Questi sono anni in cui il nome di Marco Gervasio è rimbalzato spesso sotto i nostri occhi sfogliando le pagine di Topolino Magazine. La sua influenza nel mondo di Paperinik e Fantomius è cosa nota, e oggettivamente un peso e uno spessore nel nostro immaginario Disney ce l’ha avuto.

Recentemente il fumettista ci ha provato ancora, realizzando le memorie della giovinezza di Lord Quackett ante-Fantomius, quando prima del ladro gentiluomo c’era un giovane ricchissimo, viziato e presuntuoso. Qualche settimana fa la prima stagione di Paperbridge ha avuto la sua chiosa finale con l’improvvisa apparizione di un noto personaggio barksiano, e anche qui non sono mancati complimenti e critiche che, da sempre, rendono Marco Gervasio un autore abbastanza polarizzato per i lettori.

lord quackett è fantomius di marco gervasio

Intervista a Marco Gervasio: “Paperbridge un grande successo, meglio di Fantomius. Paperinik? Sta per tornare”

Dopo diversi mesi dalla prima intervista, abbiamo deciso di chiacchierare nuovamente con Marco Gervasio, allo scopo di approfondire non solo le sue ultime fatiche, ma anche per farci raccontare qualcosa di più sulla sua carriera artistica e per commentare assieme il rapporto odierno tra autore e lettore.

Bentornato Marco Gervasio. Hai iniziato a lavorare nel mondo del fumetto Disney grazie agli insegnamenti di Giovan Battista Carpi: quali sono i suoi valori che ti sono rimasti?

“Carpi è un punto fondamentale della mia carriera, è grazie a lui se sono riuscito a coronare il mio sogno. Lui ha visto le mie tavole di prova a ExpoCartoon nel 1996 ed è sempre lui ad avermi portato a Milano all’Accademia Disney, dove mi ha presentato il direttore artistico Roberto Santillo. Dopo aver preso lì il diploma, l’anno seguente sono entrato nella redazione di Topolino.

Carpi mi ha dato molte indicazioni. Al di là delle questioni tecniche, fondamentali ma che ho potuto migliorare anche con altri maestri (come Giorgio Cavazzano), ciò che più ricordo di Carpi è la disponibilità, che cerco di riportare con lettori e ragazzi che mi presentano i loro lavori perché vogliono entrare a Topolino. Con la sua disponibilità, Carpi passò molto tempo a guardare le mie tavole: stava lì senza parlare, mentre io ero dietro di lui, immobile, senza respirare.”

Immagino anche con una sorta di venerazione.

“Quello sicuramente, non sapevo cosa aspettarmi. Poi erano altri tempi, non c’erano i social network, nel ’96 era anche la prima volta che lo vedevo di persona, di lui conoscevo solo i disegni e i fumetti. In quel momento stavo facendo vedere le mie tavole a Carpi nella speranza che gli piacessero… Era veramente da togliere il fiato.

Un suo insegnamento importante? Quando presi il diploma all’Accademia Disney, Carpi fu presente al mio esame finale. Mentre ero chino sul tavolo, mi si avvicinò, vide il disegno che stavo facendo e disse: ‘Ottimo, ricorda una cosa: sii umile, anche quando diventerai qualcuno’. Una volta entrato ufficialmente a Topolino cercai di seguire questo suo consiglio. Anche quando ho ottenuto qualche piccolo successo, non mi è mai capitato di perdere quell’umiltà che Carpi mi ha insegnato.”

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giovan battista carpi
Giovan Battista Carpi, a sinistra, stringe la mano a Will Eisner, a Lucca nel 1998. Sullo sfondo Gianfranco Goria e Luca Boschi (Wikipedia)

Il tuo rapporto con i grandi autori si vede anche nelle storie, spesso citi Don Rosa e Martina, che notoriamente hanno due visioni nettamente diverse del fumetto Disney. Cerchi in qualche modo di stabilire una continuità con loro oppure tendi a fare degli omaggi ad autori che prendi come riferimento?

“Nel campo disneyiano Guido Martina è uno degli sceneggiatori a cui faccio riferimento. Mi ispiro soprattutto come temi e modo di pormi, sempre nei limiti: è inutile che vi dica che alcune cose che Martina poteva scrivere, io non posso scriverle per ovvi motivi temporali e sociali.

Per me Martina è molto importante, non solo per quello che ha fatto, ma anche perché ha creato Paperinik, che non è solo il mio personaggio preferito, ma è anche un personaggio importantissimo nel panorama Disney. È un autore da cui attingo e a cui voglio però “portarmici”. 

Nella mia saga di Paperinik e, in generale, anche nelle altre storie che riguardano i paperi (come Fantomius e Paperbridge) cerco di continuare una linea narrativa impostata da Martina (con difficoltà, me ne rendo conto), ben sapendo che Martina non aveva una vera linea narrativa. Spesso e volentieri le sue storie non erano in continuity, forse solo un paio di Paperinik, ma anche lì c’erano parecchi buchi temporali.

Nel possibile cerco di rifarmi alle storie di Martina e di recuperarle tenendo conto delle mie capacità. Quindi non sono semplici omaggi, ma voglio proseguire un lavoro da lui impostato. Lo vedrete tra poco anche in una storia di Paperinik di prossima uscita su Topolino, in cui vado a completare dal mio punto di vista un’altra storia di Martina rimasta con alcuni interrogativi.

Ripeto, dal mio punto di vista, che può essere diverso da quello del 90% dei lettori, può piacere o non piacere. Con questo non voglio imporre ciò che Martina intendeva, perché questo è ciò che Gervasio intende nel cercare di proseguire l’opera di Martina. Non voglio dare per dogma ciò che faccio io.”

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paperinik di guido martina

Immagino che questo capiti anche con Don Rosa.

“Con Don Rosa il discorso è leggermente diverso. Lui è un autore particolare, ha avuto delle possibilità che nessun altro autore ha mai avuto. Chi degli autori moderni che lavorano o hanno lavorato a Topolino ha potuto occuparsi di Zio Paperone in quel modo? A me piace la Saga di Don Rosa e nelle mie storie cerco di considerare questo mondo.

Per mio gusto personale ho deciso di far sì che le avventure di Fantomius, ambientante negli anni Venti, combaciassero con la linea temporale di Don Rosa. Non a caso in quegli anni Paperone è in giro per il mondo ad accumulare ricchezze, invece Fantomius e le sorelle de’ Paperoni sono a Paperopoli. Cerco di uniformarmi, per quanto mi è possibile e consentito, anche io ho dei limiti, perché ovviamente faccio qualcosa che viene valutata, appoggiata e condivisa o meno dalla redazione e dalla Disney.

Un autore che non hai nominato è Carl Barks, che tengo molto presente. Generalmente cerco di creare un qualcosa che forse non c’era prima, una specie di mondo condiviso, una linea temporale che unisca i mondi di Barks, Don Rosa e Martina. Le storie di Topolino invece sono a se stanti, la volta dopo si ricomincia senza ricordarsi la storia prima.”

Sembra che per te la continuità sia essenziale in una storia.

“La continuity è un valore aggiunto. So che è una parola che piace e che spaventa allo stesso tempo. È una parola che i lettori Marvel e DC conoscono da sempre, meno quelli di Topolino Magazine, in quanto ha un canone di lettura estemporaneo (ed è uno dei motivi per i quali ogni storia riporta allo status quo iniziale).

Ogni storia di Fantomius ha un inizio e una fine, però c’è anche una sottotrama o comunque una continuity in modo tale che ogni storia segua l’altra e che i personaggi ricordino ciò che è successo precedentemente, e che abbia un impatto sul futuro e viceversa – considerando anche i viaggi nel tempo che ho inserito da qualche parte. Questa componente mi fa apprezzare di più la trama, e di fatto l’ho portata nella mia saga di Paperinik, di cui mi sto occupando da un anno o più. Ad esempio, negli ultimi tempi, è possibile notare una piccola continuity riguardo ad Archimede.”

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archimede di marco gervasio

Mi viene da pensare che l’utilizzo di un personaggio come Cuordipietra Famedoro non sia casuale.

“A meno che non sia una richiesta esplicita della redazione, un autore utilizza un personaggio perché gli piace. Cuordipietra Famedoro mi piace tanto, ha un potenziale incredibile. Lo considero come vero cattivo, è più cattivo di Rockerduck. L’ho visto come l’antagonista perfetto di Fantomius, nonostante nasca come rivale di Paperone.

Questo ha dei precedenti, i lettori Marvel lo sapranno: Kingpin nasce come nemico di Spiderman, però poi nel tempo diventa la nemesi di Daredevil. Un personaggio non deve per forza rimanere come nasce, personalmente ho visto Famedoro come nemico di Fantomius, mi ha dato molte idee, anche quelle che vedremo in Paperbridge. Secondo me funziona, poi ognuno ha la sua visione.”

Quanto c’è di tuo in Fantomius?

“Credo sia una cosa che faccia qualsiasi autore quando scrive un personaggio che ama. Non dico che sono un ladro che va in giro mascherato a rubare ai ricchi [ride, ndr], ma sicuramente mal digerisco l’ipocrisia e l’arroganza, due aspetti del carattere che Fantomius, o meglio Lord Quackett, odia: lui deruba proprio gli arroganti e gli ipocriti. Anche il discorso di doversi uniformare a un mondo che non è proprio il suo mi è sicuramente capitato nell’arco della mia esistenza.”

marco gervasio con un numero di topolino su paperbridge

Proviamo a cambiare punto di vista su Fantomius. Secondo te, chi è il lettore tipo di questo personaggio?

“Mi auguro che non ci sia un lettore tipo, ma che Fantomius possa interessare vari tipi di lettore, sia l’adolescente sia l’adulto. Nelle mie storie metto un po’ di tutto: elementi che potranno cogliere persone un pochino più grandi, come i riferimenti al periodo storico. Nello stesso tempo, però, le storie hanno un evolversi che non è sicuramente come negli albi Bonelli, con trame troppo elaborate, ma devo mantenermi su una base che l’adolescente deve apprezzare, come i furti a fin di bene.

Alle fiere  (che speriamo tutti tornino presto) ho riscontrato che i lettori sono vari. Ci sono ragazzi molto piccoli a cui piace Fantomius e la sua relazione con Dolly. Poi ho lettori più grandi che magari mi vengono a dire di aver notato altri aspetti oppure mi sottolineano cose che non gli sono piaciute. Secondo me il lettore tipo di Fantomius non esiste: spero che il lettore tipo sia il lettore di Topolino.”

Parlando di Fantomius, arriviamo al post che hai recentemente pubblicato su Facebook in cui parli anche di Paperbridge. Inizialmente avevo letto quelle parole come un addio alla saga a causa di alcune critiche, invece mi par di capire che una seconda stagione ci sarà.

“In realtà non ci sono state critiche pesanti a Paperbridge, anzi ho avuto riscontri molto positivi. Per certi versi, è andato meglio di Fantomius: su 100 giudizi, le critiche a Fantomius erano 10, a Paperbridge 2. È stato un grande successo, forse hai interpretato il contrario di quanto ho scritto. Intendevo dire che, proprio per il grande riscontro positivo, ci sarà la seconda stagione, tant’è vero che il finale ha insito un continuo, se no sarei solamente uno che vuole mettere una cosa alla fine tanto per destare scalpore.

Il motivo lo vedremo poi, la seconda stagione ci sarà e sarà nel 2021. Dobbiamo aspettare solo il momento in cui inizio a lavorarci con tutte le altre cose che devo fare [ride, ndr]. La redazione, il direttore ed io siamo molto contenti poiché è andata meglio di quanto ci aspettassimo. Ringrazio il direttore e la redazione, e ringrazio anche i Ventenni Paperoni perché ho letto alcuni apprezzamenti anche nel vostro gruppo.”

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marco gervasio lord quackett paperbridge

In un numero  di Topolino ho letto un editoriale di Alex Bertani in cui sottolinea di essersi messo in gioco all’interno del progetto Paperbridge. Quali sono state le idee che vi hanno portato alla realizzazione?

“Ti ricordi bene, lui ha partecipato molto a Paperbridge. Lo stesso titolo è un suggerimento del direttore. Il nostro è stato un dibattito e uno scambio di suggerimenti durato ben 2 anni. Tra l’altro non è la prima volta, e non sarà l’ultima: Bertani è un direttore molto attivo e preso da questi nuovi progetti, ha una passione che lo rende uno di noi, è dentro ogni iniziativa in maniera importante. Ogni cosa viene discussa con lui e, per quanto mi riguarda, anche inviandoci messaggi durante la notte.

L’idea di Paperbridge nacque nel settembre del 2018 al Romics. All’epoca avevo 2 idee: raccontare l’adolescenza di Lord Quackett e fare una serie teen sui problemi adolescenziali dei paperi non usando personaggi standard. Non volevo fare un teen drama di Paperino, di lui sappiamo già molto. Così abbiamo virato sul giovane Lord Quackett, che di Fantomius non ha nulla, ma ha con sé i dubbi adolescenziali. A Bertani l’idea piacque subito. Sono stati due anni di chiacchiere che hanno portato a ciò che è finito su Topolino.”

Ultimamente su Topolino vediamo tante storie dedicate alla giovinezza dei personaggi o a nipoti di personaggi secondari. Come mai si è deciso di adottare questa strategia?

“È una domanda un po’ complicata, non so cosa risponderti. Ogni progetto deriva dall’autore che lo ha pensato. Per quanto riguarda le storie sui nipotini in generale, forse è un desiderio di ringiovanire un pochino le storie e i protagonisti su Topolino. Vanno benissimo gli standard characters, però magari a qualche ragazzo fa piacere leggere qualche avventura immedesimandosi in protagonisti che hanno la loro età.

Nel mio caso Lord Quackett che ha 16/17 anni, ho voluto alzare un po’ l’asticella perché ci tenevo a raccontare quel determinato periodo. Young Donald invece ha un’età minore. Insomma, proviamo a raccontare certi personaggi com’erano prima e proviamo ad andare incontro ai ragazzi con quelle età. Se allarghiamo alla televisione e al cinema, scopriamo che non è una novità: troviamo il giovane Montalbano o il giovane Indiana Jones, per non parlare di Han Solo. Il fumetto è solo venuto dopo.”

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lord quackett fantomius di marco gervasio

Tornando a Fantomius, c’è una critica nota mossa al personaggio: viene spesso definito onnisciente e perfettino, in grado di cavarsela sempre e facilmente. Che cosa ne pensi?

“Dal 2012 a oggi non credo di averlo cambiato troppo. Se all’inizio non aveva questo aspetto del perfettino, mentre adesso ce l’ha, forse è perché si sono lette molte storie in cui lui alla fine vince. Oppure non me ne sono accorto e l’ho reso io più vincente. Questa cosa comunque l’ho sentita, sono critiche che ritengo costruttive, tant’è che nelle ultime storie Fantomius è un po’ più fallace, commette qualche errore in più e viene aiutato di più da Dolly o da altri personaggi.

Nella saga che sta per uscire in inverno, di cui non posso spoilerare troppo, sicuramente ci saranno tante cose che destabilizzeranno lo status quo del personaggio: Fantomius sarà tutto tranne che perfettino, avrà parecchi dubbi e commetterà i suoi errori. D’altro canto mi è abbastanza naturale far vincere il personaggio, perché il protagonista è Fantomius. È come se Diabolik non riuscisse nei suoi furti.”

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fantomius marco gervasio

Questa risposta mi dà modo di collegarmi a quanto ci siamo detti con Roberto Gagnor, in merito al rapporto tra l’autore e il lettore. Per quanto ci riguarda, ti riteniamo un autore molto polarizzato: o c’è chi ti ama molto o c’è chi cerca di attaccarti anche duramente. Anche in base a quanto hai scritto nel post di qualche tempo fa, è un bene o un male che la relazione tra autore-lettore oggi sia così accessibile grazie ai social? 

“I social hanno sicuramente avvicinato lettore e autore. Ai miei tempi, gli autori erano soltanto nomi che si leggevano a malapena, erano delle figure mitologiche. Quando incontrai per la prima volta Cavazzano fu come per Ulisse con Polifemo, una figura mitologica gigantesca e inarrivabile.

A una fiera non sarei mai stato in grado di andare da un autore che non mi conosceva per dirgli ‘Guarda quella vignetta è fatta male non sai disegnare’. Io facevo la fila per fare un complimento, per avere un bozzetto o un autografo. Oggi invece i social hanno avvicinato la possibilità d’incontro, è tutto più facile: si può dire che il lettore è amico dell’autore.

Poi ci sono i forum, ci sono i gruppi, ci sono i Ventenni Paperoni, c’è tantissimo spazio per contattare gli autori. Questo ha un valore enorme e positivo per me: se ci sono complimenti e critiche costruttive, portate in modo educato, diventa importante. Vengo a sapere qualcosa da parte dei lettori che, senza nuovi mezzi di comunicazione, prima non avrei mai saputo, e così sono in grado di modificare il mio lavoro.

Non so di preciso il discorso che hai fatto con Gagnor, rimango nel mio, ma di base c’è sempre di mezzo l’educazione: una cosa se ti piace o meno una mia storia; un’altra è dire ‘Gervasio non conosce la prospettiva’. Qui si va in un discorso tecnico, non è più un parere soggettivo.

È come andare da un cantante e dire che non conosce le note. La reputo un pochino offensiva e sinceramente travalica quello che ritengo sia la decenza di un dibattito tra autore e lettore. Da ragazzo non mi sarei mai sognato di andare a dire a un autore che non mi faceva impazzire che non sa la prospettiva. Neanche gli avrei detto che non mi piacevano i suoi disegni.”

C’è sempre quella regola non scritta secondo la quale uno pensa che lo schermo del pc ci difenda.

“Sì, ovvio che noi siamo più visibili del lettore, ma è anche giusto perché noi siamo autori. Non credo però che questo nostro essere pubblici consenta di ricevere alcune affermazioni che, nel mio piccolo reputo, offensive. Ci sono dei limiti. Nel 2020 questa possibilità di usare i social è positiva anche solo per le dirette, come nel periodo di lockdown dove autori e lettori si sono avvicinati moltissimo. Ma anche lì, arriva sempre un troll e scrive delle stupidaggini che rovinano l’ambiente.”

Lo rendono tossico.

“Lo rendono un po’ inquinato. Così come un forum può essere inquinato da alcune offese. Però alcune critiche costruttive le considero importanti. Se poi io sono amato da una buona parte di lettori mi fa molto piacere, se dall’altra parte non sono così amato succede, non si può piacere a tutti. Magari è bello esplicitare le critiche senza offendere.”

lord quackett di marco gervasio

Pikappa, Paperinik e Fantomius: tenendo conto che ognuno di loro ha un pubblico che si fa sentire quando deve muovere un giudizio, qual è il personaggio più difficile da gestire?

“Pikappa lo sento molto meno, ho partecipato poco e non ho mai scritto nulla su di lui, non è nelle mie corde. Tra l’altro è un personaggio molto difficile, chi se ne occupa fa un ottimo lavoro, io non ne sarei capace. Invece Paperinik e Fantomius sono personaggi che amo. Fantomius mi è più facile, perché lo conosco molto, anche se non l’ho creato io. Paperinik invece è un’icona, devo sempre stare attento a non scivolare, è un pochino più delicato.”

Mi dai l’occasione per citare la Disfida di Villa Rosa: quanto studio c’è dietro nel realizzare una storia come questa, che tra l’altro deve fare attenzione a una delicata continuity?

“C’è tantissimo lavoro e studio. Scrivo e riscrivo più volte il soggetto: lo cambio, lo mando in redazione, ne parliamo. È un continuo evolversi. Ti assicuro ne parliamo per settimane, non è una questione che si risolve in poche ore. Anche nella prossima storia in uscita forse entro novembre, in cui vado a ricostruire una vicenda passata, c’è stato un grossissimo studio per cercare di inserire tutto quanto in modo tale da risultare credibile. Spero di esserci riuscito, poi ci sarà qualcuno che troverà sicuramente qualche cosa fuori posto [ride, ndr].”

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paperinik e la disfida di villa rosa

Qualche anno fa nella nostra community nacquero post in cui veniva fatto notare che in alcuni dei tuoi lavori sembrano esserci riferimenti a Paperino e L’isola inabitabile. Vogliamo svelare questo mistero: è vero o no?

“Sì, ci sono. Al tempo ero abbastanza grezzo come disegnatore e mi ricordo che dovevo usare un mostro. Amo molto quella storia per tanti motivi, anche personali, ma sicuramente per la qualità della storia in sé. E pensavo di omaggiare il disegno del maestro Cavazzano realizzando un mostro che facesse riferimento a quella storia. L’ho anche utilizzata nella mia storia Paperinik e L’isola dei mostri, in cui ho ripreso l’isola in sé.”

paperino e l'isola inabitale

Durante l’intervista ci hai dato qualche anticipazione. C’è qualche prossima uscita di cui mi puoi accennare qualcosa?

“Ci sono molte prossime uscite imminenti e non. Temo di non poterti dare dei titoli, però posso dire che a momenti avremo su Topolino una nuova storia di Paperinik in 2 puntate, disegnata da un autore molto bravo che non ha mai collaborato con me, in cui riprendo un vecchio discorso di una storia di Guido Martina. E ci sarà anche un nuovo personaggio che diventerà fisso.

Poi a dicembre ci sarà un’altra storia di Paperinik, e anche quella sarà disegnata da un altro autore, anche lui bravo, ma sarà singola. Nell’anno nuovo, che speriamo sia migliore di questo dal punto di vista generale, avremo la nuova saga ‘esplosiva’ di Fantomius, che secondo me darà modo a molti di parlare, il mio nome sarà pronunciato spesso nel bene e nel male. Dopodiché posso anticipare che sto lavorando a una mia serie lunga completamente nuova e senza paperi.”

Quindi sarà sui topi.

“Sarà sui topi, e sarà una serie molto particolare. Gli argomenti saranno importanti e non trattati spesso su Topolino. Ancora ci sto lavorando, ma è una serie su cui contiamo molto. Avremo sicuramente modo di riparlarne.”

A seguito di quest’intervista, Marco Gervasio ci ha comunicato che, assieme ad Alex Bertani e Tito Faraci, il 21 ottobre 2020 alle 19:00 sarà uno degli autori presenti a uno speciale incontro in streaming inerente a una mostra digitale di Romics 2020 sul linguaggio e la comunicazione. Nei prossimi giorni l’annuncio, a cui seguiranno informazioni più dettagliate.

Angelo Andrea Vegliante e Mattia Del Core

Copyright immagini: Disney – Panini

Angelo Andrea Vegliante

Romano, classe 91, bilaureato in comunicazione e giornalismo. Giornalista pubblicista, speaker radiofonico, videoreporter e, all'occorrenza, imitatore di Paperino.