Possiamo quasi vedere le vostre facce spaesate mentre leggete queste righe. “Ma in che senso una storia sul pesce per capire Zio Paperone?”, vi starete chiedendo. Ogni cosa a suo tempo: possiamo assicurarvi che non si tratta di clickbaiting. Tutt’altro: la storia in questione è una delle brevi più fulminanti di Carl Barks, il “papà” di Paperone, soprannominato “Uomo dei Paperi” perché nessuno, con questi personaggi, lo ha mai più eguagliato.

Barks non era certo il primo venuto e “Uomo dei Paperi” non era l’unico modo con cui era stato ribattezzato. Per un artista di questo calibro gli epiteti si sono sprecati: “il Maestro dell’Oregon”, “The Good Artist”, “Comic Book King”. Carl Barks è stato uno dei più influenti storyteller del XX secolo, un gigante della Nona Arte che fra il 1942 e il 1966 ha reso immortale Paperino e parentado.

Circa 700 le avventure in cui ha immerso la banda dei Paperi. Un centinaio sono vicende di ampio respiro, con una trama articolata e spesso distante dalle strade e dai palazzi di Paperopoli. Il resto sono perlopiù ten-pagers: commedie al fulmicotone, brevissime, in cui il Maestro racconta la vita quotidiana, sociale e urbana dei Paperi attraverso situazioni ironiche e satiriche. A quest’ultima categoria appartiene Paperino e il pesce (d’oro) d’aprile.

Pesce Zio paperone

Quel pesce di Zio Paperone

Paperino e il pesce (d’oro) d’aprile non è una ten-pagers nel senso letterale del termine. Trattasi in effetti di una five-pagers: parliamo solo di cinque, misere tavole. Cinque misere tavole che, però, sono più che sufficienti a Carl Barks per definire in modo profondo ed efficace la complessa figura di Paperon de’ Paperoni. Le pagine furono prodotte dal Maestro per sopperire al consistente taglio che aveva subito un suo altro capolavoro, Zio Paperone e la Stella del Polo, per la pubblicazione su Four Color Comics 456 nel marzo del 1953. Parliamo, quindi, di una storia nata per caso. Come accade per tutte le cose migliori.

Diciamolo subito: l’adattamento italiano del titolo lascia un po’ a desiderare. Conosciuta anche come Zio Paperone – Qualcosa di sospetto, il nome originale è una finezza: Somethin’ Fishy Here, che equivale alla nostra espressione “C’è qualcosa che mi puzza”. E che ci riporta dritti dal pesce.

È una bella mattina al Deposito. Paperone conclude il suo quotidiano bagno nelle monete e va a passeggiare al parco. Lo avvista Paperino, che ha un’idea: giocare un tiro mancino al vecchio zio. Modifica così la prima pagina di un giornale su una panchina: “Da oggi monete e banconote non valgono più niente! Il Congresso ha deciso di sostituire il denaro con il pesce!”. Paperone abbocca, e con tutta la lenza.

Zio Paperone Pesce

Psicologia in cinque tavole

Da un momento all’altro il magnate si ritrova con… niente. Quello che ha guadagnato e conservato per una vita intera ha perso ogni valore. Paperone non è tipo da darsi per vinto: dopo un attimo di smarrimento, si rimbocca le maniche per ricostruire la sua intera fortuna. In pesce, questa volta.

Lavora che ti lavora, baratta che ti baratta, l’ex-miliardario torna a esserlo davvero. E in un solo giorno. Al calar della sera ha riformato il suo capitale di tre ettari cubici, sostituendo le monete con sgombri, tonni e salmoni. Si ferma a riflettere: ma che ha combinato? Quella roba puzza. È flaccida. Viscida. Nessuno vorrebbe toccarla, figuriamoci farci il bagno. Paperone decide che non gli interessa più essere ricco, non di pesce: regala quindi le sue ittiche proprietà a Paperino, che si ritrova schiacciato (letteralmente) dal suo scherzo.

Pesce Zio Paperone

La storia ci illustra in maniera esemplare due aspetti fondamentali (e nemmeno così banali) del carattere e del pensiero del miliardario. In primo luogo chiarisce che Paperone è un duro, uno tosto. Uno che, se perde tutto, poco dopo sta già correndo a destra e a manca per far girare le cose come vuole lui. Per tornare padrone del proprio destino. Perché, come afferma testualmente, “non serve a nulla piangere sulle proprie sfortune”.

In secondo luogo la storia affronta il suo rapporto con il denaro, perlomeno com’è concepito nelle storie di Barks. Paperone ama i suoi soldi. Questo ne fa un avaro? Non proprio: alla fine della vicenda non ci pensa due volte prima di regalare i possedimenti al nipote. Piuttosto emerge con prepotenza la pulsione ludica e morbosa che Paperone prova nei confronti del suo denaro. Lui si tuffa nei suoi soldi. Ci gioca, li tocca. Addirittura, li annusa. C’è dell’amore, del divertimento. C’è passione.

Una passione che sicuramente deriva dall’aver guadagnato quelle monete in anni di viaggi in giro per il mondo. Quelli sono i ricordi della sua vita, certo. Ma sono anche (e soprattutto, viene da aggiungere) un meraviglioso giocattolo. E quando un balocco smette di essere piacevole, giocarci non ci interessa più.

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L’infantile Zio Paperone

Zio Paperone comparve per la prima volta sul finire del 1947: fino all’inizio degli anni Cinquanta sarà un vecchio cinico e scorbutico, ricchissimo e rapace. Barks aveva iniziato a inserirlo con sempre maggior frequenza nelle storie con protagonista Paperino, poiché i lettori parevano incuriositi da un personaggio così diverso, misterioso, per una volta figlio del passato e non dell’eterno presente disneyano. Le vendite degli albi della Western Printing and Lithographing Co. si impennavano ogni volta che il magnate in ghette faceva capolino tra le pagine.

Disfida dei dollari
Una finestra sul passato di Paperone. Da “Zio Paperone e la Disfida dei Dollari”

L’editore propose così a Barks di costruire qualche avventura attorno all’anziano zio di Paperino. Di più: di realizzare una testata intitolata proprio alla nuova star di Paperopoli: Uncle $crooge. Il Maestro aveva quindi iniziato a smussare il carattere del miliardario, eliminando le acidità più conclamate ed enfatizzando gli aspetti più simpatetici: la tenerezza nascosta sotto la scorza dura, i cedimenti dovuti all’età avanzata, la propensione alla nostalgia e al ricordo, al pianto e al capriccio e, per l’appunto, al gioco e allo svago. Nel senso più puro e “infantile” del termine.

È il personaggio che troviamo in Paperino e il pesce (d’oro) d’aprile. L’Uomo dei Paperi aveva consegnato la storia alla Western nel settembre del 1952, dopo aver saputo dell’eliminazione della sequenza della rissa nel saloon e del rapimento di Doretta da La Stella del Polo. I direttori editoriali la avevano ritenuta troppo ambigua e violenta. I lettori avrebbero potuto godere della storia nella sua interezza solo dal 1981, con il restauro delle tavole soppresse trent’anni prima.

La parabola del Buon Miliardario

Ma torniamo a Paperino e il pesce (d’oro) d’aprile. La storia ci fa comprendere che al Paperone di Barks non interessa essere ricco per il gusto di esserlo. A lui non piace la ricchezza, ma le sue monete. Ama gli oggetti, i ricordi, i giocattoli: non quello che ne consegue economicamente. E se il pesce non è “attraente” come il denaro, lui non sa proprio che farsene. Nemmeno se quella è la nuova valuta ed è tornato a possederne tre ettari cubici.

Paperone Pesce

C’è chi ha sostenuto che Paperone faccia solo finta di abboccare al tiro mancino di Paperino, per poi ripagarlo con la sua stessa moneta. Che è assurdo che uno come lui creda a una tale corbelleria. Tuttavia nulla suggerisce che Paperone simuli le sue azioni: per tutta la storia (e per tutto il giorno) pare crederci genuinamente, agendo e pensando in base alla convinzione che il pesce sia il nuovo denaro.

La vicenda va probabilmente intesa come una parabola. Un qualcosa di volutamente esagerato (e decisamente comico) per esporre un concetto, una morale, oltre che per farci ridere a crepapelle. Barks non è certo nuovo a questo tipo di narrazioni metaforiche: il più plateale esempio è Paperino e la pioggia d’oro, che il collezionista e critico Alberto Becattini ha definito “quasi una parabola del capitalismo”. Il titolo originale, A Financial Fable, lascia in effetti pochi dubbi in merito.

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Paperi manga

In conclusione, lo confermiamo: vi invitiamo a leggere questa storia sul pesce per capire Zio Paperone. Potete recuperarla in varie edizioni, di cui l’ultima e di più facile reperibilità è senza dubbio Paperdinastia. Stelle e pepite. I capolavori di Carl Barks vol. 6. Della storia esiste anche una curiosa versione alternativa, illustrata da Miguel Fernandez Martinez per un manga e pubblicata con l’ordine di lettura nipponico, da destra verso sinistra.

Mattia Del Core

Apparato iconografico © Disney – Panini

Fonti:

La Grande Dinastia dei Paperi vol. 3, 4 e 6

Seriesam. com

Mattia Del Core

Videomaker innamorato da sempre dei Paperi Disney, promulga questa passione sul web dal 2011. Adora il cinema d'animazione, il tè, il silenzio. Admin di Ventenni Paperoni e direttore editoriale di VentenniPaperoni.com. Si dice abbia segretamente becco e piume.