Soul, ovvero il significato della vita

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Colpisce forte Soul, il nuovo film Pixar-Disney. E lo fa usando le emozioni

Nel 2015 Pete Docter, il regista, ci aveva già portati nel mondo delle emozioni con Inside Out. Quest’anno alza l’asticella e ci regala Soul, un film che riesce a essere al contempo coinvolgente e introspettivo.

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Il protagonista di Soul è Joe Gardner, un insegnante di musica afroamericano che vive a New York e ha il grande sogno di diventare un musicista jazz. Un giorno gli viene fatta l’offerta che tanto aspettava, ma fa letteralmente un passo falso che ne causa la morte. O meglio, una “quasi” morte: Joe si ritrova nell’Antemondo, un posto dove le anime attendono di essere pronte per incarnarsi.

Qui fa la conoscenza di alcuni curiosi personaggi, ma soprattutto di 22, un’anima che vuole rimanere per sempre nell’Antemondo. L’interazione tra i due sarà causa di una serie di gag, ma anche di riflessioni, che porteranno lo spettatore a meditare su cosa voglia realmente dire vivere.

Un film Pixar è per antonomasia un film per bambini?

Spesso si fa l’errore di associare i film Pixar (o Disney… ma, ancor più in generale, i film d’animazione) all’infanzia: quasi fossero solo i bambini i destinatari di queste opere, che invece sono solo espressioni di un mezzo artistico, non predeterminato né nel genere cinematografico né tantomeno nel target. Sempre più spesso, ad esempio, i film Pixar presentano più chiavi di lettura: Up, Coco, Inside Out, per citarne alcuni. Nel caso di Soul, i bambini saranno senz’altro affascinati dai colori e dalle forme bizzarre dell’Antemondo (io ci ho visto un omaggio alla Linea di Osvaldo Cavandoli), così come saranno divertiti dalle buffe avventure di Joe e 22. Probabilmente, a livello estetico nessun film dello Studio era mai stato così raffinato e sperimentale nelle scelte messe in campo.

Soul
L’antemondo

Gli adulti invece possono godersi anche una lettura diversa

Ma Soul, ed è questa la cosa singolare e fuori dalla norma Pixar, è con ogni probabilità un film apprezzabile appieno solo da uno spettatore adulto. C’è la musica jazz, per esempio. Tanta musica jazz. Il contrasto tra la rappresentazione iperrealistica di New York e il più astratto Antemondo dai colori pastello. C’è la filosofia, si parla di Socrate, Platone, Jung. Ma soprattutto c’è la bellezza della vita, quella bellezza che troppo spesso diamo per scontata.

E quel finale…

Sul finale del film, quando comincia inevitabilmente a scendere la lacrimuccia, qualcosa si fa strada nel cuore dello spettatore, che inizia a capire dove voleva portarlo Docter.

La vita è qualcosa di meraviglioso. Non è importante raggiungere chissà quali vette, anche perché poi magari su quella vetta sarai da solo. Basta un cielo stellato, una fetta di pizza, correre sulla sabbia, tuffarsi in mare. O, ancora più semplicemente, basta vivere.

Ce lo dimentichiamo troppo spesso, diamo per scontato quello che scontato non è: la perfezione di una foglia, il fatto di mangiare e trarne piacere, le cose incredibili che possiamo fare con le nostre mani: toccare, accarezzare…

Ecco, alla fine del film, asciugata l’ultima lacrima, ho sentito una strana leggerezza, quasi una gioia, pervadermi: non riuscivo a smettere di toccare il pelo del mio cane, annusare il mio gatto. Ho guardato fuori dalla finestra il cielo nuvoloso di Milano e mi è sembrato bello. Ho sorriso per tutto e per nulla.

È questo il dono che ci fa Soul: ricordarci che tutto quello che dobbiamo fare nella vita per essere felici è vivere!

Sabrina Ghini

Credits: Pixar, Disney

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