Si parla spesso dell’assenza dei genitori nelle storie Disney, con prevalenza di zii nei fumetti e morte dei genitori nei film d’animazione. Perché? Non dubitiamo che molti di voi si saranno posti questo interrogativo, ma qual è la risposta?

paperone genitori disney

La madre di Walt Disney

Quando si parla di personaggi famosi, al pubblico piace fantasticare cercando la verità dietro la finzione. In questo caso, pare che Walt Disney non si sia mai perdonato la morte della madre, a causa di un incidente del quale si riteneva responsabile, e questo lo avrebbe spinto a scegliere di non rappresentare i genitori nelle sue storie. Ma è davvero così?
Quel che accadde nei fatti è che, dopo il successo di Biancaneve e i Sette nani, nel 1938 Walt e Roy Disney comprarono e fecero sistemare una casa per i genitori nei pressi di Burbank. Appena un mese dopo il trasferimento, la caldaia ebbe una perdita di gas e la madre morì per asfissia.

genitori Walt Disney
Roy e Walt Disney, rispettivamente all’estremo sinistro e destro, con i genitori e la sorella Ruth al centro.


Don Hahn, produttore esecutivo di molti film Disney fra cui Il re leone, in un’intervista del 2014 ha confermato i fatti. L’incidente aveva segnato profondamente Walt Disney, in quanto era stata sua l’idea di regalare una nuova casa ai genitori, causando – seppur indirettamente – la morte della madre. Il trauma lo aveva scosso al punto che non parlava quasi mai dell’argomento e tendeva a evitarlo il più possibile.
Ma, nonostante la vicenda sia realmente accaduta e abbia avuto ripercussioni su Walt Disney, non è riportato in alcuna fonte ufficiale che ciò lo abbia spinto a rimuovere i genitori dalle storie che portano la sua firma. Lo stesso Hahn smentisce possibili collegamenti fra vita privata e scelte narrative.

Ora che abbiamo messo a tacere le voci di corridoio, possiamo andare in cerca della verità.
Iniziamo facendo una doverosa distinzione tra il fumetto e l’animazione, e partiamo dal primo.

Perché ci sono molti più zii che genitori nei fumetti Disney?

A Paperopoli e Topolinia sembra vivano solo famiglie di zii e cugini. Topolino è lo zio di Tip e Tap, Paperino è lo zio di Qui, Quo, Qua e a sua volta nipote di Paperone, ma la lista è lunga e per ogni personaggio sembra esistere almeno un nipotino. I figli biologici si contano sulle dita di una mano e i padri compaiono solo in occasioni speciali, come nella $aga di Zio Paperone o in C’era una volta in America.
Gli autori sono consapevoli di questa situazione al punto da arrivare, a volte, a canzonarla. È il caso di Zio Paperone, Battista e la prima prova, dove ci viene detto che Battista farà il maggiordomo come suo zio, e come lo zio di suo zio, in una evidente parodia di quella che nel mondo reale avremmo reso con “seguirà le orme dei suoi padri”.

battista zio

Ma come siamo arrivati a questo punto? I genitori sono vietati nel Calisota come sull’Isola-che-non-c’è di Peter Pan, o c’è un’altra ragione? La verità ha più risvolti: scopriamoli insieme.

Una storia semplice

La prima motivazione che viene data alla preferenza degli zii sui genitori è la libertà narrativa. I personaggi che non hanno legami di parentela stretti sono pronti a partire in qualsiasi momento per vivere avventure sempre diverse. Avere un figlio di cui occuparsi li limiterebbe molto. Topolino potrebbe rincorrere i criminali in capo al mondo se dovesse lasciare Tip e Tap a casa da soli? Il fatto che siano suoi nipoti rende tutto più semplice: quando lo zio non c’è, si suppone che tornino a casa della madre, la sorella di Topolino.

mamma tip tap genitori disney
La madre di Tip e Tap con i figli. Chi l’ha detto che non ci sono genitori nei fumetti Disney?


Avere zii e nipoti permette agli autori di utilizzare i personaggi separatamente a seconda delle storie, garantendo una maggiore varietà di trame. In alternativa, l’assenza di un figlio dovrebbe essere sempre giustificata.
Paperino, che svolge un ruolo di padre adottivo per Qui Quo Qua, è in effetti costretto a spiegarci dove sono andati nelle storie in cui mancano. Uno dei casi più famosi è nella prima serie di PK: la guerra con gli evroniani occupa quasi completamente la vita di Paperino, e sarebbe stato difficile che i nipotini non si accorgessero di niente. Per ovviare al problema, nel volume PKNA Zero/3 ci viene detto che i tre sono in missione intorno al mondo con le GM.

nipotini gm pkna
La missione in cui sono coinvolti Qui Quo Quo fu pubblicata parallelamente a PKNA, sul mensile GM dal 15 al 24, con il titolo “Minaccia dall’infinito”.


Ma questo non è l’unico stratagemma utilizzato per allontanare temporaneamente i personaggi dalla scena! Ve ne potremmo citare altri, quindi limitarsi a dire che ci sono più zii che genitori nei fumetti Disney perché è difficile trovare una babysitter pare riduttivo. Dobbiamo indagare la questione più a fondo.

Fare i genitori è un mestiere difficile (anche nel mondo Disney)

Una seconda motivazione per la mancanza di genitori sono le ricadute significative che un figlio avrebbe sulla caratterizzazione dei personaggi.

Agli esordi, Topolino e Paperino erano poco più che ragazzi: senza lavoro fisso, si arrangiavano come potevano inventandosi di volta in volta un mestiere nuovo, pieni di entusiasmo ma spesso combinaguai. Per avere dei figli avrebbero dovuto mettersi in riga e divenire più seri, snaturando la propria caratterizzazione comica iniziale.

topolino paperino pippo pompieri
In Mickey’s fire brigade (1935), i nostri sono pompieri. Il loro tentativo di salvare una casa dalle fiamme crea solo altri disastri.


Ancora oggi, i due non sono sposati e vivono da soli pur essendo fidanzati. Dopo circa 90 anni, l’arrivo di un figlio sarebbe un’enorme rottura con lo status quo ormai affermato dei personaggi. Pensiamo allo scandalo che scosse la Walt Disney Company in occasione del matrimonio di Topolino: il capostipite dei personaggi Disney è destinato a rimanere l’eterno fidanzato di Minni, figurarsi rompere gli schemi con l’arrivo di un figlio!

È vero, oggi sia Topolino che Paperino sono diventati più responsabili, ma mettere la testa a posto non basta per avere un bambino: bisogna essere in due. Oltre a sovvertire l’ordine prestabilito, un figlio porterebbe sotto i riflettori il grande argomento tabù…

…da dove vengono i bambini?

Mettere in scena la nascita di un figlio presuppone il concepimento. Non si può parlare di sesso nei fumetti Disney: ogni minima allusione deve essere evitata, ad esempio facendo dormire Topolino e Minni in camere d’albergo diverse se sono in vacanza. La gioia di diventare genitori è dunque negata ai personaggi, così da scongiurare ogni tipo di riferimento all’atto riproduttivo? Quasi.
Al limite è ammessa l’adozione di eventuali trovatelli − come per Bruto (alias Gancetto), il figlio di Gancio il Dritto.

bruto gancio genitori disney
Il primo incontro fra Bruto e Gancio. Questi deciderà di adottarlo dopo aver fatto incarcerare il padre, un predone criminale.


Per introdurre un figlio senza dover spiegare come nascono i bambini, l’alternativa all’adozione è presentare genitori muniti di prole sin dalla loro prima apparizione su carta. È il caso di Ezechiele Lupo e i tre Lupetti in The Further Adventures of Three Little Pigs! pubblicata nel 1936. I tre sono apparsi nello stesso anno nella Silly Symphony Three little wolves e in una dozzina di storie a fumetti prima di essere sostituiti da un unico figlio, Lupetto, nel 1945.

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Ezechiele Lupo e figli in “The Three Little Wolves”. È la quarta apparizione del Lupo su schermo: la sua identità era ancora in via di definizione e questo permise l’introduzione del resto della sua famiglia.

 

Una questione di tempo

Il fatto che Ezechiele Lupo sia approdato sui fumetti già padre gli ha permesso di superare un altro problema che avrebbero i genitori nelle storie Disney.

In un mondo dove i personaggi hanno sempre la stessa età, non c’è posto per un neonato a meno che non rimanga sempre in fasce. In alternativa, anche gli altri dovrebbero crescere insieme a lui, rompendo la condizione di eterna giovinezza dei personaggi come li conosciamo. Presto o tardi saremmo costretti a fare i conti con la morte, il cui spettro si affaccia di rado su Topolino ma non colpisce mai i personaggi principali.
Al contrario, far comparire la famiglia al completo sin dall’inizio permette di ignorare lo scorrere del tempo: dal primo momento i personaggi hanno un’età prefissata, adulti o bambini che siano, e tali rimarranno.

tre paperi un bebé paperino

Ovviamente, il discorso vale nel caso la famiglia sia interamente costituita da personaggi nuovi. Introdurre un genitore o un figlio per un personaggio che conosciamo da tempo sarebbe fonte di numerosi interrogativi.
Perché non si sapeva niente di loro fino ad ora? Dove sono stati tutto questo tempo? Un litigio feroce? Un figlio illegittimo? Una notte di passione dimenticata? (riecco il tabù del sesso).

Domande scomode. Troppo.

Dopo anni di assenza, un genitore o un figlio non possono semplicemente bussare alla porta con tanto di lettera che spiega chi sono. Al contrario, il meccanismo funziona perfettamente se a presentarsi sono zii, nipoti o cugini. È plausibile non averli mai incontrati prima. Oppure accade di aver perso i contatti con questo tipo di parenti.
Così, con questo semplice stratagemma, le famiglie di topi e paperi hanno iniziato ad allargarsi senza che nessuno si facesse troppe domande.

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La madre di Tip e Tap accompagna i figli da Topolino nella loro prima apparizione.

 

Nel 1932, sulle strisce domenicali di Floyd Gottfredson, la madre di Tip e Tap bussa alla porta di Topolino per chiedergli di badare per un po’ ai suoi figli. Topolino si rivolge a lei come signora Fieldmouse: questa formalità ci fa dubitare che sia sua sorella, facendola apparire più come una parente alla lontana. Di conseguenza, Tip e Tap chiamerebbero Topolino “zio” come forma di rispetto in quanto a sua volta parente più grande.
La signora Fieldmouse è stata ripresa come personaggio ricorrente da Egmont fra il 2000 e il 2008. Di aspetto più giovane, in queste storie è stata confermata effettivamente come la sorella di Topolino.

C’è posta per te

Nel 1937, il The Walt Disney Productions Story Dept. decise di affiancare tre nipotini a Paperino sulla base di un’idea di Al Taliaferro. Carl Barks, che ai tempi lavorava come animatore, racconta di aver avuto questa conversazione con il collega Harry Reeves:

We thought, ‘How is Donald going to get the nephews?’ Well, the doorbell rings and there they are–they’ve got a note from Donald’s sister and have come to spend the day.

Abbiamo pensato, ‘Come far ottenere i nipoti a Paperino?’ Bene, suona il campanello ed eccoli lì: con una lettera della sorella di Paperino a dire che sono venuti per passare la giornata con lui.

Donald’s nephews fu distribuito nei cinema nell’aprile 1938. I fumetti, che hanno gestazione più breve dei disegni animati, anticiparono l’uscita del corto di circa sei mesi: il 17 ottobre 1937 vennero pubblicate le strisce con la prima apparizione di Qui Quo Qua, con sceneggiatura di Al Taliaferro e disegni di Ted Osborne.

lettera della qui quo qua
La lettera con cui, nel corto animato (sinistra) e nei fumetti (destra), viene annunciato l’arrivo di Qui Quo Qua a casa di Paperino.


Sia su carta che su pellicola, è una lettera della madre a presentare i nipotini. La differenza fra vignette e corto animato sta nel fatto che, nel primo, la lettera è firmata “your cousin Della” (tua cugina), mentre nel secondo si conclude con “Sister Dumbella“. Successivamente, la versione ufficiale è diventata quella secondo cui Della è la sorella gemella di Paperino.

Il copione della lettera si ripete anche per preannunciare l’arrivo di altri personaggi. Principalmente, è per questo che genitori e figli si vedono raramente nei fumetti Disney: l’arrivo di un nuovo parente che non susciti troppe domande a prescindere dall’età, se si tratta di uno zio, di un cugino o di un nipote, è serenamente accettabile. C’è bisogno di un nuovo personaggio? Eccolo servito, senza legami troppo forti a complicare le sceneggiature. Pronto a passare una giornata con i nostri eroi, o a fermarsi più a lungo.

Parenti serpenti

Arriviamo quindi a un ulteriore motivo sul perché si preferiscono gli zii ai genitori nelle storie Disney.
Introdurre parenti alla lontana lascia aperta la possibilità di usarli solo una volta e poi farli sparire. Non sempre la reazione del pubblico è prevedibile: cosa fare se il nuovo personaggio non ha successo? Sarebbe difficile allontanare dalle scene un genitore o un figlio − magari dopo aver investito nel definire il suo passato, dove è stato finora, perché è tornato solo adesso, eccetera. Uno zio che viene da fuori città può invece tornarsene da dove è venuto senza fare troppi complimenti.

Pensiamo al cugino Pingo. Avreste voluto che fosse il figlio o il genitore di qualcuno, di modo da vederlo tornare più spesso nelle storie? (QUI la risposta che molti penso condividano.) Trattandosi di un cugino alla lontana non ci sono problemi se non se ne hanno più notizie. I nostri beniamini possono beatamente disinteressarsene, e noi con loro.

cugino pingo paperino
…ma continua comunque a farti vedere di rado.


Prendiamo quindi come esempio gli innumerevoli parenti di Pippo. Ognuno ha una peculiarità o stramberia molto accentuata, che alla lunga tenderebbe a diventare ripetitiva o sarebbe difficile da gestire. Salendo nella soffitta di Pippo, gli autori possono evocare qualsiasi tipo di bis-bis di cui potrebbero aver bisogno in una storia. Alla fine, proprio in quanto bis-bis, possono riporli fra i cimeli senza pensarci due volte.

parenti pippo
Quando invece un parente ha successo, nulla vieta di farlo diventare un personaggio ricorrente, come Gilberto o Indiana Pipps. L’esempio più famoso è indubbiamente Zio Paperone: inizialmente pensato da Carl Barks per un’unica apparizione, è diventato uno dei personaggi più importanti.

L’opinione di Carl Barks

Oltre a rendere più semplice l’introduzione di nuovi personaggi, c’è una motivazione sociale per l’assenza dei genitori in favore degli zii nelle storie Disney. A sostenerla è stato Carl Barks, in un’intervista riportata da Thomas Andrae.
Barks ha affermato come l’utilizzo di zii e nipoti servisse a rappresentare indirettamente il rapporto tra genitori e figli, in una società molto più rigida di quella attuale.

Agli esordi, il rapporto di Qui Quo Qua con lo zio è di netto contrasto. Paperino è ritratto come un capofamiglia di fine anni ’30, vittima del sistema di sfruttamento capitalista dell’uomo comune, che uscito da lavoro si sfoga in casa, l’unico luogo dove gli è riconosciuta un’autorità. L’atteggiamento di Paperino spesso è la causa dei suoi guai, e lo zio ne fa le spese di fronte a Qui, Quo, Qua, che si fanno beffa della sua autorità.

qui quo qua paperino circo

Nel periodo storico in cui furono scritte le prime storie, una ribellione dei ragazzi alle imposizioni del padre era impensabile: il modo irriverente con cui i nipotini trattano Paperino sarebbe stato ritenuto dissacrante in un rapporto padre-figlio. Analogamente possiamo dire degli scontri fra Paperino e Paperone: al primo è concesso contraddire il secondo in virtù del tipo di parentela.
Così, per rappresentare il conflitto generazionale senza indisporre l’opinione degli adulti, i Disney Studios scelsero di mettere a confronto zii e nipoti. In questo modo, bambini e ragazzi avrebbero potuto godersi storie in cui l’autorità degli adulti veniva messa in discussione, senza che le letture venissero bollate come sovversive per aver minato il rispetto verso i genitori.

Nel corso del tempo, il rapporto fra i personaggi si è modificato per adattarsi ai cambiamenti della società. Oggi possiamo considerare i nipotini veri e propri figli adottivi di Paperino. Qui, Quo, Qua sono diventati più responsabili nei confronti dello zio e questi è passato a metodi educativi meno autoritari. Il simbolo principale di questa evoluzione è la scomparsa del battipanni come strumento di punizione, che oggi sarebbe anacronistico.

battipanni paperino
…ma siamo proprio sicuri di volerlo “rimpiangere”?

Quando i genitori non ci sono nella realtà

Per quanto non riportata da fonti ufficiali, possiamo azzardare un’ultima ipotesi sul perché gli zii abbiano avuto più successo dei genitori nelle storie Disney.
Fra gli anni ’30 e gli anni ’50, quando nacquero i principali personaggi, non era detto che le famiglie dei piccoli lettori di Topolino fossero al completo.
Complici le due Guerre mondiali e condizioni di vita più precarie, l’aspettativa di vita era più bassa di quella attuale e non tutti i bambini crescevano con un padre e una madre. Dopo il 1945, è stato stimato che circa 10 milioni di bambini in Europa erano stati, almeno temporaneamente, persi o abbandonati dai genitori. Molti di loro crebbero con i parenti più vicini: chi li aveva, con gli zii.

Forse, inconsapevolmente, l’assenza dei genitori nei fumetti Disney può aver aiutato una parte dei lettori a immedesimarsi nei personaggi. O, comunque, all’epoca la mancanza di una madre o un padre appariva più comune di quanto non lo sia oggi.

I genitori nei corti animati Disney: l’eccezione

Finora abbiamo cercato di convincervi del perché far diventare genitori i principali personaggi Disney sia molto complicato, al punto che gli sceneggiatori si guardano bene dal parlare di figli. Però (ed è un però di grosse dimensioni) Pippo, in effetti, un figlio ce l’ha.

figlio pippo

Mettiamo subito le mani avanti: all’inizio avevamo detto che occorre distinguere tra fumetto e animazione, e il figlio di Pippo non compare mai su carta. Inoltre, nella sua prima apparizione in Fathers are People (1951), il bambino che vediamo è figlio di George Geef, un alter ego di Pippo utilizzato dal 1950 al 1953.
George Geef è più ordinario di Pippo: calato in situazioni quotidiane, i suoi corti mirano a fare satira sulla società americana dell’epoca. Il personaggio rappresenta un uomo della classe media: per interpretare il ruolo al meglio, ha una famiglia con moglie e figlio.

Vediamo quindi come, per diventare genitore, Pippo sia dovuto cambiare, rinunciando ad alcune sue caratteristiche e indossando i panni di un personaggio diverso.

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In How to have an accident at work (1959) è invece Paperino a recitare il ruolo di middle class man americano, con moglie e figlio. Pur mantenendo i propri tratti di irascibilità e goffaggine, il personaggio è calato in un contesto diverso dal solito. Nell’immaginario americano degli anni ’50, l’uomo comune, impiegato della classe media, poteva (ed era spinto a) mettere su famiglia. Nel corto, Paperino affronta una tipica giornata da operaio: per rispecchiare al meglio la società dell’epoca, sarebbe stato meno efficace mostrarlo come scapolo.
Ancora una volta, il personaggio esce temporaneamente dal suo ruolo per interpretarne un altro e avere un figlio.

Pippo papà

La prole di Paperino non ha avuto seguito, se escludiamo la storia a fumetti O Casamento do Pato Donald (1987). Qui Paperino e Paperina sono sposati con sei gemelli, ma alla fine si rivelerà essere tutto un sogno, quindi possiamo affermare che la carriera di Paperino papà sia stata molto breve. Del resto il papero ha già il suo bel da fare con i nipotini.

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I sei figli gemelli di Paperino e Paperina (O Casamento do Pato Donald, 1987).


Lo stesso non si può dire di Pippo, che nel 1992 diventa il protagonista della serie tv Ecco Pippo! in cui interpreta il ruolo di padre single alle prese con un figlio, Max.
Anche in questo caso il personaggio è calato in un’ambientazione del tutto nuova: la prima puntata vede padre e figlio trasferirsi in un’altra città, Spoonerville. Il trasloco simboleggia l’inizio di una nuova vita: usarlo come evento iniziale della serie serve a fare tabula rasa del passato per liberare il personaggio da condizionamenti precedenti. Così possiamo accettare un nuovo Pippo che fa il genitore.

Nella serie c’è poi un secondo personaggio nel ruolo inaspettato di padre: Pietro Gambadilegno. Nonostante le tendenze truffaldine e i modi di fare un po’ prepotenti, qui Pietro non è un criminale ma ha un onesto lavoro, una moglie e due figli. Come spiegarlo?

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Pippo e Pietro con i figli Max e P.J.


Occorre ricordare che negli Stati Uniti non c’è stata una produzione regolare e continuativa di storie a fumetti Disney come in Europa e in Brasile, e quindi la caratterizzazione dei personaggi si basa principalmente sulle loro versioni animate. Pippo e Pietro sono stati a lungo assenti dagli schermi, il primo dal 1965 e il secondo dal 1954. Il loro ritorno è avvenuto nel 1983 ne Il canto di Natale di Topolino e, successivamente, sono apparsi solo altre due volte: nel 1987 – Pippo in Pippo sport e la Calciomania, Pietro in alcune puntate di Duck Tales – e nel 1990 ne Il principe e il povero. La loro assenza prolungata ha concesso agli autori una certa libertà nel dargli un nuovo inizio in Ecco Pippo!, ridefinendoli come genitori.

Dunque, nei corti e nelle serie animate sembra che i personaggi Disney possano diventare genitori in base a quanto un figlio sia compatibile o meno con la loro caratterizzazione. Pippo può essere padre a seconda del ruolo che interpreta, così Pietro e Paperino.
Ma che dire allora dell’assenza dei genitori nei film d’animazione, in cui i personaggi compaiono per una sola volta, in storie autoconclusive e dove il tempo scorre regolarmente? Lì ci sarebbe posto per madri e padri, e invece queste figure spesso vengono a mancare: perché?

La spiegazione è presto detta (e più breve che per i fumetti, promesso).

Perché non ci sono (molti) genitori nei film d’animazione Disney?

Partiamo da una prima assunzione. Molti classici sono tratti dalle fiabe della tradizione orale: in questi racconti, l’assenza dei genitori è funzionale alla storia e i film d’animazione, semplicemente, mantengono lo schema narrativo della versione originale.
Una madre che muore e viene sostituita da una matrigna è un tema ricorrente nelle fiabe – pensiamo a Hansel & Gretel (o Biancaneve e i Sette nani, se vogliamo prendere una fiaba trasposta in film da Walt Disney). Nella realtà, le madri possono svolgere contemporaneamente sia ruoli positivi che negativi. Nelle fiabe, dove i personaggi hanno connotazione netta di buoni o cattivi, il ruolo della madre viene diviso in due: alla madre biologica, solitamente benevola nei confronti dei figli, si contrappone la matrigna, spesso principale antagonista dei figli adottivi. L’assenza di un legame di sangue con i figliastri legittima il contrasto fra le due parti, configurandosi come il motore della storia.

Grimilde


In seconda battuta, spesso i film d’animazione raccontano storie di formazione: la morte dei genitori spinge il protagonista ad affrontare un processo di crescita personale, imparando con le proprie capacità a rispondere alle sfide che la vita gli pone davanti. La presenza dei genitori costituirebbe un condizionamento che frenerebbe l’evoluzione del personaggio: questo è per esempio quanto accade a Bambi, che è costretto a diventare adulto a causa della morte della madre.

morte madre bambi
Sempre Don Hahn ha fatto notare come, in un film d’animazione della durata di circa 80-90 minuti, non c’è il tempo di raccontare un percorso di formazione completo, a meno di far accelerare la crescita del personaggio con appositi espedienti narrativi − fra cui l’assenza dei genitori, appunto.

In conclusione

Nei fumetti Disney i genitori non ci sono per vari motivi. In generale si tratta di una scelta narrativa che rende il legame fra i personaggi meno rigido. Zii e nipoti permettono di sviluppare trame variegate, scegliendo all’occasione quali personaggi utilizzare a discapito di altri. Inoltre, possono esserne aggiunti di nuovi in qualunque momento. In passato, la scelta di contrapporre zii e nipoti aveva anche lo scopo di rappresentare il rapporto padre-figlio in maniera indiretta, per mettere in discussione l’autorità degli adulti in una società dove ai genitori bisognava portare rispetto e dare sempre ragione.

D’altra parte, l’arrivo di un figlio susciterebbe varie domande sulla sua provenienza e su come farebbe a crescere in un mondo dove l’età dei personaggi non cambia. Un figlio andrebbe inoltre a modificare la caratterizzazione di personaggi che conosciamo da decenni. L’importanza di mantenere coerente l’identità dei personaggi è sottolineata dal fatto che, nei corti e nelle serie animate, i figli sono ammessi se questi si adattano all’ambientazione e al ruolo interpretato dagli eventuali genitori.

Nei film d’animazione Disney invece, troviamo spesso un solo genitore o assistiamo in diretta alla morte di uno di questi. Ciò è dovuto al fatto che alcune storie sono adattamenti di fiabe esistenti, dove la struttura narrativa prevedeva già la morte di uno o entrambi i genitori come elemento funzionale allo sviluppo della trama.
In altri casi, quand’anche si tratta di trame originali, solitamente i film d’animazione sono racconti di formazione. La morte o comunque l’assenza dei genitori serve ad accelerare la crescita dei personaggi, che non sarebbe altrimenti possibile in film di breve durata (80-90 minuti) quali i lungometraggi animati Disney.

Agnese Amato

Immagini © Disney

Fonti:

Thomas Andrae, The Legacy of Al Taliaferro, in Disney’s Four Color adventures. Volume 1, Boom! Studios, 2011

Thomas Andrae, Carl Barks and the Disney Comic Book: Unmasking the Myth of Modernity, University Press of Mississippi, 2006

http://www.hopesandfears.com/hopes/culture/film/216573-disney-single-parents-dead-mothers

https://www.glamour.com/story/disney-secrets-beauty-and-the-beast

Unagna

Cresciuta con "Il battello a vapore", pirati, moschettieri, Calvino, Terry Deary e - ovviamente - fumetti Disney. Scrive da sempre: ha iniziato a farlo sui muri, dove da piccola scriveva lettere senza ordine prima ancora di aver imparato a scrivere parole sensate, con gran gioia di sua madre. Oggi si è rassegnata a scrivere al computer o sui fogli di carta.