Quando Topolino aveva paura della bomba atomica

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“…e quelle bombe atomiche che la scienza sganciò sul mondo quella notte, erano misteriose anche per gli uomini che le usarono.”

H.G. Wells, The World Set Free

Bomba atomica: un binomio inquietante che, molto probabilmente, non vi farà pensare subito a Topolino.
I fumetti Disney hanno sempre tenuto a distanza i temi attuali più neri: la guerra, per quanto non sia bandita dalle storie, quando è presente viene addolcita in trasfigurazione di battaglie ormai remote oppure come parodia letteraria, priva di morti e spargimenti di sangue.

Ma, se mettiamo da parte le cupe eccezioni, uno dei più grandi punti di forza dei fumetti Disney è proprio la capacità di raffigurare la realtà contemporanea, con un linguaggio adatto a tutti. Leggere le storie di Topolino, dal 1930 a oggi, permette di immergersi nello spirito del tempo a seconda degli anni di pubblicazione. Così, nel fedele ritratto della società tracciato dagli autori Disney, non potevano mancare due elementi che l’hanno segnata profondamente: la Guerra Fredda e la paura della bomba. Un esempio? Eta Beta, nel 1948, inventa l’atombrello, che protegge dagli attacchi nucleari.

In realtà, in questo articolo, non vogliamo parlare di quando Topolino aveva paura della bomba dopo che se ne conoscevano gli effetti, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ben prima di incontrare Eta Beta, Topolino aveva capito il terribile potenziale della bomba atomica… quando la bomba ancora non esisteva. Era il 30 novembre 1936, e sui quotidiani statunitensi compariva la prima striscia di Island in the Sky. L’isola del titolo è proprio il luogo dove il prof. Enigm ha deciso di nascondersi per evitare che le sue scoperte sull’energia atomica possano essere usate a scopo bellico.

Si tratta di una storia profetica su un futuro che, col senno di poi, è diventato realtà? Quanto ne sapevano gli scienziati (e i fumettisti) a quei tempi di energia nucleare? Ma soprattutto, di cosa parla di preciso la storia e come sono andate le cose?

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Topolino e il mistero dell’uomo nuvola

Pubblicata in Italia con il titolo di Topolino e il mistero dell’uomo nuvola, Island in the Sky è una storia a strisce comparsa sui quotidiani statunitensi dal 30 novembre 1936 al 3 aprile 1937, ideata e realizzata da Ted Osborne e Floyd Gottfredson.

Il Topolino protagonista di questa storia è lo scavezzacollo degli esordi, pronto a buttarsi a capofitto in ogni nuova avventura, lontano dal personaggio accorto e riflessivo a cui siamo abituati oggi, più responsabile e -oseremmo dire- più adulto. Avventato e incurante del domani, indossa ancora i pantaloncini rossi e quelle scarpe troppo grandi, “come un ragazzo nelle scarpe del padre”.

È un Topolino dall’entusiasmo travolgente: dopo poche vignette decolliamo insieme a lui e a Pippo, su un aereo nuovo di zecca. Se il pippide, suo malgrado, rimane traumatizzato dal battesimo dell’aria, il topo sembra essere perfettamente a suo agio, come se fosse nato per volare. Del resto, si potrebbe dire che è proprio così: la sua prima apparizione è nel cortometraggio Plane crazy, alla guida di un velivolo che ha costruito da sé, tanta è la smania di solcare i cieli.

plane crazy
Il primo volo della storia Disney e la prima apparizione di Topolino in Plane crazy (1928)

Topolino alla guida di un aereo è anche il tema della prima striscia a fumetti Disney, Lost on a desert Island (Topolino nell’isola misteriosa, 1930), riadattamento di Plane crazy su testo di Walt Disney e disegni di Ub Iwerks e Win Smith – e non mancano in quegli anni altre avventure aeree.
Negli anni ’20 e ’30, il diffondersi dei velivoli a uso civile e la popolarità raggiunta dai piloti dell’epoca portarono alla cosiddetta “età dell’oro” della storia dell’aviazione. In tal senso questi fumetti ricalcano semplicemente il loro tempo, ma forse c’è qualcosa di più. Per chi conosce la storia della compagnia di Burbank, la tendenza del Topolino dei primordi a volare sempre più in alto, sfidando i suoi limiti, potrebbe ricordare lo spirito dello stesso Walt Disney, uomo ambizioso e visionario, mosso dal costante desiderio di migliorarsi e portare le sue opere a livelli sempre più elevati.

topolino nell'isola misteriosa
Topolino sogna di volare come Charles Lindbergh, nella prima storia a fumetti Disney

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L’incontro con Enigm

Il volo di Topolino e Pippo ne Il mistero dell’uomo nuvola viene sconvolto dall’incontro con uno strano individuo, che compare dal nulla alla guida di una macchina volante. Il personaggio, altrettanto improvvisamente come era arrivato, scompare. I due credono di aver sognato, ma Topolino non può resistere a un mistero, e si mette sulle tracce dell’uomo.

topolino bomba atomica

Al terzo tentativo, Topolino e Pippo atterrano su un’isola volante, una vera e propria fortezza galleggiante nell’aria, dove faranno conoscenza con il dottor Enigm, qui alla sua prima apparizione (solo successivamente, nelle storie italiane, lo si inizierà a chiamare col titolo di professore).

Lo scienziato spiega ai due che ha spostato il suo laboratorio fra le nuvole per lavorare in pace, nascondendo al mondo la sua scoperta perché troppo pericolosa. La rivelazione che fa è sorprendente: l’isola può rimanere sospesa a mezz’aria perché Enigm ha trovato il modo di sfruttare l’energia nucleare! Un obiettivo che, in quegli anni, chimici e fisici di tutto il mondo stavano rincorrendo, argomento al centro del dibattito scientifico internazionale.

topolino bomba atomica
Enigm mostra la sua invenzione prodigiosa a Pippo e Topolino

Purtroppo però, Enigm non sa che farsene della sua scoperta. L’energia atomica consegna troppo potere nelle mani di chi la controlla: intuendone il potenziale distruttivo, lo scienziato racconta di come abbia subito pressioni e ricevuto offerte mirabolanti, tutte seccamente rifiutate. Questo lo ha reso un personaggio nevrotico, scorbutico e diffidente.

Enigm e la scienza del suo tempo

Il nome originale del Doctor Einmug è un gioco di parole che ricorda Albert Einstein, con la prima parte del nome (Ein) che rimane la stessa e la sostituzione di –mug a –stein, due termini che in inglese significano entrambi “boccale”. In italiano viene scelto Enigm, privilegiando il mantenimento dell’assonanza al significato, per rinviare al contempo all’identità misteriosa del personaggio.

einstein bomba atomica
©Lambert/Getty Images

Nel 1932, in un famoso carteggio con Sigmund Freud, Albert Einstein aveva espresso i suoi timori per una nuova guerra, chiedendosi se l’animo umano potesse resistere all’odio e alla distruzione, o se fossero due pulsioni irrinunciabili. Timori che forse, prima ancora delle capacità intellettive, ci permettono di accomunare il fisico reale al personaggio disneyano.

In un dialogo carico di espressività, Enigm spiega a Topolino perché non vuole rivelare la formula per governare l’energia atomica:

bomba atomica enigm

Enigm piange copiosamente, a dirotto. Un secondo dopo si ricompone, e si arrabbia. È quell’uomo scorbutico che abbiamo conosciuto poc’anzi, ma ormai siamo stati spiazzati.
Lo sguardo perso nel vuoto di Enigm, con le braccia abbandonate lungo il corpo un attimo prima di scoppiare in lacrime, è il ritratto del dolore di un uomo, consapevole che la scienza che tanto ha amato e il lavoro di una vita potrebbero migliorare il mondo, eppure la gente sceglierà in primis di servirsi del progresso per fare del male.

Tra il 1936 e il 1937, quando fu scritta la storia, erano stati realizzati i primi esperimenti di bombardamento degli atomi, ma gli impieghi pratici dell’energia nucleare non erano ancora stati definiti. La disperazione di Enigm, a cui la storia dell’Era Atomica ha dato ragione, appare potentissima ai nostri occhi perché si è rivelata profetica.

Lo scontro con Pietro Gambadilegno

La minaccia paventata dal Prof. Enigm di un utilizzo della formula a scopo malvagio si manifesta nell’arrivo di Pietro Gambadilegno che, con sospetta baldanza, annuncia di essersi redento.

La gioconda allegria di Gambadilegno rende quasi credibile la sua conversione, ma non agli occhi di Topolino

È un Pietro spregiudicato, perfetto nella parte. Ha ancora una vera gamba di legno, guida un aereo con ali di pipistrello, consuma un sigaro dopo l’altro e non esita a gettare la maschera e cercare di impadronirsi della formula, prendendosi una pausa solo per bere ben nove bottiglie di spumante che aveva prima rifiutato, dichiarandosi astemio.

Il voltagabbana del criminale dà inizio a una sequenza drammatica, in cui il professore rivela che, per precauzione, ha predisposto l’autodistruzione dell’isola qualora qualcuno avesse tentato di appropriarsi della sua scoperta. Topolino sfodera tutta la sua determinazione, in una corsa contro il tempo: ha promesso che disattiverà l’autodistruzione solo se prima avrà sconfitto Pietro.

L’angoscia di Topolino mentre cerca di salvare l’isola (e Pippo, Enigm e se stesso!)

Da sei anni, Topolino è presente sulle strisce dei giornali statunitensi, dove gli viene costruito intorno un intero mondo, fatto di situazioni quotidiane, amici e nemici. Fra questi ultimi, molti avrebbero potuto desiderare la formula per controllare l’energia atomica, e fra tanti la scelta è ricaduta sul più “classico” dei cattivi: Pietro Gambadilegno.

Ingombrante e imponente, con la sua figura che sovrasta Topolino, forse nessuno era più adatto a scontrarsi con lui in questo frangente. Gambadilegno è la supremazia fisica che tenta di sopraffare l’avversario, un’ossessione persistente che ritorna: un male che si crede di aver sconfitto e invece, ahinoi, sopravvive. Di nuovo tu, sembra dire lo sguardo di Topolino quando lo rivede. Sì, ancora lui, sempre lui, a ricordarci come sia difficile sbarazzarsi delle pulsioni più buie dell’animo umano.

Gambadilegno non è aggressivo solo nei modi, ma anche nel vestiario. La giacca che indossa ricorda una casacca militare, evocando indirettamente il ricordo di una guerra finita da poco più di dieci anni e le tensioni che, all’alba del 1937, si stavano intensificando in Europa, facendo presagire lo scoppio di un nuovo conflitto.

Il rocambolesco duello in aria di Topolino e Gambadilegno

Il trionfo del bene

Come si può immaginare, il bene trionfa e Gambadilegno ne uscirà sconfitto. Il conflitto più grande ne Il mistero dell’uomo nuvola non è però contro il nemico, ma quello interiore che si consuma nell’animo dei buoni, degli eroi della storia.

Topolino è tentato dalla formula: carico di buone intenzioni vorrebbe consegnarla all’umanità, vedendone solo i vantaggi. Non capisce Enigm e cerca di fargli cambiare idea fino all’ultimo momento. Anche dopo lo scontro con Pietro, persevera nel suo ingenuo ottimismo, convinto che il progresso possa solo far migliorare le cose. Ma lo scienziato non rivelerà nulla, ribadendo che troppo potere nelle mani dell’uomo sarebbe pericoloso.

Topolino vince, ma inizialmente è convinto di aver fallito perché non è riuscito a ottenere la formula. Sarà il capitano Setter a fargli capire come, in realtà, abbiano fatto la scelta giusta a mantenere il segreto. Non è il topastro perfettino (nella scrittura di alcuni autori) che a volte ci fa storcere il naso, ma un personaggio che può sbagliare, capace di mettersi in discussione e di imparare qualcosa dalle sue avventure. Alla fine della storia ci troveremo davanti un Topo cresciuto, con la nuova consapevolezza che il progresso scientifico può avere anche ripercussioni negative.

topolino bomba atomica

Enigm, dal suo canto, mostra un carattere bivalente per tutto il corso della storia, passando dai toni duri ogni volta che si parla dell’energia atomica alla giovialità con cui accoglie dei perfetti sconosciuti in casa per brindare alla redenzione di Gambadilegno. È un personaggio tormentato dall’aver scoperto qualcosa che potrebbe rendere “tutti ricchi e felici” ma di cui non si può servire per timore della cupidigia umana, e questo contrasto si ripercuote sul suo carattere. Un conflitto che non può essere risolto e che, per ottenere un lieto fine, non gli lascia altra soluzione che abbandonare la Terra e trasferirsi su un altro pianeta.

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La vera storia della bomba atomica

In un’intervista, Floyd Gottfredson ha dichiarato che lo scrittore di fantascienza Ray Bradbury, leggendo Island in the Sky nel 1937, si era stupito delle conoscenze degli autori sull’energia atomica. In realtà si erano inventati tutto, traendo ispirazione dalle notizie lette sui giornali e cogliendo le suggestioni del film H. G. Wells’ Things to Come (1936).

Quando venne scritta Island in the Sky, l’idea di un’arma tanto potente da distruggere il mondo, tale da conferire un potere immenso a chi la possieda con i conseguenti risvolti etici legati a un suo utilizzo, era già stata formulata proprio da H.G. Wells nel 1914, nel romanzo di fantascienza The World Set Free. Lo scrittore immagina una guerra con l’impiego di armi nucleari, che chiama bombe atomiche. È il primo utilizzo documentato del termine e dell’uso, seppur letterario, dell’energia nucleare a scopo militare.

bomba atomica the world set free
La copertina della prima edizione del romanzo di H.G. Wells con la “prima” bomba atomica della storia dell’umanità

Nel fumetto, Enigm ha costruito un allineatore di atomi: nella realtà non allineiamo gli atomi per sfruttare l’energia nucleare. Quello che più propriamente succede a livello atomico per liberare energia è la divisione del nucleo in due nuclei più leggeri (fissione) oppure l’unione di due nuclei per ottenerne un terzo più pesante (fusione). Fissione e fusione esistono in natura e, negli anni ’30, la scienza iniziava a capire come indurre artificialmente la prima.

Nel 1932, i fisici Ernest Walton e John Crockfort realizzarono la prima fissione nucleare artificiale della storia (sebbene l’effettivo concetto di “fissione” sarebbe stato compreso e definito solo più tardi, nel ’38). Lo stesso anno, il fisico Leó Szilárd si convinse della possibilità di usare l’energia atomica a scopo bellico dopo aver letto The World Set Free. Nel 1933, Szilárd teorizzò la reazione nucleare a catena, secondo cui il nucleo di un atomo bombardato libera particelle -i neutroni- che colpiranno a loro volta i nuclei di altri atomi e così via, innescando un processo in grado di autosostenersi.

Leó Szilárd
Leó Szilárd, uno dei pionieri dell’Era Atomica

Nonostante il mondo scientifico fosse in pieno fermento e venissero compiuti rapidi progressi nello studio degli atomi, l’opinione più diffusa era però che si fosse ben lontani dal trovare un’applicazione pratica per l’energia nucleare nel breve periodo.

Nel 1936 scoppiò la guerra civile spagnola. Con l’avanzare dei fascismi, in Europa risorgeva lo spettro della guerra: Topolino e il mistero dell’uomo nuvola uscì in quel contesto, ma l’idea di architettare un ordigno tanto potente da fare da deterrente a un attacco militare non si era ancora concretizzata. Inoltre, in quel momento, il governo degli Stati Uniti aveva altri problemi a cui pensare: il Paese non si era ancora risollevato dalla Grande Depressione del ’29 e, nel 1937, la recessione sarebbe tornata a colpire gravemente la nazione.

Nel 1938, le ricerche sull’energia nucleare condotte in Germania misero in allarme Szilárd sulla possibilità che i nazisti potessero sviluppare un’arma nucleare all’uranio. Lo scienziato convinse Einstein a scrivere una lettera al presidente degli Stati Uniti per metterlo in guardia e spingere il governo a finanziare un progetto di ricerca sull’energia nucleare a scopo militare. Consegnata nel 1939, la lettera è considerata l’atto responsabile della nascita del Progetto Manhattan, che fu ufficializzato nel 1942 da Roosvelt dopo l’ingresso in guerra degli Stati Uniti.

Pila atomica di Chicago (CP-1)
I membri del Team di Chicago, sezione del Progetto Manhattan, avviano la pila atomica che realizzò la prima fissione nucleare a catena dell’uranio (1942). Tra loro c’era anche Enrico Fermi ©Argonne National Laboratory

Il 16 luglio 1945 il Progetto Manhattan coronò il suo scopo, facendo esplodere in un test controllato un ordigno a fissione nucleare, in grado di innescare una reazione a catena capace di liberare un’immensa quantità di energia: The Gadget, la prima bomba atomica della storia.

Epilogo

topolino bomba atomica

Dopo aver sconfitto Gambadilegno, il dottor Enigm decide di trasferirsi su un altro pianeta, credendolo l’unico modo possibile per impedire che l’energia nucleare possa essere usata dalle persone sbagliate.

Nella realtà, molti degli scienziati che lavorarono alla bomba atomica tentarono di opporsi al suo uso.
Lo stesso Leó Szilárd, primo promotore delle ricerche sull’energia nucleare a scopo bellico, si schierò apertamente contro la decisione di attaccare il Giappone senza preavviso.

Incontrandosi nottetempo e in gran segreto, un gruppo di scienziati, tra cui il premio Nobel James Franck e Szilárd, stesero un rapporto per esporre i rischi dell’uso prematuro della bomba atomica: gli uomini temevano che si sarebbe dato il via a una corsa agli armamenti nucleari da parte delle Nazioni, che avrebbe potuto concludersi con la mutua distruzione delle potenze in gioco.

James Franck, fisico firmatario dell’omonimo rapporto contro l’uso della bomba atomica da parte degli Stati Uniti

Al contrario, sarebbe stato auspicabile istituire un sistema internazionale di controllo della produzione degli arsenali atomici, organizzando una dimostrazione controllata dell’esplosione della bomba atomica alla quale invitare i governi stranieri, e patteggiare le condizioni di resa del Giappone. La dichiarazione, nota come Rapporto Franck e firmata l’11 giugno 1945, era indirizzata al presidente degli Stati Uniti, ma non gli venne fatta arrivare.

Successivamente Szilárd scrisse e fece circolare una petizione tra gli scienziati del Progetto Manhattan riportando le considerazioni del rapporto Franck, che venne firmata da solo da 70 persone.

La commissione incaricata di valutare l’uso della bomba atomica, presieduta dal Ministro della guerra e coadiuvata da alcuni rappresentanti del Progetto Manhattan, bocciò l’idea di una dimostrazione tecnica, ritenendo indispensabile il diretto uso militare dell’ordigno nucleare.

Ma dottore… non è per questo che io la voglio! Detesto la guerra quanto voi!
Davvero?

6 agosto 1945, ore 08:14 e 45 secondi: la prima bomba atomica viene sganciata su Hiroshima.

fungo atomico hiroshima

Sissignore! E se l’avesse il mio Paese, metterebbe fine alle guerre… perché tutti gli altri avrebbero paura di scatenarne una!
Ragazzo mio, se ci credessi, potrei darvi la mia invenzione per niente! Ma non lo farò!

E allora ecco che, al pensiero della luce accecante che ha spazzato via in pochi secondi l’intera città di Hiroshima, le parole di Enigm assumono un significato straziante.

Ma… Ma… Non tornerete mai più? Non vi rivedremo mai più?
Esatto! Ed è meglio così!

9 agosto 1945: la bomba atomica Fat Man viene sganciata su Nagasaki.

Mi spiace non avervi potuto dare la formula, ma il mondo non è ancora pronto! Causerebbe soltanto guai!

topolino bomba atomica

Quando una struttura si incrina, inizia a deformarsi. Se le crepe iniziano a diffondersi, lo faranno sempre più velocemente fino a rendere il crollo inevitabile. Dopo quasi sei anni di guerra, il mondo era pieno di crepe, vicinissimo al punto critico. Si poteva evitare la seconda bomba atomica? Oppure era già troppo tardi, in una società ormai al limite del collasso? Purtroppo, è una domanda la cui risposta non può cambiare quello che è stato.

cupola della bomba atomica hiroshima
Fiera commerciale della Prefettura di Hiroshima, oggi Memoriale della Pace noto come Genbaku Dome (Cupola della bomba atomica)

La successiva corsa agli armamenti atomici portò con sé la tanto agognata fine delle guerre perché tutti avevano paura di scatenarne una. Quella che a Topolino sembrava ingenuamente un’ottima idea, avrebbe attanagliato il mondo per oltre quarant’anni. Il 19 ottobre 1945 George Orwell usò per la prima volta l’espressione cold war, guerra fredda, per definire lo stato di pace illusoria su cui incombe lo spettro di una guerra nucleare, in cui due potenze non si affrontano direttamente per evitare di annientarsi a vicenda. La terminologia divenne rapidamente di uso comune.

Ora che conosciamo a posteriori le conseguenze di un’esplosione atomica, e ripensiamo a un mondo col fiato sospeso per tutto il corso della Guerra fredda, possiamo leggere Island in the Sky con una consapevolezza diversa rispetto ai lettori di più di 80 anni fa. Un’ulteriore dimostrazione di come le grandi storie di Topolino siano profonde e visionarie, e in grado di emozionarci ancora oggi.

“I have been asked whether I would agree that the tragedy of the scientist is that he is able to bring about great advances in our knowledge, which mankind may then proceed to use for purposes of destruction. My answer is that this is not the tragedy of the scientist; it is the tragedy of mankind.”

Mi hanno chiesto se sono d’accordo col dire che il dramma di uno scienziato è il fatto di poter apportare grandi progressi alla conoscenza umana, che l’umanità preferirà usare per farsi la guerra. La mia risposta è che questa non sia la tragedia dello scienziato, ma la tragedia dell’umanità.

Leó Szilárd, 1950

Dedicato a tutti gli scienziati che si sono impegnati e continuano a impegnarsi perché l’energia nucleare venga utilizzata solo a scopi pacifici.

Agnese Amato

Grazie a mio fratello per la consulenza storica e a Claudio e Sebastiano per la revisione scientifica.

Immagini © Disney, WikiMedia Commons, Atomic Heritage Foundation, Atomic Archive

Fonti: Atomic Archive | Carteggio Einstein-Freud, Perché la guerra? (1932) | George Orwell, You and the Atomic Bomb (1945) | Rapporto Franck (1, 2) | H.G. Wells, The World Set Free (estratto, 1914) | Atomic Heritage Foundation on Leó Szilárd (1, 2)
Luca Boschi (a cura di), Il mistero dell’uomo nuvola e altre storie. Gli Anni d’Oro di Topolino n. 1, 2010, pp. 10-15

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