui abbiamo proprio un adolescente dell’inizio degli anni Duemila il cui padre “è uscito a comprare le sigarette” e che, per sottolineare la mancanza della figura paterna, diventa un bad boy a rischio riformatorio. 
La madre qui ha un nome, Sarah, e rappresenta una figura fondamentale. Si tratta di una donna determinata e stoica, che da sola conduce la locanda Benbow Inn e cerca di crescere un figlio difficile senza fargli mancare nulla. 

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Un pirata in salotto

La pace idilliaca della locanda è tuttavia sconvolta già nelle prime scene, sia nel romanzo che nel film. La tragedia entra dalla porta in un abito da marinaio blu scuro, liso e macchiato dalla salsedine, il codino incatramato e il fiato pesante di rum. Proprio quest’ultima parola costituisce la maggior parte delle richieste per i giorni in cui il signor Billy Bones pernotterà presso l’Admiral Benbow. È un uomo inquietante ricoperto di tatuaggi, violento e perennemente ubriaco.

In questi primi capitoli ambientati nella locanda della famiglia Hawkins, due persone vanno a visitare Bones, entrambi membri della ciurma disciolta del Capitano Flint. Il secondo di questi è un cieco cencioso e lurido di nome Pew, che consegna al vecchio lupo di mare la Macchia Nera, la condanna a morte prevista nel Codice dei Pirati stilato da Roberts nel 1720. 
Bones muore immediatamente, stroncato da un colpo apoplettico coltivato nel fondo delle bottiglie di rum consumate in un’intera carriera criminale. 

Tutt’altro spazio riserva il film a questa figura: si vede soltanto che è un anziano lucertolone pirata, che si schianta con una piccola astronave sul molo di fronte alla locanda Benbow Inn e muore infine tra le braccia del giovane Hawkins. 
Nulla di più.

Entrambi i personaggi, però, lasciano al protagonista la mappa verso il tesoro e un avvertimento vano: stare alla larga da un certo uomo, un cyborg nel film e un marinaio con una gamba sola nel libro.

Quando si leva l’ancora?

Il vecchio Billy Bones aveva lasciato delle tracce: in entrambe le storie la ciurma di Flint si fionda all’interno della locanda e la demolisce alla ricerca della mappa. Giunge però il momento di far fruttare il regalo del vecchio pirata.
Organizzare una lunga e pericolosa spedizione di ricerca non rappresenta un’impresa facile né economica. 
Nel romanzo la causa del giovane Jim è sposata da un amico di famiglia, il dottor David Livesey, e da un ricco proprietario e avventuriero, il Cavaliere John Trelawney. Entrambi rappresentano la classe dirigente inglese del XVIII secolo. Il primo è un medico e magistrato capace e colto, il secondo un esponente del ceto aristocratico imprenditoriale dell’Impero Britannico, con interessi economici redditizi tanto in patria quanto nelle colonie. 
Questi due personaggi si riassumono nella versione animata in uno solo: il Dottor Delbert Doppler, un cane antropomorfo di professione astrofisico che si occupa di finanziare e organizzare l’avventura, anche per sottrarre Jim alla realtà frustrante dell’adolescenza.

delbert doppler pianeta del tesoro
Il Dottor Delbert Doppler

Grazie agli sforzi di Trelawney da una parte e di Doppler dall’altra, viene armata una nave con un capitano capace ma una ciurma sospetta.
In entrambe le versioni l’armatore viene accolto con aggressività da parte del capitano Smollett e dalla sua corrispondente animata felina Amelia, a bordo del vascello. Gli uomini assunti per la traversata sono sospetti e, cosa ben più grave, conoscono tutti quanti lo scopo del viaggio. 

Una traversata “tranquilla”

L’attività a bordo di una nave che attraversa l’Atlantico, o lo spazio, è indubbiamente frenetica: uomini in abiti di tela grezza si avvicendano sul ponte di legno lustro per correggere la rotta, il timoniere Israel Hands tiene salda la ruota e il secondo in comando Arrow mantiene la disciplina a bordo. Quest’ultimo è ben diverso nelle due versioni, ma proprio la sua disgraziata fine conferma i cattivi presagi del capitano. Nel libro, Arrow è visibilmente un alcolizzato, ma questo non sarebbe un problema in quanto a bordo il rum è strettamente contingentato. Eppure si presenta perennemente ubriaco e, durante una notte di tempesta, scompare fuori bordo. 

Tutt’altro uomo quello presente nel film, una vera roccia (anche materialmente), fedelissimo del capitano Amelia. Ma la sua sorte non cambia molto. Durante una scena concitatissima, in cui la nave incappa in un buco nero, la fune di sicurezza del secondo viene recisa dall’Israel Hands animato, il terribile aracnide Scroop
Purtroppo, il mozzo incaricato delle cime è proprio il giovane Jim Hawkins, che cade in disgrazia presso il capitano. 

Il cuoco di bordo

“Il cuoco di bordo”: questo doveva essere nelle intenzioni originali di Stevenson il titolo del romanzo che conosciamo. 
Il nome del cuoco è “Long” John Silver, e rappresenta quanto di più piratesco si possa immaginare. Di statura considerevole, è un uomo grosso e dalla faccia “larga come un prosciutto”, aitante, con i muscoli che guizzano sotto la pelle cotta dal sole e un sorriso perennemente stampato in viso. Purtroppo il prode signor Silver ha subìto l’amputazione della gamba destra “al servizio di Sua Maestà”, ma non c’è da preoccuparsi, perché riesce a fare comunque tutto da solo, saltellando agilmente su una gruccia di legno. Anche la controparte animata è disgraziatamente mutilata dell’occhio e degli arti sul lato destro, ma li ha prontamente sostituiti con protesi cibernetiche che gli consentono di fare ogni cosa.

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Tuttavia, nonostante la cattiva sorte gli abbia storpiato il corpo, non è riuscita a fare altrettanto con il suo animo.
John ha sempre la battuta pronta e una parola di saggezza per tutti, è ben voluto dall’equipaggio e dai superiori, e sembra sapere tutto del mare: è stato tanto gentile da procurare lui stesso la ciurma per questa impresa tanto strampalata! Tutti marinai di prim’ordine per il Cavaliere Trelawney!

Inutile dire che per il giovane Jim, quest’uomo tanto carismatico ed esperto diventa immediatamente una figura paterna, e che, sotto la sua ala protettrice, impara tutto quello che c’è da sapere sul mestiere del marinaio. 
Sulla spalla destra di Silver, inoltre, trova spazio un colorato pappagallo di nome Capitano Flint, che ripete tutto il giorno le bestemmie imparate dai marinai e una curiosa frase: “Pezzi da otto! Pezzi da otto!”. 

Nel film il volatile non compare ma, per non trascurare la linea comica, è sostituito da un mutaforma simpaticissimo di nome Morph, a cui il giovane mozzo si affeziona all’istante. 
Proprio inseguendo per gioco questa creaturina, Jim scopre per caso il segreto di John Silver. 

John SIlver e Jim
John Silver e Jim Hawkins

Un barile di mele 

In entrambe le versioni la commedia dell’affabile cuoco di bordo si spegne in un barile di mele. 
Inconsapevole della presenza di Jim, John Silver si incontra con altri marinai della ciurma ed inizia a parlare. 
Così il mozzo scopre che la partita era truccata dall’inizio: quasi tutto l’equipaggio della Hispaniola è lo stesso che era al servizio del Capitano Flint, di cui Silver era quartiermastro, Billy Bones nostromo e Israel Hands, o Scroop, il timoniere. L’obiettivo sarebbe stato semplicemente di prendere il possesso della nave sulla via del ritorno tramite un ammutinamento, passare per le armi gli uomini onesti e tenere per sé il bottino di Flint. 

Siamo sicuri che chiunque possa immaginare come si sia sentito il protagonista in quel momento, quale terrore lo abbia posseduto nel sapere che il suo amico Long John altro non era che un assassino e un pirata, e che tutti i suoi amici sulla nave fossero in grave pericolo.
Un grido interrompe però il sodalizio dei pirati e il panico di Jim: “Terra in vista!”

Una terra inesplorata?

Da questo momento la storia del libro e quella del film si separano in maniera abbastanza netta, tornando a incontrarsi in alcuni punti, come a dimostrare che gli sceneggiatori non volessero proprio abbandonare la linea tracciata dall’autore.

Arrivati a costeggiare l’isola, John Silver consiglia al capitano Smollett di attraccare, così che l’Hispaniola possa riposare al sicuro durante le operazioni a terra. Tuttavia la tensione a bordo è palpabile e la ciurma inizia a diventare insofferente allo stesso capo della rivolta, il quale, per non destare sospetti, si spende in mille e più commedie volte a disegnare un’atmosfera tranquilla. 

Intanto, nella cabina di comando, Jim riesce a radunare il capitano, il dottore e il cavaliere per spiegare quanto origliato dal barile di mele. 
Subito Smollett prende il comando del gruppo e organizza la resistenza, disperata per un gruppo di uomini tanto esiguo. 
Concessa una giornata a terra all’equipaggio, Smollett e gli altri riescono a raccogliere la quasi totalità delle armi presenti a bordo, sottomettono i pochi pirati rimasti sulla nave e fuggono con una scialuppa di salvataggio verso il fortino segnato sulla mappa. 
Ma il giovane Hawkins non è con loro.

Il brivido della scoperta

Che fine ha fatto il nostro protagonista? 
Stevenson decide di fargli commettere un’avventatezza giustificata dalla giovane età. Appena i pirati calano le lance in mare per guadagnare la terraferma, Jim si cala in una di queste, forse per tenere d’occhio i rivoltosi, ma appena giunti sulla spiaggia si dilegua nella fitta vegetazione caraibica, raggiunto appena dalle vane urla di Silver. 
Correndo a perdifiato si allontana sempre più dalla ciurma, ma non è solo come pensa. 

Giunto in una radura aperta si imbatte in un uomo scheletrico, coperto da pelli di capra, con la pelle cotta dal sole e dal vento e radi capelli bianchi appiccicati sul cranio. 
Chi dei due abbia più paura è difficile dirlo: non appena Jim estrae la pistola, il selvaggio si butta ai suoi piedi e in perfetto inglese gli racconta la sua storia. 
Indovinate un po’ a che ciurma apparteneva? Esatto: anche Ben Gunn, questo il suo nome, era uno degli uomini di Flint, abbandonato sull’isola da un mercantile a cui aveva fatto perdere un mese per cercare il tesoro del suo ex capitano. 

Ben diventerà il più valido alleato degli onesti sudditi di Sua Maestà sull’isola, al prezzo di un po’ di formaggio. 
Rivela a Jim che, se mai avesse bisogno di una barca, lui ne ha nascosta una sotto la “grande roccia bianca” e prima di andarsene pronuncia una frase terribile: “ci saranno delle vedove questa notte”. 

Ben Gunn Wilkinson
Ben Gunn, interpretato da Geoffrey Wilkinson, nel film Disney del 1950

Il cambio di narratore 

Per tenerci aggiornati su quanto accade ai resistenti, Stevenson adotta un espediente narrativo curioso: prosegue parte della storia nei panni del dottor Livesey. 
Fondamentalmente, questi capitoli raccontano una parte avvincente dell’avventura, ma poco utile ai fini della trama. 
Dopo alcune peripezie, il dottore, il capitano e il cavaliere, assieme a tre marinai rimasti fedeli alla bandiera britannica, trovano rifugio nel fortino di tronchi costruito anni prima, ma la situazione non è rosea: le munizioni scarseggiano e così i viveri. 

Smollett, però è un vero capitano inglese e, dopo aver tenuto un discorso di incoraggiamento alla truppa, innalza l’Union Jack sul fortino, quasi a contrastare il Jolly Roger che sventola sull’albero maestro dell’Hispaniola. 
Di lì a poco anche Jim si unisce a loro e inizia un furioso scontro a fuoco con i pirati comandati da Silver. 
La posizione coperta ed elevata favorisce i difensori rispetto agli assedianti, ma il conteggio delle vittime non conosce parti: a fronte di numerosi ammutinati abbattuti, i lealisti riportano due morti e lo stesso capitano è ferito alla spalla. 
La situazione è tragica per gli assediati.

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Jim il guerriero

Con l’arrivo della sera la tensione all’interno del fortilizio si allenta. In lontananza, gli assediati colgono i bagliori dei falò accesi dai pirati e il solito lugubre canto “Quindici uomini, quindici uomini, sulla cassa del morto oh oh oh! E una bottiglia di rum!”. Jim decide, con l’ardore della giovinezza, che in questo modo il gruppo non andrà da nessuna parte, che deve dare un segnale.

Trafugate due pistole cariche e un pugno di gallette, abbandona in gran segreto i suoi amici, diretto alla roccia bianca di cui gli aveva parlato Ben Gunn. La “barca” del naufrago non è esattamente ciò che si aspettava: una minuscola piroga di arbusti e pelli di capra, che a malapena contiene il suo giovane corpo. 
E così si avventura, da solo e al chiaro di luna, verso l’Hispaniola ormeggiata nella Baia. 
Appena aggrappatosi al cavo di ormeggio, si alza in piedi per spiare dai boccaporti, ma la scena che vede lo lascia raggelato: il timoniere di Flint, Israel Hands, e un altro marinaio litigano furiosamente, entrambi ubriachi di rum. Così, si lascia cadere nuovamente nella piccola imbarcazione. 

Dopo aver passato la notte in quella piroga infernale e ingovernabile, Jim fa ritorno all’Hispaniola e silenziosamente si arrampica su per il cavo di ormeggio. Il ponte, un tempo lucido, della goletta è ora insozzato dalle impronte di molti piedi nudi e dalla presenza dei cadaveri dei due litiganti della notte prima.
Jim scopre però che Israel Hands è in realtà vivo, anche se ferito da una coltellata al fianco. 

Sotto la minaccia delle pistole, il vecchio timoniere esegue gli ordini del nuovo capitano Hawkins e, ammainato il Jolly Roger, portano la nave in un’altra cala dell’Isola del Tesoro, fuori dalla vista dei pirati. 
Durante la manovra di ormeggio, Jim nota con la coda dell’occhio il vecchio bucaniere che si avvicina: un fendente di coltello, per poco, non lo colpisce allo stomaco e tra i due nasce uno scontro descritto in maniera formidabile. 
Le pistole hanno l’esca bagnata e fanno cilecca. 
La velocità non è una dote di cui può essere ricco un uomo che ha passato la vita a bere rum, e il giovane Hawkins riesce a fuggire sulla coffa della nave, dove ricarica l’artiglieria. 
Hands è spacciato, ma rapido di mano. Il suo coltello, con un lancio fortuito e disperato, affonda nella spalla del ragazzo che, con un urlo di dolore, preme entrambi i grilletti. 
La detonazione è impressionante. Ora il timoniere giace sul fondale, mentre Jim corre in preda al panico verso i suoi amici. 

Un’amara sorpresa per Jim

La sera è già calata sull’Isola del Tesoro quando Jim si avvicina al fortino. L’atmosfera all’interno è buia e fumosa e alcuni uomini dormono per terra. D’improvviso un grido rompe la quiete della notte “Pezzi da otto! Pezzi da otto!” e una mano afferra il polso del ragazzo. La voce non è quella del Dottor Livesey, ma quella calda e carismatica di John Silver. I pirati si svegliano e la volontà è quella di giustiziare il giovane intruso. 
Inizia quindi una lite furibonda tra gli ammutinati, piagati dalle ferite degli scontri e dalla malaria, e il loro capitano mutilato, che l’opinione pubblica considera troppo affezionato al mozzo. 

Così l’equipaggio si ritira a parlamentare, con il risultato di conferire a Silver la Macchia Nera, secondo la cruda democrazia dei corsari. 
Secondo il codice di Bartholomew, il legislatore dei pirati, quando si conferisce a un capitano la pena capitale, se non ne è stato ancora nominato uno nuovo, questi rimane in carica fino alle elezioni successive. 
La discussione è però interrotta dal giuramento di Ippocrate, che costringe il Dottore a visitare la stessa marmaglia che vorrebbe fargli la pelle.

Quando il cuoco gira la frittata

Silver, con naso sopraffino, capisce che l’aria attorno a lui non ha un buon profumo, e Jim decide di aiutarlo. 
Racconta infatti al dottore che il cuoco di bordo gli ha salvato la vita e che ora si trova in pericolo. 
Nel fugace incontro, il ragazzo scopre che i suoi amici sono ospiti di Ben Gunn il naufrago e la breve riunione si conclude con la cessione della mappa al capitano Silver. Questo gli concede una nuova ondata di popolarità tra la ciurma, che ora desidera solamente disseppellire il tesoro e filarsela sull’Hispaniola. 
Così, questa armata Brancaleone di incalliti criminali si arma di vanghe e picconi e si avventura nella vegetazione, la cupidigia negli occhi e il tintinnio dei pezzi da otto come musica dei propri sogni.

Jim e gli ammutinati iniziano la caccia al tesoro, nel film Disney del 1950

Un’amara sorpresa per Silver

La strada per arrivare al luogo di sepoltura del tesoro è terribile. La malaria, le ferite e l’onnipresente rum rendono la marcia un’inferno allucinato.
La superstizione convince questi uomini ignoranti che le grida di Ben Gunn, lanciate con perizia nel fitto dei boschi, siano quelle del fantasma di Flint che li perseguita, a difesa del proprio bottino. 
Solo la tenacia di Silver riesce a tenere compatto lo scalcinato gruppo e a giungere finalmente all’agognata X tracciata tanti anni prima sulla mappa.

Ciò che si apre davanti a loro è l’ennesimo spettacolo frustrante: una gigantesca buca, scavata tempo prima, sul cui fondo giacciono rottami di casse di legno e qualche misero pezzo da otto. 
La rabbia monta come un cavallone tra gli uomini stremati: il colpevole di tutto questo è solo uno e si staglia davanti a loro, appoggiato a una stampella di legno. 
A porre fine ad ogni sogno di ricchezza è una scarica di fucileria che arriva dal bosco. Molti cadono, e i tre rimasti in piedi fuggono davanti a un nemico invisibile. 

Un introvabile tesoro già trovato

Non risulta difficile immaginare che cosa abbia provato Long John Silver, scaltro e temibile, a scoprire di essere stato giocato proprio da Ben Gunn. 
Questi, con non poca fatica, aveva trovato già da alcuni mesi il tesoro di Flint e lo aveva ammucchiato nel fondo della sua grotta: davanti agli occhi di Jim e del cuoco di bordo si apre uno spettacolo di monete d’oro spagnole, lingotti delle più diverse fogge e sfarzosi gioielli. 

isola del tesoro topolino
Topolino e Pippo calcano il suolo dell’Isola del tesoro, sulle pagine di Topolino

Dopo due giorni impiegati a trasferire il gigantesco bottino e le provviste a bordo dell’Hispaniola, i superstiti abbandonano per sempre l’Isola, veleggiando prima verso Caracas e infine facendo rotta verso casa. 
È proprio nel porto venezuelano che Long John Silver riesce a sfuggire alla condanna alla forca, la pena prevista per pirateria, e a dileguarsi per sempre, non senza però prendere prima una parte del bottino, come si confà a un vero pirata. 

Cosa accade sul Pianeta del Tesoro?

I fatti raccontati nel film, a causa della dittatura del tempo, non hanno potuto dilungarsi sui dettagli e sui personaggi con la libertà che un libro concede. 
La differenza più sensibile è contenuta sicuramente nel finale.
In questa versione, del tesoro non si salva nemmeno un doblone, ma il pianeta si autodistrugge per un sistema di sicurezza congegnato dallo stesso Flint, affinché solo il pirata in persona potesse servirsi delle ricchezze accumulatevi. 
Era proprio questo lo scopo dei famosi tesori dei pirati: garantire una “pensione” serena a chi li avesse accumulati e sotterrati con perizia. 

Anche qui, però, John Silver fugge dalla nave spaziale Legacy durante il viaggio di ritorno e lo fa con l’aiuto del suo amico Jim. Il vecchio pirata riesce anche a donargli quanto aveva salvato del tesoro prima della sua distruzione: pochi gioielli, ma sufficienti a ricostruire la locanda Benbow Inn. 
La storia si conclude all’interno della stessa locanda, con i festeggiamenti del diploma dell’adolescente difficile d’inizio film, ora cadetto della prestigiosa Accademia Interstellare. 

Perché recuperare il romanzo

L’Isola del Tesoro è un classico molto importante nella storia della letteratura per ragazzi, questo è risaputo.
L’aspetto forse più interessante di questo romanzo è che sazia la voglia di avventura dei giovani lettori come pochi altri libri, ma soprattutto costituisce un impagabile stimolo per l’immaginazione. 
L’immaginazione è come una valanga dei cartoni animati: una piccola pallina di neve che inizia a rotolare lungo il pendio di una montagna e poco a poco raccoglie sempre più materiale, e mano a mano che la sua mole aumenta, così aumenta il materiale che guadagnerà, metro per metro, centimetro per centimetro. 
Così funziona l’Isola del tesoro: invita a forgiare con il pensiero paradisi caraibici che aspettano solo di essere esplorati, pirati terribili e violenti da combattere e uomini integerrimi da eleggere a eroi. 
Quello che lascia, soprattutto, è una fame di immaginazione che non sarà mai sufficientemente saziata. 

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Tommaso Asselli

Immagini © Disney, Robert Louis Stevenson Website

Fonti:
Wikipedia
Robert Louis Stevenson Website
Robert Louis Stevenson – “L’isola del tesoro”
Disney – “Il Pianeta del Tesoro”

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