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Steamboat Willie: tutto è cominciato con un topo

Il 18 novembre 1928 è una data cardine per il mondo. Allo Universal’s Colony Theatre di New York venne proiettato per la prima volta Steamboat Willie, di Walter Elias Disney. Il corto mostrava un topo antropomorfo fischiettare allegro al timone di un battello a vapore, mentre lo conduceva sul fiume. Il successo del cartone fu immediato e planetario. Il cinema, l’animazione e la cultura tutta non sarebbero più rimaste le stesse.

Steamboat Willie era il terzo film di Topolino, già comparso nei precedenti Plane Crazy e Gallopin’ Gaucho, ma fu il primo a essere distribuito e sonorizzato. Walt Disney era rimasto folgorato da The Jazz Singer (1927), il primo lungometraggio con sonoro sincronizzato, e l’aveva preso a ispirazione per spingere il suo Mickey Mouse a fare il salto di qualità (e popolarità) definitivo. Il grande successo di The Jazz Singer aveva portato diversi esercenti a dotare le proprie sale di un sistema per la riproduzione dell’audio, così Walt si era ripromesso che avrebbe sfruttato la situazione per tentare l’esperimento con un suo cartone animato. Lui sarebbe stato il primo a fare con l’animazione quello che il mondo aveva visto in un film in live action.

Steamboat Willie è il primo cartone con sonoro sincronizzato?

my old kentucky home
My Old Kentucky Home, 1926

 

Anche se spesso i libri di Storia del Cinema lo riportano così, Disney tuttavia non arrivò per primo nella frenetica corsa al sonoro. L’animazione aveva già conosciuto esperimenti di sonorizzazione con i fratelli Fleischer e la loro serie Song Car-Tunes (1924-1927), una collana di brevi cortometraggi in cui si esortava il pubblico a cantare seguendo l’andamento di una palla rimbalzante che evidenziava il testo. In particolare, nel film My Old Kentucky Home (1926), un cane antropomorfo incoraggiava gli spettatori all’azione pronunciando la frase “Follow the ball, and join in, everybody” (“seguite la palla e unitevi, tutti”) in buona sincronizzazione con il labiale. Anche Paul Terry, con il suo corto Dinner Time (distribuito il 14 ottobre del 1928, appena un mese prima di Steamboat Willie), aveva tentato la strada dell’audio sincronizzato.

Tuttavia, né i film dei Fleischer né quello di Terry erano paragonabili a quello di Disney sotto il punto di vista tecnico. La musica non era completamente solidale con quanto appariva sullo schermo, e l’effetto comico spesso veniva meno. Per questa e altre motivazioni non riscossero un grande successo di pubblico, contrariamente al folgorante Steamboat Willie.

Perché Steamboat WIllie ha avuto successo?

walt disney ub iwerks
Walt Disney e Ub Iwerks

 

Proprio a causa della differenza di riscontro tra il cartone di Walt e quelli dei concorrenti, Steamboat Willie è indicato solitamente come il primo film animato con sonoro sincronizzato. Come ben espresso dalla entusiastica recensione pubblicata il 21 novembre 1928 sul periodico Variety:

Non è il primo cartone animato a essere sincronizzato con effetti sonori, ma il primo ad attirare un’attenzione favorevole. [Steamboat Willie] rappresenta un alto ordine d’ingegno del cartone animato, sapientemente combinato con effetti sonori. L’unione ha portato a risate a bizzeffe. Le risatine sono arrivate così in fretta al Colony che stavano inciampando l’una sull’altra”.

Il successo, però, non era stato casuale. Walt Disney e la sua équipe avevano lavorato duramente per poter arrivare a un risultato simile.

Steamboat Willie fu prodotto tra il luglio e l’agosto del 1928, non senza complicazioni. Walt aveva intuito che solo con un prodotto tecnicamente all’avanguardia avrebbe potuto sfidare la concorrenza, all’epoca piuttosto agguerrita. Affidò al socio Ub Iwerks lo sviluppo delle animazioni, ma per quanto riguardava l’audio la faccenda era molto più complessa.

Organizzò una proiezione di prova presso i suoi studi a Hollywood riservata ai dipendenti e ai loro familiari, unicamente per testare l’impatto che avrebbe avuto sugli spettatori una tale rivoluzione. Walt e il suo team riprodussero suoni e rumori in tempo reale, in concordanza con quanto mostrato sullo schermo. La reazione fu a dir poco esaltante, al punto che spinse lo studio a riporre fiducia nel progetto.

Disney ebbe a dichiarare:

L’effetto sul nostro piccolo pubblico era nientemeno che elettrico. Risposero quasi istintivamente a questa unione di suono e movimento. Pensavo che mi stessero prendendo in giro. Così mi misero in mezzo al pubblico e fecero ripartire l’azione. Fu terribile, ma meraviglioso! Ed era qualcosa di nuovo”.

Anche il socio di una vita, Ub Iwerks, era dello stesso avviso:

Non sono mai stato così entusiasta in vita mia. Niente da allora lo ha mai eguagliato”.

Il viaggio del giovane Disney

Pienamente convinto, Disney partì alla volta di New York per cercare qualche produttore disponibile a registrare la colonna sonora per il suo film. Contrariamente a quel che si aspettava, ottenne ben pochi risultati. I maggiori attori del mercato erano restii a dare ascolto a un giovane con un progetto così rivoluzionario come un film animato con sonoro sincronizzato.

Walt si affidò così a Pat Powers, un pioniere dell’industria cinematografica dalla morale dubbia e con ben pochi scrupoli. Costui plagiò un brevetto di Lee De Forest, il Phonofilm, creando il Powers Cinephone, il proprio sistema di sincronizzazione sonora. Powers approfittò delle difficoltà economiche di De Forest, che era impossibilitato a difendere per vie legali il suo brevetto, e vendette il clonato Cinephone a Disney, impegnandosi a distribuire i suoi futuri cartoni.

Walt si pentì di questa scelta: lo scopo di Powers era infatti quello di fare terra bruciata attorno a Disney, in modo da soffiargli i diritti su Topolino. Sarà proprio la nefasta influenza del produttore che in futuro causerà l’allontanamento di Ub Iwerks, il socio di una vita. Per il momento, però, questa era l’unica strada percorribile per arrivare alla tanto agognata sonorizzazione di Steamboat Willie: Walt quindi accettò e iniziò a darsi da fare per registrare la colonna sonora.

Una partitura in cerca di autore

A oggi è ancora dubbia la paternità delle musiche presenti nel film, sebbene sia noto che Disney si recò da Carl Stalling, l’autore delle partiture di alcuni Laugh-O-Grams, facendo scalo a Kansas City prima di giungere a New York. È assodato che a Stalling fu affidata la colonna sonora di Plane Crazy e The Gallopin’ Gaucho, da sviluppare qualora il debutto di Steamboat Willie fosse andato a buon fine, ma non è chiaro se il compositore abbia avuto un ruolo anche nella realizzazione delle musiche per il corto del vaporetto.

Ciò che è sicuro, però, è il ruolo ricoperto da Wilfred Jackson, collaboratore di Walt in possesso di conoscenze musicali, che seguì il progetto introducendo ai suoi colleghi il principio del metronomo e abbozzando all’armonica il brano “Turkey in the Straw”, il cui utilizzo sarebbe stato previsto all’interno della colonna sonora ultimata. Ciononostante resta ancora sconosciuto l’arrangiatore della partitura definitiva, che avrebbe previsto anche il brano “Steamboat Bill”, composto da Arthur Collins nel 1911 e che proprio nel 1928 era stato incluso nel film con Buster Keaton Steamboat Bill Jr”.

Una sincronizzazione complicata

steamboat willie

Una volta selezionate le musiche, Walt era pronto per registrarle e sincronizzarle. Per l’esecuzione scelse la Green Brothers Novelty Band, diretta da Carl Edouarde: il primo tentativo fu un completo disastro, al punto che Disney dovette vendere la sua spider per riuscire a finanziarne un secondo. Stavolta si decise di proiettare il filmato di una palla che rimbalzava, in modo da mantenere il ritmo: tutto, finalmente, filò liscio.

La musica si rivelò fondamentale per il successo del corto, che risultava incentrato soprattutto sulla presenza della colonna sonora. Walt volle tralasciare la trama per mettere l’accento sulla sincronizzazione tra gag visivi e commento audio, sottolineando ancora di più la portata di questa rivoluzione. Disney teneva così tanto al comparto audio che prestò persino la propria voce a Topolino, Minni e al pappagallo che compare nel corto. Da questo momento, sarebbe diventato il doppiatore ufficiale del suo personaggio più famoso.

Walter Benjamin e Topolino

Gli spettatori dell’epoca, non abituati a una tale adesione tra visivo e sonoro, non poterono fare altro che rimanerne sbalorditi. Walt aveva fatto centro.
Il filosofo Walter Benjamin ebbe a commentare che la risata fatta scaturire da Mickey Mouse

può suonare barbara, ma forse è meglio che una persona singola abbia qualcosa di barbaro in sé, affinché la comunità – finora terribilmente barbara – possa trasformarsi in una comunità più umana. […] Oggi come oggi, forse, un film di Topolino può risultare incomprensibile a un singolo spettatore ma non al grande pubblico. Un film di Topolino dirige quasi ritmicamente gli spettatori di una sala intera, mentre davanti all’Iliade o alla Divina Commedia è più facile ritrovarsi toccati solo in pochi.

Sempre Benjamin elevò Topolino a esempio della funzione di “ritrarre, smascherare e rendere possibile la critica all’ideologia della borghesia” e, in un altro saggio, provò a spiegare il motivo del suo fenomenale riscontro:

Topolino presenta le esperienze più importanti e più vitali in un modo non simbolico e privo di pretese drammatiche […] tutti i film di Mickey Mouse hanno in comune il motivo base delle favole: partire per imparare a conoscere la paura. Né la meccanizzazione, né l’aspetto formale, né un malinteso sono la base dell’immenso successo di questi film, ma il fatto che il pubblico vi riconosce la propria vita quotidiana”. 

Il successo di Steamboat Willie fu così eclatante che anche i due precedenti cartoni con protagonista Topolino furono musicati e distribuiti nei cinema.

Le fragorose risate che il 18 novembre 1928 riempirono la sala del Colony annunciarono al mondo che una nuova, sfavillante fase della storia dell’animazione era appena iniziata. Ne portava la bandiera un topo fischiettante alla guida di un vaporetto.

Mattia Del Core

Immagini © Disney

Fonti:
W. Benjamin, Esperienza e povertà, 1933.

W. Benjamin, Zu Micky-Maus, 1931.

N. Sinyard, The Best of Disney, Londra, 1988.

Internet Archive, The Encyclopedia of Disney Animated Shorts
Disponibile all’indirizzo: http://www.disneyshorts.org/years/1928/steamboatwillie (Consultato il 14/12/2018).

The Disney Compendium
Disponibile all’indirizzo: http://www.ilsollazzo.com/c/disney/scheda/SteamboatWillie (Consultato il 14/12/2018).

 

J.B. Kaufman e R. Merritt, Walt in Wonderland: The Silent Films of Walt Disney, Baltimora, 2000.
N. Gabler, Walt Disney: The Triumph of the American Imagination, New York, 2007.
F. B. Belfiore, Walt Disney: L’uomo che trasformò la sua fantasia in realtà, Bologna, 2015.

Mattia Del Core

Videomaker innamorato da sempre dei Paperi Disney, promulga questa passione sul web dal 2011. Adora il cinema d'animazione, il tè, il silenzio. Admin di Ventenni Paperoni e direttore editoriale di VentenniPaperoni.com. Si dice abbia segretamente becco e piume.

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