Le contraddizioni dell’Uomo ne Il Gobbo di Notre Dame

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I film Disney sono universalmente considerati prodotti d’intrattenimento destinati a un pubblico molto giovane. Eppure, non è affatto raro che suscitino l’interesse delle più diverse generazioni. I fattori che contribuiscono a questo coinvolgimento trasversale sono vari: la nostalgia per la propria infanzia, l’indubbia qualità della maggior parte delle opere e, soprattutto, la possibilità di interpretare queste produzioni con più chiavi di lettura. Ciò ha portato, infatti, a definire queste pellicole come “film per famiglie“.

In molti dei più grandi capolavori targati WDAS si possono intravedere tematiche più adatte agli adulti. Si pensi a Il Re Leone (1994), una variopinta rappresentazione di animali parlanti che cela un’approfondita analisi della morte, del potere e di come rapportarsi a questi argomenti. Oppure ad Aladdin (1992), in cui i bambini possono rimanere incantati davanti alle magie del Genio e alle evoluzioni del tappeto volante, ma in cui si assiste anche alle manovre politiche di Jafar e alle sue sordide mire nei confronti della principessa Jasmine.

Un film emblematico in questo senso è sicuramente Il gobbo di Notre Dame (1996). Diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise, si basa sul romanzo di Victor Hugo Notre-Dame de Paris (1831). Un’opera che ospita diversi temi complessi e fornisce una cruda lettura delle vicende umane. Tutti dettagli che sono stati ovviamente smussati nella versione cinematografica disneyana, la quale però, dal canto suo, rimane carica di significato e mette a nudo le contraddizioni dei suoi personaggi.

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Quasimodo, il campanaro forte ma insicuro

Quasimodo - Il gobbo di Notre Dame

Quasimodo, il protagonista della storia, è costretto dalla nascita a vivere nel campanile di Notre-Dame. La mancanza di comunicazione con l’esterno contribuisce a formare il suo carattere. È cresciuto dal ministro e giudice Claude Frollo, che lo segrega nel campanile e insiste sul fatto che il mondo sia omogeneamente malvagio e che non lo accetterà mai a causa del suo aspetto fisico. Come vedremo in seguito, anche Frollo nasconde diverse contraddizioni.

Il campanaro si ritrova a interagire solo con i gargoyle animati della Cattedrale, chiudendosi sempre di più in se stesso, limitandosi a intagliare nel legno i modellini delle persone che osserva dalla sommità della torre. In realtà Quasimodo, grazie alla sua bontà d’animo, potrebbe essere tranquillamente accettato dalle altre persone. Questo, infatti, avverrà prima con la zingara Esmeralda, poi con il capitano delle guardie Febo e, infine, con i cittadini di Parigi.

Ciononostante, egli sembra non rendersi conto delle sue potenzialità, perché è consumato dai suoi timori. Ciò lo rende molto servizievole nei confronti del suo tutore. La situazione non fa che degenerare quando viene sguaiatamente deriso e travolto da un lancio di ortaggi alla Festa dei Folli (sagra contadina che si tiene a Parigi) ad opera degli avventori, aizzati proprio dalle guardie del ministro. Frollo, che non muove un muscolo per rimediare a quell’abominevole situazione, ne esce rafforzato.

Questa insicurezza del protagonista sembrerebbe stridere con la sua forza fisica fuori dall’ordinario, ma in realtà le parole del giudice sulla malvagità del mondo pesano come macigni, impedendo al protagonista di esprimersi pienamente. La prestanza non dipende ovviamente da un carattere ben forgiato. Tuttavia, ciò che colpisce è l’incapacità di Quasimodo di tirarla fuori, fin quando non si trova incatenato tra le mura di Notre-Dame, ad assistere al processo a Esmeralda. La contraddizione di Quasimodo non nasce quindi dalle sue responsabilità, ma da circostanze avverse la cui personificazione si concentra in un singolo uomo: Claude Frollo.

Frollo, “che vedeva il Male in ogni cosa tranne che in lui”

Frollo - Il gobbo di Notre Dame

Claude Frollo è probabilmente il personaggio più contraddittorio de Il gobbo di Notre Dame. Un’acuta sintesi della sua personalità si ritrova proprio in questa proposizione: “Vedeva il Male in ogni cosa, tranne che in lui”. Così viene introdotto dal narratore della storia, il burattinaio Clopin.

L’indole di Frollo viene rivelata infatti quasi immediatamente. Il giudice perseguita gli zingari di Parigi, fra cui proprio la madre di Quasimodo. E proprio nell’inseguirla, darà il via a una colluttazione in cui la gitana morirà. Solo successivamente il ministro si renderà conto che la donna aveva tra le braccia il proprio figlio. Vergognosamente allibito alla vista del neonato, Frollo decide di gettarlo in un pozzo, prima di essere fermato dall’arcidiacono di Notre-Dame. Il prelato, sfruttando il timore dell’antagonista verso Dio, lo convince a crescere il bambino. Ed ecco quindi emergere la prima contraddizione: Frollo è spietato, ma anche fortemente credente.

Nonostante ciò, non sopprimerà mai la sua avversione nei confronti del protagonista: lo crescerà, come accennato, insegnandogli che il mondo non potrà mai accettarlo a causa del suo aspetto fisico. Questo avvertimento sembrerebbe avere un significato di protezione, ma in realtà il giudice è solo compiaciuto di fomentare la sofferenza di Quasimodo.

La lussuria si affaccia nel mondo Disney

Ma la più grande delle contraddizioni di Frollo si ha nel momento in cui conosce Esmeralda: i suoi trucchi di magia, uniti alla sua origine nomade, convincono il giudice che la donna sia una strega. In realtà, quest’ultima ha anche ammaliato il ministro, che inizia a desiderarla ardentemente. Al punto che, quando sta per metterla al rogo, le propone di unirsi a lui per scampare alla pena capitale. Di grande impatto è la scena in cui l’antagonista canta Fiamme dell’Inferno, rivolgendosi idealmente alla “Beata Maria” e affermando che Esmeralda “sarà mia o ria”.

La fine delle incoerenze di Frollo avviene durante la rivolta finale davanti a Notre-Dame, in cui la Cattedrale è circondata da un liquido incandescente. Ancora convinto che Quasimodo, per il suo aspetto, ed Esmeralda, per la sua origine, siano “perversi da castigare, che Egli precipiterà in una voragine di fuoco”, il giudice cade giù dalla Cattedrale a causa del crollo di un gargoyle su cui era salito, finendo proprio in quell’abisso incandescente che la circonda. Viene così rivelato chi fosse il vero perverso.

Notre-Dame incandescente - Il gobbo di Noptre Dame

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Clopin, il boia burattinaio

Clopin - Il gobbo di Notre Dame

Anche il burattinaio de Il gobbo di Notre Dame non è esente da contraddizioni. In particolare, egli viene presentato all’inizio come un semplice intrattenitore di bambini, ai quali narra la storia di Quasimodo. Durante il racconto, parteggia chiaramente per il protagonista, poiché anche lui è di origine nomade, e quindi inviso a Frollo. Specifica come il giudice sia stato crudele nei confronti del campanaro con la scelta del nome (che nel film pare avere il significato di “formato a metà“, ma potrebbe derivare dal termine usato dalla Chiesa per indicare la prima domenica dopo Pasqua) e di come sia ingiustamente spietato nei confronti degli zingari di Parigi.

Tutto ciò potrebbe portare a pensare che Clopin sia un personaggio del tutto candido, ma in realtà anch’egli sa essere spietato quando lo ritiene opportuno. Quando il capitano Febo e Quasimodo riescono ad arrivare alla Corte dei Miracoli, luogo segreto in cui alloggiano i nomadi di Parigi, per avvertirli che Frollo sta per catturarli, il burattinaio fraintende la situazione e crede che i due siano spie del ministro.

Decide quindi di mandarli alla forca, pronto a giustiziarli personalmente. Soltanto l’intervento di Esmeralda sventa il peggio e chiarisce le reali intenzioni del campanaro e del capo delle guardie. Clopin quindi, da simpatico burattinaio che diverte i bambini, riesce senza particolari patemi a trasformarsi in un intransigente boia, che richiama la folla per fare di un’esecuzione un macabro intrattenimento.

Si dimostra quindi anch’egli pieno di contraddizioni, che in quest’opera sembrano tormentare anche il narratore.

Febo, fedele a Frollo ma anche ai propri principi

Febo - Il gobbo di Notre Dame

Febo sembra dimenarsi tra la fedeltà alla giustizia e quella alla legge. È innanzitutto un militare, che esegue ciecamente gli ordini dei suoi superiori, quale è Frollo. Ciò significa che, se il ministro gli comanda di dare la caccia a Esmeralda e agli altri nomadi, egli inizialmente non può far altro che eseguire.

Ma questo personaggio, che all’apparenza sembra ricoprire solo il ruolo dell’aitante belloccio, ha in realtà dei sani principi: è caritatevole verso i bisognosi, non sopporta i soprusi (quando Frollo gli chiede di incendiare la fattoria di una famiglia che aveva ospitato degli zingari, lui si rifiuta di compiere il gesto) e aiuta Quasimodo ad allertare i residenti della Corte dei Miracoli circa l’imminente arrivo delle guardie del giudice. Inoltre, non esita a chiedere a quest’ultimo di interrompere le angherie della popolazione nei confronti del campanaro durante la Festa dei Folli.

Il popolo, volubile e complice

Quasimodo ed Esmeralda

Il popolo di Parigi ha un ruolo tutt’altro che marginale nelle vicende narrate ne Il gobbo di Notre Dame. In particolare, sembra quasi comportarsi come un gregge che ha bisogno di una guida. Il simbolo di questa dipendenza si ritrova durante la Festa dei Folli, che ospita un concorso per decretare il volto meno attraente della città. Quando si scopre la reale fisionomia di Quasimodo, i cittadini sono sorpresi, ma vengono poi convinti da Esmeralda e Clopin a festeggiare quello che è effettivamente il vincitore della prova. Il campanaro si sente improvvisamente e finalmente apprezzato, ma l’idillio dura un istante, poiché le guardie di Frollo iniziano a lanciargli contro dei pomodori. Il protagonista viene quindi legato al centro della piazza e insultato e colpito dagli astanti, che sembrano essere in preda a un raptus che ne ha cambiato radicalmente l’approccio. 

La svolta definitva rispetto a questo comportamento riprovevole si ha alla fine della storia. Quasimodo ha contribuito alla sconfitta del tirannico Frollo e una bambina gli si avvicina, toccandogli il viso e infine abbracciandolo. E il candido gesto scalfisce il muro di omertà e diffidenza della popolazione di Parigi, che porta in trionfo il protagonista e lo accetta definitivamente. 

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Luci del Paradiso, fiamme dell’Inferno

Una contraddizione riguarda anche Esmeralda. Questa non concerne il suo carattere, che sembra essere piuttosto coerente: la gitana è altruista, scaltra, coraggiosa, intraprendente, senza mai titubare. Ad essere contrastante è la visione che Quasimodo e Frollo hanno di lei. Questo si può notare attraverso le due canzoni, che nel film si susseguono, Luci del Paradiso e Fiamme dell’Inferno. Nella prima, cantata dal campanaro, Esmeralda viene vista come un angelo che irradia Quasimodo di una luce paradisiaca, destinata soltanto a chi riceve amore. Nella seconda, Frollo vede invece la ragazza come un demonio, pronto a irretirlo e a trascinarlo, per l’appunto, tra le fiamme dell’inferno.

In particolare, durante questa canzone sembra quasi che venga offerta al giudice la possibilità di porre fine alle sue paturnie: il rosso accesso della scena, simboleggiante il regno dei dannati, si spegne non appena una guardia apre la porta del salone in cui si trova il ministro, per informarlo che Esmeralda è sfuggita alle guardie. Il colore della scena passa a un fioco blu. È l’ultima opportunità che ha Frollo di redimersi, ma egli decide di ritrovare la donna, “dovesse dare alle fiamme tutta Parigi”. L’antagonista viene dunque condannato a una perpetua insoddisfazione (il cui emblema è la preghiera a Maria affinché Esmeralda finisca nelle sue mani), che lo condanna alla dannazione eterna.

“Chi è il mostro a Notre-Dame?”

Il gobbo di Notre Dame si dimostra quindi un vera e propria lente d’ingrandimento sulle contraddizioni dell’umanità. Esse sembrano coinvolgere i singoli individui, che non necessariamente sono spregevoli come Frollo, ma, per l’appunto, semplicemente umani e quindi imperfetti. E, come la Storia insegna, questa imperfezione non trascende le masse, anzi in esse si fortifica, giacché i singoli componenti di una massa tendono ad abolire lo spirito critico. Da ciò può nascere quindi la paura del diverso, che siano gli zingari o un ragazzo isolato e bistrattato.

Parafrasando Shrek, chiunque venga considerato un mostro, può iniziare a credere di esserlo. Il gobbo di Notre Dame ci insegna invece che nessuno deve essere ritenuto a prescindere un mostro, ma i mostri possono celarsi in ognuno di noi.

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Mattia Rispo

Immagini © Disney

Fonti: imdb.com, nomix.it

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