19.999 leghe sotto i mari

In questo periodo, costretti come siamo a stare a casa, capita spesso (almeno al sottoscritto) di ripensare ai tempi in cui viaggiare tranquillamente per il globo terracqueo era la norma e, perdendosi in quel labirinto di sensazioni e ricordi confortanti, ci si sente sopraffatti da una irrefrenabile voglia di ficcare un paio di calzoni dentro la valigia e partire alla volta di affascinanti e misteriose avventure, un po’ come il Bilbo Baggins di tolkieniana memoria.
Tuttavia, per nostra fortuna, l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando non ha bloccato l’uscita nelle edicole di Topolino, su cui il mese scorso è comparsa una storia in due puntate che sembra far fronte proprio al bisogno, quasi fisiologico di questi tempi, di avventure ed esplorazioni intorno al mondo.
Stiamo parlando di 19.999 leghe sotto i mari, storia in due puntate partorita dalla penna di Francesco Artibani e dalla matita di Lorenzo Pastrovicchio.

leghe sotto i mari
La grafica con cui è stata annunciata la parodia di 20.000 leghe sotto i mari.

 

Figlia della onorata tradizione delle grandi parodie Disney, questa storia si colloca perfettamente in quel filone di opere a fumetti che hanno l’obiettivo di trasportare i lettori in universi conosciuti tramite l’utilizzo dei personaggi disneyani più amati e la conseguente celebrazione delle fonti originali, costituendo così una reinterpretazione del materiale ispiratore più che una parodia di quest’ultimo.

Per prepararsi al meglio i due autori hanno operato come da prassi, immergendosi all’interno dell’universo del romanzo di Jules Verne e tirando fuori da questo viaggio una cospicua serie di suggestioni narrative e visive che hanno contribuito a forgiare una nuova e altrettanto affascinante visione di quello stesso universo, capace di soddisfare anche i palati più esigenti.
A una base costituita per la maggior parte dalla lettura e dall’analisi del romanzo, Artibani ha poi aggiunto i suoi ricordi legati alla trasposizione cinematografica del 1954 ad opera di Richard Fleischer e la sua esperienza di sceneggiatore per l’ottima serie animata tutta italiana Le straordinarie avventure di Jules Verne, che vedeva il giovane scrittore protagonista assoluto delle vicende narrate poi nei suoi romanzi.
Come ciliegina sulla torta lo sceneggiatore romano ha proposto l’inserimento di alcuni riferimenti scenografici al film d’animazione del 2001 Atlantis – l’impero perduto (Classico troppo spesso sottovalutato) e alle storie di Carlo Chendi e Luciano Bottaro, una delle coppie più potenti che il fumetto Disney abbia mai avuto. In particolare, le creature meccaniche presenti nelle storie in cui troviamo il Dottor Zantaf come antagonista (una su tutte Paperino missione Zantaf) ricordano molto i meccanimati, gli aiutanti robotici del Capitano Nem… Pippo.

leghe sotto i mari
I meccanimati sono i perfetti aiutanti per un viaggio sottomarino.

Reinventare il Capitano

Se dovessimo scegliere chi o cosa ci è piaciuto di più all’interno di questa storia, non potremmo che puntare il dito verso la reinvenzione della figura del Capitano Nemo, qui interpretato da un pippide più in forma che mai.
Conservando l’aria di mistero e fascino tipica del personaggio inventato ormai 150 anni fa, qui Nemo sposta il focus del proprio viaggio dalla ricerca spasmodica della vendetta e dalla volontà di liberazione di popoli oppressi allo studio approfondito dell’ecosistema marino, e della protezione di questo da ogni possibile pericolo o minaccia esterna.

leghe sotto i mari
Il pippide è un sapiente e bonario studioso…

 

Mantenendo intatto il nucleo del personaggio caratterizzato da un’indole sì spietata ma al tempo stesso protettiva e riprendendo quel lato così ingenuamente geniale di Pippo tipico delle prime storie di Gottfredson, il Capitano Nemo è senza dubbio l’elemento più riuscito dell’intera operazione.

leghe sotto i mari
…che non si arrabbia mai!

Dentro il Nautilus

Come già accennato, il lato artistico, non meno studiato e curato della scrittura, è stato affidato alle sapienti e precise mani di Lorenzo Pastrovicchio, che, stimolato dopo aver riletto il romanzo in tempi recenti, ha saputo delineare in maniera estremamente efficace i tratti di un mondo profondamente rispettoso dell’opera di Verne ma con caratteristiche estetiche nuove, legate alla narrazione creata insieme ad Artibani. La costruzione del Nautilus ricalca le forme rotonde ma decise di animali come i capodogli, lasciandosi alle spalle gli aspetti più minacciosi del design originale di Verne e di quello del film del ’54, diventando così la rassicurante dimora di uno studioso delle profondità marine.

Nautilus leghe sotto i mari
La maestosità del Nautilus nei disegni di Pastrovicchio.

 

I colori dominanti sono il blu e il verde con le loro molteplici sfumature, tutte oculatamente utilizzate per costruire un panorama sottomarino più vivo che mai, fatto di foreste di alghe, ostriche giganti e profondità inesplorate.

leghe sotto i mari
Il mondo subacqueo finemente costruito da Pastrovicchio.

 

Tuttavia se proprio volessimo trovare una crepa all’interno della storia sarebbe la risoluzione parziale dell’intreccio narrativo, in quanto (senza spoilerare alcunché) le avventure narrate nei numeri 3355 e 3356 del Topo troveranno la loro conclusione definitiva solamente nei prossimi mesi con la parodia de L’isola misteriosa (che non vediamo l’ora di leggere). Infatti, volendo restare fedeli al 100% al percorso intrapreso da Verne ai tempi della pubblicazione dei suoi romanzi, gli autori hanno scelto di reinterpretare anche la seconda avventura in cui è presente il Capitano Nemo (L’Isola misteriosa, appunto).

Non solo pippidi

Se è vero che dovremo aspettare un po’ per leggere una nuova rilettura verniana targata Disney, possiamo consolarci mettendo mano alle vecchie glorie e rispolverando quella che resta ancora oggi l’unica reinterpretazione del viaggio del Nautilus (trasformato in Dollarus per l’occasione) con protagonisti i nostri amati paperi, ovvero Paperino e le 20.000 beghe sotto i mari.

leghe sotto i mari
Paperino intento a godersi la sua amaca.

 

Realizzata da due maestri del fumetto Disney quali Massimo Marconi & Luciano Gatto, questa storia prende in prestito pochissimi spunti dal libro di Verne (praticamente solo il numero presente nel titolo e il sottomarino) per poi proseguire in direzione diversa e svilupparsi come una classica ”duck tale”, con tanto di chiamata all’azione rivolta a tutto il nipotame (e Archimede) da Paperone, che qui ha smarrito ben 20.000 macchinari realizzati in una lega speciale e segretissima, a causa del naufragio del mercantile che li trasportava (il Tallero). Costringerà dunque Paperino insieme ai nipotini (qui più malvagi, infidi e perfidi che mai) a unirsi a una spedizione per ritrovare il mercantile e la preziosa merce trasportata.

leghe sotto i mari
Il naufragio del Tallero e la conseguente fuga della sua ciurma.

 

Come potrete intuire i rimandi al romanzo 20.000 leghe sotto i mari sono davvero pochi e sono solo un pretesto per calare meglio il lettore all’interno di un’atmosfera avventurosa con tinte sottomarine.
Il vero punto forte di questa storia è il divertimento che scaturisce dalla lettura della stessa, grazie alla scrittura di un Marconi particolarmente in forma (ricca di ricercati insulti quasi sempre rivolti al povero Paperino) e ai disegni rotondeggianti di Gatto (completati dai colori rigorosamente fluo e psichedelici come volevano gli anni ‘70).

soprusi su Paperino leghe sotto i mari
L’arte di Gatto è al servizio dei brillanti testi di Marconi.

 

Le due avventure sottomarine partono da una fonte comune per poi andare a dividersi in due direzioni ben distinte, inseguendo obiettivi diversi con toni quasi opposti tra loro. Se da un lato 19.999 leghe sotto i mari omaggia l’immortale classico di Verne (semplificandone un po’ le dinamiche per risultare scorrevole a tutti i tipi di lettori), Paperino e le 20.000 beghe sotto i mari presenta uno sviluppo autonomo e praticamente indipendente dalla fonte originale caratterizzato da atmosfere surreali venate da una esilarante e tutto sommato innocente cattiveria, tipica delle storie con qualche anno sulle spalle.

Ma in fondo nonostante siano passati tanti anni o solo qualche settimana, le storie del Topo sono sempre capaci di appassionarci e di abbandonarci alla certezza che qualunque cosa accada i nostri compagni di avventure saranno comunque lì, pronti a confortarci e farci viaggiare insieme a loro.

Bruno Palma

Immagini © Disney

Bruno Palma

Studente di Cinema presso l'Accademia di Belle Arti (PA) e contemporaneamente avido lettore di fumetti Disney - e non solo. Cerca di imparare ogni giorno cose nuove sulle sue passioni per poterle condividere anche attraverso gli articoli.