Se qualcuno vi chiedesse di citare la più importante opera Disney basata sull’Amleto di William Shakespeare molto probabilmente pensereste al classico d’animazione Il Re Leone, e sarebbe comprensibile. Quel film è stato capace di traumatizzare ed emozionare il pubblico di tutte le età proponendo una rilettura della tragedia shakespeariana ambientata in un’Africa abitata da eleganti (più o meno) animali parlanti, piena di ritmo e colori. Ma se doveste pensare a una reinterpretazione dell’opera in chiave fumettistica? Sapreste cosa rispondere? Niente paura, ci pensiamo noi! L’archivio fumettistico Disney presenta due grandi trasposizioni dell’opera shakespeariana: Paperin Amleto principe di Dunimarca e Il principe Duckleto. Entrambe partono molto bene, avendo come interpreti i nostri beniamini piumati, ma avranno reso giustizia a un’opera così complessa e cruda come la tragedia del principe di Danimarca?

Paperino Amleto principe di Dunimarca
La pagina iniziale della prima parodia…
Amleto Duckleto
… e quella della seconda.

I atto

La parodia del 1960, a opera di Gian Giacomo Dalmasso (ai testi) e del maestro Giovan Battista Carpi (ai disegni), vede Paperino protagonista di un delirio onirico causato da una lettura dell’Amleto cominciata poco prima di addormentarsi, che prosegue all’interno del suo stesso sogno. Addormentatosi nei suoi soliti panni, il papero si risveglia in quelli di Paperin Amleto, giovane principe ereditario del regno di Dunimarca. A cospirare contro di lui troviamo il cugino Gastolfo (interpretato da Gastone, qui principe anche lui) insieme alle guardie reali/Bassotti e al gran tesoriere reale Paperone, intenti a ordire trame per soffiare a Paperin Amleto il trono e la corona.

Il resto del cast è composto da Nonna Papera, qui nei panni di una regina lontana parente del protagonista, dai nipotini come principini che cercano di sventare i piani dei cospiratori, da Paperina nel ruolo di principessa e promessa sposa del principe e infine da Gambadilegno come perfido sovrano del regno di Crapulogna, secolare nemico della Dunimarca.

Paperino Amleto tavola
Il turbolento risveglio di Paperin Amleto

 

Insomma, non si può non ammettere che gli attori della vicenda siano stati scelti oculatamente e ogni ruolo calza a pennello al proprio interprete. Quello che purtroppo funziona meno all’interno della storia è proprio l’intreccio, dato che essendo stata originariamente pubblicata su più numeri di Topolino la parodia si perde spesso in divagazioni alquanto inutili e dialoghi banali (anche per gli anni ‘60). La trama non ricalca quasi mai l’opera originale tranne che per una fugace apparizione del finto fantasma di un antenato del protagonista, riconducibile alla celeberrima scena dell’opera originale in cui vengono rivelate al giovane principe Amleto le colpe dello zio Claudio, reale causa della morte del suo defunto padre, grazie a una manifestazione dello spettro dello stesso re.

Paperino Amleto spettro
L’apparizione del falso spettro

C’è del marcio in Dunimarca…

Pur essendo stata scritta con uno stile a metà tra il colloquiale e l’erudito, molto frequente all’interno delle storie con qualche anno sul groppone (e delle parodie in particolare), la storia risulta lenta e dispersiva anche a causa dei suoi limiti fisiologici di parodia Disney. Tra i tanti spicca sicuramente quello di dover creare un escamotage per rendere la vicenda centrale dell’opera shakespeariana, ossia la morte del re padre di Amleto, che funge da catalizzatore per l’intera tragedia.

Come accennato prima, Dalmasso scelse di non costruire una reinterpretazione dell’opera originale e preferì percorrere una strada impervia e purtroppo (per lui e per i lettori) poco sicura. Il tabù rappresentato da questa e da altre tematiche, non trattabili tra le pagine del settimanale, tarpò le ali a una possibile trasposizione più fedele o meno sconclusionata dell’opera originale. E se in certi casi siamo pronti a sostenere che le chiavi rappresentative trovate per mascherare momenti crudi o troppo spinti si siano rivelate estremamente geniali ed efficaci (come i colpi di genio di Bruno Enna per tutti i capitoli della Trilogia Horror) qui purtroppo si preferì deviare dal percorso e reinventare la storia, con risultati abbastanza deludenti.

Paperino Amleto sursum corda
Il linguaggio aulico di ‘Paperin Amleto’

Dietro il palcoscenico

Diverso è il discorso per il comparto artistico della storia, affidato a un Giovan Battista Carpi in gran forma come sempre, e quindi capace di tratteggiare personaggi e situazioni in maniera estremamente chiara e precisa. Nessun mattone è fuori posto, e le scenografie presentano quella grandezza tipica delle parodie di una volta. Le scene più frenetiche sono inoltre realizzate con la solita finezza del maestro. Forme e colori mantengono un fascino vintage tipico delle storie più vissute risultando comunque naturali e molto efficaci.

Paperino Amleto Carpi
La dinamicità dei disegni di Carpi

 

Insomma, il primo tentativo di trasposizione della tragedia più famosa di Shakespeare non è certamente la parodia più riuscita tra le decine e decine sfornate negli anni dagli artisti del fumetto, e sembrava che non ci sarebbe stata redenzione per questa sfortunata storia. Ma nel 2016, dopo una collaudata serie di reinterpretazioni di opere classiche (tra cui Moby Dick o la succitata Trilogia Horror) la redazione di Topolino ha deciso di riprovarci e di affidare al team composto da Giorgio Salati (ai testi) & Paolo De Lorenzi (ai disegni) una nuova reinterpretazione dell’Amleto. Saranno riusciti gli autori a rendere giustizia all’opera originale ricostruendo in chiave disneyana una vicenda tanto complessa e contorta?

II atto

La parodia del 2016 è uscita su Topolino 3184, in un’unica soluzione (mantenendo tuttavia una partizione in due atti), a differenza della precedente storia che trovò spazio su ben 3 numeri del settimanale. Come protagonisti troviamo nuovamente dei noti personaggi dalle zampe palmate. Il ruolo del protagonista è di nuovo affidato a Paperino (diventato per l’occasione il principe Duckleto), e il resto della compagnia comprende Paperone nei panni del defunto re, qui zio e non più padre del protagonista (giustamente), Brigitta come regina vedova, Rockerduck diventato il perfido usurpatore Rocklaudio, Paperina nel ruolo di un’Ofelia più svampita che mai, Gastone come fratello di lei e Pico De Paperis padre di entrambi (rispettivamente Laerte e Polonio nell’opera originale) e infine un improbabile trio di amici del principe composto da Ciccio (Rosencrantz), Paperoga (Guildenstern) e Archimede (Orazio).

Duckleto cast Amleto
Il cast de Il Principe Duckleto

Gabbare la morte

Oltre a una scelta di ruoli qui ancor più calzanti che nella precedente parodia, quello che funziona veramente in questa nuova reinterpretazione è la squisita leggerezza e autoironia che i due autori hanno adottato per rendere omaggio a una storia che affronta tematiche opposte come la morte, la follia e la vendetta. Qui ritroviamo le ultime due, oggetto delle tribolazioni del giovane Duckleto, venate di una comicità genuina e non invasiva che ha permesso a Salati (sceneggiatore della storia) di costruire un intreccio divertente e gradevole da leggere, che ripercorre (a differenza della parodia precedente) i punti salienti della vicenda originale.

La visione di Duckleto, il piano per smascherare Rocklaudio, la sofferenza di Piconio e la conseguente follia di Paperofelia sono tutti momenti leggeri e divertenti ma non per questo stupidi o infantili, anzi capaci di far capire anche ai lettori meno navigati la complessità di opere del calibro delle tragedie di Shakespeare. Citando quanto dichiarato dallo sceneggiatore in un’intervista apparsa proprio sul numero di pubblicazione della parodia:


“In ogni tragedia c’è un lato comico che portato alla luce la rende grottesca. È un gioco divertente […] per ricordarci che in fondo c’è sempre la possibilità di ridere se si guarda il mondo attraverso le lenti giuste!”

Duckleto Ofelia Paperino Amleto
La sofferenza di Piconio e la surreale pazzia di Paperofelia

 

Tuttavia anche qui gli autori sono dovuti scendere a compromessi quando si sono trovati a dover raccontare la scomparsa del vecchio re, riuscendo però a rendere questo passaggio meno artefatto del previsto. Rimanendo in zona spoiler free possiamo dirvi che il veleno utilizzato da Rocklaudio per levare di torno il suo rivale gioca un ruolo fondamentale all’interno della storia, forse ancora di più rispetto a quanto facesse nell’opera originale.

Paperino Amleto veleno
Il “quisquiliamo” rimpiazza l’originale veleno a base di giusquiamo

Di penne e palazzi

Paolo De Lorenzi, che ha curato il lato artistico della nuova parodia, con il suo tratto deciso e versatile ha saputo costruire personaggi e situazioni verosimili e credibili, mantenendo quella vena ironica già presente nei testi di Salati e prendendo ispirazione dalla grande “duttilità espressiva” (parole sue) dei Paperi. La precisione del disegno di De Lorenzi si apprezza particolarmente negli scorci di panorama creati per rassomigliare a delle grandi scenografie teatrali, dalle sale del palazzo di Duckinsor alla foresta vicina. I colori sono stati utilizzati al meglio per creare una Danimarca nebbiosa e spettrale con delle atmosfere che risaltassero le surreali situazioni che vivono i protagonisti, tra antiche torri e scogliere impervie.

Paperino Amleto spettro
Il fantasma di Re Paperone ne Il principe Duckleto

 

Insomma, la storia delle trasposizioni Disney della travagliata vicenda del principe Amleto è anch’essa abbastanza travagliata e lunga, ma come nella migliore tradizione favolistica alla fine entrambe le storie sono state capaci di aggiudicarsi il favore dei lettori, chi più chi meno. È innegabile che nonostante il tempo passato i lettori del Topo più affezionati ricordino la prima parodia con affetto, così com’è naturale che i novizi si affezioneranno alla nuova reinvenzione della tragedia. Ma come diciamo sempre, poco importa quanti anni abbia una storia, Topolino è sempre in grado di emozionarci.

Rimettiamo comunque la scelta a voi su quale sia la parodia migliore, o anche solo la vostra preferita. Non vogliamo certo privarvi di questo dubbio… amletico!Paperino Amleto finale

Bruno Palma

Immagini © Disney – Panini

Bruno Palma

Studente di Cinema presso l'Accademia di Belle Arti (PA) e contemporaneamente avido lettore di fumetti Disney - e non solo. Cerca di imparare ogni giorno cose nuove sulle sue passioni per poterle condividere anche attraverso gli articoli.