Eccoci qui al secondo appuntamento con Cartoni bellicosi, la rubrica dedicata ad alcuni cortometraggi tra i più controversi mai realizzati dagli studi di animazione Disney durante la Seconda guerra mondiale. Quest’oggi ci tufferemo nel torbido 1943 in uno dei cartoni più particolari e misteriosi degli Studios: Education for Death.

Se avete già letto l’articolo su Chicken Little, sapete già di cosa si occupa Cartoni bellicosi, e potete saltare direttamente al prossimo paragrafo; altrimenti, ve lo spieghiamo qui in poche righe (vi consigliamo naturalmente di leggere anche l’articolo!). Questa rubrica analizza alcuni cartoni del periodo 1940-45 che non sono più stati mostrati al pubblico in tempi recenti per i loro contenuti tetri, datati e politicamente scorretti: ma, diremmo oggi, hanno anche dei difetti! A parte gli scherzi, hanno un grande valore storico e trasmettono insegnamenti molto profondi, soprattutto per dei cartoni animati.

È solo un cartone!

Se Chicken Little vi era sembrato inquietante e diverso dallo standard Disney, quello di cui parliamo oggi vi lascerà senza parole: si tratta forse del cortometraggio più cupo mai realizzato dagli Studios, al cui confronto la storia che abbiamo visto la scorsa volta, della volpe che (spoiler alert!) stermina un’intera fattoria, appare quasi divertente. Education for Death è un cartone davvero atipico, quasi unico nel panorama dei corti prodotti in tempo di guerra: è tetro e inquietante, e lascia a chi lo guarda un certo amaro in bocca. Già il suo nome ci lascia perplessi: “Educazione alla morte”. Che cosa vorrà mai dire questo titolo così lugubre?

Ora, non vorrei avervi spaventato troppo: è pur sempre un cartone animato, e per di più a marchio Disney! Non perdiamo altro tempo: mettiamoci comodi e guardiamolo tutti assieme.

Pronti? Si parte!

Ci siete tutti? È appena iniziato, e già ci accorgiamo che c’è qualcosa che non va: dov’è la sigla allegra che da sempre accompagna i cartoni degli Studios? Al suo posto c’è un inquietante motivo che ricorda in maniera sinistra una marcia funebre: capiamo subito che qui ci sarà ben poco da ridere. I titoli di testa ci presentano ciò di cui parlerà il cartone: è la storia di un “bambino di Hitler“, ovvero di un bambino cresciuto sotto il regime nazista. Non scopriamo solo questo: ci viene detto infatti che tale storia è tratta dal libro Education for Death dello scrittore americano Gregor Ziemer. Ziemer era noto per i suoi scritti sulla società nazista, considerati così autorevoli da essere letti, a guerra finita, durante il processo di Norimberga ai criminali nazisti. Piuttosto densi, questi primi venti secondi di cartone!

Education for death title card
La title card del cartone

Una domanda insolita

Un narratore, che ci guiderà per tutto il corto, si (e ci) chiede: come nasce un nazista?

Mettiamo un momento in pausa, perché so a cosa state pensando: “Perché mai ad uno spettatore di un cartone animato dovrebbe interessare come nasce un nazista?”. Avete ragione: in effetti, sembra una domanda fuori luogo, soprattutto in un cortometraggio Disney. Tuttavia, dobbiamo pensare al contesto in cui Education for Death venne realizzato: nel 1943 l’americano medio sapeva poco, o nulla, del nazismo. Infatti, gli USA erano scesi in guerra contro il Giappone dopo l’attacco a Pearl Harbour, e di conseguenza anche contro i tedeschi, alleati dell’Impero del Sol Levante; tuttavia, mentre la minaccia giapponese aveva dato prova di pericolosità in terra americana, quella tedesca, al di là dell’oceano, era sentita più lontana e flebile. Perché dunque questo nazismo era così pericoloso al punto di dichiarargli guerra? E che cos’era un “nazista”? Erano domande che risuonavano nella testa dei cittadini americani: Education for Death tenta di dar loro delle risposte.

Coloro-che-non-devono-essere-nominati

Il narratore, a questo proposito, decide di seguire da vicino la storia della vita di un bimbo appena nato, per scoprire come un tenero infante possa trasformarsi in un temibile pericolo. Per prima cosa, ci viene mostrato il momento in cui i genitori si recano a registrarlo all’anagrafe: il cartone ben rappresenta la rigida procedura di controllo delle nascite. Entrambi i genitori devono dimostrare di essere “ariani”, ed il nome scelto per il neonato non deve far parte di una lista di “nomi proibiti“: la loro scelta ricade sul germanico Hans, e viene dunque accettata. Avete notato una particolarità del cartone? I personaggi parlano solo in tedesco: le loro battute ci vengono poi tradotte dal narratore. Questa scelta aumenta il realismo del corto: è come se il narratore, dalla sua postazione negli Stati Uniti, con un potentissimo cannocchiale riuscisse a vedere ciò che accade al di là dell’oceano, senza filtri.

Fermate il video sulla lista dei nomi, e guardiamola più attentamente: per la maggior parte leggiamo nomi della tradizione ebraica, eppure alcuni sembrano decisamente fuori posto; perché allora sono in questo elenco? Non sono lì per motivi di discriminazione, ma alludono ai più temuti nemici della Germania nel 1943: troviamo quindi Franklin (Franklin Delano Roosevelt), presidente degli Usa, Winston (Winston Churchill), primo ministro inglese, e Joseph (Joseph Stalin), capo dell’URSS, ovvero i leader degli Alleati in guerra con la Germania. Tra i nomi proibiti risulta curiosamente anche un certo “Clyde”: è un easter egg del regista del corto, Clyde Geronimi, per sottolineare il fatto che anche lui, grazie ai suoi cartoni (tra l’altro, sarà proprio lui a dirigere Chicken Little), è un oppositore del nazismo.

La lista dei nomi proibiti: trovate gli intrusi!

Un intermezzo comico

Il cartone passa poi in rassegna l’infanzia del bimbo: come ogni infanzia che si rispetti, anche la sua è segnata dal racconto di molte favole. Tuttavia, nemmeno queste sono libere dall’influenza del nazismo, anzi: per il regime, il processo di trasformazione di un bambino in un perfetto nazista deve avvenire sin dalla più tenera età, e anche le storie che gli vengono raccontate devono fare la loro parte in questo percorso. Confusi? Per chiarirci le idee, il narratore ci mostra come esempio la favola “riveduta e corretta” della Bella Addormentata. Nella versione che viene raccontata al piccolo Hans, la Bella Addormentata è la Germania, che viene tenuta prigioniera da una brutta strega, chiamata Democrazia: la povera Germania sarebbe condannata al sonno eterno, se non arrivasse un bel principe a salvarla! E chi sarà mai questo bel principe? Esatto, proprio il vecchio Adolf!

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Quale fanciulla non vorrebbe essere baciata da questo principe?

Questa è forse l’unica parte del cartone che ci strappa una risata: il principe arriva fiero sulle note di Wagner, per poi prodursi, alla vista della Bella Addormentata, in una crisi isterica che sbeffeggia lo stile emotivo e patetico che Hitler era solito tenere nei comizi. La fanciulla, dal canto suo, è ben lontana dall’essere una bella principessa, e mostra una certa predilezione per la birra: alla vista del Führer, improvvisa con lui una gara a colpi di Heil Hitler (sul serio, come le sfide di freestyle dei rapper), vincendo in maniera poco ortodossa (vedere per credere). Adolf, dopo aver armeggiato con il pesante fondoschiena della pulzella (di nuovo, sul serio!) la porta via dal castello, liberandola dalla strega Democrazia. Diciamo che Clyde e compagni non hanno certo avuto la mano leggera!

 

Germania education for death
La “bella” addormentata…
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… salvata dal suo principe!

Vietato ammalarsi

Dopo questo alleggerimento di tensione, torniamo ad occuparci della crescita di Hans: lo vediamo inneggiare, assieme agli altri bambini suoi coetanei, al quadro di un sorridente Hitler, l’eroe delle loro storie. Un brutto giorno, purtroppo, il bimbo si ammala piuttosto seriamente: mentre è disteso a letto ed è accudito dalla madre, un ufficiale irrompe nella stanza, sbraitando contro il povero Hans e minacciando la mamma. Il soldato, infatti, le dice che se non guarirà presto, lo stato dovrà intervenire e portarlo via: è un’agghiacciante allusione al famigerato programma nazista Aktion T4 di eutanasia forzata dei deboli e degli ammalati. Nessun cartone, nemmeno in tempo di guerra, aveva mai toccato certe tematiche: è uno dei tratti che rendono Education for Death così unico.

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L’ufficiale irrompe nella camera da letto del povero Hans

 

Ancora una volta, una volpe

Tranquilli, Hans è guarito: possiamo tirare un sospiro di sollievo e andare avanti! Adesso è a scuola,  al sicuro: il maestro gli sta facendo una lezione di scienze naturali. Alla lavagna disegna un simpatico coniglietto e una volpe famelica: quest’ultima, appena vede la piccola preda, la insegue fino a mangiarsela. Il maestro chiede ai bambini che cosa abbiano imparato dalla lezione, e Hans risponde: “Povero coniglietto!”. Bravo Hans, è quello che avremmo detto tutti noi… ma che succede? Il maestro non è affatto contento, anzi: sembra Vittorio Sgarbi in uno dei suoi pacati interventi! Sbraitando contro Hans, lo mette in punizione all’angolo con tanto di cappello da asino: ma il castigo è niente in confronto al tormento interiore del bimbo. Si chiede infatti: “Cosa penseranno Hitler, Göring e Goebbels della mia stupida risposta?”, e guardando i quadri dei tre gerarchi appesi in classe li immagina arrabbiati con lui.

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Il maestro fa la sua lezione…
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… e punisce Hans per la pietà che ha mostrato

Sulla cattiva strada 

Capiamo purtroppo che, anche se Hans è un bambino di indole buona e prova pietà per il coniglietto, il “lavaggio del cervello” sta cominciando a fare effetto. Il colpo di grazia lo danno gli altri bambini, che rispondono in maniera più appropriata: “il coniglio è un codardo e merita di morire”, “il mondo appartiene ai forti” e altre amenità del genere; Hans, allora, si getta in una violenta invettiva contro il coniglietto, per dimostrare che ha capito la lezione. Il maestro lo fa ritornare al proprio posto: non è più in punizione, ed è a posto con la propria coscienza, tanto che il quadro di Hitler gli fa l’occhiolino. Il cammino di Hans ci sembra ormai drammaticamente tracciato: ascolta rapito l’insegnante, che spiega che i tedeschi sono chiamati ad essere le “volpi” del mondo, in quanto superuomini.

Hans riceve l’immaginaria approvazione del suo eroe Hitler

Basta libri!

Ci siete ancora tutti? Lo so, è un cartone piuttosto lungo e intenso, ma siamo quasi alla fine: fate una pausa caffè, andate a prendere qualcosa da mangiare se volete, che poi ripartiamo senza interruzioni. Hans entra a far parte di un’organizzazione paramilitare giovanile, che allude alla Gioventù Hitleriana: questo gruppo mette in pratica quanto appreso a scuola, portando nelle città violenza e paura. Sullo schermo ci appare una sequenza di scene rappresentative di questo disastro: vediamo bruciare gli scritti e le opere degli autori non allineati al pensiero tedesco o di origine ebraica, osserviamo i giovani danneggiare edifici, senza risparmiare le chiese.

cartoni bellicosi rogo
I roghi dei libri, tristemente comuni nella Germania nazista

In questi fotogrammi, possiamo notare un importante messaggio che il regista vuole lasciare: vediamo infatti la Bibbia sostituita con il Mein Kampf e il crocifisso con una spada nazista. Con questi simboli, Clyde Geronimi vuole suggerirci che il nazismo non è un semplice modo di pensare, ma è un qualcosa di totalizzante, pervasivo in ogni ambito della vita delle persone: diventa una nuova “religione“, sostituendo di fatto quella precedente.

Education for Death: il nazismo nuova religione
Il nazismo diventa la nuova “religione” dei tedeschi

Marciare, marciare, marciare

Ed eccoci giunti alla fine. Il narratore riassume tutta l’educazione ricevuta da Hans in poche parole, “marching and heiling, heiling and marching“: imparare a marciare (marching) e a salutare il Führer (heiling, dal tedesco Heil Hitler), ovvero diventare un buon soldato ed essere devoto alla causa del Reich e di Hitler. Mentre il narratore parla, Hans diventa grande, senza mai smettere di marciare: le tappe della sua crescita non sono segnate dalla scuola o dai suoi traguardi, ma dalle divise che indossa. Il bimbo è ora diventato un uomo che continua a marciare, ora nell’esercito: in lui, tuttavia, non c’è più alcuna allegria, tolleranza né tantomeno pietà; è diventato una macchina da guerra.

hans marcia education for death
La crescita di Hans è scandita dalle divise: da adolescente ne indossa una simile a quella delle SA, da adulto una simile a quella della Wehrmacht

Il gran finale

Gli istanti finali del cartone regalano una straordinaria collaborazione tra ciò che dice il narratore e ciò che vediamo sullo schermo: poiché infatti ci viene detto che Hans non vede, non parla e non fa più di quanto il partito voglia che faccia, lo vediamo marciare con paraocchi, museruola e una catena al collo che lo unisce a tutti gli altri. Ma è per i secondi finali che voce narrante e immagini tengono in serbo la scena più forte e d’impatto mai apparsa in un cortometraggio.

 

Education for Death: hans è una macchina da guerra
Hans non ha più nulla di umano: è una macchina del regime

Ora, conclude il narratore, l’educazione di Hans è completa. Ma per che cosa è stato educato? Vediamo il nostro protagonista e i suoi compagni marciare verso l’orizzonte, ma man mano si trasformano… non sono più uomini… diventano un’enorme distesa di lapidi tutte uguali, decorate con una svastica ed un elmetto. A questo li ha educati il regime, alla morte: ora capiamo il significato di questo titolo così particolare. E sul mesto cimitero cala l’ombra, così come anche dentro di noi. The end. 

Il finale di Education for Death
“For now, his education is complete. His education for… death.”

Una piccola bugia a fin di bene

Va bene, ci avete scoperto! Dobbiamo confessare: abbiamo mentito quando vi abbiamo detto che non c’era da spaventarsi, ma è stato fatto a fin di bene, perdonateci! Altrimenti, ci avreste seguito fin qui se vi avessimo svelato subito quello che stavamo per vedere? Come avete potuto constatare con i vostri occhi, Education for Death non è un cartone comune; non è nemmeno come tutti gli altri del periodo di guerra, a dirla tutta.

Education for death: un valido documento storico?

Chiaramente, non stiamo parlando di un documentario sulla Germania nazista: è pur sempre un cartone propagandistico tra quelli commissionati dal governo americano, alla stregua di The Spirit of ’43. Molti aspetti sono esagerati: ad esempio, per quanto criminale e terribile fosse il programma di eutanasia forzata, certamente non era applicato ad ogni cittadino tedesco malato, come appare dal cartone; in quanto alla favola rimaneggiata della Bella Addormentata, è di pura fantasia. Infine, sebbene il nazismo avversasse il cristianesimo, anche la distruzione di chiese e oggetti della cristianità non era prassi comune come lo era quella delle sinagoghe.

La più grande esagerazione, poi, riguarda l’intero percorso di crescita di Hans: un solo bambino non avrebbe potuto nascere sotto il nazismo e diventare un soldato del Reich per evidenti limiti di tempo, dato che tra l’ascesa di Hitler al potere e l’inizio della guerra trascorrono solo 6 anni. Tuttavia, accanto a queste forzature, troviamo rappresentati magistralmente alcuni degli aspetti che caratterizzarono la Germania degli anni ’30: le leggi razziali, i roghi dei libri, il controllo dello stato sulle famiglie e sulle vite delle persone. Education for Death è quindi una forte e tutto sommato attendibile testimonianza storica del periodo, pur con le dovute precisazioni.

Una propaganda atipica

La “classica” propaganda che troviamo nei cartoni animati e nei fumetti di questo periodo si limita a deridere il nemico con caricature e parodie oppure a mostrarne la malvagità: Education for Death, pur riservando dello spazio a questi due aspetti, getta, in maniera unica nel contesto dei cartoni bellici, uno sguardo di commiserazione, pietà e quasi di solidarietà al popolo tedesco. Il cartone ridicolizza i ruoli di potere (Hitler, i gerarchi, il maestro), mentre rappresenta Hans e i suoi genitori per quello che sono: un bimbo buono e una coppia spaventata, senza alcuna deformazione dovuta al fatto di essere tedeschi e dunque nemici.

Il cartone sembra voler dire agli americani: “Guardate, anche i tedeschi sono persone che hanno i vostri stessi sogni: fare una famiglia, avere dei bambini, studiare, lavorare!”. Purtroppo, questa nuova “religione” del nazismo ha trasformato questi sogni in incubi, ha allevato un’intera generazione con l’unico scopo di mandarla a morire per un’ideale che non può vincere. Sembra un’idea scontata: “È ovvio che non tutti i tedeschi sono dei mostri sanguinari!”, direte voi.

Un messaggio d’umanità

Eppure, vi assicuriamo che sono ben pochi i prodotti propagandistici che scindono i due aspetti. Infatti, se dovessimo proporre una “regola d’oro” della propaganda, sicuramente sarebbe quella della “spersonalizzazione“: è più facile identificare il male da combattere semplicemente con una categoria di persone (in questo caso il popolo tedesco) piuttosto che con le idee vere e proprie. Questa spersonalizzazione del nemico è comune alla maggior parte dei cartoni di questo periodo prodotti dai vari studi di animazione: giapponesi, tedeschi e, in misura minore, italiani sono ridicolizzati e demonizzati. Education for Death, invece, è un cartone ricco di umanità: alla fine della visione, siamo sinceramente dispiaciuti per Hans e i suoi compagni, per il tradimento che hanno ricevuto dallo Stato che avrebbe dovuto crescerli. 

Un cartone sconosciuto

Se Chicken Little aveva avuto qualche possibilità di essere mostrato al pubblico dato che nella trama la componente nazista può passare inosservata, Education for Death non ha certo potuto avere tale fortuna: in Italia non è mai stato pubblicato, e anche in patria è piuttosto sconosciuto. Qui sotto trovate il cartone originale:

Se siete arrivati fin qui, vi ringraziamo dell’attenzione e del tempo che avete passato a guardare il cartone con noi. Ora che lo abbiamo approfondito, potete rivederlo da soli e apprezzarlo sicuramente di più: sono 10 minuti che non possono lasciare indifferenti.

Francesco Menegale

Immagini © Disney

Fonti:

Gregor Ziemer – Wikipedia

Internet Movie Database

The Big Cartoon Database