Darkenblot: Topolino e Macchia Nera tra Asimov e Gundam

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Non è difficile notare come la tecnologia abbia un ruolo predominante nella nostra vita quotidiana. Si pensi non soltanto agli smartphone (dai quali, probabilmente, state leggendo questo articolo), ma anche agli smartwatch, le smart tv, gli assistenti vocali e il caro vecchio computer (dal quale vi stiamo scrivendo). Le innovazioni hanno cambiato gli stili di vita e le regole sociali dell’umanità sin dalla notte dei tempi e, in particolar modo, a partire dalle Rivoluzioni Industriali. È lecito, dunque chiedersi dove ci porterà quest’ubriacatura di chip e display (o, come direbbe il buon Zio Paperone, “dove andremo a finire”) e se potrà essere utilizzata per scopi non proprio lodevoli. Un’interessante risposta può essere trovata in Darkenblot, una serie a fumetti scritta da Casty e disegnata da Lorenzo Pastrovicchio, in cui Topolino e Macchia Nera, simboli della lotta tra bene e male nel mondo fumettistico disneyano, si sfidano tra grattacieli, automi e macchine volanti.

Avangard City, la città del futuro

Darkenblot pioggia

Darkenblot è ambientato ad Avangard City, la città più avveniristica del mondo. In questo luogo dell’Illinois sono presenti i classici elementi che siamo soliti osservare nei film e nei romanzi di fantascienza. Lo stesso Casty ha ammesso di essersi ispirato a capolavori quali Blade Runner (in questo senso, emblematici sono le vignette con Macchia Nera sotto la pioggia, che in parte richiamano le ambientazioni notturne di Topolino e il mistero di Macchia Nera), Metropolis e Ghost in the shell.

darkenblot avangard city

Inizialmente Avangard City avrebbe dovuto avere un’atmosfera steampunk, ma poi l’autore ha deciso di virare verso il concept di Epcot, uno dei quattro parchi Disney a tema, dedicato proprio alla tecnologia e alle innovazioni.

L’ambientazione, seppur molto fedele ai canoni della fantascienza tradizionale, è molto coinvolgente e vivida, complici gli ottimi disegni di Pastrovicchio. Possiamo osservare numerosi grattacieli, auto che si sollevano dal suolo e robot impiantati negli uffici amministrativi. Per il design delle armature futuristiche, il disegnatore si è ispirato a mangaka quali Katsushiro Otomo (Akira), Masamune Shirow (Ghost in the shell) e Yukito Kishiro (Alita). Le pose dei personaggi fanno invece riferimento agli autori dei comics americani quali Jack Kirby, John Buscema e Alan Davis.

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Darkenblot e i suoi padri: da Gundam a Mazinga Z

Per ciò che concerne i mecha, è opportuno citare il maestro Go Nagai, autore di Mazinger Z e, di conseguenza, dell’enorme filone in cui sono presenti robot di considerevoli dimensioni pilotati da esseri umani. Inoltre, è importante sottolineare come Go Nagai sia anche l’autore di Ufo Robot Goldrake, la serie che in questo ambito ha riscosso grande successo in Occidente.

Darkenblot
Ufo Robot Goldrake

Non di minore importanza è anche Mobile Suit Gundam, ideata da Yushiyuki Tomino. A differenza degli altri lavori già citati, il pilota dei robot non è un essere umano perfetto tanto quanto la sua macchina, ma il semplice ragazzino Amuro Ray: un giovane coraggioso ma, al tempo stesso, pieno di insicurezze.

Darkenblot

Da Asimov allo smartphone

La prima impressione che si ha “visitando” Avangard City è quella di una città in cui la tecnologia la fa da padrona e i cui abitanti sono per lo più felici. Anche gli automi non sono esenti da difetti, ma questi non causano che qualche piccolo contrattempo ai cittadini, a fronte di diversi vantaggi. Tuttavia, questa città sembra completamente isolata dal mondo circostante: la gente è così coinvolta da quell’innovazione che pare non avere alcun collegamento né concezione del mondo esterno. Se vi sembra una situazione familiare, non vi sbagliate. Quante volte rimaniamo ipnotizzati di fronte al display del nostro smartphone, a cena, in metropolitana o in fila alla posta, senza renderci conto di quello che ci accade intorno? Inoltre, il raggiungimento di questo idillio non è stato privo di incidenti di percorso: come vedremo in seguito, Avangard City non è stata la prima città futuristica a essere stata messa in piedi.

Ad ogni modo, il riferimento più evidente ai classici della fantascienza è l’esistenza delle Tre leggi della robotica, ideate dallo scrittore di fantascienza sovietico-americano Isaac Asimov, che esordiscono (insieme ed esplicitamente) nel racconto Circolo vizioso (1942).

1.Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2.Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.

3.Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

L’inizio della lotta tra bene e male: il primo Darkenblot

Darkenblot inizia nel penitenziario di Altacraz, dove “alloggia” Macchia Nera. Gli è stato concesso di modificare gli elettrodomestici della prigione per facilitare il lavoro degli inservienti. Tuttavia, in una notte piovosa, il criminale ne approfitta per assemblare i componenti di quegli apparecchi, al fine di costruire un robot che gli consenta di fuggire dall’isola, trascinandosi sul fondo del mare.

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Nel frattempo Topolino, di ritorno da una vacanza in Italia, è costretto per un imprevisto a fare scalo ad Avangard City, dove viene derubato. Incontra qui il tenente Zark, alle prese con dei furti compiuti da alcuni robot (che violano quindi la Prima legge). L’ufficiale, indispettito dalla fama di Topolino, lo trascina nel caso per dimostrargli il giusto metodo d’indagine. Inizia con questo espediente la lotta tra bene e male nei meandri di Avangard City.

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Durante un inseguimento, i due raggiungono il rifugio segreto di Macchia Nera, dalla cui esplosione si salva un hard disk contenente il progetto dell’armata di robot “Darkenblot”, pronta a saccheggiare Fort Oro, la riserva aurea di Avangard City.

In realtà il piano è una messinscena: Macchia Nera fa credere di avere un’armata, ma il suo obbiettivo è delegittimare i robo-poliziotti (che non riescono a evitare i furti), per farli sostituire con quelli prodotti da un’azienda con cui è alleato. In seguito, prende il controllo dei nuovi vigilanti per catturare e ricattare i miliardari giunti da tutto il mondo per la cerimonia di cambio del nome di Avangard City a Robopolis.

Il nome della serie deriva dal vero Darkenblot, l’esoscheletro tecnologico con cui Macchia Nera si muove per Avangard City e che utilizzerà nello scontro finale con Topolino.

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La tecnologia e l’abuso di potere

L’arrivo di Macchia Nera è un vero e proprio shock per Avangard City. I suoi cittadini, che idealizzano la tecnologia, si rendono improvvisamente conto del male che può generare se finisce nelle mani sbagliate. Le azioni del super-criminale creano subito scompiglio: la popolazione è terrorizzata, le autorità vanno nel panico, i notabili si scoprono, tutto a un tratto, inermi. Fortunatamente, non tutti si abbattono: Topolino, che conosce bene il suo nemico, sa come affrontarlo e viene prontamente aiutato da Bernie e i suoi amici, poliziotti in pensione, e dall’ingegner Roxette. Il male prospera, ma il bene vi si contrappone.

Seppur una vicenda del genere possa sembrarci estranea, non è difficile ricordare i recenti esempi in cui la tecnologia è stata sfruttata a vantaggio dei singoli (anche se, ovviamente, in maniera molto più innocua rispetto a Macchia Nera): si pensi ad esempio, al recente scandalo di Cambridge Analytica.

Questa serie offre, quindi, un ottimo spunto di riflessione su come l’essere umano possa venir soggiogato dalla tecnologia, in maniera molto simile a quanto si assiste nella serie britannica Black Mirror.

La tecnologia e la politica: la lotta tra bene e male nel secondo Darkenblot

Questa tematica viene particolarmente approfondita nella seconda parte di Darkenblot, che si svolge durante la campagna elettorale di Avangard City, ormai diventata Robopolis. Topolino entra in contatto con il professor Pattilius, il quale lo avviserà che la città corre un grave pericolo.

Intanto, Robopolis soffre anche di una grave penuria energetica. Questa emergenza pare possa essere risolta da Mr. Me, proprietario di una centrale elettrica e candidato al municipio di Robopolis. Egli ha ideato un sistema di cosidetti “decodex”, in grado di sfruttare l’energia dell’universo. Nel frattempo, Macchia Nera attacca tutte le centrali della città.

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In seguito si scoprirà che Macchia Nera lavora per Mr. Me allo scopo di aggravare la scarsità energetica e favorire sempre di più il candidato sfidante. All’insaputa del suo datore di lavoro, il criminale ha fondato un’organizzazione segreta, la RDR (Regno di Robopolis), impegnata a fare della città una nazione indipendente pronta a sfruttare il suo vantaggio tecnologico per dominare il mondo.

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Alla fine, Topolino scopre perché Pattilius era così allarmato: l’energia dell’universo è troppo potente e rischia di alterare i circuiti dei robot rendendoli pericolosi per gli umani, ma, soprattutto di divampare incontrollata per il pianeta, creando danni inenarrabili.

Quando la situazione sta per precipitare, Macchia Nera si allea con Topolino e, insieme agli altri, blocca il sistema dei decodex, salvando la Terra che, altrimenti… non avrebbe potuto dominare. In questo capitolo di Darkenblot la lotta tra bene e male si conclude con un armistizio. C’è una certa consapevolezza che senza l’uno non esisterebbe l’altro, né il mondo così come lo conosciamo.

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La lotta tra bene e male e l’illusione del potere in Darkenblot

Ancora una volta, vengono evidenziate le conseguenze dell’ultilizzo della tecnologia quando questa cade nelle mani sbagliate. In particolare, in questo contesto viene utilizzata per il più tipico degli scopi: vincere le elezioni. Mr. Me è disposto a tutto per diventare importante e Macchia Nera lo percepisce, sfruttando questa debolezza a proprio vantaggio. Al punto che, inebriato dalla sensazione di onnipotenza che il suo nuovo Darkenblot gli dà, crede di poter creare uno Stato indipendente che soggiogherà il mondo. Entrambi, quindi, hanno un forte desiderio del comando. E anche queste nuove tecnologie che Robopolis offre possono esser utilizzate per la propaganda, come accadde per la radio prima e per la televisione poi. Un’ulteriore conferma di come l’innovazione non sia di base né buona né cattiva, ma che paradossalmente possa prendere una direzione o l’altra, in base all’uso che se ne fa.

Darkenblot nel mondo reale

E, ancora una volta, Darkenblot sembra essere una fotografia, se non una profezia, della lotta tra bene e male. È facile pensare alle grandi dittature del passato come dei totalitarismi in grado di monopolizzare il pensiero dell’opinione pubblica con ogni mezzo (spesso si abusa delle citazioni di 1984 di George Orwell, ma in questo caso è necessaria). Tuttavia, anche nei Paesi più democratici è facile inciampare in questi meccanismi: si pensi alla costante presenza in rete delle fake news e di come queste vengano sparpagliate per favorire le varie fazioni. Al punto che un mezzo come internet, capace di essere un eccellente veicolo di cultura e conoscenza, diventa fucina di odio e inganno.

darkenblot film

D’altronde, la stessa serie Darkenblot presenta un esplicito richiamo alla mistificazione della realtà: i film presenti nella storia, ispirati alle “reali” azzuffate tra Topolino e Macchia Nera, sono eccessivamente romanzati e, per lo più, sconclusionati.

La lotta tra bene e male nel mito: il terzo Darkenblot

darkenblot robotorama

Come accennato in precedenza, l’umanità non ha raggiunto l’apparente armonia di Robopolis senza un sacrificio. Quello della città dell’Illinois non fu il primo progetto a essere messo in pratica. Negli anni ’80, in Giappone fu ideata la prima città futuristica della storia, Robotorama. Tuttavia, a dimostrazione che, per quanto l’uomo possa impegnarsi, non avrà mai il pieno controllo degli eventi naturali, la città colò a picco a seguito dell’eruzione del vulcano dell’isola su cui era stata costruita e il progetto fallì miseramente. O almeno così si credeva.

darkenblot miraitoshi

Nel terzo capitolo di Darkenblot, inno alla genialità di Macchia Nera e ricco di colpi di scena, l’ambientazione si sposta a Miraitoshi, altra città futuristica del Giappone, dove si tiene l’Esposizione Tecnologia Universale.

Topolino, in visita alla città assieme a Bernie e al suo gruppo, fa la conoscenza del sindaco Kuku, co-fondatore di Robotorama, e di un gruppo di ragazzini freschi di diploma all’accademia che guidano dei mecha molto simili al Darkenblot. Neanche a dirlo, Fantomu Burotto, ossia Macchia Nera, attacca la città e crea scompiglio all’Esposizione.

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Durante l’irruzione, dei robot rubano una misteriosa cassa da un padiglione. La cassa appartiene al professor Nobuo, per cui i protagonisti decidono di raggiungere la sua abitazione per chiedergli informazioni in merito. Probabilmente, gli autori del furto sono dei “neurobot“, ossia degli automi che apprendono le nozioni senza che gli vengano pre-installate e che non rispondono alle Tre leggi della robotica. Il professor Nobuo, fondatore di Robotorama, inventò i neurobot e rifiutò di collaborare alla costruzione di Robopolis proprio perché contrario alle Tre leggi della robotica.

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L’Atlantide tecnologica

darkenblot robotorama

Topolino non trova il professore, ma una tele-penna, che pare essere in comunicazione con lui, la quale scrive, in seguito, che il professore si trova a Robotorama, in compagnia di Macchia Nera.

Robotorama, quindi, sarebbe diventata una città subacquea e, inoltre, viene rivelato che l’acerrimo nemico di Topolino e lo scienziato giapponese sono alleati.

All’interno della cassa, è contenuto un macchinario funzionale all’attivazione dell’Umibozu, un mostruosa e gigantesca corazza in grado di radere al suolo Miraitoshi e iniziare la conquista del mondo.

darkenblot umibozu

Il mito dell’Umibozu: la lotta tra bene e male nel mito giapponese

La commistione tra uomo e mito si presenta anche nella scelta dell’arma finale, preparata per la caduta di Miraitoshi: l’Umibozu. L’Umibozu, che potrebbe vagamente richiamare il kraken delle mitologie europee, è una creatura mostruosa, che secondo la tradizione giapponese, vive in mare e riemergerebbe per far colare a picco le navi di passaggio (esattamente come l’Umibozu di Macchia Nera vuole inabissare Miraitoshi).

darkenblot umibozu

Ovviamente, in questo contesto l’Umibozu è una stupefacente macchina iper-tecnologica, ma il suo nome è un perfetto riferimento al folklore del Giappone (dove, per l’appunto, si trova Miraitoshi) e al desiderio di annientamento dell’uomo da parte di quello che si scoprirà essere il vero nemico della storia.

darkenblot umibozu

D’altra parte, un essere che, per certi versi, può richiamare l’umibozu di Darkenblot è un antagonista della serie Neon Genesis Evangelion: gli arti meccanici della creatura di Nobuo e Macchia Nera che si diramano attraverso i grattacieli di Robopolis rievocano, infatti, la sagoma del nono angelo della serie, Matarael.

Matarael Darkenblot
L’angelo di NGE

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Infine, il titolo dell’episodio di Darkenblot in cui si rivela l’Umibozu è L’Umibozu ascende, un probabile richiamo al titolo inglese della seconda puntata di Mazinkaiser (serie anime ispirata a Mazinga Z), nominata The devil descends.

Nemo, il vero nemico nella lotta tra bene e male in Darkenblot

Proprio a Miraitoshi avviene lo scontro finale che, però, pone fine alle ambizioni di Macchia. Allo stesso tempo, si scopre che il vero professor Nobuo è in realtà prigioniero a Robotorama e che l’alleato del super-criminale è Nemesis, conosciuto in origine come Nemo. Nemesis è un neurobot creato da Nobuo per gestire Robotorama.

In seguito all’affondamento della città, Nemo è rimasto isolato per diverso tempo mantenendo il suo candore, fin quando non ha incontrato un pirata di nome Bricco, che ha avuto un’influenza negativa su di lui, al punto tale da renderlo desideroso di eliminare la razza umana, a suo dire colpevole di troppe nefandezze. Nemo è diventato, così, Nemesis e si è creato un involucro fisico a totale somiglianza del vero Nobuo. In questo capitolo di Darkenblot quindi, il male assume una forma vera e propria, molto più subdola dell’esorbitante esoscheletro di Macchia Nera, che diventa la vera protagonista della lotta contro il bene. Infatti, sebbene il nemico di Topolino creda di poter controllare a distanza le apparecchiature tecnologiche di Miraitoshi attraverso il principio della “multicapacità”, viene rivelato come sia Nemesis a controllare tutto, dando a Macchia Nera un’illusione che aumenta ulteriormente il suo delirio di onnipotenza. La presenza di una formidabile armatura che controlla la realtà e la ribellione del software richiamano quanto di simile succede con Iron Man e il malvagio Ultron.

darkenblot nemesis

Inoltre la commistione tra reale e virtuale che si intravede in Darkenblot è anche un vago riferimento a quanto accade nella serie anime del 1998 Serial Experiments Lain.

Serial Experiments Lain Darkenblot

Ad ogni modo, lo scienziato Nobuo, alla fine della storia, riesce a resettare Nemesis, facendolo tornare Nemo, l’ingenua intelligenza artificiale ignara del mondo che la circonda.

Nell’ultima vignetta, tuttavia, si scopre che Nemesis è riuscito ad eseguire un backup del suo immenso database, installandosi, all’insaputa di tutti, nella vasta rete cibernetica di Miraitoshi. 

Un escamotage del genere si può osservare proprio in un’altra serie Disney dove la tecnologia ha un ruolo di primo piano: in PK – New Adventures, nell’episodio Silicio, l’intelligenza artificiale Due utilizza lo stesso meccanismo di Nemesis per sopravvivere, grazie alla rete degli Evroniani.

Due Darkenblot

Gli umani creano i robot, i robot distruggono gli umani

Parafrasando la citazione su Dio, gli uomini e i dinosauri del personaggio di Ian Malcolm in Jurassic Park (interpretato da Jeff Goldblum), si può notare come il destino di essere sovvertiti dalla propria creatura si rifletta anche nella serie Darkenblot.

Il tratto caratteristico della ribellione del creato al suo creatore è soprattutto la certezza di essere migliore. Si pensi, ad esempio, al mito di Perseo, che ritenne giusto fornire il fuoco agli uomini, rinnegando l’ordine di Zeus, o a come Robotorama somigli ad Atlantide a causa della sua ubicazione. Oppure, lasciando stare i miti, possiamo ripercorrere la storia, e ci accorgeremmo che in molti periodi, come l’Umanesimo e l’Illuminismo, l’uomo ha creduto di poter diventare indipendente da un potere superiore da lui stesso identificato, fino a cancellarlo. Questa parabola riguarda anche Nobuo e la sua creatura, Nemo.

In Darkenblot si può osservare sia la supponenza del professore, che crede di poter creare dei nuovi esseri viventi totalmenta plasmabili e controllabili, al punto di diventare potenzialmente migliori degli esseri umani. Come abbiamo visto, però, la natura si è ribellata e Nobuo non ha potuto monitorare la sua creazione. Dall’altra parte c’è la superbia di Nemo, divenuto Nemesis, che ritiene di poter eliminare le nefandezze di questo mondo tagliando il problema alla radice, a cominciare da Miraitoshi. Nell’ambito della lotta tra bene e male, questi due personaggi di Darkenblot sono assolutamente sicuri di essere dalla parte giusta.

darkenblot robotorama
Splash-page con Robotorama

Il confine tra uomo e macchina

Sono entrambe “grandi illusioni”, per citare Norman Angell: in particolare, Nemesis si prepara a combattere una guerra che è sicuro di portare a termine con successo e in breve tempo. Ma anche lui pecca di presunzione: molti umani non sono immorali come il pirata Bricco, ma anzi daranno tutto per fermare il suo folle piano. Tuttavia, Nemesis si dimostra ancora poco flessibile, confutando ulteriormente la teoria di Nobuo: una sua parte torna buona, ripristinando Nemo, ma Nemesis sopravvive nei circuiti di Miraitoshi, ancora determinato a perseguire il suo scopo.

Si evince quindi la lapalissiana differenza tra l’uomo e il robot: l’umanità. Nobuo comprende i suoi errori, Topolino e i suoi compagni combattono per il bene, Macchia Nera collabora alla salvezza del mondo. Mentre Nemesis, a causa degli insegnamenti di Bricco, continua imperterrito nella sua lotta, destinato forse a un’eterna insoddisfazione, che si tramuta in una imperitura dannazione.

E come l’essere umano ha bisogno di regole, che siano i Comandamenti ai tempi di Mosé, le Costituzioni degli Stati nazionali o le Carte dei diritti dell’uomo, così gli automi hanno bisogno delle Tre leggi della robotica.

C’è, però, un’ulteriore differenza: le leggi dell’uomo sono state scritte dall’uomo. Quelle dei robot, invece, non sono state promulgate dai robot, ma sempre dall’uomo. L’essere umano, quindi, possiede già una morale intrinseca, che lo rende superiore alle macchine e immensamente complesso tanto quanto l’universo che lo circonda. Come diceva Immanuel Kant, infatti:

Il cielo stellato sopra di me, la Legge morale dentro di me.

L’uomo, come si evince in Darkenblot, ha una capacità di scelta, e può decidere da che parte stare nella lotta tra bene e male.

Da questo punto di vista, il richiamo all’umanità non può non far pensare al famosissimo discorso finale di Blade Runner, in cui il replicante Roy Batty, ricordando tutte le avventure vissute, si lascia andare con la sua iconica frase “Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi…”. In questo caso, si ha una chiave di lettura in parte contrapposta a quella di Darkenblot: il robot possiede l’umanità.

Darkenblot: il doppio volto della tecnologia

La tecnologia, quindi, dimostra di avere diverse emanazioni: nella realtà, essa si dimostra uno strumento eccellente se usata per scopi legittimi e benefici, quali rimanere in contatto con le persone che si amano, promuovere iniziative e, perché no, distrarsi o divertirsi. L’imperativo è, però, quello di rimanere attenti e non farsi ubriacare da una bevanda assai saporita, ma di cui spesso non conosciamo gli ingredienti.

Un aiuto può essere trovato, come spesso accade, studiando la storia e, perché no, anche i miti. Come disse Winston Churchill all’attore britannico David Niven, egli era sicuro di vincere la Seconda Guerra Mondiale perché “glielo aveva detto la storia”. Per quanto la tecnologia possa avanzare (si vedano, ad esempio, le Rivoluzioni Industriali), i comportamenti umani sono complessivamente immutabili, quindi, entro un certo limite, prevedibili.

C’è poi l’altra questione, ossia quella dell’indipendenza delle macchine e dei suoi risvolti sull’incolumità dell’uomo. Questo problema, tuttavia, è, al momento, ascrivibile solo al campo della fantasia. E quella, come ci insegnano Casty e Pastrovicchio, non può essere dannosa.

Mattia Rispo

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Immagini © Disney, Panini Comics, Toei Animation, Dynamic Planning, Sunrise, The Ladd Company, Shaw Brothers, Tandem Production

Fonti:
Definitve Collection: Darkenblot – Volume 1

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