La Sirenetta non visse felice e contenta | Infanzia Rovinata

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In questa nuova puntata di Infanzia Rovinata ci occuperemo del lungometraggio animato La Sirenetta (The Little Mermaid), il 28° Classico Disney, che ha dato inizio alla fase della storia degli Studios nota come Rinascimento Disney. Non si tratta però una storia originale, bensì di una fiaba di Hans Christian Andersen, lo scrittore danese che nel 1837 ha realizzato l’omonima storia (Den lille Havfrue in originale).

La trama originale della fiaba, più cupa e malinconica, è stata completamente rivoluzionata nel Classico Disney.

Vilhelm Pedersen Sirenetta
Illustrazione di Vilhelm Pedersen, l’illustratore danese che nel 1849 si è occupato per primo dei disegni nelle raccolte di fiabe di Hans Christian Andersen pubblicate per la prima volta nel 1835 prive di illustrazioni.

Da La Sirenetta di Andersen ad Ariel

La fiaba è pubblicata per la prima volta il 7 aprile 1837 nella raccolta Fiabe raccontate ai bambini. Prima raccolta. Terzo tomo. (Eventyr fortalte for Børn. Første Samling. Tredie Hefte). L’autore Hans Christian Andersen (1805 – 1875) è nato in una condizione di povertà estrema e in un contesto familiare difficile. La madre, alcolista, analfabeta e profondamente superstiziosa, è imparentata con il marito, sognatore e amante dei libri, per via di una bisnonna in comune.

Entrambi i genitori in qualche modo hanno influenzato il carattere di Andersen. Il padre, che aveva instillato nel giovane figlio la curiosità verso lo studio e l’amore per la lettura, morì giovane, lasciando la famiglia in gravi ristrettezze economiche. La madre, superstiziosa e bigotta, impresse nel figlio un profondo sentimento religioso che condizionò tutte le fiabe che scrisse in seguito.

Per via della condizione di indigenza della sua famiglia, Andersen non riuscì a proseguire gli studi in modo continuativo. Questo emerge anche dal linguaggio usato per scrivere le fiabe, mai particolarmente ricercato. Grazie al suo mecenate Jonas Collins, che lo ospitò in casa sua e lo introdusse nel mondo della borghesia di Copenaghen, riuscì a riprendere gli studi.

Tuttavia, Andersen non riuscì a trovarsi bene neanche in questo contesto. Per colpa della sua precedente formazione inadeguata e della dislessia di cui probabilmente soffriva, fu particolarmente vessato dai suoi insegnanti. Invece, per colpa del suo carattere timido e dell’aspetto fisico goffo e dinoccolato, fu preso di mira dai suoi compagni di studi.

Il non riuscire ad ambientarsi e il sentirsi costantemente fuori posto sono temi ricorrenti nelle sue fiabe, i cui protagonisti sono perennemente insoddisfatti, diversi dalle persone che li circondano e senza un vero posto di appartenenza. La Sirenetta vorrebbe diventare umana per ottenere un’anima immortale ma anche sulla terraferma non trova la pace, il brutto anatroccolo è perennemente emarginato dai suoi fratelli che lo vedono diverso e non lo accettano… e così via.

hans christian andersen
Hans Christian Andersen nel 1869, foto di Thora Hallager

Il celeberrimo 28° Classico Disney La Sirenetta, prodotto dalla Walt Disney Feature Animation e diretto da Ron Clements, uscì invece nelle sale americane nel 1989.

Per l’aspetto fisico della giovane protagonista, gli animatori si ispirarono ad Alyssa Milano. Per rendere in modo realistico l’effetto dei capelli sott’acqua furono visionate le riprese dei capelli dell’astronauta statunitense Sally Ride.

Il lungometraggio vinse ben due Oscar, uno per la Miglior Colonna Sonora ad Alan Menken e uno per la Miglior Canzone, In fondo al mar (Under the Sea).

Vi vogliamo narrare di una storia che parla del grande Oceano blu

Entrambe le versioni della Sirenetta cominciano con un’ode al mare e con la descrizione delle profondità degli abissi. Nella fiaba, vengono descritti la città in cui vive la protagonista della storia, il suo Palazzo magnifico in cui risiede e la sua famiglia. In questa storia la Sirenetta è orfana di madre, come la sua versione animata, ma ha una nonna che è la memoria storica della famiglia e un punto di riferimento per tutti.

Un’altra differenza importante tra le due versioni è che il padre della Sirenetta originale, il re del mare, non ha alcun tridente magico che potrebbe essere bramato da qualcuno. Inoltre, non è presente alcun granchio Sebastian, spalla comica assai carismatica nel Classico Disney.

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sebastian la sirenetta
Orazio Thelonius Ignatius Crostaceus Sebastian

Già da subito è ben chiara la prima differenza tra le due sirene: mentre Ariel è allegra e spensierata, affettuosa con tutti ed espansiva, la sirena della fiaba di Andersen è più introversa e riflessiva, di temperamento tranquillo e contemplativo. Come per molti protagonisti creati da Andersen, sembra quasi destinata alla sofferenza più degli altri.

la sirenetta

Le figlie noi siam di Tritone, i nostri bei nomi li ha scelti lui

Nel Classico Disney, le 7 figlie di Tritone, Aquata, Andrina, Arista, Atina, Adella, Allana e Ariel, vivono serenamente nel Palazzo Reale, cantando allegre canzoni e senza nessuna preoccupazione al mondo, tranne che per una regola inviolabile: è assolutamente proibito salire in superficie ed è vietato interagire con gli infidi umani. Il perché della ritrosia del re è spiegato nel prequel La Sirenetta – Quando tutto ebbe inizio, uscito come direct-to-video nel 2008.

la sirenetta

Nella fiaba di Andersen le sei sorelle vivono la loro vita in modo altrettanto spensierato ma con una profonda differenza. Al raggiungimento del quindicesimo anno di età, possono salire in superficie. Per tutta la loro giovane vita, hanno ascoltato i racconti della loro nonna sulle meraviglie del mondo degli umani, quindi la curiosità è tanta. Ovviamente la più curiosa di tutte è proprio la più piccola, la protagonista della storia.

Di anno in anno, la più giovane della famiglia ha dovuto vedere le sorelle salire in superficie e descrivere le meraviglie del mondo di sopra. Ogni sorella, in base al proprio carattere, si è concentrata su qualcosa: una particolarmente coraggiosa si è divertita, osservando una nave in balia della tempesta, comodamente seduta su un iceberg, un’altra, più timorosa, si è limitata a osservare da lontano un villaggio vicino al mare e così via.

Tutte insieme, senza la più piccola che ancora non ha raggiunto i 15 anni, si divertono inoltre a far affogare i marinai dopo averli irretiti con i loro canti.

Come ulteriore beffa, mentre la più piccola si strugge dal desiderio di salire in superficie, le sorelle più grandi se ne stancano presto, preferendo i divertimenti degli abissi alle sciocchezze degli uomini.

Finalmente, al raggiungimento dei 15 anni, anche la più piccola può salire in superficie. Prima di poterlo fare ha dovuto però affrontare un doloroso rito di passaggio: 8 ostriche conficcate dolorosamente nella coda dalla nonna per domare l’orgoglio.

Ma del tuo mondo parte farò. Guarda e vedrai, che il sogno mio, si avvererà

Inizialmente sembra andare tutto per il meglio: la piccola sirena ha finalmente realizzato il suo sogno di uscire dall’acqua per vedere le meraviglie del mondo. Resta incantata da una nave e dalla musica che diffonde. Su quella nave, infatti, i marinai stanno celebrando e festeggiando rumorosamente con canti e balli sotto lo sguardo estasiato della Sirenetta. In particolare, la ragazza è colpita dal festeggiato: un giovane Principe dagli occhi neri.

Purtroppo però, improvvisamente scoppia una tempesta che tra lampi, fulmini e mare in burrasca, fa affondare la nave. La sirena, inizialmente contenta di vedere il giovane affondare con la nave, si ricorda che gli uomini sott’acqua non sopravvivono e si precipita al salvataggio.

ariel eric scuttle

Riesce a portare il Principe svenuto sulla spiaggia e lo osserva da lontano riprendersi. Lo vede anche soccorso da una giovane che giocava da quelle parti con le sue amiche. Un po’ triste al pensiero che la giovane si sia presa il merito del salvataggio, la sirena ritorna a casa mestamente e ossessionata dal Principe e dalla vita sulla terraferma.

Anche nel cartone animato il primo incontro tra Ariel ed Eric (che qui ha dei bellissimi occhi azzurri) avviene grazie a un naufragio. La differenza sta nel fatto che nessuna giovane donna trova Eric addormentato sulla spiaggia: anzi, lui sente Ariel cantare e ne resta folgorato.

Sia Ariel che Eric sono ossessionati l’uno dall’altra. Mentre lei trova conforto nella statua con le sembianze dell’amato, trovata dai suoi amici, lui decide inderogabilmente di ritrovare la giovane che l’ha soccorso e di sposarla.

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la sirenetta eric flounder sebastian

Guardate un po’ quello che ho è una raccolta preziosa lo so

Per la giovane protagonista della fiaba, il Principe e il suo mondo sono ormai un chiodo fisso. Grazie a un’amica delle sorelle è anche riuscita a scoprire dove vivesse il suo amato. Quasi ogni giorno nuota fino al suo Palazzo con la speranza di vederlo, inutilmente.

Alla fine decide di chiedere alla nonna quali siano le differenze tra umani e sirene. È presto detto: le sirene possono vivere anche per 300 anni ma, alla loro morte, si tramutano in spuma del mare. Gli umani, invece, hanno una vita piena di tribolazioni e molto più breve, ma, alla loro morte, sopravvive l’anima, anche se i loro corpi sono ormai polvere.

Alla vita lunga ma effimera delle sirene, si contrappone quindi quella breve, ma con la promessa di un’anima immortale, degli esseri umani.

Darei volentieri tutte le centinaia di anni che ho ancora da vivere, per divenire un essere umano, un giorno soltanto, e per la speranza di entrare anch’io nel Regno dei Cieli.

Per la sirenetta l’idea dell’oblio e del nulla dopo la morte riservato alla sua specie è un pensiero insopportabile. Per i suoi simili, invece, questo pensiero è ininfluente in quanto sono tutti felici di vivere 300 anni di lieti bagordi.

Nel cartone animato non ci sono analisi sulla natura delle sirene, né sull’anima immortale degli umani. Ariel è innamorata di Eric ed è ossessionata da tutto ciò che riguarda la superficie. Ha infatti raccolto nel corso del tempo una notevole collezione di cianfrusaglie, provenienti probabilmente da navi naufragate in passato.

Ariel la sirenetta
Ariel tesse le lodi degli umani, reggendo una forchetta per il pesce

Le alghe del tuo vicino ti sembran più verdi sai. Vorresti andar sulla terra, non sai che gran sbaglio fai

Per le due protagoniste, la terraferma è un richiamo irresistibile. Nella fiaba, la sirenetta chiede alla nonna se il suo destino è segnato in modo ineluttabile o se c’è un modo per ottenere un’anima, evitando così di diventare spuma del mare.

La nonna, a quel punto, le rivela che per una sirena sarebbe possibile ottenere un’anima se un uomo la amasse tanto da legarla a lui con una promessa di fedeltà, per la vita e per l’eternità, e se un sacerdote sugellasse questa unione con un matrimonio. A quel punto:

Un’anima pari alla sua sarebbe concessa al tuo corpo, e tu parteciperesti della felicità umana. Egli darebbe a te un’anima eppure non perderebbe la sua.

La differenza più grande tra le due sirene è, dunque, proprio nella motivazione che le spingerà successivamente a chiedere aiuto alla Strega del Mare. Mentre Ariel vorrebbe diventare umana per coronare il suo sogno d’amore con il principe Eric, la sirena di Andersen desidera con tutto il suo cuore diventare umana per ottenere l’anima immortale. Il Principe è, quindi, il mezzo per ottenerla.

Questa fiaba ha una religiosità intrinseca notevole. Gli esseri muoiono, ma non lo spirito degli uomini e, per ottenere l’anima e l’accesso al Regno dei Cieli, la sirenetta sarà costretta a sopportare tormenti indicibili.

Inoltre, per unire l’anima in due corpi, è necessario il matrimonio, un Sacramento fatto di fronte a Dio e quindi inscindibile. Nel cartone animato, invece, ad Ariel basta il bacio del vero amore per poter restare umana per sempre. La forte morale marcatamente cristiana della storia è probabilmente dovuta agli insegnamenti della madre dell’autore, ricevuti durante l’infanzia.

In passato sono stata un po’ cattiva, a una strega assomigliavo in verità

Una delle tante differenze che dividono il Classico Disney La Sirenetta dalla fiaba originale è proprio il ruolo della Strega del Mare. Nella fiaba la Strega non è mossa da secondi fini, non ambisce al Tridente di Tritone, come invece fa Ursula e si limita a svolgere il ruolo di aiutante neutrale che, con il suo operato, permette alla protagonista di avere quello che vuole: diventare umana per avere una possibilità di ottenere l’anima desiderata.

Nel lungometraggio, Ursula è stata esiliata in passato dal Palazzo Reale, per motivi non ben specificati. Da allora cova rancore nei confronti di re Tritone, aspettando l’occasione per vendicarsi. Mentre Ariel piange disperata dopo la sfuriata distruttiva del padre, che devasta la sua collezione di cianfrusaglie e distrugge la statua con le fattezze di Eric, ne approfitta per mandare Flotsam e Jetsam, le sue murene, per tentarla.

Dietro le false intenzioni da benefattrice commossa dalle pene d’amore della giovane sirena, infatti, le propone di trasformarla in un’umana con un incantesimo in cambio della sua voce. Nel contratto è aggiunta una postilla: se entro tre giorni Ariel non avrà ottenuto il bacio del vero amore, tornerà a essere una sirena e schiava per sempre di Ursula.

Ursula alghe

Anche graficamente le due Streghe del Mare sono profondamente diverse. Entrambe vivono in un posto tetro e inquietante ma, mentre nella fiaba non è assolutamente approfondito l’aspetto della Strega, del character design di Ursula si è occupato l’animatore Ruben Aquino.

Inizialmente avrebbe dovuto essere una sirena in sovrappeso, sorella di re Tritone. Dopo vari studi sull’aspetto di Ursula rappresentata come una sirena (o anche una razza), gli animatori hanno preferito renderla un polpo nero ed eliminare la parentela che la lega al re. Per i tratti del volto, invece, i disegnatori si sono ispirati alla drag queen Divine, molto nota negli Stati Uniti. È stata fonte di ispirazione anche per Mauro Coruzzi nella realizzazione del suo alter ego Platinette.

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Ursula

Per quanto riguarda la voce di Ursula, invece, a doppiarla sono state Pat Carroll e Sonia Scotti. Entrambe le doppiatrici hanno successivamente doppiato anche la sorella di Ursula, Morgana, nel film La Sirenetta II – Ritorno agli abissi.

Agli uomini le chiacchiere non vanno, si annoiano a sentire blablabla

Incredibilmente, l’unica cosa che accomuna le due Streghe è proprio la sfiducia nel genere maschile. Ursula ha impiegato un’intera canzone per spiegare che gli uomini “si innamorano però di colei che sa tacer” e che non bisogna sottovalutare l’importanza del linguaggio del corpo. La Strega del Mare della fiaba, invece, risponde alla titubante Sirenetta che si chiede come avrebbe fatto a conquistare il suo Principe senza la voce:

La tua bellezza […] la graziosa andatura, gli occhi che parlano; con essi, ben potrai cattivarti un cuore umano.

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strega del mare Bertall
La Strega del Mare realizzata dall’illustratore francese Bertall (1820- 1882)

L’incapacità di esprimersi a cui andrà incontro la sirena, causata dalla privazione della sua voce, è un tema molto caro ad Andersen. Non fisicamente ma moralmente, è impossibilitato a rivelare i suoi sentimenti, malvisti, in pubblico.

La fiaba è realizzata, infatti, pochi mesi dopo il matrimonio di Edvard Collin, un suo amico. In alcune lettere gli ha scritto:

I miei sentimenti nei tuoi confronti sono quelli di una donna. La femminilità della mia natura e della nostra amicizia, come i Misteri, non deve essere interpretata.

Tutta la fiaba, e soprattutto il silenzio forzato della giovane sirena, rappresenterebbero la frustrazione di non poter esprimere i suoi sentimenti e il dolore per il matrimonio dell’amato amico.

Beluga sevruga venite o venti del mar!

Nel cartone animato, Ariel è trasformata in umana da Ursula dopo aver firmato il contratto che la vincolerà alla Strega in caso di fallimento. Prima però la Strega le ha rubato la voce per racchiuderla in una conchiglia. A parte il rischio di terminare rapidamente l’avventura da umana, annegando miseramente, l’ex sirena riesce ad arrivare incolume sulla spiaggia nei pressi del castello del principe Eric, grazie all’aiuto dei suoi amici. A quel punto Ariel può godersi fiera le sue nuove gambe, in attesa di essere trovata dal suo amato.

ariel sirenetta

Nella fiaba, le cose non stanno esattamente così. Come abbiamo detto prima, la Strega del Mare non è minimamente mossa da intenzioni malevole e, anzi, si assicura prima che la piccola sirena sia sicura di quello che vuole fare. A differenza dell’incantesimo di Ursula, infatti, quello della Strega del Mare è irreversibile e se il Principe dovesse sposare un’altra donna, il cuore della sirena si romperebbe in mille pezzi e lei morirebbe, diventando spuma del mare.

Per completare l’incantesimo, però, serve il sangue della Strega per rendere il filtro davvero potente come una spada a doppio taglio. In cambio del sangue, la sirena deve rinunciare alla cosa più preziosa che ha: la sua voce, che è la più bella tra le voci in fondo al mar.

Non è però un’operazione semplice come nel cartone. La lingua della sirena è letteralmente mozzata, rendendola muta per sempre. Solo a quel punto può avere il magico intruglio. Come per le ostriche nella coda, deve prima passare attraverso il martirio per arrivare al fine massimo (diventare umana per ottenere un’anima immortale).

Anche la perdita della coda è fonte di dolore per la piccola (non più) sirena, che sente di essere stata tagliata in due da una spada infuocata. Questo dolore sarà una costante della sua vita da umana: le sembrerà di camminare su coltelli appuntiti per tutto il tempo.

Per il dolore causato dal filtro, la sirenetta sviene sulla spiaggia, anche lei in attesa di essere trovata dal suo bel Principe.

Edmund Dulac 1911 la sirenetta
Illustrazione del 1911 di Edmund Dulac

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Lei ti è accanto, se ne sta seduta lì. Non sa cosa dire ma i tuoi occhi ti parlano

Finalmente entrambe le (ex) sirene vengono trovate dal loro amato Principe e portate a Palazzo. Mentre Eric porta la bella sconosciuta, di cui non sa il nome, in giro per il Regno, innamorandosene sempre di più malgrado la barriera linguistica e i sabotaggi di Ursula, il principe della fiaba si rivela essere… molto meno romantico.

Innanzitutto, fa dormire la sirena fuori dalla porta della sua stanza su un cuscino, come se fosse un animaletto domestico. La definisce addirittura la sorellina che non ha mai avuto o la sua piccola trovatella. La tratta principalmente come un animaletto da portare in giro e a cui racconta le meraviglie del mare, di cui lui è tanto esperto.

Il Principe di Andersen si rivela assolutamente non all’altezza del sacrificio estremo compiuto dalla protagonista per diventare umana. Inoltre, non sembra minimamente intenzionato a sposarla, avendo occhi solo per la misteriosa sconosciuta che l’avrebbe salvato dopo il naufragio.

La povera Sirenetta, pur di ingraziarselo e con la speranza di veder ripagati i suoi sforzi con l’agognata anima immortale, lo asseconda in ogni sua richiesta e lo fa divertire, con la speranza di far breccia nel suo cuore. Ma né la sua bellezza, né la sua leggiadria dei movimenti e nella danza riescono a smuovere la situazione. E, come se non bastasse, ogni passo, ogni ballo, ogni movimento, le provoca un dolore costante ai piedi per colpa dell’incantesimo.

ariel eric baciala

Ma che sposa deliziosa e fantastica sarò. Ogni mossa è stabilita e i miei piani seguirà

Nel cartone animato, Ursula non può assolutamente permettere di lasciar coronare il sogno d’amore di Ariel ed Eric. Il suo scopo è infatti quello di possedere legalmente la sirenetta come schiava per usarla come merce di scambio con re Tritone. Ariel è solo il mezzo possibile per arrivare al Tridente e al Regno dei Sette Mari.

Dopo il rischio corso sulla barca, dove per poco i due piccioncini non si sono scambiati il bacio del vero amore, Ursula decide di scendere in campo. Grazie alla voce di Ariel nella conchiglia e a un incantesimo, si trasforma in Vanessa, una bellissima donna che viene dal mare e canta canzoni con una voce melodiosa. Eric, irretito e ipnotizzato dalle magie della Strega, si innamora e fissa immediatamente la data delle nozze.

vanessa ursula sirenetta

Per Ariel è un duro colpo, ma dopo aver visto che la bellissima e misteriosa ragazza è in realtà Ursula, si ingegna per salvare Eric e rivelargli l’inganno. Grazie all’aiuto dei suoi amici e di altri animali marini venuti in soccorso, riesce a rompere la conchiglia e a riottenere la sua voce. Eric, non più ipnotizzato e riconoscendo finalmente la sconosciuta che l’ha salvato dal naufragio, è pronto ad affrontare Ursula per difendere il suo amore ritrovato.

Purtroppo nella fiaba le cose non vanno così. Il Principe si innamora istantaneamente di una Principessa di un regno vicino, che vede come la ragazza che l’ha soccorso sulla spiaggia il giorno del suo naufragio. Le inevitabili nozze vengono fissate istantaneamente e la piccola sirena, col cuore spezzato, si trova addirittura a dover reggere lo strascico della sposa.

Durante il matrimonio, svoltosi su una nave simile a quella affondata nel primo incontro tra la protagonista e il Principe, la Sirenetta si costringe a danzare gioiosamente con la consapevolezza che sarà stata la sua ultima notte sulla Terra. Malgrado il dolore lancinante ai piedi è la più leggiadra nei movimenti, anche se il Principe ormai non ha occhi che per la sua bella sposa.

Al termine dei festeggiamenti, mentre tutti sulla nave dormono, alla piccola e silenziosa sirena non resta che aspettare mestamente l’alba, guardando il mare. Sa che il primo raggio del Mattino la tramuterà in spuma del mare.

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Ora si può restare qui per tutto il giorno al sole così. Soltanto noi, se tu lo vuoi, solo noi due

Nel lungometraggio animato, dopo una rocambolesca lotta tra Ursula, diventata un abominevole e leviatanico Kraken grazie al potere del Tridente di Tritone, ed Eric, la Strega finalmente è sconfitta. Il Principe riesce a trafiggerla con la polena appuntita della sua nave, uccidendo il gigantesco polpo. Tutti gli schiavi di Ursula sono liberati, compreso re Tritone che torna in possesso del suo Tridente, e finalmente torna la pace nel regno.

ursula sirenetta

Re Tritone, vedendo Ariel struggersi per l’amore per l’umano, sceglie di rinunciare per sempre alla figlia prediletta. Per il suo bene, infatti, la trasforma in umana, questa volta per sempre.

La Sirenetta corona quindi il suo sogno d’amore, sposando il Principe Eric. La cerimonia si svolge su una barca in mezzo al mare a cui possono assistere anche le sorelle e il padre della protagonista. L’amore vero trionfa e il lieto fine è assicurato da un confortante arcobaleno che sugella il finale.

I piani di Andersen, invece, sono ben altri. Poco prima del sorgere del sole, arrivano le sorelle della piccola sirena con in mano la salvezza: un pugnale magico ottenuto dalla Strega del Mare in cambio dei loro bellissimi capelli, la cosa per loro più preziosa. Con questo pugnale la giovane protagonista dovrebbe pugnalare a morte il principe e bagnarsi i piedi nel suo sangue. Così facendo, potrebbe tornare a essere una sirena e vivere in allegria i 300 anni che le spettano di diritto. Non otterrà un’anima immortale, ma almeno vivrà la sua vita con le amate sorelle in fondo al mare.

helen stratton sirenetta
Illustrazione di Helen Stratton del 1896

Dopo aver preso il coltello, si dirige verso la tenda in cui dormono beatamente i novelli sposini, pronta a sacrificare il deludente principe per salvarsi la vita. È davanti al letto, pronta e con il coltello sguainato, quando sente il principe mormorare nel sonno il nome della sua sposa e stringerla teneramente a sé. Il coraggio a quel punto le viene meno e si rende conto di non poter uccidere un innocente per aver salva la vita.

Resiste quindi alla prova finale della tentazione delle sorelle, che avrebbero voluto salvarla, e getta il coltello in mare. Testimoni del suo gesto sono le sorelle, afflitte, e la nonna, salita in superficie per vedere la nipote per l’ultima volta.

L’alba è finalmente giunta e la sirena si lascia cadere in acqua, sentendo il suo corpo disintegrarsi in spuma del mare.

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La Sirenetta avrebbe dovuto chiamarsi Le figlie dell’aria

La fiaba non termina con la Sirenetta crudelmente trasformata in spuma del mare. Come premio per la sua tenacia nel volere un’anima immortale e per non aver ceduto alla tentazione dell’uccisione di un innocente per i suoi scopi, si unisce alle Figlie dell’Aria.

Tu, povera Sirenetta, ti sei studiata con tutto il cuore di giungere il fine, dietro al quale noi pure ci struggiamo; hai penato e sopportato; per la tua bontà sei assurta al mondo degli spiriti e di qui a trecent’anni potrai avere anche tu un’anima immortale.

Per la prima volta la piccola sirena sente gli occhi pieni di lacrime. Secondo un’idea tipica del pensiero cristiano dalle origini a tutto il Medioevo, infatti, le lacrime hanno valore positivo per vari motivi, tra cui il fatto che sono simbolo di purificazione dell’anima. Quindi solo gli esseri con un’anima possono piangere.

Dopo 300 anni di buone azioni, la sirena potrà dunque ottenere l’agognata anima. Come per ogni Purgatorio che si rispetti, il tempo dell’espiazione prima dell’accesso al Regno dei Cieli è variabile. Per ogni bambino buono incontrato che fa ridere le Figlie dell’Aria, il tempo da scontare è abbreviato di un anno; mentre per ogni bambino cattivo che le fa piangere dal dispiacere, il tempo in Purgatorio è aumentato di un giorno per ogni lacrima versata.

Inizialmente, Andersen aveva pensato di far incontrare il Principe e la Sirenetta una volta morti entrambi, come premio per la piccola protagonista. Questa idea è stata subito accantonata e il ruolo del principe ridimensionato sempre di più per non far dipendere la felicità della protagonista da qualcun altro.

Io non ho voluto che la sirena guadagnasse un’anima immortale solo ed esclusivamente grazie a un estraneo; grazie ai sentimenti di una persona esterna. Trovo che sia una morale sbagliatissima. Sembra che la conquista della salvezza eterna dipenda da una questione di fortuna, e io non sono assolutamente disposto ad accettare una visione simile. Io ho voluto che la mia sirenetta facesse una scelta, il che è molto più naturale. E molto più divino.

Per rimarcare l’importanza della morale e del finale, l’autore avrebbe anche pensato di intitolare la fiaba Le figlie dell’Aria.

Un omaggio al finale originale della fiaba sta nella scelta del nome Ariel nel lungometraggio Disney. Oltre a questo, Ariel è il nome dello spirito dell’aria nell’opera teatrale La Tempesta di William Shakespeare.

sirenetta finale

La Sirenetta ha davvero un finale tragico?

Come per molte fiabe di Andersen, il lieto fine, quando c’è, è volutamente ambiguo e duplice per il pubblico. Come scrive Lina Sacchetti nel saggio Storia della letteratura per ragazzi (1962):

La conclusione è sempre vittoria o premio, meritati per le qualità morali messe in azione dai protagonisti; oppure è punizione per i loro difetti e le loro colpe, spesso con un duplice significato

In questo caso il premio non è il coronamento del sogno d’amore ma è la promessa della vita eterna dopo 300 anni di buone azioni. Un lieto fine del tutto diverso da quello del cartone animato Disney.

Entrambi i finali, comunque, hanno fatto entrare nei nostri cuori la storia di queste sirene coraggiose e determinate, che hanno fatto di tutto per ottenere ciò che desideravano.

L’importanza della fiaba nell’immaginario collettivo è stata tale che, nel 1909, Carl Jacobsen, figlio del fondatore della Carlsberg, commissionò allo scultore Edvard Eriksen la realizzazione di una statua dedicata alla Sirenetta. L’idea gli era venuta dopo essere rimasto folgorato da un adattamento della fiaba in forma di balletto. La statua, realizzata grazie alla moglie dello scultore Eline che aveva posato come modella, venne inaugurata il 23 agosto 1913.

Da allora la Sirenetta guarda malinconica verso il mare, vegliando sul porto di Copenaghen.

statua copenaghen sirenetta

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Ginevra Emilia Carrero Meglio

Immagini:© Disney/Wikipedia/

Fonti: Tutte le fiabe di Andersen, Newton Compton Editori | Storia della letteratura per ragazzi di Lina Sacchetti | Wikipedia | Academy of Motion Picture Arts and Sciences

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