Si Può Fare! La storia di Frankenstein Junior, Mel Brooks e Gene Wilder

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Si può fare!” esclamava il dottor Federick Frankenstein, dopo aver letto gli appunti del nonno Victor, nell’indimenticabile Frankenstein Junior (Young Frankenstein, in originale). Esatto, si poteva fare. Ed è stato fatto.

Donare la vita alla materia inanimata? Be’, sì: ma anche realizzare un convincente e trascinante fumetto sulla vicenda, umana e artistica, di due giganti del cinema del XX secolo come Gene Wilder e Mel Brooks. Ce la fa Isabella Di Leo: milanese, classe 1988, grafica pubblicitaria e ora promettente nuovo nome del fumetto italiano. La sua opera prima era stata Triplo Guaio, edita da BeccoGiallo nel 2019, dove raccontava in chiave ironica il suo percorso di guarigione da un cancro al seno.

Mel era riuscito a esorcizzare il nazismo e ciò che aveva provato come soldato durante la Seconda Guerra Mondiale ironizzando su Hitler. […] Perché non fare la stessa cosa con la malattia che stavo affrontando?

Isabella Di Leo, Come Lo Feci, introduzione a Si Può Fare

Da questo stralcio dell’introduzione dell’autrice al volume emerge subito una cosa: Mel Brooks (e Gene Wilder) sono stati una parte irrinunciabile della sua esistenza. Un’ancora di salvataggio, una via di fuga, dei fari nella nebbia. Ed è (anche) per questo che Si Può Fare risulta un racconto così riuscito: tra quelle pagine c’è della vita vera. Materia (cartacea) inanimata, che trasuda del vissuto.

Si Può Fare: un commento generale

L’introduzione al volume poche volte come in questo caso è una sezione preziosa, di cui è consigliabile non mancare la lettura. Di Leo espone ai lettori le motivazioni che l’hanno spinta a realizzare un lavoro del genere: motivazioni, manco a dirlo, decisamente personali. Addirittura l’autrice acclude una fotografia della sua personale collezione di dvd, libri, riviste, foto autografate e action figures dedicate ai due artisti. Ancora prima di iniziare il capitolo uno, l’attenzione è catturata da una tale dedizione: emerge come l’opera sia stata scritta con l’anima, e la vicenda sarà raccontata da qualcuno che quei due non solo li conosce e li ha approfonditi bene, ma li ama anche in modo autentico e profondo.

Uno dei maggiori pregi dell’opera è che narra in modo chiaro e netto la realizzazione di Frankenstein Junior, soffermandosi sulle vite (che si incrociano l’una con l’altra) di Gene Wilder e Mel Brooks, personalità opposte e complementari. Di Leo lo fa concedendo al lettore l’illusione di stare osservando questi due giganti della settima arte da molto vicino. Si ha la sensazione di conoscere davvero i protagonisti, uno timido e insicuro, l’altro estroverso ed esplosivo, ritratti con una sensibilità che dona loro decisa tridimensionalità.

L’autrice intende far immergere appieno il lettore nella vicenda. Lo fa sia attraverso il suo storytelling, sia scegliendo di far combaciare a ogni capitolo una canzone diversa (15 in tutto), tutte risalenti al periodo storico in esame. Di più: tutte trasmesse in radio durante la realizzazione di Frankenstein Junior. Nel segno dell’immedesimazione, Di Leo coglie anche l’occasione per ritrarsi nel fumetto insieme ai suoi idoli: possiamo notare una sua caricatura nella scena dei provini (seconda foto a sinistra dall’alto) e seduta in prima fila all’anteprima ufficiale del film.

Si Può Fare: cosa funziona

Si potrebbe pensare che una tale adorazione per i due protagonisti abbia condizionato l’autrice, rendendo l’opera un’agiografia. Nient’affatto: è vero che la narrazione porta a identificarsi con Mel o Gene, ma proprio perché questi sono descritti come i “normali” esseri umani che erano, con pregi e difetti, esattamente come chiunque altro. Due persone con un sogno, ma anche con tanti lati del carattere poco noti quanto poco apprezzabili.

Si è parlato principalmente dei due protagonisti perché è sul loro rapporto che è basato il libro. La storia di Frankenstein Junior è sì molto presente, ma più che altro si tratta di un contesto che fa da sfondo a un’altra storia, quella di Mel e Gene, densa di promesse, rotture, atti di fiducia cieca e litigi furiosi.

In questo si nota un salto di qualità per quanto concerne le doti di storyteller della Di Leo, passata a confrontarsi con una trama piuttosto densa e di non semplice gestione drammatica. L’autrice dosa bene il ritmo, tra momenti riflessivi e comici, utilizzando le (autentiche!) uscite sopra le righe di Mel Brooks per inserire qualche gag davvero azzeccata. Il suo tratto, chiaro e minimalista, accoglie anche influenze da anime e manga. Si notano, laddove necessario, abbondanti linee cinetiche e sfondi colorati per corroborare l’atmosfera del momento.

Non solo, però. I personaggi, tutti molto riconoscibili, vantano una notevole gamma di espressioni che li rende quasi palpabili. La gabbia delle tavole procede quasi sempre per riquadri rettangolari più o meno regolari, per deformarsi in alcune situazioni significative in cui assume connotati particolari (una serie di fotografie, i momenti topici del Frankenstein con Boris Karloff visto dal Mel Brooks bambino…).

Si Può Fare: cosa non funziona

O meglio, cosa funziona meno. Si potrebbe contestare all’autrice di essersi concentrata troppo su Gene e Mel, tralasciando la caratterizzazione dei personaggi secondari, che trovano poco spazio e approfondimento. Questa scelta, comprensibile considerando gli intenti della Di Leo, potrebbe lasciare insoddisfatto qualche lettore interessato a esplorare più nel dettaglio la produzione di Frankenstein Junior piuttosto che le vicende dei due protagonisti.

Altro dettaglio che potrebbe non piacere sono gli accenti grafici (onomatopee, lampadine che si accendono…) che l’autrice sfrutta per evidenziare alcune azioni clou. A parere di chi scrive risultano funzionali per esaltare alcuni passaggi della storia e rendere ancora più vividi i personaggi, ma qualche lettore meno avvezzo al fumetto umoristico potrebbe trovarli stucchevoli.

Si Può Fare? Sì, si può fare!

Per noi, Si Può Fare (che potete acquistare qui) è un fumetto decisamente valido, che racconta la storia di un’amicizia prima ancora che il retroscena di un film. Ci sentiremmo di consigliarne la lettura a chiunque abbia apprezzato Frankenstein Junior e desideri scoprire qualcosa in più sul conto dei suoi due principali artefici. Andranno a colpo sicuro anche gli appassionati (e i curiosi) di Brooks e Wilder, che dovranno solo mettersi comodi e farsi raccontare una bella storia da un’altra appassionatissima che, una tavola dopo l’altra, è riuscita per davvero a dare vita alla sua creatura.

Mattia Del Core

Apparato iconografico © BeccoGiallo

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