Celebration è la città edificata da The Walt Disney Company (non più proprietaria) nel 1996 nella contea di Osceola, in Florida. Si estende per circa 27.500 acri ed è abitata da 11 mila persone (nel 2010 erano 7.427). Basata su un progetto voluto dallo stesso Walt Disney, e rivisitato dopo la sua morte, Celebration è una comunità tutt’ora attiva, che sta affrontando l’emergenza Coronavirus, e che inizialmente era stata pensata come la riproposizione reale del mondo fantasy. Così, però, non è stato.

Celebration Disney: storia dell’incontro tra realtà e fantasia

Per comprendere pienamente cosa c’è dietro Celebration, dobbiamo fare un lungo salto nel passato. Nel 1966, infatti, Walt Disney pubblicò un video di 25 minuti con il quale sponsorizzava la sua idea di una città futuristica, a immagine e somiglianza del suo parco divertimenti, con la variabile che era possibile viverci dentro. Noto anche come “The Florida Project“, l’iniziativa di Disney era creare un EPCOT, un Experimental Prototype Community of Tomorrow, cioè un centro abitato basato sulla concretizzazione nella realtà dell’equilibrio appartenente all’universo fantasy disneyano.

Tuttavia, con la morte di Walt alla fine dello stesso anno, l’idea venne accantonata fino al marzo 1994, quando The Walt Disney Company diede inizio alla costruzione dell’insediamento urbano con lo stesso principio: dare vita a un regno magico abitabile in sicurezza. La società di architettura Cooper, Robertson & Partners, insieme a Robert A. M. Stern, fu incaricata del progetto generale, mentre l’AECOM si occupò del paesaggio circostante.

In pratica, Celebration è stata progettata con l’obiettivo di ricreare un ambiente di quiete e tranquillità indirizzato principalmente al ceto medio americano. Un prototipo cittadino con l’intento di diventare un esempio per gli altri agglomerati cittadini. Tant’è che agli abitanti veniva addirittura richiesto di partecipare a un seminario su come essere buoni cittadini. Un piccolo angolo di mondo protetto dai pericoli della realtà vivendo in una realtà parallela semi-artificiale, tanto che i residenti hanno soprannominato la propria città “The Bubble“.

una fontana di Celebration
Una fontana di Celebration (Fonte foto: Pinterest)

Fin dall’inizio, questo progetto attirò l’interesse di numerose persone. Basti pensare che il 18 novembre 1995 ben 1.200 persone (su 5 mila) versarono una caparra di mille dollari per potersi aggiudicare la possibilità di possedere una casa a Celebration. Poco meno di un anno dopo, nel giugno 1996, la prima famiglia si insediò.

la lotteria che assegnò le prime case di Celebration
La lotteria che assegnò le prime case di Celebration (Fonte foto: Celebration Foundation)

Munita di un complesso sistema di sicurezza elettronico, Celebration è caratterizzata da uno stile architettonico singolare, voluto fortemente dalla compagnia fondatrice e che, anche dopo la vendita del complesso da parte della compagnia disneyana, rimarrà un requisito imprescindibile per le nuove costruzioni. In totale, The Walt Disney Company ha investito 4 miliardi di dollari per la realizzazione di quest’opera.

Cosa non ha funzionato nel modello utopistico della città disneyana?

Ovviamente, The Walt Disney Company pubblicizzò Celebration come un nuovo modello cittadino unico al mondo e in grado di rispecchiare i valori di benessere profusi dall’universo fantasy. A oggi, però, la realtà ha minato tali certezze. Di fatto, sono diverse le ombre che hanno fatto emergere svariati dubbi sulla riuscita del progetto, soprattutto in termini economici e sociali.

Un sistema scolastico opinabile

Partiamo dalla scuola. Nel 1996 nacque la Celebration Teaching Academy, struttura scolastica locale dove fu messo in campo un modello educativo definito all’avanguardia: non più classi da 25/30 studenti per un insegnante, ma aule da 80 studenti con 3 educatori. Una mossa che, un anno dopo, fallì: il preside e gran parte del corpo docente si licenziarono, mentre molti genitori ritirarono i propri figli da scuola perché giudicata come una “perdita di tempo” (news.com).

Celebration Teaching Academy
Celebration Teaching Academy (Fonte foto: rawnarch.com/celebration)

Case non proprio sicure

La città statunitense è stata pensata come una sorta di ‘spiaggia paradisiaca’ per famiglie conservatrici appartenenti al ceto medio americano: un piccolo insediamento perfetto, senza rischi e dalla felicità assicurata. Un ideale che non ha funzionato fin da subito.

Ultimata la costruzione di Celebration, le case vennero stimate a un valore minimo di 124 mila dollari (news.com), più del 20% delle possibilità di un americano medio. Perciò, la nuova città partiva con un divario socio-economico. Basti pensare poi che, nel 2006, il valore è aumentato considerevolmente, raggiungendo i 712 mila dollari (New York Times). Insomma, numeri non proprio ideali per il target di riferimento prefissato.

città di Celebration in florida
Celebration (Fonte foto: pri.org)

Oltre a ciò, nel 2016 venne a galla un’altra problematica. Alcune abitazioni presentavano ingenti danni strutturali. “Le condizioni sono così pessime – scrive The Architect’s Newspaper – che questa primavera (del 2016, ndr) l’associazione dei proprietari dei condomini ha intentato causa civile contro i proprietari di immobili che chiedevano riparazioni da 15 a 20 milioni di dollari”.

All’epoca la città non era più in mano a The Walt Disney Company, ma era sotto il controllo della società di investimenti privati Lexin Capital, che formalizzò l’acquisto tra il 2003 e il 2004 per 42 milioni di dollari. Al momento della vendita, la Disney fissò una clausola: lo stile architettonico delle nuove costruzioni doveva essere identico alle case già realizzate (6 stili permessi: classico, vittoriano, coloniale, costiero, mediterraneo e francese). “La città ha segni di usura, non ho intenzione di contestarlo”, dichiarò poi il presidente della Lexin Metin Negrin al Wall Street Journal.

Problemi che, però, erano già presenti dal 1999. In quell’anno, infatti, spuntò un’inchiesta che portò alla luce danni strutturali per 70 case di Celebration (muffa e costruzioni scadenti). Come si legge su News.com, “gli appaltatori assunti dalla Disney affermarono che il loro lavoro era ostacolato dalla rapida inversione di tendenza tra progettazione e costruzione, oltre a dover attenersi alle rigide linee guida stilistiche della Disney”.

Anche a Celebration ci sono omicidi e suicidi

Un’altra idea utopistica della città era il desiderio della sicurezza perenne. Per questo motivo, ad esempio, la cittadina è stata pensata per una crescita demografica non superiore alle 20 mila unità. Anche qui, qualcosa è andato storto.

Nell’estate del 1998, quattro giovani (news.com) in vacanza in Florida scomparvero. I loro corpi furono trovati decomposti nove mesi dopo in uno stagno di Celebration. Secondo le autorità, la causa della morte è dovuta a una curva gestita male dal conducente dell’auto noleggiata su cui i ragazzi viaggiavano. All’epoca, non vi era nessun segnale che avvertisse della presenza dello stagno in questione. Oltretutto, c’è incertezza anche sul numero dei morti: secondo la CBS, erano tre: Scott Renquin, 35 anni; Dan Nelson, 32 anni; e Roger DesVergnes, 31 anni.

Il 29 novembre 2010, la città statunitense ebbe il suo primo omicidio. Il residente Matteo Patrick Giovanditto, un insegnante in pensione di 58 anni, fu trovato morto nel suo letto strangolato. Dell’omicidio fu accusato l’allora 28enne David Israel Murillo, il quale dichiarò alle forze dell’ordine che Giovanditto lo molestò sessualmente. Ora Murillo sta scontando l’ergastolo.

Pochi giorni dopo, la cittadina fu teatro anche del primo suicidio. Dopo 14 ore barricato in casa, in uno stallo con la polizia, Craig Foushee, un uomo di 52 anni, si tolse la vita. Il gesto è stato ricollegato alla perdita del lavoro e al fallimento del matrimonio.

Infine, all’inizio di quest’anno, un altro episodio di cronaca nera ha scosso i cittadini locali. Il 16 gennaio scorso, infatti, il 44enne Anthony Todt è finito sotto indagine per il presunto omicidio della moglie e dei suoi tre figli (successivamente formalizzato) avvenuto nella casa in affitto a Celebration.

Celebration, una città dalla felicità fittizia?

Per molti anni, questi episodi sono stati al centro di numerosi dibattiti filosofici sul principio dell’utopia immaginato da Walt Disney e concretizzatosi parecchi anni dopo la sua scomparsa. All’interno della comunità, aleggiano due anime: chi pensa a Celebration come una città realisticamente sicura, che ‘statisticamente parlando’ non è seconda a nessuno; chi, invece, si sente tradito dalla stessa compagnia disneyana, soprattutto da quando la città è stata venduta.

Insomma, ci troviamo di fronte a una Celebration con molte zone oscure, che apre ampi dibattiti sul concetto utopistico (irrealizzabile?) della società perfetta, in un equilibrio argomentativo che parte da George Orwell e finisce a The Truman Show. Volenti o nolenti, qualsiasi evento “curioso” che avverrà a Celebration sarà oggetto di attenzione da parte dell’opinione pubblica internazionale. Anche se, oggi, la città non porta più la firma di The Walt Disney Company.

Angelo Andrea Vegliante

Fonte informazioni: Wikipedia | news.com | The architect’s newspaper | Wall Street Journal | Insider | The New York Times | CNN | Celebration Foundation | Daily Beats | Il Post | The Guardian | CBS | Mirror

Fonte immagine di copertina: Pinterest

Angelo Andrea Vegliante

Romano, classe 91, bilaureato in comunicazione e giornalismo. Giornalista pubblicista, speaker radiofonico, videoreporter e, all'occorrenza, imitatore di Paperino.