Paperinik è indubbiamente una garanzia per gli abitanti di Paperopoli, che grazie a lui possono dormire sonni tranquilli. Ma in uno spirito che riprende quello alla base dei What if…? di casa Marvel, è lecito porsi una domanda: come andrebbero le cose se l’ingegno, le abilità e soprattutto l’armamentario di Paperinik fossero dediti al crimine piuttosto che al servizio della giustizia? In altre parole, cosa succederebbe se Paperinik fosse malvagio? A rispondere ci ha pensato il duo Pezzin-Cavazzano con Paperinik e l’amnesia furfantesca, edita per la prima volta su Almanacco Topolino n. 253 del 1° Gennaio 1978.

Il fascino del male

Non è la prima né l’unica volta che un’idea del genere, particolarmente affascinante dal punto di vista dei risvolti che può presentare, approda sulle pagine di un fumetto. Per restare in casa Disney, basti pensare alla breve parentesi criminosa di Super Pippo (in Super Pippo e le arachidi contaminate) o alla volta in cui Archimede, in pieno stile Dr. Jekyll & Mr. Hyde, a causa di un esperimento finito male si tramutò nel cattivissimo Mad Ducktor (è successo per la prima volta in Paperinik e l’amichevole minaccia). Ma anche Batman, forse una delle icone fumettistiche stilisticamente più vicine al nostro papero mascherato (tra le loro caratteristiche comuni ci sono l’assenza di superpoteri, un segnale luminoso nel cielo e un armamentario pressoché sconfinato e dalla versatilità immensa creato da un geniale amico inventore), è stato spesso declinato in questo senso.

Universi alternativi

Tra le versioni malvagie più importanti del Cavaliere Oscuro è doveroso citare Owlman (nome fortemente significativo, in quanto i gufi sono predatori naturali dei pipistrelli), il Batman di White Knight (una recente storia dello sceneggiatore Todd Klein che ribalta i ruoli del protettore di Gotham e della sua nemesi Joker) e infine il terrificante “Batman che ride”, una mostruosa “fusione” tra Batman e Joker proveniente dal multiverso oscuro, una sorta di multiverso governato dalla legge di Murphy, dove insomma se qualcosa può andare storto si può essere certi che lo farà. In tutti questi casi una cosa è subito chiara: se una figura che incute paura per nobili scopi, come appunto Batman o Paperinik, decidesse di farlo per il puro gusto di seminare panico e terrore o per fini criminosi, sarebbero grossi guai per tutti.

Owlman se paperinik fosse malvagio
Owlman, versione alternativa e malvagia di Batman, proveniente da Terra 3.
Il Batman che ride se paperinik fosse malvagio
Il terrificante ibrido tra Batman e Joker, il “Batman che ride”, proveniente dal Multiverso Oscuro.
Batman in "White Knight" se Paperinik fosse malvagio
La versione di Batman criminale e il “Joker” uomo di legge presenti in “White Knight”.

L’amnesia furfantesca che rese Paperinik malvagio

Torniamo però adesso alla parabola criminale di Paperinik. Mentre il Diabolico Vendicatore testa in un luogo isolato le potenzialità di un nuovo gadget fornitogli da Archimede, ovvero degli scarponcini antigravità che gli permettono di camminare liberamente nell’aria come se fosse privo di peso, finisce per scaricarne le batterie e cade sbattendo violentemente la testa su delle rocce. Alla botta segue una forte amnesia, della quale approfitta la Banda Bassotti, che convince lo smemorato Paperinik di essere un efferato malfattore, nonché il loro capo. Ed è qui che la storia entra nel vivo.

Se Paperinik fosse malvagio amnesiaSe Paperinik fosse malvagio

se Paperinik fosse malvagio
I Bassotti convincono uno smemorato Paperinik di essere un signore del crimine.

 

Un Paperinik malvagio allo sbaraglio

Con Paperinik non più come avversario ma come alleato, la Banda Bassotti è inarrestabile. Paperopoli è vittima di una moltitudine di furti che nessuno è in grado di fermare. Si sparge così la voce che il Diabolico Vendicatore si sia improvvisamente dato al crimine e commetta razzie a destra e a manca in compagnia dei Bassotti. Mezzanotte diventa un’ora da temere, una sorta di terrificante coprifuoco. Colui che prima garantiva pace e serenità ai cittadini ora è il loro incubo peggiore, e nessuno può dirsi al sicuro.

Se paperinik fosse malvagio terrore paperopoli

 

Paperinik alla riscossa

Ma per fortuna dei paperopolesi la situazione non è destinata a durare a lungo. Dopo poco tempo, grazie a un’altra fortuita botta in testa, l’eroe riacquista la memoria. Paperinik intende ovviamente riabilitare al più presto il suo nome e porre fine alla dilagante ondata di crimini, ma i Bassotti nascondono la refurtiva in un luogo a lui sconosciuto. Avendo scoperto la sua identità segreta, inoltre, tengono in ostaggio i nipotini per ricattare l’eroe proprio nel caso dovesse riacquistare la memoria.

se Paperinik fosse malvagio se Paperinik fosse malvagio

Continuando a recitare la parte dell’incallito furfante, Paperinik viene a sapere dai Bassotti che l’obiettivo del loro prossimo colpo sarà nientemeno che il deposito di Paperon de’ Paperoni. E così il Diabolico Vendicatore assalta il deposito insieme ai Bassotti. Grazie ai suoi fantastici gadget riesce facilmente e in breve tempo a far breccia nel deposito e sgraffignare una grandissima quantità di denaro, che viene caricata su un tir diretto al nascondiglio segreto della refurtiva.

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Seguendo i Bassotti, Paperinik scopre l’ubicazione del loro rifugio. Dopodiché li mette facilmente fuori gioco, libera i nipotini e riabilita il suo nome. La breve parentesi criminosa di Paperinik si conclude dunque qui, seppur con un gustosissimo cliffhanger: mentre si allontana fiero del proprio operato, il papero mascherato sbatte nuovamente la testa, perdendo ancora una volta la memoria e lasciando al lettore il compito di immaginare come possa proseguire la vicenda.

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Chi vigila sui vigilantes?

La storia è senza dubbio avvincente e spassosa, ma offre diversi spunti di riflessione e chiavi di lettura. Si pensi al capolavoro di Alan Moore Watchmen, e alla sua frase chiave «Who watches the Watchmen?». In altre parole, in una realtà dove pochi eletti godono di poteri straordinari, chi garantisce che costoro non abusino di queste capacità? Chi sarebbe in grado di fermarli se decidessero di perseguire i propri interessi personali o seminare il caos, piuttosto che garantire ordine e giustizia? La frase utilizzata da Moore nel suo capolavoro riprende un verso composto dall’autore latino di satire Giovenale – ovvero «Quis custodiet ipsos custodes?» – e pone le basi per una discussione critica circa la legittimazione del potere e il fondamento delle strutture normative all’interno della società.

Poster di Watchmen di Alan Moore con la frase chiave del fumetto se Paperinik fosse malvagio

Diabolico Vendicatore o difensore della giustizia?

È inoltre interessante sottolineare che Paperinik fa della paura una delle sue armi principali e non nasce precisamente come un paladino della giustizia tout court. In origine egli è anzi un ladro (seppur “gentiluomo”, come il suo predecessore Fantomius), il cui scopo principale è vendicare i torti e le vessazioni subite da Paperino. Se analizziamo l’epiteto che lo contraddistingue anche dopo la sua “svolta supereroistica”, ossia “il Diabolico Vendicatore”, ci rendiamo facilmente  conto di come il personaggio sia appunto improntato, almeno inizialmente, ad attuare vendette e a farlo in maniera “diabolica”. Solo successivamente si “ammorbidisce” e diviene garante dell’ordine e della sicurezza a Paperopoli. Ma è interessante notare come, se Paperinik fosse malvagio e lo volesse, potrebbe facilmente far breccia nel deposito e derubare Paperone, impresa pressoché impossibile per chiunque altro.

Il rapporto tra paura e potere

Thomas Hobbes ne “Il Leviatano” espone la sua teoria dello Stato, alla base della quale vi è la delega da parte dei cittadini di molte delle loro libertà a una terza entità “mostruosa” e potentissima, appunto il Leviatano (cioè lo Stato), per garantire la propria sicurezza e incolumità. L’istinto umano alla base di tale scelta è secondo il filosofo inglese la paura. Piuttosto che correre il rischio di cadere nell’anarchia, si preferisce vivere con meno libertà ma in una sicurezza garantita dal fatto che nessuno potrebbe fare il proprio interesse a discapito degli altri. Se però trasponiamo questa teoria in ottica fumettistica e inseriamo un nuovo elemento, per la precisione Supereroi e – perché no – Supercattivi, le cose diventano molto più complesse.

Il potere dei supereroi e delle loro controparti non è frutto di una delega, bensì di capacità innate o di strumentazioni che non sono di pubblico accesso. In questo quadro, non è chiaro chi o cosa possa controllarne le azioni, se non la loro stessa indole. Ovviamente la struttura narrativa dei fumetti supereroistici fa appello nella maggior parte dei casi (o comunque originariamente) all’archetipo dell’eroe senza macchia e senza paura, mosso da un altruismo senza eguali e pronto a dare la vita per difendere i più deboli. La realtà e le persone non sono però completamente bianche o nere, ma piuttosto ricche di sfumature. Non c’è nulla che garantirebbe l’utilizzo di suddetti poteri per nobili scopi. Anzi, una logica cinica ed egoista (che non è poi così lontana da quella che pervade la società attuale) porterebbe ad optare per l’esatto contrario.

Da grandi poteri…

Anche nel fumetto The Boys, recentemente trasposto in una serie tv, abbiamo dei supereroi un po’ sui generis. Questi, consci delle loro straordinarie capacità, non si limitano a difendere i più deboli ma piuttosto agiscono in maniera egoista e volubile, evidenziando la necessità di una task force che sia in grado di controllarli e contrastarli. Il delicato rapporto tra potere e paura mostra quindi la necessità che ogni potere, specialmente se di grande portata, sia fondato e giustificato, oltre che controllato. E in un mondo dove esistono i supereroi, tutto ciò può avvenire solo in base alla loro personalità, alle loro intenzioni e al loro orientamento morale. Oppure tramite un potere ancora più grande, che però presenterebbe le stesse problematiche.

È questa la ragione per cui Batman ha pronto un piano per contrastare e neutralizzare il resto della Justice League, specialmente Superman, nel caso diventassero malvagi. Non è ben chiaro però chi potrebbe fermare Batman se perdesse di vista la sua moralità. Proprio questo rende così affascinanti le sopracitate declinazioni alternative dell’Uomo Pipistrello. Ed è anche arcinoto, grazie alle ultime parole che zio Ben dice a Peter Parker/Spiderman, che «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». È quindi un bene, ma principalmente una fortuna per gli abitanti di Paperopoli, che Paperinik metta le sue straordinarie capacità al servizio della giustizia. Fino alla prossima botta in testa.

Giuseppe “Joe” Monaco

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