Sono molte le domande che agitano il sonno del lettore italiano di fumetti.
Perché i personaggi Disney portano i guanti?”, “Perché Eta Beta aggiunge una P davanti alle parole?”, “Pippo è tonto?”, “Walt Disney era un nazista?”. O anche… Come si guadagna da vivere Topolino?

Un Topo con tanto tempo libero

Avete mai notato che il nostro Mickey Mouse ha un sacco di tempo libero?
Nei fine settimana è spesso a pescare con Pippo e Orazio, gira per il mondo, si reca a feste con il meglio dell’alta società topolinese (composta da improbabili nobili transfughi europei, si direbbe), aiuta la polizia, sventa i piani dei cattivoni di turno, spesso stando lontano da casa per giorni… ah, e si trova spesso e volentieri nello spazio!
Sono tutte attività che una persona normale, una persona che ha bisogno di lavorare per vivere… non potrebbe certamente intraprendere.
Come si guadagna da vivere Topolino?
Dormire dieci ore filate, preparasi una colazione luculliana con latte, cereali, frutta fresca, miele e fette biscottate… no, decisamente non lavora in fabbrica.
Come dite? “Topolino si guadagna da vivere grazie a quello che guadagna risolvendo i casi per conto della Polizia”?
Beh, obiezione condivisibile, amici lettori, ma devo ricordarvi che

Topolino non è un investigatore di professione.

Per quanto la sua caratterizzazione più tipica sia quella di “amico delle guardie” [grazie, ZeroCalcare!, NdR], di “impiccione” che sventa i piani dei cattivi e salva il mondo, o banalmente libera Topolinia da ondate criminali durante le quali il TPD (Topolinia Police Department) brancola nel buio o si dimostra incapace… Topolino è un investigatore dilettante, un passante dotato di un certo acume, amico delle forze dell’ordine e in possesso dei rudimenti del mestiere del poliziotto o del detective che si improvvisa investigatore, animato dalla voglia di aiutare il prossimo. E sono più le volte in cui non ottiene denaro di quelle in cui guadagna qualche bigliettone, indispensabile per sostenere il suo dispendioso stile di vita da nullafacente con nipoti al carico e fidanzata perfettina.
Di seguito trovate alcune vignette che ci ricordano che Mickey Mouse è più affine alla signora Fletcher che a Dylan Dog:

Come si guadagna da vivere Topolino?

Anche se, e lo vedremo, dalla sua attività di detective più o meno professionista ha tratto notevoli guadagni.
Per sapere come Topolino si possa permettere il suo attuale stile di vita è necessario, prima di tutto, chiarire un concetto.

Non c’è un solo Mickey Mouse, ma almeno tre.

I tre Joker come si guadagna da vivere Topolino?
…così come sembra che ci siano stati tre Joker.

 

Tre diversi Mickey Mouse che si sono mossi, e si muovono, in contesti e in piani temporali diversi, e che hanno necessità economiche diverse, vivendo in società e su palcoscenici diversi. Questi “Tre Mickey” sono il Topolino dei Corti Disney, il Topolino delle strisce di Gottfredson e il Topolino della Scuola Italiana.

Il migliore, ma anche straordinariamente simpatico

Creato nel 1928, e pensato appositamente per apparire nei corti che facevano parte degli spettacoli cinematografici degli anni ‘20 (composti generalmente da una pellicola e da un corto comico/numero di varietà), Topolino appare come un simpatico piccolo topo spesso alle prese con un enorme gatto. Dotato di una incredibile energia vitale, riusciva a cavarsela in ogni situazione, a restare sempre in piedi. Il migliore, quindi, ma anche straordinariamente simpatico.

Walt Disney e Ub Iwerks (il geniale animatore che creò materialmente il Topolino sugli schermi) lo portano a vivere situazioni dense di avventura, umorismo e sentimento, un po’ come i film di Charlie Chaplin. Ma soprattutto lo rendono un simbolo dell’americano medio, un qualcosa in cui fosse facile identificarsi. E così, come ogni americano degli anni ‘20, che cerca di sbarcare il lunario nei modi più disparati… pure questo primo Topolino si ingegna per guadagnarsi da vivere.

Mille e più lavori

È mozzo sul battello a vapore Steamboat Willie nella sua prima apparizione cinematografica (1928), musicista itinerante, gestore di un chiosco di hot dog (The Karnival Kid, 1929), vigile del fuoco con Orazio (The Fire Fighters, 1930) garzone in un negozio di alimentari (The Grocery Boy, 1932), operaio edile (Building a building, 1933) pilota spedizioniere (The Mail Pilot, 1933), gestore di un negozio di animali (The Pet Store, 1933) e persino gestore di una autofficina in compagnia di Pippo (Mickey’s Service Station, 1935).

Insomma, un Topo che non ha certo l’ambizione di diventare ricco, semmai quella di arrivare sazio a fine giornata, in un’epoca in cui la vita costava relativamente poco… e in cui non era per niente facile, però, ottenere ciò che serviva per vivere.

L’Era di Gottfredson

A partire dal gennaio del 1930, Topolino appare anche sulla carta stampata. Le prime strips vennero curate direttamente da Walt Disney ai testi e Ub Iwerks alle matite. Il debutto è di genere avventuroso (Lost On a desert Island, 1930), ma già dal febbraio del 1930 la collaborazione tra Disney e Iwerks si interruppe, con Topolino che perse così il proprio primo papà a fumetti… salvo poi trovarne un altro, che lo rese il Topolino più noto e popolare: Floyd Gottfredson.

Sono Gottfredson e i suoi collaboratori (tra cui Merril de Maris e Ted Osborne) a creare Topolinia e la stragrande maggioranza del microcosmo in cui si muove questo nuovo Topolino, più ligio al dovere, responsabile, posato. Un Topolino più maturo, un Eroe americano.

Cambia l’America, cambia Topolino

Un Topolino che si muove in pieno New Deal, in un’epoca di nuove possibilità dopo la crisi del ‘29, un’epoca in cui la guerra sembra lontanissima e in cui cambiano le necessità della gente comune, questo in virtù della modifica agli stili di vita portata dalla ripresa dell’economia. Ci sono in circolazione vecchi e nuovi ricchi, imprenditori, nobili, facoltosi borghesi… e pure gangster, truffatori, approfittatori. Tutta gente che ha e muove denaro, e che vive nella Topolinia ideata da Gottfredson e soci.

Muta il mondo reale, muta pure il mondo di Topolino e Mickey stesso, impegnato ora in avventure quotidiane, ora in veri romanzi d’avventura e in sfide con i peggiori cattivi (Eli Squick, Pietro Gambadilegno, Macchia Nera, il Pirata Orango…) per salvare la propria vita, la propria città… e il mondo. Sono Gottfredson e De Maris a creare la caratterizzazione di Topolino come investigatore privato di professione, grazie ad una licenza ereditata da Pippo (Topolino Poliziotto e Pippo suo aiutante, 1933). Solo che questa sarà una delle tante professioni momentaneamente svolte dal Topo… che gli procurerà, però, non pochi soldini.

Alcuni dei mestieri di Topolino, e i conti in tasca

E così Topolino è pugile dilettante (Topolino vince Spaccafuoco, 1931), domatore e saltimbanco (Topolino Domatore e Saltimbanco, 1931), pompiere (Topolino pompiere, 1931), eroico pilota postale, che assicura alla giustizia Gambadilegno ottenendo una ricompensa di 5000$… spesi poco tempo dopo per comprare un macilento ronzino spacciato per cavallo da corsa, che però lo renderà alla fine un ricco e rispettato fantino, grazie ovviamente alle scommesse (Le prodezze di Topolino aviatore e Topolino e Piedidolci cavallo da corsa, 1933).

Come si guadagna da vivere Topolino?

Proprio da quest’ultima storia viene la vignetta qui sopra, con Minni (e Gottfredson/Osborne tramite essa) che dà un prezioso consiglio ai lettori: risparmiate i vostri soldi e fateli fruttare, è iniziato il New Deal, l’economia deve ripartire, e voi potrete diventare ricchi!

Proseguendo l’elenco e i conti in tasca a Topolino… nel ‘34 è investigatore privato professionista nella storia sopra ricordata, poi si improvvisa cowboy per aiutare lo zio di Minni contro un famigerato ricercato (Topolino contro il Bandito Pipistrello, 1934), ma rinuncia alla taglia di… 5000$ offerta dagli allevatori. Poi è editore anti-racket (Topolino Giornalista, 1935) e, a partire dal 1936, collabora a titolo gratuito con i servizi segreti (e il Capitano Setter, già conosciuto in Topolino aviatore del ‘33), sventando varie minacce (tipo quella del Pirata Orango, 1935). Nuova professione e nuova ricompensa nel 1936, quando “disinfesta” la casa del Colonnello Basset insieme a Paperino e Pippo, ottenendo circa 1700$.

Come si guadagna da vivere Topolino?

L’Idraulico, il patriota e il cacciatore di tesori

Mi raccomando, investite sempre i vostri soldi, ma… attenti, che le banche possono comunque fallire, e potreste ritrovarvi apprendisti idraulici senza un soldo (Topolino e la banda dei piombatori, 1938) ottenendo poi una cospicua ricompensa per aver consegnato alle autorità il vostro datore di lavoro, leader di una banda criminale. E infine, con la Seconda Guerra Mondiale ormai in corso Topolino dà il suo contributo alla patria, diventando agricoltore in una fattoria del Midwest e… assicurando alla giustizia un corvo sabotatore (Topolino e il corvo misterioso, 1942), un criminale che porta nei fumetti di Gottfredson l’eco della minaccia di possibili infiltrazioni naziste per danneggiare l’economia statunitense.
Altra fonte di reddito del Topolino di Gottfredson sono i tesori che scova in giro al mondo, tipo quello recuperato in Topolino e il Gorilla Spettro (1937).

Un piccolo calcolo inflazionistico

Ah, siete curiosi di sapere quanto varrebbero, oggi, i circa 7700$ che Topolino ha visto transitare sui propri conti? Bene, oggi sarebbero… 143.296 dollari e 45 cents. Non male, per un Topo!

Un Topolino molto italiano

Sono innumerevoli gli autori italiani che, dal 1937, hanno preso in mano la penna per scrivere le storie di Topolino e arricchirne il microcosmo, diversificandone le avventure attraverso l’introduzione di nuove sfide, nuovi comprimari e nuovi nemici. E cambiando, inevitabilmente, pure il carattere della creatura di Walt Disney e Ub Iwerks.
Ovviamente il Topolino degli anni ‘30 poco poteva funzionare, a lungo termine, trasposto pari pari in Italia. E così ne vennero modificati i tratti caratteriali, arrivando a renderlo anche… meno simpatico, dando inizio alla perdita di popolarità delle storie con Topolino e il suo universo, a vantaggio delle storie con la famiglia dei “Paperi”.

Responsabile primo di ciò è senza dubbio il Professore, Guido Martina. Che crea, o come sceneggiatore o come adattatore delle sceneggiature provenienti dalla Casa Madre, un Topolino più sbruffone, saccente e sfrontato. Sempre il migliore in quello che fa, ma senza la simpatia del Topolino di Gottfredson.

Ma non è questo lo spazio per discutere di ciò.

Cambia il contesto, cambia il Topo, cambiano le sue abitudini.

La caratterizzazione prevalente del Topolino italiano è quella dell’investigatore dilettante, spesso al posto sbagliato nel momento giusto, che risolve le trame più disparate grazie al proprio acume (e all’ingenuità del cattivo di turno). Le avventure in cui ha bisogno di lavorare per vivere sono veramente esigue. Topolino, come detto in apertura, conduce una vita all’insegna dell’agio e del relax, turbato “solamente” dalle avventure in cui viene chiamato a salvare Topolinia, il nostro mondo, qualche altro mondo. Oppure a risolvere casi troppo intricati per la Polizia di Topolinia, o per qualsiasi altra forza di Polizia del Globo, dalla Rattonia al Giugiuba, passando ovviamente per Paperopoli.

Ricompense? No, grazie!

I casi di Topolino, generalmente, non gli fruttano alcuna ricompensa. È il caso, ad esempio, di storie come Topolino e la Collana Chirikawa (1960, del papà italiano di Topolino, Romano Scarpa) o Topolino e il Tesoro della Corona (Dalmasso/Asteriti, 1965, sequel del Topolino e il Gorilla Spettro di Gottfredson), ma anche delle più recenti Topolino e il mistero della voce spezzata (Mezzavilla/Cavazzano, 1991) Topolino allo specchio (Mastantuono, 2001), Topolino e il segreto di Monte Sinistro (Centomo/Artibani/De Vita, 2001), Topolino e gli Ombronauti (Casty, 2012)… e di molte altre storie.

Altro filone è quello delle avventure in cui ottiene una ricompensa, ma o è esigua e non può consentire a una persona di mantenere un tenore di vita pari a quello che conduce Topolino… oppure sono premi non convenzionali. Come in Topolino e la Porta del Di Là (Martina/Asteriti), in cui divide con Pippo una taglia da 1000$ su dei rapinatori, o in Topolino e le noccioline sottocosto (Dalmasso/Chierchini, 1965) in cui chiede come una ricompensa quattro o cinque libbre di noccioline, da portare a Minnie [sic!] o nella divertentissima Topolino e il salto del salmone (Martina/Bottaro, 1967) in cui viene premiato dall’industriale Sam Pistacchio con… un milione di lecca lecca al pistacchio (presto donati a tutti i minori della città).

Un topo feudatario, giornalista e capostazione.

Anche se il più bizzarro dei premi che Topolino abbia mai ricevuto è… un intero feudo in Pampania! (Topolino e il mistero di Tapioco Sesto, Romano Scarpa, 1958). Che le entrate che derivano dall’essere un signore feudale gli consentano di vivere come un nababbo?

Topolino feudatario come si guadagna da vivere Topolino?

Altro caso sono le professioni in cui Topolino si cimenta per staccare dalla “troppo frenetica” vita che conduce nella periferia di Topolinia e cercare un riconoscimento ufficiale. Come ad esempio in Topolino Capostazione (Concina/Scarpa, 1989) e in Topolinia 20802 (Vitaliano/vari, 2009-2010).

Un’idea suggestiva

In definitiva… come si guadagna da vivere il Topolino italiano? Per rispondere potremmo immaginare che vi sia una continuity che lega tutte le storie italiane, e che il punto di partenza di questo scenario sia la saga C’era una volta… in America (1994-1999) scritta da Giorgio Pezzin.
Secondo questa saga il Topolino che conosciamo oggi è nato all’inizio degli anni ‘30, figlio di un Topolino, che fu un imprenditore petrolifero, miliardario e fondatore della Topomount Pictures, e di una Menny McTop, sua segretaria.
Nel 1929, il giorno prima della Grande Crisi, questo Topolino “uomo d’affari implacabile e spietato” viene fatto rinsavire a suon di scapaccioni e indagini da Pipp Carson (un bis-bis di Pippo), sposa la segretaria, liquida le proprie aziende e dà in beneficenza la gran parte del proprio patrimonio (sì, se non ci credete leggete pure qui sotto):

Come si guadagna da vivere Topolino?

Possiamo quindi immaginare che il nostro Topolino sia un ricco ereditiere, e che viva grazie a quanto rimane del patrimonio del padre. Patrimonio che, in questo nostro piccolo gioco, possiamo facilmente stimare.

Il figlio di Howard Hughes

Sappiamo che questo Topolino Papà è un miliardario, che ha iniziato la propria attività con il petrolio texano, che ha fondato e presiede uno studio cinematografico e che in gioventù pilotava aerei. Sono tutte caratteristiche che si ritrovano in almeno un billionario del mondo reale, quell’Howard Hughes immortalato nel film The Aviator (2004) di Martin Scorsese, con Leonardo di Caprio. Il patrimonio personale di Hughes veniva stimato circa 75 milioni di dollari nel 1930, per poi arrivare complessivamente a circa 1.5 miliardi al momento della sua morte nel 1976.
75 milioni di dollari del 1930 equivalgono a circa 1 miliardo e 400 mila dollari di oggi. Immaginiamo che questo fosse il patrimonio netto di Topolino Papà, e che ne abbia dato in beneficenza il 95%. A quanto ammonterebbe, quindi, la somma poi lasciata in eredità a Topolino, e con la quale il Nostro conduce la propria vita?
A 57 milioni di dollari, spicciolo più, spicciolo meno.

Ecco spiegato, quindi, come si guadagna da vivere Topolino nelle storie italiane. Vive modestamente, ma agiatamente, grazie alla buona gestione dell’eredità del padre. Eppure continua a girare il mondo, ad aiutare il prossimo, a cercare un qualche lavoro tranquillo. Perché, come ci ha insegnato Paperino… “il lavoro nobilita”.

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Giovanni Posocco

Immagini ©️ Disney, Panini Comics, DC Comics.

Fonti:

Walt Disney, Il Meglio di Topolino (1999)
https://www.entrepreneur.com/article/197646

Giovanni Posocco

Classe 1994, laureato in Storia. Hugo Pratt, Keno Don Hugo Rosa, Carl Barks, Alan Moore e Goscinny/Uderzo nel mio Pantheon, eternamente devoto a Pezzin e De Vita per Top De’Tops, strenuo seguace di Artibani, cultista di Cavazzano e Scarpa. Speaker, articolista e intervistatore per “VentenniPaperoni.com”.