Dove si nasconde l’architettura famosa fra le pagine di Topolino?

In questo articolo vi presentiamo il secondo volume della guida per individuare i più bei riferimenti al mondo dell’architettura apparsi su Topolino.

Come nella prima parte, non ci soffermeremo sui casi in cui i personaggi visitano una città esistente e i  suoi monumenti, ma vi accompagneremo alla scoperta delle citazioni nascoste.
Gli autori inseriscono l’architettura fuori contesto per fare un omaggio o per evocare determinate atmosfere e sensazioni, come nel caso di Marco Rota in Buon compleanno, Paperino!. In questa storia, il nostro eroe racconta la sua prima visita a Paperopoli e, per rendere il senso di meraviglia agli occhi di un papero cresciuto in campagna, ecco che Rota fa somigliare la grande città alle strade di New York, dominate dai grattacieli:

architettura ny rota
In questa vignetta è riconoscibile il Fuller building, uno dei primi grattacieli della Grande Mela. L’edificio è comunemente noto col nome “Flatiron” poiché ricorda un ferro da stiro.


Ecco altre tre apparizioni degne di nota che non ci siamo lasciati sfuggire.

1. Piazza CLN, Torino

Zio Paperone e… giustizia per tutti! è una storia che mette in discussione la legge vigente e il funzionamento del sistema giudiziario a Paperopoli. Ancor prima della pubblicazione, la The Walt Disney Company impose il ritiro della storia a causa del tema trattato. Circa due anni dopo, la controversia editoriale si è conclusa con l’uscita della storia su Topolino 3348: se ve la siete persi, ne abbiamo parlato in questo articolo. Ma mettiamo temporaneamente la giustizia da parte e concentriamoci sull’architettura in questa vignetta:

Piazza CLN Paperone

Gli appassionati di Dario Argento avranno già riconosciuto la piazza, che compare in Profondo rosso: si tratta di Piazza CLN a Torino.

L’architettura in dettaglio

Piazza CLN Profondo rosso
Marcus Daly attraversa la piazza in una delle scene iniziali di Profondo Rosso.

 

L’inquadratura a campo lungo di piazza CLN, con il protagonista come figura marginale rispetto alla scena, trasmette un senso di incertezza: da un lato il dilemma di Paperone che si interroga sulla correttezza delle sue azioni, dall’altro l’atmosfera alienante in cui si muove Marcus Daly poco prima che si consumi l’omicidio all’inizio del film. Le proporzioni monumentali dell’architettura contribuiscono a farci avvertire come sia piccolo l’uomo (o il papero) di fronte a situazioni più grandi di lui.

L’aspetto attuale della piazza è opera del restauro in stile razionalista di Marcello Piacentini. Negli anni ’30 l’architetto progettò le facciate posteriori delle chiese gemelle della retrostante piazza San Carlo, due alberghi (Principi di Piemonte e Nazionale) e l’inserimento di quattro statue. Di queste ne furono realizzate solo due: le fontane allegoriche del Po e della Dora Riparia, che con le loro dimensioni imponenti dominano la scena con Paperone e in Profondo rosso.

Piazza CLN ha inoltre una reminescenza storica che risveglia un senso di inquietudine ben più profondo di quello vissuto nella storia Disney o nel film di Dario Argento: durante l’occupazione tedesca nella Seconda guerra mondiale, l’Albergo Nazionale fu la sede della Gestapo, la polizia segreta nazista. Per scongiurarne definitivamente lo spettro, dopo la fine della guerra la piazza fu intitolata al Comitato di Liberazione Nazionale – CLN, appunto.

Citazioni d’arte

Nighthawks

In Zio Paperone e… giustizia per tutti la nona arte (il fumetto) cita la settima (il cinema) ed entrambe si servono della prima (l’architettura), ma non solo: in entrambi i casi nella piazza è presente un bar, molto simile a quello del quadro Nighthawks di Edward Hopper. Ed ecco che in scena c’è posto anche per un’altra arte, ovvero la seconda: la pittura.

2. Palazzo Pretorio, Prato

Papermosca e i Lanzichenotti è la seconda storia di Giulio Chierchini con protagonista Paperin Papermosca. Il cavaliere è una parodia di Ettore Fieramosca, condottiero al servizio del re di Napoli che si distinse in battaglia agli inizi del ‘500. Papermosca non è altrettanto prode ed è vissuto qualche secolo prima ma è anche lui un soldato di ventura, al soldo di suo zio Paperone da Barletta. Nella prima tavola siamo proprio a Barletta, dove è in corso una disputa verbale nel palazzo del Baiardo:

prato papermosca architettura

Per disegnare il palazzo, centro del potere di Barletta, Chierchini non ha riprodotto un edificio della città né tantomeno pugliese, ma ha preso ispirazione da un luogo più lontano: quello che vedete è il Palazzo Pretorio di Prato.

L’architettura in dettaglio

Palazzo Prato architettura

Il Palazzo Pretorio nasce dalla fusione di tre edifici già esistenti: le porzioni originarie sono ancora riconoscibili osservando la forma delle finestre e la differenza dei materiali. La parte più antica è la casa-torre sulla sinistra, con le bifore e gli archi acuti.
In epoca tardomedievale ogni città era un piccolo centro di potere, spesso rappresentato da un unico edificio dove si svolgevano le funzioni amministrative principali. A fine XIII secolo, è con questo intento che nacque il Palazzo Pretorio di Prato, per ospitare in un’unica sede il podestà (la massima autorità cittadina), la magistratura e le prigioni.

La motivazione della scelta di Palazzo Pretorio come centro del potere di Barletta è incerta. Da un lato si potrebbe pensare che Chierchini abbia voluto rendere omaggio alla Toscana, luogo che ha contribuito alla sua formazione artistica, essendosi diplomato all’Istituto d’arte di Siena.
Dall’altro lato possiamo avanzare una seconda ipotesi considerando che la storia si svolge nel 1305: forse Chierchini ha scelto il Palazzo pratese perché la sua architettura rimanda immediatamente al Medioevo, periodo in cui si sviluppano le vicende di Papermosca. A differenza di Barletta, dove non ci sono esempi di edifici dell’epoca comunale, molte città toscane hanno mantenuto il loro aspetto medievale al punto da fare spesso da fondale scenico per film e serie televisive in costume. Chierchini, da sceneggiatore, potrebbe aver avuto la stessa intuizione.

3. Notre-Dame, Parigi

Nella storia di Carl Barks The phantom of Notre Duck (in italiano Zio Paperone e i misteri della cattedrale) Paperone rincorre un misterioso fantasma nei sotterranei di Notre Duck (in italiano Notre Paper), la cattedrale di Paperopoli. L’esterno della chiesa si presenta così:

Notre Paper

L’edificio non presenta simboli religiosi essendo questi rari nei fumetti Disney ma, esclusa questa differenza, l’aspetto della cattedrale ci fa pensare subito alle chiese gotiche, in particolare Notre-Dame di Parigi. Dobbiamo fare però due precisazioni rispetto alle architetture presentate fin qui:

  1. non si tratta di un’apparizione fugace dell’edificio: nella storia di Barks esso è l’ambientazione principale della scena, ed è stato ripreso in avventure di paperi successive, di cui la più famosa è in Trauma (PKNA #10);
  2. come vedremo nel paragrafo successivo, Notre-Dame non è l’unico edificio gotico preso a modello da Barks per Notre Duck.

L’architettura in dettaglio

In stile gotico, Notre-Dame è uno dei simboli di Parigi. Un’opera grandiosa, il cui cantiere durò quasi duecento anni (1163-1344). Famosa anche grazie al libro di Victor Hugo, probabilmente uno degli aspetti meno noti della chiesa è il suo essere in gran parte un falso storico ottocentesco.
La Rivoluzione francese rovesciò l’oppressione del regime precedente colpendo non solo le classi sociali che detenevano il potere ma anche gli edifici che li rappresentavano: furono così distrutte e saccheggiate chiese ed edifici nobiliari. La cattedrale di Notre-Dame simboleggiava il potere clericale e come tale non fu risparmiata.

Nell’Ottocento lo stato di abbandono della chiesa era tale da farne ipotizzarne l’abbattimento. In molti si opposero, fra cui lo stesso Hugo e Viollet-le-Duc, il padre francese del restauro. Costui si incaricò del ripristino di Notre-Dame con un restauro mimetico (in stile) al punto che oggi non siamo in grado di distinguere con certezza tutte le parti originali dell’edificio e da quelle ricostruite. Possiamo però affermare che il transetto e la zona absidale (le porzioni terminali della chiesa, opposte alla facciata) sono stati oggetto dell’intervento ottocentesco. Guardando il retro di Notre-Dame, la parte restaurata somiglia in effetti al disegno di Barks.

Architettura degli interni

Come accennato in precedenza, Notre Duck è ispirata a un altro edificio gotico, il castello di Winchester in Inghilterra:

interni notre-duck architettura
A sinistra, l’immagine degli interni del castello di Winchester (Norman W. Wilkinson/National Geographic Society) che ispirò Barks per la sua Notre-Duck (a destra).

 

Carl Barks aveva già usato elementi di questo edificio in passato per disegnare gli interni del castello del clan De’ Paperoni. Il maestro dell’Oregon, pur non avendo mai lasciato gli Stati Uniti fino all’età di 93 anni, era abbonato alla rivista National Geographic da cui traeva ispirazione per le numerose storie di viaggio affinché fossero il più accurate possibile.

Citazioni d’arte

Diciamolo chiaramente: l’architettura americana ha sempre guardato all’Europa come modello, riproponendo nei propri edifici elementi dell’una e dell’altra opera del Vecchio Continente. La cattedrale di Paperopoli, attingendo da Winchester e Parigi, non è da meno. Facciamo nuovamente un salto dall’architettura alla pittura, segnalando una possibile commistione, seppur non confermata dagli storici, del neogotico paperopolese con il gotico di Rouen, ritratto nel celebre dipinto di Claude Monet, La cattedrale di Rouen in pieno sole:

Rouen Monet

 

La nostra seconda parte della Guida all’architettura nascosta fra le pagine di Topolino si conclude qui, ma se conoscete altri riferimenti architettonici nascosti siete invitati a segnalarceli a redazione@ventennipaperoni.com

Agnese Amato

Immagini © Disney, Rizzoli Film, Art Institute of Chicago, THEMA, Parigi.it, National Geographic Society, Musée d’Orsay

Fonti:
Vittorio del Tufo, Torino magica. Neri Pozza, Venezia : 2020.
Luca Boschi (a cura di), La grande Dinastia dei Paperi – 1965. Vol. 30. RCS, Milano : 2008

Unagna

Cresciuta con "Il battello a vapore", pirati, moschettieri, Calvino, Terry Deary e - ovviamente - fumetti Disney. Scrive da sempre: ha iniziato a farlo sui muri, dove da piccola scriveva lettere senza ordine prima ancora di aver imparato a scrivere parole sensate, con gran gioia di sua madre. Oggi si è rassegnata a scrivere al computer o sui fogli di carta.