Domenica 20 settembre 2020 il PAFF! di Pordenone ha ospitato, in affiliazione con pordenonelegge, l’evento Insieme tra le nuvole…tte. Il prestigioso convegno ha visto protagonisti nientemeno che Francesco Artibani e Lorenzo Pastrovicchio, due big del fumetto che hanno dialogato su vari e importanti temi, come l’inizio della loro prolifica collaborazione e il ruolo culturale di Topolino nella crescita delle nuove generazioni (che potete leggere nel nostro reportage).

Lorenzo Pastrovicchio al PAFF!: “Nelle mie storie la tecnologia è un personaggio”

Ma non è finita qui. Con l’occasione, infatti, abbiamo seguito Lorenzo Pastrovicchio nella visita guidata alla mostra Mecha-Design a fumetti: Lorenzo Pastrovicchio, in scena proprio al PAFF! – di cui avevamo dato notizia qualche settimana fa. Durante il tour, l’artista si è lasciato andare a qualche anticipazione: ad esempio durante il lockdown, Pastrovicchio ha realizzato più di 220 tavole per conto di Disney Italia per una saga in 10 puntate di Wizard of Mickey che uscirà nei prossimi mesi. 

Guardando al passato, invece, il fumettista ha raccontato anche un curioso aneddoto. La prima storia che la redazione di Topolino gli assegnò fu Le Giovani Marmotte e le mamme al campo (1996). Tuttavia, per un problema di tempistiche, la storia non potè debuttare nella testata GM – Giovani Marmotte come inizialmente previsto. Lo stesso Pastrovicchio, però, ritrovò quella storia mesi dopo su Minnie & Company: un magazine tutto glitter, con accese sfumature di fucsia e pagine dettagliate in oro e argento. Fu quasi un trauma per lui trovare proprio in uno di questi numeri la sua storia di debuttante, arricchita di stelline dorate e fiocchetti equivoci.

In mezzo a queste curiosità, abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare proprio con Lorenzo Pastrovicchio, al quale abbiamo rivolto qualche domanda tra attualità, gadget e tanto altro ancora.

Ciao, Lorenzo Pastrovicchio. Prima domanda: il fumetto dà possibilità immense per la fantasia, e ciò lo vediamo soprattutto nella realizzazione di invenzioni fantascientifiche, sulla cui creazione secondo noi l’autore è influenzato da vari aspetti. A tal proposito, nel percorso che ti porta alla produzione di un marchingegno, quanto c’è di personale, di cultura generale e di aspettative nel lettore?

“Senza dubbio un autore che mi ha influenzato moltissimo è Masamune Shirow, perché in termini di Mechadesign negli anni Ottanta lui era avanti di almeno 20 anni. Lasciamo perdere il fatto che, a livello della composizione di tavola, era per la maggior parte illeggibile, non sto a discutere il livello dell’autore in sé. Ha fatto alcune cose che sono rimaste, però è difficile raccontare una delle sue storie.

Ti ricorderai delle scene e delle immagini, ma graficamente ha segnato la fantascienza. Da lui sono partiti film come Matrix, ma nel dettaglio io ho immagini di esoscheletri smontati, viti, bulloni e moto, che per l’epoca erano già avveniristiche. E soprattutto di come questi mezzi si muovevano, come appoggiavano, come stavano nelle tre dimensioni, come una sua macchina curvava in corsa, una moto frenava o un robot camminava: faceva sempre sentire il peso della situazione. E per me questa cosa, nei fumetti, era un po’ come Hayao Miyazaki nell’animazione, che fa correre e recitare alcuni personaggi come solo lui sa fare.

Quindi, a livello tecnologico Shirow, mentre a livello di composizione di tavola Katsuhiro Otomo, perché mi ricordava tanto la regia di Kubrick, con queste prospettive centralizzate. Se dovessi indicare solo pochi autori che mi hanno influenzato, sarebbero questi.

Poi è ovvio che c’è un continuo aggiornamento: mangio quotidianamente quantità enormi di fumetti, compro più materiale possibile. È come una smania di cercare continuamente conferma alle cose che ho in mente: ‘Questo l’avrei fatto così’ oppure ‘Questo vorrei farlo in questo modo’. Credo che sia un atteggiamento normale nella maggior parte degli autori: la ricerca costante di quello a cui vorresti arrivare. 

Invece, prima di Otomo e Shirow, c’è stato Jack Kirby, il quale creava una tecnologia che era pop, ma con un uso incredibile della prospettiva. Le sue tecnologie erano solide, anche se sembravano fortemente inventate, al contrario di quelle di Shirow che entrava proprio nel livello del bullone, della vite, del cavo. Tuttavia Kirby le creava solide, massicce, potenti. È un tratto che ritorna spesso nelle mie tavole: la potenza grafica della cosa che disegni, di come si pone un personaggio, anche in situazioni di semplicità, come una posa umoristica, deve essere al massimo del suo potenziale. E l’oggettistica tecnologica nelle mie storie è un personaggio, non un accessorio.”

pippo di lorenzo pastrovicchio

Ecco, proprio a proposito del’oggettistica tecnologica: ideare, creare e realizzare una tecnologia futuristica è sicuramente una parte affascinante dell’universo dei fumetti. Da quali spunti parti per produrre certi robot e certe invenzioni?

“Molti spunti provengono dalla nostra cultura degli anni Settanta/Ottanta con i vari robot: una fonte parecchio prospera che ci ha portato fino a Gundam e ad altre tecnologie. Quando trovo un fumetto che mi piace lo prendo, lo leggo e… Non me lo ricordo [ride, ndr]. Con gli anni sto cercando di ottimizzare la memoria, non mi ricordo gli autori, però rimangono le sensazioni. Non ho più la smania di conoscere un sacco di nomi. Sappiate che leggo di tutto, ma non ricordo i nomi degli autori, non ce la faccio.”

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Qui ci tocca però chiederti uno sforzo mnemonico, perché nel corso degli anni Topolino Magazine ci ha abituato a numerosi gadget da costruire: qual è il tuo preferito?

“Quasi sicuramente la moto di PK. L’avevo immaginata ancora più straordinaria, nella sua grafica iniziale. Mi ero anche immaginato di sfruttarla di più, perché se andate a guardare gli studi che ho disegnato fa un sacco di cose. È quella che mi ha gasato di più. Mi sono ispirato ad un prototipo della Kawasaki a tre ruote che avevo visto su un giornale di moto: poteva allungarsi e un po’ allargarsi a seconda della modalità di guida. Il progetto è stato un po’ ripreso da altre case motociclistiche, tipo la Yamaha. Ho sempre delle basi di ispirazione, anche reali a volte [ride, ndr].”

A proposito, pensiamo di aver capito quale sarà la risposta a questa domanda, ma te la poniamo comunque: quali dei marchingegni che hai messo su carta vorresti vedere nella realtà?

“La moto, senza dubbio. Forse per via di Akira, un altro di quei fumetti che mi hanno influenzato. Tra l’altro, la trasposizione animata è uno di quei casi in cui supera il fumetto: ad esempio, pensa alla sequenza nella galleria, con la scia luminosa. All’epoca non c’era la tecnologia che c’è adesso, la realizzazione è stata assurda, però quella sequenza è incredibile.”

Allora credo che guarderemo Akira molto presto!

“Dovete farlo, è emozionante”.

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Moto Pastrovicchio

Agganciamoci ora a qualcosa che hai detto nel dibattito con Artibani. Il mondo dell’arte vive in una dimensione staccata dalla realtà: ciò che è nuovo per il lettore è già stra-vecchio per l’autore e il disegnatore. Come si fa a conciliare questi due aspetti nelle varie fasi della produzione di un’idea?

“Ci vuole molta concentrazione. Come avete visto, parlavo con Artibani del nostro prossimo lavoro, ma io già pensavo a quello che dobbiamo fare per il futuro. Ad esempio, il nostro vero prossimo lavoro, che uscirà il 7 ottobre 2020, è stato già concluso tre mesi fa.

Al giorno d’oggi sei stimolato da tante informazioni e dal confronto con alcuni giovani autori che prima non vedevi, perché prima di arrivare alla pubblicazione si affidavano alle auto-produzioni, con i vari fanzine fatti con la carta e spillati, passavano poi alle case editrici piccole, poi alle grandi e infine sbocciavano in Bonelli con un percorso lunghissimo dietro. Anche chi arrivava in Disney, magari, aveva alle spalle un proprio percorso grafico lunghissimo.

Adesso, e non è negativo, arrivano questi ragazzi giovani pubblicati da piccole case editrici molto professionali che ti portano sì il difetto, ma anche la freschezza di una spinta interiore molto forte. E questo aiuta noi, autori anche un po’ navigati, a trovare stimoli nuovi, perché vedi soluzioni grafiche che tu magari non adotti perché non fanno parte della tua subcultura.

Penso ai videogiochi e ai cartoni animati, da SpongeBob ad Adventure Time, ad altri di cui mi sfugge il nome, che guardo con mio figlio: divertenti, graficamente super interessanti e poi anche facili da riprodurre a fumetto, perché sono essenziali. È da questa sottocultura che arriva fuori anche gente grafica, molto grafica, estremamente grafica come Sio, che però è tutta da analizzare. Per poi arrivare a chi è estremamente illustrativo, senza storia dietro ma eccezionalmente grafico.

E in mezzo c’è tutto un mondo sfumato e, se hai la capacità e il tempo di analizzarlo, puoi trarne qualcosa di buono e, forse, rinnovarti un po’ di più. Lentamente, magari, ma non sei sempre lo stesso, e i lettori se ne accorgono e lo apprezzano, perché vedono che c’è sempre una spinta in avanti.”

giovani marmotte di lorenzo pastrovicchio

Sempre a proposito del rapporto tra l’autore e il pubblico, noi crediamo che iniziative come questa al PAFF! aiutano un autore e un disegnatore a incontrare il proprio pubblico e, perché no, a stabilirci un rapporto di fiducia ancora più granitico. Durante queste occasioni, cosa cerchi di apprendere dai tuoi lettori e cosa vuoi a loro donare?

“Ecco, come avete visto parlo parecchio, quindi non ho problemi di comunicazione. Nel mio parlare tanto cerco anche di decifrare le espressioni di chi ho di fronte, per cercare di capire se va bene quello che dico. 

È difficile, perché ogni lettore vorrebbe qualcosa di personalizzato. Anche io! Quando prendo John Buscema lo vorrei sempre come nella sua storia che io ritengo migliore, quella con Silver Surfer, Mefisto e Galactus. Oppure vorremmo che Casty scriva solo un determinato tipo di storie, perché ‘Quando Casty cede un po’ non è più Casty, argh!’. E invece no, un autore ha tutto il suo percorso, prova a dare quello che vive in quel momento, al massimo, cercando di non annoiare, di non ripetersi.

È ovvio che spera di divertire sempre più lettori e che ci siano sempre più lettori. E che siano anche critici, intelligentemente critici. Questo va benissimo, perché, se vedo che c’è qualcosa che non funziona nei miei personaggi, può aiutarti. Ad esempio, se continuano a dire che faccio sempre il becco eccessivamente lungo ai miei personaggi, magari mi domando per quale motivo lo dicono, e cerco di analizzare quello che ho fatto fino a quel momento, a come sono arrivato a fare i becchi così. Magari prima non me lo dicevano. Non capita spesso, può capitare e può tornare utile.”

basettoni e topolino di lorenzo pastrovicchio

A proposito di lettori critici: abbiamo letto, sui social, un po’ di avversione alla nuova run di PK affidata a Gagnor. Quindi aprirei una breve parentesi su PK: cosa ti aspetti dall’entrata di Alessandro Sisti nel progetto Ur Evron?

“Onestamente non ho idea del modo in cui Sisti sia stato inserito nel progetto. Sono cose ‘intime’, ne avranno discusso tra di loro. Ognuno cerca di fare il meglio possibile con il proprio piglio e con il proprio carattere. Io credo che sia Gagnor, che Lavoradori, che Vian, tutti quelli coinvolti nel progetto, vogliano esprimersi nella maniera più solida e rappresentativa con un personaggio così, in maniera anche da uscirne vincitori, di rendere felice chi lo legge e ricevere, possibilmente, degli applausi.

Purtroppo, come nei film, come nello sport e come anche in altri ambiti, non sempre questa cosa riesce. Sinceramente posso capire i lettori che magari si aspettavano determinate cose, però l’aspettativa è spesso una cattiva consigliera. Mi spiego: bisogna anche cercare di fidarsi e di seguire. Se alla fine del ciclo le cose saranno deludenti, non ci si può fare niente, è un percorso. Capita anche questo. Io credo che comunque tutti quelli coinvolti abbiano il talento per raddrizzare il tiro, qualora non dovesse essere un successo.

Neppure il mio Moldrock era piaciuto a tutti, no? C’era chi faceva le battute e diceva ‘Pastrovicchio sa fare solo i paperi muscolosi’, e allora io ho risposto facendo altre storie a fumetti in cui dimostravo che non è così. Ma sinceramente mi diverte talmente tanto fare i paperi muscolosi che, se ne ho la possibilità, li faccio comunque, ma non per dispetto a chi non piace, bensì per coloro a cui piace. E quindi ho portato avanti il mio discorso, che per quanto riguarda Pikappa è molto più supereroistico.

Copertina della Deluxe Limited Edition di " Pk - Il Marchio di Moldrock"

 

Ma chi mi segue sa che è una mia connotazione specifica. Chi segue Sciarrone si aspetta cose ben precise, come chi segue Bruno Enna si aspetta altre determinate cose, come chi segue Celoni si aspetta cose designate in un certo modo. Forse nessuno sapeva che cosa aspettarsi da Gagnor, perché era un autore ‘nuovo’,prima non è mai stato parte di questo gruppo, e allora sono fioccate mille critiche.

Non voglio essere politicamente corretto, dico solo che è difficile farsi piacere su una cosa che è sempre andata in un modo. Certo è che forse avrei fatto un po’ più di attenzione alla continuity, quello sì. Io l’ho fatto con Artibani, perché mi piace inserirmi in un contesto con delle basi solide. Quando io e Francesco abbiamo ripreso in mano PK, ho detto: ‘No, abbiamo lasciato delle porte aperte, come si era chiuso non mi è piaciuto, il periodo dell’ultima serie di PK l’ho fatto anche io con dei dubbi, non mi piaceva tanto neppure come era andata a finire PK2 perché non c’era stata la possibilità di chiuderla bene’.

C’erano, quindi, tanti elementi che, da autore e da amante di Pk, volevo che andassero in un certo modo, e quindi ho chiamato chi, per me, in quel momento poteva saperne più di me. Ce ne sono tanti di sceneggiatori bravi, ma Francesco era quello che più ricerca. Ha una grande memoria, è un grande appassionato e ha la forza di mettersi lì a cercare le cose. In quel momento, a me serviva uno così. Ci siamo confrontati e abbiamo fatto quello che abbiamo fatto. Abbiamo intrapreso un nostro percorso, abbiamo inventato un mondo, ci siamo inventati questo altro universo con Moldrock e il Raggio Nero.

moldrock di lorenzo pastrovicchio

Abbiamo voluto anche noi creare qualcosa di diverso, e forse anche il buon Gagnor poteva, in maniera furba, inserire un gancio un po’ più forte. Gli bastava quello, secondo me. Forse si è distratto, forse voleva farlo dopo, forse si è reso conto che le tavole non bastano mai, perché il progetto PK è stato diluito, forse non è neanche colpa sua. Questo non lo so, perché quando sono uscito dal progetto PK non ho più saputo i ‘dietro le quinte’. So che adesso è entrato Sisti, non so cosa farà.

Gagnor è uno sceneggiatore che ha scelto il suo percorso. Si saranno messi lì, avranno parlato, avranno fatto un PKTeam, si saranno confrontati. Sicuramente ne sarà venuto qualcosa di bello, sennò Sisti non si sarebbe messo lì. Quindi io mi aspetto comunque delle belle cose e spero per tutti i lettori di Pk che venga fuori un bel Pk, perché io a Pk ci tengo, ecco.”

pk di Lorenzo Pastrovicchio

Ultima domanda: consideri questa mostra un punto di svolta per la tua carriera? Ti saresti mai aspettato di vivere tutto ciò?

“Punto di svolta è una parola grossa, però è sicuramente un grande onore essere qui, perché Villa Galvani è un posto bellissimo. Non bastano le parole per descriverlo, basta guardarsi attorno: è una villa con un parco incredibile, lì hanno montato la tensostruttura di PordenoneLegge, quindi c’è uno spazio assurdo. La struttura che ospita il PAFF è antica, ma ristrutturata completamente con tutti gli accessi per i disabili e qualsiasi cosa: c’è il bar, c’è la rivendita dei fumetti, c’è una sala conferenze, ci sono tre piani che accolgono quattro mostre in contemporanea, a cui è stato dedicato grande spazio, c’è un lago… Non so se la gente si rende conto che c’è un lago!

De Vita è stato assolutamente mitico per quello che è riuscito a fare, ha tutto il mio rispetto, sia come autore per quello che ha fatto in tempi non sospetti, quando eravamo giovani tutti e due e lui già lavorava per la Marvel, sia appunto per la scelta difficile di portare avanti questo progetto.

È per me un onore essere qui, perché mi ha trattato con i guanti bianchi, ed è sempre un enorme piacere. Uno non si accorge degli anni che passano, per me è tutto uguale, sempre. Poi ti fermi a parlare e ti rendi conto che, magari, qualcosa hai fatto. Ti accorgi che il tempo passa e produci, però vorresti sempre fare qualcosa in più, qualcosa di nuovo. Poi vedi che, ops, il tempo è passato, ti fanno fare una mostra così e sei contento, perché poi ti accorgi che i lettori e la gente che ti seguono si sono accorti che hai fatto qualcosa. E beh, spero che vada bene, sì.”

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Giovanni Posocco e Alessandra De Marchi

con la collaborazione di Angelo Andrea Vegliante

Copyright©: Disney – Panini – PAFF!

Giovanni Posocco

Classe 1994, laureato in Storia. Hugo Pratt, Keno Don Hugo Rosa, Carl Barks, Alan Moore e Goscinny/Uderzo nel mio Pantheon, eternamente devoto a Pezzin e De Vita per Top De’Tops, strenuo seguace di Artibani, cultista di Cavazzano e Scarpa. Speaker, articolista e intervistatore per “VentenniPaperoni.com”.