È pressoché inevitabile che i grandi della Cultura di un dato periodo, come furono per i loro tempi Romano Scarpa, Alfred Hitchcock e Sigmund Freud, finiscano per incontrarsi prima o dopo. Ciò può accadere fisicamente, come è stato per Salvador Dalì e lo stesso Hitchcock sul set di Io ti salverò (Spellbound, 1947), ad esempio. O può accadere, più spesso, in senso figurato: attraverso le proprie opere e le proprie idee i grandi scrittori, artisti o filosofi possono comunicare e influenzarsi vicendevolmente.

Probabilmente molti di voi, leggendo il titolo di questo articolo, lo avranno aperto sperando di leggere di un incontro reale fra questi tre grandi personaggi, magari a Hollywood. Mettiamo che Scarpa fosse in visita alla sede Disney di Burbank mentre Hitchcock si trovava agli studios per discutere del supporto che la Disney gli fornì per il film Gli uccelli (The Birds, 1963), e Freud… be’ no, come non detto, Freud non avrebbe potuto trovarsi a Hollywood all’inizio degli anni ’60: il padre della psicoanalisi è infatti morto a Londra nel 1939. L’incontro di cui si parla nel titolo è quindi, ahimé, metaforico. Lo sappiamo, vi abbiamo attirato qui con un piccolo inganno: però, già che ci siete, continuate a leggere. Ne vale la pena, garantito!

Romano Scarpa

Scarpa non si limitò a Floyd Gottfredson, Bill Walsh e altri autori Disney delle strisce sindacate quali fonti di ispirazione. Tra i suoi modelli c’erano naturalmente anche altri fumetti americani, molti dei quali pubblicati proprio su Topolino, che prima della Seconda Guerra Mondiale era occupato solo in minima parte dal titolare della testata ed era una rivista-contenitore al cui interno erano presenti molti altri fumetti d’importazione. Ma, ancor di più, esercitava fascinazione su Romano Scarpa il grande cinema Hollywoodiano: in particolare, i film con trame thriller, noir, avventurose, costituivano a tutti gli effetti una grande riserva da cui trarre atmosfere e situazioni.

Romano Scarpa
Romano Scarpa

 

Io ti salverò e La donna che visse due volte

Tra i film di Hollywood da cui Romano Scarpa trasse ispirazione per le sue storie ve ne sono un paio che, più degli altri, esplorano l’abisso della psiche umana. Le pellicole in questione sono alcuni dei migliori prodotti del grande regista Alfred Hitchcock: La donna che visse due volte (Vertigo, 1958) e il già ricordato Io ti salverò. Quest’ultimo in particolare, su richiesta del produttore David O. Selznick (già noto per kolossal come Via col vento, Gone with the Wind, Victor Fleming, 1939), ha la psicoanalisi come proprio tema centrale. Ed è così che questa viene descritta nella didascalia introduttiva della pellicola:

«Questo film tratta della psicanalisi, il metodo con il quale la scienza moderna cura i disturbi della psiche. Lo psichiatra cerca di indurre il paziente a parlargli delle sue più riposte e segrete emozioni, indaga e tenta di aprire la porta chiusa del suo subconsciente. Quando i complessi che disturbano la mente ammalata sono scoperti e interpretati, il paziente guarisce e i demoni della pazzia si dileguano per sempre.»

 

Io ti salverò Scarpa
I titoli di testa di Io ti salverò (Spellbound, Alfred Hitchcock, 1945)

 

Definizione sicuramente ingenua, e probabilmente persino errata, della psicoanalisi: d’altra parte, all’epoca era ancora una disciplina relativamente giovane e preda di diverse “vulgate”; inoltre sicuramente essa venne piegata alle esigenze artistiche dagli sceneggiatori. Selznick, in realtà, incaricò la propria analista di supervisionare la lavorazione del film: quest’ultima ebbe però un rapporto molto conflittuale con Hitchcock, ed è lecito pensare che la supervisione si sia ridotta a ben poca cosa, se non che sia stata quasi nulla.

Fatto sta che che alla fine, in Io ti salverò, ciò che salva Gregory Peck dalla sua nevrosi sono l’amore incondizionato e la tenacia di Ingrid Bergman, che non si arrende neanche quando tutte le circostanze sembrano deporre a sfavore del suo amato. La nevrosi di Peck in questo film è il “Complesso di Colpevolezza”, come viene chiamato nel doppiaggio italiano. E apro una piccola parentesi per farvi notare come in un certo senso viene capovolto lo schema tipico dei film hitchcockiani: anziché un innocente che fugge per dimostrare la propria innocenza, abbiamo qui un innocente che vorrebbe consegnarsi alle forze dell’ordine convinto di essere colpevole.

Venendo invece a Romano Scarpa, anche il Maestro veneziano ha scritto una storia che come il film di Hitchcock ruota intorno a un malessere psicologico del protagonista: Topolino e la collana Chirikawa. A differenza di Gregory Peck però, la guarigione dalla nevrosi avverrà secondo dinamiche totalmente diverse.

Topolino e la Collana Chirikawa

Scarpa ci racconta di questo malessere psicologico di Topolino nella storia Topolino e la collana Chirikawa (apparsa per la prima volta nel 1960 sui numeri 230 e 231 di Topolino, e inchiostrata da Rodolfo Cimino), riconosciuta dalla maggioranza dei lettori come una delle più belle di sempre. Come a sua volta in alcune classifiche (che nel campo artistico hanno sempre però, per forza di cose, un che di velleitario) La donna che visse due volte è considerato il miglior film della Storia del Cinema. Ed è proprio a Vertigo, più che a Spellbound, che Scarpa sembra guardare per l’incipit della sua storia. Difatti la vertigine che coglie Topolino ricorda molto da vicino l’acrofobia di cui soffre Scottie (il protagonista del film, interpretato da James Stewart).

Topolino e la Collana Chirikawa Scarpa
Le vertigini di Topolino in “Topolino e la collana Chirikawa” (Romano Scarpa, 1960)
La donna che visse due volte Scarpa
La vertigine, ben più giustificata, di James Stewart in “La donna che visse due volte” (“Vertigo”, Alfred Hitchcock, 1958)

Commistione

Nel fumetto, il pedinamento di Atomino e Topolino ai danni di Trudy (che qui esordisce, come anche Zia Topolinda) echeggia la lunga sequenza muta in cui Scottie osserva gli spostamenti di Madeleine (una Kim Novak a dir poco straordinaria). Ovviamente tutto ciò è reso da Scarpa con un registro umoristico, congeniale a una storia topoliniana. La vertigine che coglie il Topo si manifesta su una passerella a pochi centimetri da terra, e il pedinamento di Trudy è costellato da una sequela di trovate esilaranti, fra cui un buffo camuffamento che ricorda quello messo in atto dallo stesso Mickey in Topolino e il mistero di Macchia Nera (Outwits the Phantom Blot, Merrill De Maris e Floyd Gottfredson, 1939).

Il tono si fa però più drammatico verso la fine del Primo Tempo quando Topolino, lottando contro la sua fobia, si avvicina al rifugio dei malviventi: la breve sequenza onirica che segue il suo svenimento potrebbe essere ispirata tanto alla già citata sequenza realizzata con il contributo di Dalì in Io ti salverò quanto a quella realizzata invece da Saul Bass in La donna che visse due volte: probabilmente Scarpa si è rifatto ad entrambe.

Topolino e la collana Chirikawa Scarpa
La sequenza onirica di “Topolino e la collana Chirikawa”

La guarigione

E arriviamo infine al disvelamento del trauma infantile che ha indotto la nevrosi nel nostro eroe. Come si è giunti a sciogliere il dilemma (attenzione allo SPOILER per chi non avesse ancora letto questa meravigliosa storia)? Ci si è arrivati tramite una chiacchierata con uno dei barbuti dottori che spesso vediamo bazzicare Topolinia e Paperopoli? Con una seduta ipnotica? Con la macchina del tempo di Zapotec e Marlin? Nulla di tutto ciò: è Atomino Bip-Bip che riesce a far riaffiorare i ricordi sopiti del suo amico, così come nel film di Hitchcock Ingrid Bergman fa riaffiorare il trauma di Gregory Peck.
No, Atomino non possiede una laurea in Psichiatria, se ve lo state chiedendo. Però, come spiega egli stesso, è in grado con il suo flusso di mesoni, diretto a dovere, di far retrocedere con estrema esattezza il pensiero: in effetti, a conti fatti, si tratta proprio di una specie di processo ipnotico.

 

Topolino e la collana Chirikawa Scarpa
Atomino sottopone Topolino ad una sorta di processo ipnotico

Il caso di Anna O.

In fondo, l’operazione che Atomino compie sulla memoria di Topolino, è affatto simile a quelle messe in atto da suoi più illustri e qualificati “colleghi”. Questa analogia si può ben spiegare con un esempio “da manuale”: il caso di Anna O. Ed essendo da manuale, lo riportiamo così come raccontato dal  manuale Itinerari di filosofia di Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero (2003):

«Anna O. [era] un’isterica gravemente ammalata [di idrofobia acuta (paura di bere)] curata da Breuer […]. Mediante l’ipnosi, Breuer aveva scoperto che la paziente, avendo scorto da bambina il cane della governante (verso la quale nutriva sentimenti di ostilità) bere in un bicchiere, aveva provato un senso di repulsione. Pur avendo rimosso quell’episodio, la paziente manifestava sintomi idrofobici, che erano spariti soltanto quando Breuer, in virtù dell’ipnosi, li aveva riportati alla coscienza.»

Proprio come Topolino, che guarisce dalla vertigine dopo aver ricordato grazie ad Atomino il rapimento subito per mano dei giovani Pietro e Trudy. Il processo di guarigione è inoltre analogo a quelli seguiti da Ballantyne in Io ti salverò e da Scottie in La donna che visse due volte.

Io ti salverò Scarpa
Ingrid Bergman cerca di far rivivere a Gregory Perck il suo trauma infantile in “Io ti salverò”

 

Un incontro memorabile

Perciò, cari Ventenni, non vi abbiamo mentito parlando di un incontro tra Scarpa, Hitchcock e Freud: l’ingegno di questi tre grandi uomini del Novecento si è realmente e proficuamente incontrato, ed è a questo incontro che noi dobbiamo una delle storie più amate della nostra infanzia, e che ancora adesso continuiamo ad apprezzare. E speriamo che ora, quando andrete a rileggerla, pensando alla profondità dell’abisso psichico che si cela al suo interno, qualche brivido in più percorra la vostra schiena.

 

La donna che visse due volte Scarpa
La traumatica guarigione di James Stewart in “La donna che visse due volte”

 

Francesco, Antonio Grilli

Immagini © Panini Disney e aventi diritto

Fonti:

Le Grandi Storie Disney 4 – Topolino e Bip Bip alle sorgenti mongole e altre storie, RCS Media Group, Milano, 2014

A. Becattini, L. Boschi, L. Gori, A. Sani, Romano Scarpa – Sognando la Calidornia, Pavesio, Torino, 2001

E. Rohmer e C. Chabrol, Hitchcock, Marsilio, Venezia, 2010

F. A. Grilli, L’ombra di Hitch. Da Shadow of a Doubt (Alfred Hitchcock, 1943) a The Stranger (Orson Welles, 1946), Tesi di laurea, Siena, Anno accademico 2017/2018

U. Galimberti, Freud, Jung e la psicoanalisi, Gruppo Editoriale L’Espresso S.p.A., Roma, 2011

N. Abbagnano e G. Fornero, Itinerari di filosofia 3A – Da Schopenauer alle teorie novecentesche sulla politica, Paravia, Torino, 2003

Francesco Grilli

Francesco, Antonio Grilli nasce a Fondi (LT) il 20 agosto del 1993. Si laurea in Studi Umanistici - Curriculum Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Siena. Attualmente è iscritto al corso di Laurea Magistrale in Editoria e Scrittura presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Contestualmente, frequenta un corso di Scrittura Creativa presso l'Accademia "Professione Artista". Di recente, ha figurato tra i finalisti del Coffi Cortoglobo Film Festival di Vietri sul Mare, in qualità di co-regista e co-sceneggiatore del cortometraggio "Gli ultimi 6 minuti". È parte della redazione di "Ventenni Paperoni" e "Cultura in rete".
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