Prima un’idea futuristica con l’obiettivo di realizzare un parco a tema abitabile da una comunità all’avanguardia, per poi diventare un luogo di intrattenimento per famiglie. Una virata pazzesca e incredibile, accaduta realmente, e che porta il nome di EPCOT. Un nome che abbiamo imparato a conoscere grazie all’ex città Disney Celebration, ma di cui oggi proveremo a capire le origini.

EPCOT
EPCOT (Fonte foto: www.disneytouristblog.com)

Cos’è il progetto EPCOT?

EPCOT è l’acronimo di Experimental Prototype Community of Tomorrow, e ne sentiamo parlare per la prima volta nel 1966 in un documentario di 25 minuti pubblicato da Walt Disney, il quale immaginò un nuovo equilibrio concettuale tra parco dei divertimenti e comunità.

In particolare, Walt Disney aveva messo nero su bianco un progetto urbanistico basato su 3 punti: EPCOT, infatti, sarebbe stata una vetrina mondiale per le industrie americane, abitata da un nuovo prototipo di comunità (una “working community”) e in grado di stare al passo con i tempi. Sostanzialmente, un’utopica città che nulla ha a che vedere con il parco a tema odierno.

Lo stesso Walt Disney parla di EPCOT come di una proposta all’avanguardia, che “prenderà spunto dalle nuove idee e le nuove tecnologie che stanno ora emergendo dai centri creativi dell’industria americana. Sarà una comunità del domani, che non sarà mai completata, ma starà sempre rinnovando e testando, e mostrando nuovi materiali e nuovi sistemi. EPCOT sarà una vetrina verso il mondo dell’ingegno e della fantasia della libera impresa americana” (Wikipedia).

Principi che, comunque, avrebbero potuto dare il via ad altri sviluppi. Come, ad esempio, l’esigenza che EPCOT si concentrasse peculiarmente sulla tutela e sulla difesa della felicità di abitanti e turisti. Oltretutto, si voleva puntare anche all’istituzione di un vero e proprio centro scientifico innovativo in grado di rispondere alle esigenze della comunità, proponendo persino nuove soluzioni (anche tecnologiche).

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Tuttavia, Walt Disney morì nel 1966, e quindi non poté mai assistere alla realizzazione del progetto EPCOT. Idea che, comunque, è stata revisionata e riqualificata negli anni successivi dalla Walt Disney Company.

Di fatto, da una parte abbiamo Celebration, centro abitato costruito dalla società Disney (ora non più proprietaria) che avrebbe dovuto incarnare i principi di una comunità ultra-moderna ed espressione della felicità perenne. Dall’altra, le componenti scientifiche e futuristiche che, però, non erano state sviluppate nella cittadina del Colorado. Che fine avevano fatto?

EPCOT: tutto è iniziato con un’ellisse

Come mostrato dallo stesso Walt Disney nel suo docufilm, il progetto EPCOT doveva partire da un’ellisse composta da imprese e aree commerciali (al centro), edifici, scuole e complessi ricreativi (intorno al centro) e quartieri residenziali (sul perimetro). L’insieme dei sistemi di trasporto sarebbe stato il motore del complesso: tante monorotaie in superficie e traffico automobilistico sotterraneo, così da permettere ai pedoni di camminare in sicurezza.

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Walt Disney e EPCOT
Walt Disney e EPCOT (fonte foto: youtube)

Oggi, però, sappiamo bene che nulla di tutto ciò è mai stato realizzato. Per arrivare, infatti, al parco di divertimenti di Orlando (Florida) che tutti noi conosciamo, dobbiamo fare alcuni salti nel passato. Voliamo al 14 luglio 1975, quando l’allora presidente della Walt Disney Production Card Walker e l’allora presidente della Disney Board Donn Tatum dichiararono alla stampa che erano in corso le procedure per realizzare un nuovo progetto visionario: EPCOT.

Rispetto all’idea di Disney, il nuovo EPCOT si basava su svariate trasformazioni, cercando però di mantenere inalterato lo spirito futuristico iniziale. In particolare, erano stati evidenziati tre elementi chiave base:

  • EPCOT Satellites (una serie di padiglioni che sarebbero stati raggruppati nel World Showcase);
  • Theme Center (luogo nel quale venivano presentate al pubblico le attività portate avanti dentro EPCOT);
  • EPCOT Institute (con il compito di facilitare la partecipazione di società esterne agli sforzi scientifici del parco).

Sostanzialmente, quindi, il progetto aveva preso una virata decisamente diversa. Non più un equilibrio tra luogo di divertimento e centro abitato, ma una sorta di parco tematico che sarebbe stata anche una vetrina sul mondo per mostrare gli strumenti tecnologici e scientifici innovativi realizzati in EPCOT, al fine anche di chiamare a sé eventuali sponsor che potessero partecipare all’iniziativa.

EPCOT Theme Center
EPCOT Theme Center (Fonte foto: D23.com)

Inoltre, per migliorare la credibilità dell’iniziativa, si pensò anche di farsi aiutare da comitati consultivi esperti. Basti pensare che in principio, per promuovere un’immagine pubblica ben precisa, furono chiamati due soggetti di grande spessore: il primo, Gordon Cooper, leggendario astronauta che prese parte ai progetti Mercury-Atlas 7, 8 e 9, diventò vice presidente di ricerca e sviluppo per EPCOT (1973-1975); il secondo, Langhorne Washburn, assistente segretario al Commerce for Tourism dell’amministrazione Nixon, divenne il vice presidente del progetto World Showcase (1978). Insomma, la strada sembrava tutta in discesa.

Un nuovo cambiamento: ecco il Master Plan 5

Nonostante nell’aprile 1976 furono resi pubblici i piani EPCOT, si capì fin da subito che gli sforzi economici richiedevano un numero di partecipazioni esterne (tra aziende e governi esteri) che, all’epoca, non sembravano sostenibili. Così, anche grazie al lavoro dei progettisti Marty Sklar e John Hench, i piani cambiarono.

Verso la fine dello stesso anno, infatti, fu presentata un’ulteriore idea che prevedeva la realizzazione di Future World (vetrina mondiale dedicata all’industria americana) e World Showcase (esposizione permanente internazionale per far immergere il pubblico nelle altre culture). Bene o male, considerando qualche aggiunta e qualche taglio, questo è ciò che è arrivato al giorno dell’inaugurazione: un parco tematico basato principalmente su questo binomio concettuale.

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John Hench, Marty Sklar, and John DeCuir, Jr. EPCOT
John Hench, Marty Sklar, and John DeCuir, Jr. esaminano il modello di EPCOT Center del 1976 (Fonte foto: D23)

Di fatto, tra l’aprile e il maggio 1977, le visioni su Future World e sul World Showcase si consolidarono, tant’è che portarono la società ad annunciare il Master Plan 5, considerato dalla compagnia un progetto del tutto innovativo. Un anno prima, in effetti, i due progettisti avevano già avanzato l’idea di riunire il World Showcase e il Future World in un’unica attrazione, facendo entrare gli ospiti attraverso il World Showcase per poi guidarli verso il Future World.

Questa intenzione fu approfondita ancora di più dagli stessi progettisti, fino alla presentazione del Master Plan 5, un progetto concettuale, “conceptual breakthrough” (D23), abbastanza singolare che fondò le basi per il parco dei divertimenti che tutti noi oggi conosciamo.

modello EPCOT 1976-1977
Modello EPCOT 1976-77 (Fonte foto: progresscityusa.com)

In particolare, grazie al lavoro di Sklar e Hench, sono stati sviluppati i prototipi di alcune delle attrazioni più note del parco:

  • Spaceship Earth: una sfera geodetica (oggi simbolo di EPCOT) il cui progetto iniziale aveva l’obiettivo di far risaltare il significato del rapporto tra comunicazione continua e sopravvivenza dinamica dell’umanità;
  • Communicore: un polo centrale, un hub, un “global marketplace of new ideas (Mainst Gazzette)” che doveva includere Telstore (una videoteca che avrebbe mostrato le informazioni del mercato), Informat Arcade (dedicato al mondo dell’informazione), Good Healt Emporium (farmacia del futuro), Future World Travel Port (chioschi informativi riguardo a previsioni virtuali su possibili destinazioni di vacanze degli ospiti) e FuturePlan (una stazione in cui sarebbe stato possibile pianificare la propria carriera lavorativa);
  • Life and Health Pavilion: un padiglione dedicato all’importanza di migliorare le interazioni umane con il mondo circostante, una sorta di spazio per invogliare le persone a un viaggio verso “la nuova consapevolezza e l’apprezzamento verso se stessi” (Mainst Gazzette).
  • The Land: luogo dedicato all’attenzione per la salvaguardia delle risorse naturali, ripensando a una nuova armonia tra l’uomo e la sua casa;
  • Transportation: spazio di simulazione sul trasporto futuristico assieme all’esposizione degli attuali progetti di trasporto;
  • Energy Pavilion: padiglione dedicato alla ricerca e alla scoperta di un nuovo sistema di uso dell’energia;
  • The Seas: incentrato sulla storia, sulla conoscenza e sui misteri del mare, corredato da mostre oceanografiche e un ristorante sotto il mare;
  • Space: un padiglione che racconta le sfide e le possibilità della tecnologia in merito all’esplorazione nello spazio;
  • The American Adventure: com’è possibile prevedere, la storia e il racconto dell’eterno ottimismo degli USA.

Verso l’inaugurazione di EPCOT

E, infine, arrivò EPCOT. Ovviamente, nel corso del tempo il Master Plan 5 fu ritoccato, ma questa non fu l’unica svolta verso l’apertura dei cancelli. Il 6 gennaio 1978, infatti, la società General Motors firmò un accordo per sponsorizzare uno dei padiglioni che presto avrebbe visto la luce. Pochi giorni dopo, il 27 gennaio, arrivò anche la Exxon.

Fu una vera e propria boccata d’aria fresca per EPCOT. Inizialmente, il progetto richiedeva un budget enorme, e The Walt Disney Company cercava investitori di un certo spessore per riuscire a concludere quanto di buono era stato fatto. L’annuncio di questa virata causò un effetto domino, tanto che, il 1° ottobre 1978, Card Walker dichiarò i nomi delle società che avevano firmato una lettera di intenti o contratti per partecipare alla realizzazione e alle attività di Future World: oltre alle già sopracitate, figuravano Fraft e AT&T.

Invece, per quanto riguardò World Showcase, fu annunciata la partecipazione di 10 nazioni: Stati Uniti, Messico, Giappone, Germania Ovest, Francia, Canada, Israele, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e Italia (oggi invece sono 11: Germania, Marocco, Norvegia, Cina, Stati Uniti, Italia, Messico, Francia, Regno Unito, Canada e Giappone).

esibizione d'apertura EPCOT
Esibizione d’apertura di EPCOT (fonte foto: D23.com)

Infine, la data di apertura: 1° ottobre 1982. I primi a entrare nel parco furono Richard Cason, sua moglie e i suoi 4 figli (Jennifer, 16 anni, Chris 15, Ricky 14 e Jody 13). Secondo Allears.net, la famiglia abitava a Winter Park (Colorado) e, per arrivare in tempo a EPCOT, partì alle 4:30 del mattino. Giunsero a destinazione alle 6:00, per scoprire però che il parco avrebbe aperto un’ora più tardi.

Il costo del biglietto giornaliero era di 15 dollari per un adulto, 14 per un minore e 12 per un bambino. I membri del Magic Kingdom Club e gli ospiti della Walt Disney World Resort avevano uno sconto di un dollaro. I primi orari di apertura furono 9-22 per Future World e 10-22 per World Showcase. Durante l’inaugurazione di EPCOT, Card Walker dichiarò che doveva essere un “luogo di gioia, speranza e amicizia” (D23).

Curiosità su EPCOT

Sulle origine di EPCOT, abbiamo ancora due ultime curiosità di cui parlarvi. La prima riguarda la nascita del simbolo del secondo dei 4 parchi di divertimento della proprietà di Disney Parks, Experiences and Products.

Inizialmente fu presentata una serie di loghi potenziali che, per un motivo o per un altro, furono bocciati. L’idea decisiva venne dal designer Norm Inouye, il quale creò un simbolo con 5 anelli, ognuno dei quali rappresentava un concetto fedele del parco: informazione, tecnologia, ambiente, istruzione e intrattenimento.

Il design proposto da Inouye fu rivisto per un unico dettaglio: al posto della stella, fu collocato il simbolo del mondo. “Il logo di EPCOT Center – dichiarò Sklar (D23) – simboleggia l’unità, l’amicizia e l’armonia in tutto il mondo. Cinque anelli esterni sono collegati per formare un fiore, una celebrazione della vita. Il cuore del logo è la Terra, abbracciata da una stella che simboleggia la speranza che, con l’immaginazione, l’impegno e la dedizione, può creare un domani migliore”.

simbolo EPCOT
Simbolo EPCOT, prima e dopo (Fonte foto: D23.com)

 

Infine, sveliamo un altro arcano mistero. Vi dice niente la frase “Se puoi sognarlo, puoi farlo”? Da diversi anni, queste parole presenti all’entrata dell’attrazione Horizon di EPCOT sono attribuite a Walt Disney. In realtà, la citazione è del progettista Tom Fiztgerald.

A dirlo è lo Chief Archivist Emeritus per il The Walt Disney Archives Dave Smith (D23) che, nel suo libro Disney Trivia from The Vault, sottolinea che è lo stesso Fiztgerald a svelare il retroscena: “Mi è molto familiare quella scritta perché l’ho realizzata io. È stata fatta specificatamente per l’attrazione Horizon e usata per numerose vie”.

Com’è oggi EPCOT?

Oggi, EPCOT è una punta di diamante nel campo dei parchi di divertimento. Secondo i dati diffusi da Wikipedia (presi da Theme Indez and Museum Index: The Global Attractions Attendance Report), nel 2018 EPCOT ha ospitato oltre 12 milioni di visitatori, che gli sono valsi il titolo di settimo parco più visitato al mondo.

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Angelo Andrea Vegliante

Fonti informazioni: D23 (1, 2, 3, 4, 5) | Mainst Gazzette | progresscityusa | imaginerding | allears | MCmicrocomputer | Wikipedia | Theme Indez and Museum Index: The Global Attractions Attendance Report

Angelo Andrea Vegliante

Romano, classe 91, bilaureato in comunicazione e giornalismo. Giornalista pubblicista, speaker radiofonico, videoreporter e, all'occorrenza, imitatore di Paperino.