Fantasia: 10 cose che non sapevi sul film Disney

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Walt Disney diceva: “La fantasia non ha età e i sogni sono per sempre”. Aveva ragione: la fantasia non ha età. Fantasia invece sì: proiettato in anteprima il 13 novembre del 1940 al Broadway Theatre di New York, nel 2020 il Classico ha “spento” 80 candeline. Una vita intera. In mezzo c’è stata una guerra mondiale, il crollo del muro di Berlino, la rivoluzione digitale. Eppure oggi Fantasia rimane uno dei pochi, pochissimi film in grado di farci tremare le viscere.

Già in quel freddo giorno di novembre il critico del New York Times Bosley Crowther aveva colto la portata di una simile opera:

La storia del cinema è stata fatta ieri sera. Fantasia butta a mare le formule convenzionali e rivela la portata dei film per le escursioni immaginative. Fantasia è semplicemente fantastico.

Crowther aveva ragione da vendere: Fantasia era fantastico, di nome e di fatto. Per Walt si trattava della Silly Symphony definitiva: un film in cui musica e immagine danzano all’unisono e convergono per raggiungere una perfetta sinestesia tra due mondi, il visivo e il sonoro.

10 curiosità… fantastiche su Fantasia di Walt Disney

La perfezione: Disney con Fantasia non si era prefissato di raggiungere niente di meno. Parliamo di una pellicola che fu in grado di riconfigurare il mezzo espressivo dell’animazione, trascinandolo fuori da ogni precedente confine e demolendone le zone di comfort.

Fantasia fu un progetto ambiziosissimo, con cui Walt aveva tentato di soddisfare la sua incontenibile vena visionaria. Attraverso 10 curiosità e aneddoti sulla pellicola cercheremo di ricostruirne il percorso produttivo e di approfondirne la portata artistica.

1) Tutto è cominciato con un topo… ancora una volta

Tutti, almeno una volta nella vita, siamo incappati nella celebre frase che Walt Disney pronunciò il 27 ottobre 1954 durante il programma televisivo What Is Disneyland. Queste parole ci ricordano costantemente come un impero globale dell’intrattenimento sia sorto a partire da una cosa piccola e comune come un… topolino.

Verissimo: tuttavia quello stesso Topolino, da cui tutto era nato, si trovava in serio declino a metà degli anni Trenta. Nuovi personaggi come Pippo (La Rivista di Topolino, 1932) o Paperino (La Gallinella Saggia, 1934) da una parte avevano rimpolpato il cast della Banda Disney, ma dall’altra stavano rischiando di rubare la scena a Topolino – all’epoca ancora in braghe corte e occhi “a tutta pupilla”. Il personaggio che aveva dato vita all’Impero necessitava di un rilancio.

Rilanciare Topolino

Disney mise in cantiere L’apprendista stregone (The Sorcerer’s Apprentice) per risollevare la popolarità del “suo” Mickey Mouse. In origine si trattava di un solo cortometraggio, ad alto budget e curato nei minimi dettagli, basato sull’omonimo poema sinfonico di Paul Dukas, a sua volta ispirato alla ballata di Johann Wolfgang von Goethe.

Per aumentare il prestigio del progetto Walt volle coinvolgere il famoso direttore dell’Orchestra di Filadelfia, Leopold Stokowski. I due si incontrarono a cena al Chasen’s Restaurant di Hollywood per parlare di The Sorcerer’s Apprentice e del rilancio di Topolino. Stokowski fu così impressionato dall’idea da proporre la sua collaborazione a costo zero.

Leopold Stokowski e Walt Disney

Tuttavia, stando a quanto riportato dal giornalista e storico dell’animazione John Culhane, in un secondo momento il direttore d’orchestra avrebbe scritto una lettera a Disney. Gli avrebbe chiesto di creare da zero un nuovo personaggio da far apparire ne L’apprendista stregone, poiché non riteneva Topolino adatto per la parte. Comprensibile: Mickey all’epoca non era l’icona globale che oggi ben conosciamo, e per di più stava attraversando una fase di declino. Fu preso in considerazione anche Cucciolo, uno dei Nani di Biancaneve e i Sette Nani. Ma Walt fu irremovibile: l’apprendista non sarebbe stato altri che il suo Topolino.

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Nonostante Stokowski avesse accettato di partecipare al progetto a titolo gratuito, i costi di produzione lievitarono rapidamente fino a superare i 125.000 dollari: ben oltre i possibili guadagni del cortometraggio. Roy Disney, che gestiva le finanze dello studio, era preoccupato:

A causa della sua natura sperimentale e senza precedenti […] non abbiamo idea di cosa ci si può aspettare da una tale produzione.

Tuttavia, Walt fu capace di intendere questo intoppo come un’opportunità. Anziché spendere una cifra spropositata per un solo corto, poteva ammortizzare le spese costruendo un intero film animato, eccezionalmente composto da più segmenti coadiuvati da un vero e proprio concerto sinfonico con autentici pezzi di musica classica. Proprio per questo, il primo titolo del progetto fu The Concert Feature.

È proprio il caso di dirlo: anche per quel che riguarda Fantasia, tutto è cominciato con un Topo.

2) Fantasia cambiò il modo in cui Topolino era disegnato

Come accennato nel paragrafo precedente, alla fine degli anni Trenta gli occhi di Mickey erano ancora disegnati come semplici pupille nere, e la sua figura conservava ancora parecchi connotati dell’epoca del cinema muto. Walt Disney voleva assicurargli un rilancio in grande stile: commissionò quindi all’animatore Fred Moore un totale restyling in occasione della sua comparsa ne L’apprendista stregone.

Un Topolino tutto nuovo, dalla matita di Fred Moore

Moore cambiò la forma degli occhi di Topolino, aggiungendo un settore bianco (dentro il quale si trovavano le pupille). Inoltre ingrandì la testa, accorciò il naso e diede una forma a “pera” al corpicino di Mickey: in questo modo il personaggio risultava decisamente più espressivo. Salvo qualche piccolo ritocco nel corso dei decenni, Topolino è praticamente rimasto invariato fino ai giorni nostri.

Nonostante questo nuovo design fosse stato concepito espressamente per l’uscita di Fantasia, il film del 1940 non fu la prima occasione in cui il pubblico poté ammirare il rinnovato Mickey. L’aggiornamento grafico fu applicato anche a prodotti con tempi di realizzazione più ridotti, che finirono per uscire prima di Fantasia: il cortometraggio Pluto e le papere (The Pointer, 21 luglio 1939) e, ancora prima, il filmato pubblicitario prodotto per la Nabisco, Festa a sorpresa per Topolino (Mickey’s Surprise Party, 18 febbraio 1939).

Gli spettatori ammirarono il nuovo look di Mickey per la prima volta in Festa a sorpresa per Topolino, il cortometraggio commissionato a Disney dalla Nabisco

3) Fantasia è stato il primo film stereofonico della storia

Walt Disney voleva che Fantasia fosse un film strabiliante e innovativo sotto tutti gli aspetti. I tecnici del suono lavorarono duramente per concepire un elaborato sistema di riproduzione del suono, il Fantasound, che anticipava di diversi anni il moderno surround. Cerchiamo di capirne meglio il funzionamento, sinteticamente e senza pretesa di risultare esaurienti.

Con Fantasia si volle sperimentare qualcosa di mai provato prima. Le sessioni di registrazione cominciarono nell’aprile del 1939 presso la Philadelphia Academy of Music, in una sala interamente in legno con ottima acustica, e si protrassero per sette settimane. Gli ingegneri Disney utilizzarono 33 microfoni, posizionati intorno all’orchestra, e trasferirono la musica su otto registratori ottici posizionati nel seminterrato della sala.

Registrazioni audio per Fantasia

Sei delle otto piste registrarono le singole sezioni dell’orchestra: violoncelli e bassi, violini, viole, ottoni, fiati e timpani. La settima, invece, fornì un mix di queste prime sei (mix balance) e l’ottava catturò il suono ambientale. Una nona pista servì inoltre come metronomo, per aiutare gli animatori a sincronizzare i disegni con la musica, con lo scopo ben preciso di amalgamare il visivo e il sonoro come mai era stato fatto prima. Inoltre, per la prima volta furono realizzate delle sovraincisioni (overdub) di varie sezioni.

Un impianto sofisticato (e costoso)

Le nove tracce furono spedite agli Studi Disney di Burbank, dove furono mixate in quattro: tre per la musica, le voci e gli effetti speciali e la quarta per il controllo del volume delle prime tre. Un tale sistema sonoro richiedeva un impianto di riproduzione che potesse valorizzarlo pienamente.

Un tecnico intento a installare l’impianto audio

Walt Disney si premurò di creare un proprio sistema di diffusione, che richiedeva un numero variabile di altoparlanti (svariate decine) a seconda delle dimensioni della sala cinematografica. Utilizzava due proiettori. Uno con un mix mono di tutta la colonna sonora, usato come sistema di backup in caso di guasti, e uno suddiviso in quattro tracce audio: di controllo, sinistra, destra e centro. Queste tracce erano ulteriormente suddivise, in modo da incrementare l’impressione che il suono giungesse da punti diversi.

Tuttavia, le cose non andarono come si aspettava il cineasta. Furono ben poche le sale che decisero di dotarsi di questo costoso impianto per proiettare Fantasia. La spesa stimata? 85.000 dollari per ciascun cinema, equivalenti a circa 1 milione e mezzo di dollari attuali.

Al netto dei ricavi, Disney e i suoi ingegneri misero a punto una tecnica allora senza precedenti, che rese Fantasia il primo film con suono multicanale (stereofonico) della storia.

4) Fantasia avrebbe dovuto essere uno show itinerante, in continua evoluzione e in 4D

Le sperimentazioni di Fantasia non si limitano certo all’adesione tra suono e immagine o al Fantasound. Walt Disney aveva in mente uno spettacolo totalizzante, che ricreasse l’illusione di trovarsi in una sala da concerto.

Disney intendeva rivolgersi al grande pubblico, proponendo l’immortale arte della musica classica in una chiave accessibile e rafforzata dal contrappunto visivo. Per questa ragione, oltre che per le rielaborazioni che Stokowski aveva apportato ai brani per adattarli meglio alle finalità della pellicola, Fantasia si attirò diverse critiche da parte degli ambienti intellettuali più elitari.

Walt non ne era impensierito: la sua preoccupazione maggiore era di rendere Fantasia un’esperienza inedita e indimenticabile. Le prime proiezioni del film adottarono la formula del roadshow, ossia una serie di spettacoli itineranti con posti su prenotazione e un quarto d’ora di intervallo, esattamente come se si trattasse delle date di un concerto.

Innovare, innovare sempre

Questa visionaria tipologia di proiezione prevedeva di volta in volta l’installazione dell’imponente sistema Fantasound, una scenografia particolare, l’istruzione delle maschere e un depliant esplicativo. Non era finita qui: Walt Disney aveva concepito Fantasia come un’opera in continua evoluzione, a cui sottrarre segmenti per aggiungerne di nuovi a ogni riedizione.

Sebbene l’affascinante concetto dello show itinerante fosse stato realmente messo in pratica in un primo momento (tredici spettacoli totali, dal novembre 1940 a tutto il 1941) per poi passare a una distribuzione più tradizionale, l’idea di modificare costantemente il film finì invece per essere accantonata.

Quello del mutamento continuo non fu l’unico concetto a essere messo da parte. Stando allo storico Didier Ghez in They Drew As they Pleased: The Hidden Art of Disney’s Musical Years, Disney si era immaginato il film come qualcosa in grado di stimolare i sensi del pubblico. Sotto tutti gli aspetti: l’esperienza, infatti, doveva essere in grado di coinvolgere anche l’olfatto.

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Walt aveva intenzione di far diffondere varie essenze durante la proiezione: del profumo durante la suite de Lo Schiaccianoci, odore di polvere da sparo durante L’apprendista stregone, effluvio di incenso durante l’Ave Maria. Purtroppo l’idea non si concretizzò, poiché risultò troppo complesso fare in modo che un aroma si sostituisse all’altro in modo chiaro e univoco.

Disney e Stokowski, inoltre, avrebbero voluto che parte del concerto fosse proiettata in 3D: una particolarità che, unita all’esperienza olfattiva, avrebbe in un certo senso reso Fantasia un film in 4D.

5) Walt Disney non partecipò alla scelta dei brani di Fantasia

Questa è una delle cose più curiose riguardo Fantasia: il film musicale di Disney… non include musica scelta da Disney. Walt non si riteneva abbastanza competente in materia di musica classica, così mise in piedi un apposito team per la scelta dei brani. Ne facevano parte Leopold Stokowski, gli sceneggiatori Joe Grant e Dick Huemer e il compositore e critico musicale Deems Taylor.

Deems Taylor in Fantasia

Taylor rivestì un ruolo cruciale per la riuscita del film. All’epoca cinquantacinquenne, per tutta la vita era stato un promotore della musica classica. Disney lo scelse anche come voce narrante di Fantasia: è lui a presentare i vari segmenti, in piedi tra diversi musicisti in penombra, in una sala da concerto in cui domina un’atmosfera al contempo austera e onirica grazie a un sapiente impiego di luci colorate. Walt non adoperava delle riprese live action dall’epoca delle Alice Comedies dei primi anni Venti.

I brani scelti furono:

Toccata e Fuga in Re Minore
(Johann Sebastian Bach)

Un tentativo di creare della “musica assoluta”: una perfetta sinestesia tra suono e immagine. Il primo spezzone è anche quello che meglio illustra l’idea alla base del film. Non c’è alcuna trama: il tentativo è quello di rendere visivamente la musica. Il risultato è una nube di immagini surreali e quasi sempre impossibili da decifrare razionalmente. Per la Toccata e Fuga Walt si rivolse inizialmente all’artista tedesco Oskar Fischinger, noto per i suoi esperimenti nell’ambito della sinestesia, ma una serie di dissapori tra i due vanificarono la collaborazione.

Lo Schiaccianoci
(Pyotr Ilyich Tchaikovsky)

Si tratta di una selezione di sei brani (su otto) della famosa suite di Tchaikovsky: la Danza della Fata Confetto, la Danza Cinese, la Danza dei Flauti, la Danza Araba, la Danza Russa e il Valzer dei Fiori. Curiosamente, non appare alcuno Schiaccianoci e le immagini non si rifanno alla trama dell’opera originale: le animazioni sono basate esclusivamente sulle suggestioni musicali. Da notare il funghetto sempre fuori tempo Hop Low, autentica espressione della character animation disneyana, gli strabilianti effetti di trasparenza dei pesci della Danza Araba, e gli effetti speciali adoperati per i fiocchi di neve del Valzer dei Fiori, un virtuosismo sconcertante che si direbbe quasi realizzato tramite CGI.

L’Apprendista Stregone
(Paul Dukas)

Primo spezzone a raccontare una vera e propria trama, è il nucleo originale dell’intero progetto. Raffinatissimo e in grado di coinvolgere emotivamente con scene intense e immagini evocative, è uno dei segmenti più celebri del cinema disneyano. Si chiude con la sagoma di Topolino che stringe la mano a Stokowski, in una esplicita rappresentazione dell’incontro tra cinema d’animazione e musica classica.

La Sagra della Primavera
(Igor Stravinskij)

Fortemente voluta da Deems Taylor, ancora una volta si tratta di un’opera messa in scena con piena libertà espressiva. Il balletto originale si rifaceva a delle danze primitive, ma a Walt la musica trascinante e drammatica di Stravinskij ispirava piuttosto immagini mostruose e angoscianti. Si illustrò quindi la nascita della vita sulla Terra e un brutale scontro tra dinosauri, interpretati in modo incredibilmente realistico da Wolfgang Reitherman. Il risultato è probabilmente uno dei momenti più tragici e violenti di tutto il Cinema disneyano.
Pare che Stravinskij abbia visitato gli studi Disney durante la lavorazione del film, e che avesse approvato quanto si stava realizzando a partire dalla sua composizione: tuttavia, a posteriori si unì alle critiche rivolte a Fantasia da parte degli ambienti più colti.

Intervallo

Una sequenza particolarmente astratta, in cui Deems Taylor presenta allo spettatore la colonna sonora… alla fin fine, la vera protagonista del film.

Sesta Sinfonia: “Pastorale”
(Ludwig Van Beethoven)

Uno dei segmenti più lunghi e variegati. Ambientato sul Monte Olimpo, è il racconto di una giornata a scenario mitologico con protagonisti unicorni, pegasi, divinità greco-romane, centauri e fauni.
Una delle caratteristiche più notevoli della sequenza è l’uso totalmente libero del colore, sul quale Walt, per la prima volta in assoluto, non aveva dato istruzioni precise.

Danza delle Ore
(Amilcare Ponchielli)

Si tratta di una delle scene più comiche e memorabili del film: una parodia del balletto classico inscenata con animali antropomorfi. L’ambientazione è una villa veneziana fuori dal tempo e dallo spazio, in cui si avvicendano quattro gruppi di danzatori che simboleggiano i quattro momenti della giornata: la mattina gli struzzi di Madame Upanova, il pomeriggio gli ippopotami di Hyacynth Hippo, la sera gli elefanti di Elephanchine e la notte gli alligatori di Ben Ali Gator. È la parte più giocosa di Fantasia, in cui la danza e il rapporto preda-predatore diventano una rappresentazione umoristica delle dinamiche amorose tra i due sessi.

Una Notte sul Monte Calvo – Ave Maria
(Modest Musorgskij – Franz Schubert)

Il finale di Fantasia è di quelli che difficilmente si dimenticano. Sacro e profano si mescolano in un’orgia di immagini maestose ed evocative, dapprima chiamate a dare forma al sabba demoniaco invocato dall’oscuro demone Chernabog, e poi alle torce in processione dei pellegrini verso il sole nascente. Un accostamento visivo e musicale altamente dissonante, e proprio per questo di formidabile impatto. Una curiosità: l’Ave Maria fu terminato e consegnato al cinema solo quattro ore prima dell’anteprima a New York.

6) Fantasia è il film Disney più lungo di sempre

Con le sue due ore e sei minuti, Fantasia è ancora oggi il Classico Disney più lungo in assoluto. E avrebbe potuto esserlo ancora di più: originariamente il film includeva una nona sequenza, il Clair de Lune di Claude Debussy, che fu poi tagliata per non appesantire troppo la già nutrita scaletta. Le animazioni furono riciclate per il Classico Musica maestro del 1946, associate però non più alla composizione di Debussy ma alla canzone Palude Blu.

Clair de Lune, il segmento scartato da Fantasia

Tuttavia per la RKO, distributore del film e a cui va comunque il merito di aver scelto il titolo definitivo del Classico, una tale durata era motivo di preoccupazione: il pubblico non era abituato a film d’animazione così corposi. Per cercare di racimolare il più alto incasso possibile, Fantasia in un primo momento fu ridotto a un’ora e quaranta, poi a un’ora e venti tagliando tutte le incursioni di Deems Taylor e l’intera sequenza della Toccata e Fuga in Re Minore.

Queste decisioni furono prese dalla RKO senza indicazioni da parte di Walt Disney, che si era arreso alle pretese del distributore senza avere il cuore di imporre dei tagli in prima persona all’opera a cui tanto teneva. Il film fu riportato alla durata di un’ora e cinquantacinque nel 1946 e, dopo una serie di riedizioni susseguitesi negli anni, fu interamente restaurato nel 1990, in occasione dei cinquant’anni, e nel 2010 per l’uscita in Blu-Ray.

7) Lo Stregone è ispirato a Walt Disney

Il nome dell’austero personaggio dovrebbe già esserne rivelatore: Yen Sid, che letto al contrario… altro non è che il cognome di Walt. Specifichiamolo subito: Disney non fu preso come riferimento estetico, per cui si omaggiò piuttosto il celebre attore del cinema muto Nigel De Brulier.

Tutto il resto, però, è modellato su Walt Disney. Quasi sfacciatamente. A partire dallo sguardo lapidario, col caratteristico sopracciglio inarcato, che il papà di Topolino riservava spesso ai suoi dipendenti. Ma eccola, l’altra somiglianza: Disney era il padre di Topolino. Yen Sid, il lugubre mago, nel corto ne è il mentore, e si rapporta all’apprendista da autentico padre severo.

Padri, mentori, stregoni: creatori

Nel segmento, il figlio-Topolino disobbedisce al padre-Yen Sid (o Disney). Gli ruba il cappello, e grazie a quello porta armonia nel suo mondo: un mondo che adesso è ai suoi piedi, dove costellazioni e masse d’acqua si spostano a un suo cenno. Tuttavia è un’armonia illusoria, poiché nasce da una ribellione, da un disequilibrio.

Quando Yen Sid scopre la tragedia provocata dall’allievo, in lui non c’è alcun tentativo di comprensione. La sua posa è statuaria, irremovibile, il suo sguardo è torvo e gelido. Nonostante il figlio-Topolino si prostri e tenti di sdrammatizzare l’accaduto, il padre-Stregone non lascia trapelare alcuna compassione. L’unica cosa che fa è chiudere bruscamente il discorso con un violento colpo di ramazza: è l’ultima immagine che si vede nel corto.

Pare che l’atteggiamento di Yen Sid nei confronti di Topolino fosse lo stesso adottato da Disney nei confronti di coloro che Topolino lo disegnavano. Un atteggiamento forse anche derivato da un padre, Elias Disney, particolarmente violento, autoritario, castrante. E Walt viveva la sua azienda come una grande famiglia di cui lui, in un certo senso, era patriarca e creatore. Dal saggio di Luca Raffaelli Le anime disegnate:

Chi avesse avuto bisogno di un capo da temere e per il quale offrire il meglio di se stesso; chiunque avesse avuto bisogno di una figura paterna che, seppur avara di complimenti, sapesse come premiare la fedeltà all’ideale comune, chiunque avesse avuto paura di disobbedire […] costui si sarebbe trovato bene con Walt Disney.

Lo Stregone crea, ordina, gestisce, scruta e punisce – dopo aver inarcato il sopracciglio. Lo Stregone è Disney, Disney è lo Stregone. Ed ecco che quello Yen Sid scritto al contrario si carica di un significato del tutto diverso.

8) Il demone Chernabog è basato su una persona reale

Difficile da credere, ma è proprio così: l’animatore Bill Tytla diede vita all’agghiacciante demone Chernabog basandosi su una persona in carne e ossa. In un primo momento fu assunto Bela Lugosi, il leggendario interprete del Dracula del 1931 di Tod Browning, ma la sua performance non riuscì a convincere Tytla.

Chernabog e Lugosi: un accostamento azzeccato, in teoria. Ma Tytla non ne fu soddisfatto.

L’artista chiese così a Wilfred Jackson, regista della sequenza Una Notte sul Monte Calvo – Ave Maria, di diventare il suo riferimento live action per l’oscuro demone di Fantasia. In un’intervista rilasciata allo storico dell’animazione Michael Barrier, Jackson ha dichiarato:

Bela Lugosi sembrava piuttosto impressionante, come il vecchio diavolo. Quando abbiamo cominciato, con la musica e tutto il resto, lui ha iniziato a recitare, mettendoci dentro quello che sentiva, e… non era quello di cui avevamo parlato io e Bill.
Be’, a Bill non piaceva. Era un ragazzo molto persuasivo, un tipo intenso. Il risultato era che avevamo un ibrido che non accontentava nessuno. Bela non è uno che assumi, viene e tu gli dici “Fai questo” e lui lo fa. È anche lui uno che crea.
Quando abbiamo capito [che non avrebbe funzionato, ndr], Bill Tytla mi disse: “Jack, mi piace di più come lo fai tu. Lo disegnerò nel modo in cui lo fai tu. Butterò via queste riprese perché non mi piacciono. Mi aiuteresti molto se ti mettessi di fronte alla macchina da presa e lo facessi per me”. Così ho pensato: ok, Bill sa quello che fa. Un animatore del genere non lo forzi, sai che otterrai il risultato migliore se riuscirai a dargli tutto quello che chiede.

Jackson quindi si mise a torso nudo e iniziò a posare per Tytla, mimando le movenze solenni del tenebroso Chernabog.

Wilfred Jackson fa da riferimento per l’infernale Chernabog

Non solo Chernabog

Il demone di Fantasia non è l’unico personaggio a essere basato su persone in carne e ossa. Nonostante nel film appaiano pochi esseri umani, se ne fece ampio uso – come riferimenti live action – durante la produzione.

Diversi ballerini dei Balletti Russi di Monte Carlo furono assunti e presi a modello per i diavoli del sabba di Una Notte sul Monte Calvo, nonché per gli animali danzanti della Danza delle Ore, in particolare per struzzi e alligatori. Nel segmento dedicato all’opera di Ponchielli, da notare come i quattro capogruppi siano parodie di ballerini realmente esistiti: lo struzzo Madame Upanova si rifà a Irina Baronova, l’ippopotamo Giacinta a Tatiana Riabouchinska, l’elefante Elephanchine (omaggio a George Balanchine) fu modellato su Roman Jasinski e l’alligatore Ben Ali Gator su David Lichine.

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Non è finita qui: pare infatti che per la scena dei funghi ballerini de Lo Schiaccianoci gli animatori si siano ispirati alle movenze del trio comico I Tre Marmittoni, e che persino i centauri della Pastorale siano stati animati a partire da persone vere.

In quest’ultimo caso, l’animatore Eric Larson crede di non aver svolto un buon lavoro. In un’intervista risalente al 1979 raccontò:

Quanto sarebbe stato migliore l’effetto se avessimo studiato i cavalli da circo e cosa questi possono fare con la musica… Invece io, Ken Anderson e Don una notte ci siamo caricati dei cestini sulla schiena e abbiamo iniziato a saltare in giro facendo finta di essere centauri: ma saltavamo come avrebbero fatto degli esseri umani, non come avrebbero fatto dei cavalli.

9) Fantasia fu censurato a causa di stereotipi razzisti

Anche Fantasia, come altri prodotti Disney, inciampò in alcune rappresentazioni controverse. In particolare, nel segmento della Pastorale, furono inserite Sunflower e Otika, due centaurette di colore raffigurate in modo razzialmente stereotipato. Nella versione originale del film si vede addirittura la prima intenta a lucidare gli zoccoli di un’altra centaura bianca.

Le centaurette controverse furono censurate tramite ingrandimenti e tagli mirati a partire dalla riedizione del 1969, modifiche che sono conservate ancora oggi. Il critico cinematografico Roger Ebert ha così commentato la faccenda:

Mentre il film originale dovrebbe, ovviamente, essere conservato per scopi storici, non è necessario che la versione generale perpetri stereotipi razzisti in un film progettato principalmente per i bambini.

Non furono gli unici problemi che Fantasia si trovò ad affrontare. Nel 1940 era pienamente in vigore il famigerato Codice Hays. In base alla linee guida “morali” del Codice, era stabilito cosa fosse accettabile o meno nella produzione di un film. Per evitare qualsiasi controversia, nel segmento della Pastorale gli artisti Disney furono abili nel coprire le nudità delle centaure con fiori e foglie, mentre nascosero quelle delle “fiamme demoniache” e delle arpie aiutandosi con la colorazione.

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10) Fantasia fu un fallimento (?)

I nodi vengano al pettine: Fantasia fu un successo? O fu un fallimento?

Il quesito non ha una risposta immediata, né tantomeno semplice.
Nei primi mesi Fantasia non guadagnò molto. Nonostante il film ricevette recensioni positive e addirittura entusiaste da parte di molti critici cinematografici, altri ne parlarono assai negativamente. Ancora più aspramente lo affossarono quelli musicali, che non avevano gradito le ardite rielaborazioni di Stokowski né il tentativo di Walt di far incontrare la musica classica e il grande pubblico. Grande pubblico che, però, aveva mal digerito che Disney si fosse distaccato dai “film per famiglie”, dopo Biancaneve e Pinocchio. Non si capiva, in sintesi, questo Fantasia a chi si volesse rivolgere.

Non vanno poi dimenticate le complicazioni pratiche. Gli esercenti che avevano deciso di dotare le proprie sale dell’elaborato sistema Fantasound erano ben pochi, e a causa dello scoppio improvviso della Seconda Guerra Mondiale non si poté sfruttare il redditizio mercato europeo. Fantasia fu un fiasco, e non riuscì nemmeno a pareggiare le (esorbitanti) spese di produzione.

Tuttavia la storia non si fa nell’immediato. Come aveva dimostrato in altre occasioni, Walt Disney era clamorosamente in anticipo sui tempi. Il film fu infatti riscoperto negli anni successivi, soprattutto nel periodo della controcultura e della psichedelia, e raggiunse lo statuto di vero e proprio cult. Oggi non solo è considerato unanimemente una pietra miliare del cinema d’animazione e tra i primi a essere annoverato in qualsiasi elenco che si rispetti, ma è anche, ironia della sorte, il ventiduesimo maggior incasso cinematografico di tutti i tempi al netto dell’inflazione.

In tutto questo non ci si dimentichi del grandioso Fantasia 2000 (1999), sentito omaggio di Roy Disney alla memoria (e all’ingegno) di suo zio Walt.

Avevamo solo fantasticato

Questo però Walt non lo seppe mai. Il suo sogno, in un certo senso, era stato fatto a pezzi. Aveva cercato di donare al mondo qualcosa di strabiliante, qualcosa che non si fosse mai visto. Aveva tentato, ancora una volta, di superare i limiti. Suoi, del mezzo espressivo, di quello che finora era riuscito a realizzare l’Uomo. In cambio, aveva sbattuto la testa contro un pilastro di cemento armato.

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Il colpo di grazia lo fornì il tremendo sciopero dei suoi dipendenti nel 1941, che Disney visse con inaudita devastazione emotiva. Piano piano si disinteressò dell’animazione, il suo grande amore, per dedicarsi a nuove sfide, a nuovi progetti.

E chissà cosa direbbe Walt trovandoci qui, ottant’anni dopo, a saltare sulla sedia, a piangere, a ridere, a rabbrividire godendo di quel miracolo della Storia dell’Arte che è Fantasia. Quel miracolo che era, è ancora, e sarà per sempre, il suo film. La sua utopia.

Mattia Del Core


Apparato iconografico © Disney e aventi diritto

Si ringrazia Giacomo Sannino per il supporto nella stesura del terzo punto

Fonti: 

Le anime disegnate, Luca Raffaelli

The Sorcerer’s Apprentice: Birthplace of Fantasia, David Smith in Millimeter Magazine, 1976

Fantastic ‘Fantasia’ – Disney Channel Takes a Look at Walt’s Great Experiment in Animation, Charles Solomon in Los Angeles Times, 26 agosto 1990

Clair De Lune in Laughing Squid

Fantasia, Valerio Paccagnella in The Disney Compendium

Fantasia: La Creazione di un Capolavoro (documentario)

7 cose su “Fantasia” in Il Post

‘Fantasia’: 15 Things You (Probably) Didn’t Know About This Disney Classic, Gary Susman in MovieFone

10 Fantastic Facts About Fantasia, Andrew Lasane in Mental Floss

 

 

 

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