Sappiamo bene che riassumere in dieci punti l’immensa carriera fumettistica dei Peanuts può sembrare impossibile.
Vogliamo comunque raccontarvi dieci curiosità sulle “noccioline” più famose del mondo per celebrarle, e invogliarvi a riscoprire questo capolavoro immortale del fumetto, in occasione del 70esimo anniversario della loro nascita (e a vent’anni della scomparsa del loro creatore, Charles M. Schulz).

1 – Schulz e Disney

Charles Monroe Schulz è sempre stato un grande estimatore del mondo Disney. Nonostante in alcune sue biografie si legga che, agli albori della propria carriera, gli fosse stato rifiutato un lavoro proprio dal mitico zio Walt, Schulz non mantenne acrimonia ma ebbe in più occasioni l’opportunità di citare il personaggio di Topolino. In alcune strisce infatti è Snoopy a imitare Mickey Mouse, pur senza nominarlo in modo palese. In altre invece è Spike, il fratello di Snoopy che vive nel deserto, a vantarsi della propria amicizia con Topolino. Di ritorno da un viaggio a Hollywood, in una delle eterne conversazioni con il suo silenzioso cactus, racconta infatti di come Topolino abbia fatto un sacco di soldi e mostra orgoglioso le scarpe gialle che ha ricevuto in dono dal suo amico miliardario.

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2 – Il nome “Peanuts”

È cosa nota che Schulz non amasse il titolo imposto dallo United Feature Syndicate alle sue strisce. Il termine “Peanuts” – che letteralmente si traduce con “noccioline” o “arachidi” – è infatti utilizzato correntemente per descrivere quisqulie, bazzecole, cose di poco conto. Nel corso di tutta la propria carriera l’autore ebbe spesso modo di ribadire che il nome utilizzato non rendeva giustizia ai personaggi dato che per Schulz i fumetti erano una cosa seria e certamente non “di poco conto”. Per problemi di copyright non poteva usare il nome “Li’l Folks“, nome che aveva scelto per le prime comic strip da lui pubblicate e che contenevano alcuni dei personaggi che poi prenderanno forma in modo ben più definito all’interno del mondo Peanuts, e avrebbe voluto chiamare la striscia “Good Ol’ Charlie Brown” ma la syndacation che distribuiva le strisce optò per il nome poi definitivo, di cui Schultz pare si vergognasse a tal punto che quando gli chiedevano cosa facesse per vivere lui rispondesse “disegno quella striscia a fumetti con Snoopy e Charlie Brown” senza citarne il titolo!

Peanuts Lil' Folks

3 – Passione di famiglia

Leggendo i Peanuts ci si accorge di quanto siano numerosi i riferimenti biografici che Schulz aveva deciso di inserire sin dagli esordi.
Aveva infatti iniziato a firmare i suoi primi lavori con lo pseudonimo di Sparky, il soprannome che uno zio gli aveva affibbiato da bambino e che traeva origine da un personaggio dei fumetti: il cavallo Spark della serie Barney Google. Nella sua biografia si racconta di come la sua infanzia sia stata influenzata dal rito della lettura dei fumetti
domenicali insieme a suo padre Carl.
Schulz stesso ha infatti raccontato di come suo padre comprasse almeno quattro quotidiani differenti proprio per gli allegati a fumetti che venivano pubblicati nel weekend e di come questo lo abbia aiutato ad appassionarsi al disegno.

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4 – Sobrietà ed educazione

Se è vero che i Peanuts rispecchiano tutti i lati del carattere del loro autore è anche vero che una delle caratteristiche principali di Schulz è sempre stata la sobrietà. Timido, schivo, mite, pur se molto determinato, Schulz era un uomo morigerato che di rado si lasciava andare al turpiloquio. Anche per questo motivo ha sempre cercato di rendere i dialoghi delle sue strisce lievi, accessibili e privi di volgarità.

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5 – Non è un paese per adulti

Nell’universo Peanuts non esistono adulti. I “grandi” sono solo indistinte voci fuori campo citate dai protagonisti. Solo una volta Schulz decise di disegnare degli adulti, sebbene solo in parte. Era il 16 maggio del 1954. «Non so perché l’ho fatto – disse – e ancora lo rimpiango.»

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6 – Religiosità

La fede cristiana accompagnò Schulz fin dall’infanzia. Per anni fu addirittura insegnante di catechismo per adulti. La sua visione religiosa della vita però non lasciava posto al dogmatismo esasperato. Non amava i tele-predicatori molto in voga negli Stati Uniti, né era d’accordo sulle raccolte di fondi a meno che non fossero destinate a persone in stato di bisogno. L’inserimento dell’elemento religioso in un fumetto fu un atto coraggioso, specie se pensiamo che Schulz lo fece in un momento storico in cui era ancora un tabù per quasi tutti i fumettisti dell’epoca. Lo fece come sempre a suo modo, senza indottrinamento ma senza oltraggio, divertendo senza rendere la religione oggetto di mero scherno. Il personaggio più apertamente religioso dei Peanuts è senza dubbio Linus, l’unico a citare interi versetti della Bibbia. Ma è attraverso Snoopy che viene fuori tutto l’intelligente e lieve spirito critico dell’autore: 

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7 – La ragazzina dai capelli rossi

La ragazzina dai capelli rossi è stata per Schulz l’emblema di tutti i desideri irraggiungibili e ricalca un amore romantico e giovanile dello stesso autore. Era l’epoca in cui Schulz faceva l’insegnante in una scuola d’arte per corrispondenza e si innamorò perdutamente di Donna Mae Johnson, giovane ragazza dai capelli rossi, impiegata nella stessa scuola. Ogni mattina lei lasciava una mela sulla scrivania di lui e lui ogni sera ricambiava con bigliettini scherzosi e disegni. Purtroppo, nonostante il desiderio di Schulz di sposarla, Donna Mae gli preferì un veterano dei marines. La ragazzina dai capelli rossi non ebbe mai un volto, rimase qualcosa di astratto, come tutti gli amori non corrisposti. Solo una volta, in una vignetta del 1998, ne intravediamo la sagoma mentre è intenta a ballare un foxtrot con Snoopy nei panni del Grande Gatsby. 

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8 – L’ultima parola

Per tutta la durata della sua carriera, Charles Schulz ebbe sempre, da contratto, l’ultima parola su ogni singolo prodotto di merchandising che veniva messo in vendita. Per lui era imprescindibile che qualsiasi cosa fosse legata al fumetto dovesse mantenerne lo spirito. Il prodotto, il linguaggio utilizzato, lo scopo, tutto doveva essere perfettamente in linea con le strisce. Al primo posto venivano le vignette, qualsiasi altra cosa doveva adattarsi. Il merchandising non veniva visto di buon occhio dall’autore che mantenne quindi il diritto all’approvazione su qualsiasi cosa ruotasse intorno al mondo Peanuts.
Una parodia sul mondo dei prodotti in licenza viene data da Schulz attraverso il personaggio di Tapioca Pudding:

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9 – Suonala ancora, Schroeder!

Il piccolo Schroeder è certamente tra i personaggi più amati. Intelligente, geniale, costantemente impegnato a divulgare l’opera di Beethoven, Schroeder viene quasi sempre raffigurato davanti al suo pianoforte giocattolo nell’atto di suonare o nel tentativo di schivare i goffi assalti amorosi di Lucy. Per questo personaggio Schulz dichiarò di essersi ispirato al pianoforte di plastica con cui amava giocare sua figlia Meredith. Si impegnò inoltre a inserire nelle strisce a fumetti delle vere partiture musicali, qualora i lettori avessero avuto voglia di cimentarsi nell’esecuzione.

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10 – Lucy, l’alter-ego

Sono note a tutti le vignette in cui Lucy, prendendo spunto dai banchetti di limonata dei bambini americani negli anni ’50, offre consulenze psicologiche. Ciò che invece è meno noto è che Schulz creò il personaggio di Lucy Van Pelt identificandolo come una sorta di propria valvola di sfogo. «Lucy proviene da quella parte di me in grado di dire cose perfide e sarcastiche, la qual cosa non è una bella caratteristica da possedere – disse l’autore – così Lucy mi mette a disposizione un ottimo sfogo.» Inizialmente Lucy venne rappresentata come una bimba dai grandi occhi rotondi e dall’aspetto bamboleggiante, in netto contrasto con il suo carattere pestifero. Schulz decise in seguito di apportare delle modifiche grazie al felice consiglio di Jim Freeman, redattore dello United Feature Syndacate che all’epoca si occupava dei Peanuts.

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Le “noccioline” compiono settant’anni, Schulz manca ormai da venti ma è tale la delicatezza che ha saputo regalare a tante generazioni che ci piace salutarlo così come lo salutò The Times nel giorno di San Valentino del 2000, due giorni esatti dopo la sua scomparsa:
Charles Schulz lascia una moglie, due figli, tre figlie e un piccolo bambino dalla testa rotonda con uno straordinario cane.

Francesca Arca

Fonti: “Good Grief” di Rheta Grimsley Johnson, Pahoros Book, New York

Immagini: PEANUTS © Peanuts Worldwide LLC. Dist. By ANDREWS MCMEEL SYNDICATION. All rights reserved.

Francesca Arca

Doppia ventenne, giornalista, speaker radiofonica, si divide tra l'amore per i Paperi e quello per Star Wars. Nerd fino al midollo da quando esserlo non era di moda ma solo da poveri sfigati. Il suo sogno è che Paperino diventi il nuovo Darth Sidious.