Come ben sa la maggior parte dei lettori di Topolino e di Ventenni paperoni, il nostro settimanale preferito è sempre stato strettamente interconnesso con l’attualità. Sia quella di stampo più “pop” (qualcuno ha parlato di V.I.P paperizzati?), sia quella Storica con la “S” maiuscola. Arrivando in molti casi ad incarnarne alla perfezione lo zeitgeist, ovvero ad essere uno specchio fedele della temperie culturale del tempo in cui una data storia è stata pubblicata.

Tuttavia negli ultimi anni è diventato sempre più difficile fare riferimenti diretti (e spesso anche indiretti) ad argomenti di attualità, scottanti o meno scottanti. Tanto che molti lettori (specialmente i più… gourmet) lamentano un appiattimento nelle tematiche e nei toni – e conseguentemente nella qualità – delle storie pubblicate a causa di questi “paletti”.

Tralasciando qui questa scottante controversia, andremo invece a parlare di un paio di casi in cui i nostri eroi (ed in particolare Topolino e la sua nemesi Pietro Gambadilegno) si sono inseriti nel flusso della Storia con la “S” più che maiuscola con una disinvoltura che raramente si era vista prima, o si rivedrà in seguito, nel fumetto Disney. E con un livello di politicamente scorretto che non raggiungerà nemmeno Guido Martina nei suoi momenti più hard!

Topolino e propaganda

Topolino nella II Guerra Mondiale potrebbe probabilmente – già a partire dal titolo – stupire un lettore di oggi poco avvezzo a vedere gli eroi della banda Disney avere a che fare con temi, ancora oggi, così controversi. Figurarsi all’epoca in cui la storia vide la luce per la prima volta, serializzata in strisce giornaliere sui quotidiani statunitensi dal 19/07/1943 al 23/10/1943! Ovvero con il sanguinoso conflitto ancora in corso!

Questo dovrebbe meravigliare fino a un certo punto. È sicuramente… “inusitato” vedere Topolino e soci calati in un contesto tanto realistico. Non dobbiamo però dimenticare che all’epoca vigeva una diversa sensibilità, per cui molte cose che oggi risulterebbero troppo “spinte” per la sensibilità del comune lettore del settimanale (c’è poi da chiedersi se davvero lo risulterebbero), i lettori di allora le percepivano molto più pacificamente. Senza contare che il target delle daily strip era comunque più “alto” rispetto a quello dei comic book.

Nemmeno all’epoca però ci si era mai spinti ad utilizzare Topolino in storie di tal fatta. Il motivo profondo per cui una storia del genere venne realizzata è da ricercarsi nell’eccezionalità degli eventi in corso, con gli Stati Uniti impegnati in un “conflitto totale” contro la Germania di Hitler. In tale contesto anche i nostri amati personaggi vennero “arruolati” e utilizzati in opere di propaganda a favore della causa di USA ed Alleati.

Oltre alla storia già citata, probabilmente l’esempio più clamoroso in campo fumettistico, possiamo annoverare i numerosi cortometraggi animati. Tra cui probabilmente l’esempio più rappresentativo è Der Furher’s Face (vincitore di un Premio Oscar nel 1944), nel quale è invece Donald protagonista della satira contro i paesi dell’Asse. Dobbiamo dire infine che anche il cosiddetto “Canone dei Classici” reca tracce dell’impegno bellico. Infatti i due Classici “sudamericani” di quegli anni, Saludos amigos (1942) e I tre caballeros (1944), vennero richiesti a Walt Disney dal presidente Roosevelt in persona allo scopo di mantenere buone relazioni con i paesi dell’America Latina, che si temeva potessero passare nel campo fascista.

De Fuhrer's Face
“Will love der fuehrer’s face”…

Topolino nella II Guerra Mondiale

La storia fu realizzata da un Bill Walsh alle prime armi per quanto riguarda i testi (è la sua seconda prova dopo Un’avventura di guerra) e da Floyd Gottfredson ai disegni. Pur non essendo uno dei capolavori a cui la coppia ci abituerà in seguito, risulta molto godibile.

Come già gli è accaduto in passato (si veda ad esempio Topolino agente della polizia segreta), Topolino viene arruolato con metodi poco ortodossi per una missione segreta. Deve pilotare l’ultimo segretissimo e velocissimo modello di aeroplano messo a punto dall’aviazione statunitense. “The Bat” (“Il Pipistrello”, o “Il Falco” nella prima versione italiana) rappresenta l’arma segreta per capovolgere le sorti della guerra. Gambadilegno (qui nei panni di una spia del Terzo Reich) affiancato dal suo complice Von Dönnol (Von Weasel), tenta di impadronirsene dando vita ad una serie di gag. Questo fino a quando un manipolo di nazisti non cattura Topolino e lo trasporta in Germania. Il che dà la possibilità agli autori di virare il registro verso una satira ancora più accesa sulla Germania e sul nazismo (mostrando ad esempio la discrepanza tra la distruzione del paese e lo stile di vita dei gerarchi, o l’inettitudine dell’esercito). Infine Topolino, alla guida del Pipistrello, opera una serie di distruzioni contro degli obiettivi militari tedeschi e torna a casa dove i suoi commilitoni lo acclamano come eroe (non prima di aver messo fuori gioco Gambadilegno).

Topolino nella II Guerra Mondiale
Mickey e Adolf

 

Si dice che Hitler abbia avuto la possibilità di leggere questa storia, e si sia talmente infuriato da aver costretto il suo alleato Mussolini a bandire definitivamente i fumetti Disney dalle pubblicazioni italiane. Rettificando quindi il famoso “… eccetto Topolino” vergato pochi anni prima, che escludeva i fumetti disneyani dall’embargo cui venivano condannati gli altri comics americani. Come si vede quindi non è solo la Storia (sempre quella con la “S” maiuscola) a contaminare i Fumetti Disney, ma anche l’inverso!

Dal Reich al Soviet

Terminato l’impegno bellico, Topolino & C. vengono “congedati”, e possono tornare a recitare in avventure scevre dallo scopo propagandistico. Sicché, ad oggi, mai più in un fumetto Disney la satira prenderà di mira un capo di stato straniero, o Topolino bombarderà una nazione nemica.

Il clima geopolitico restava però incandescente, e con la caduta della Germania Nazista, un altro nemico si profilava all’orizzonte, facendo tremare il mondo, timoroso di vedere la pace appena raggiunta interrotta da una nuova guerra. Una guerra ancor più distruttiva in quanto avrebbe visto probabilmente l’utilizzo di armi atomiche.
Si trattava della Russia comunista. Le strisce sindacate di Topolino, che come abbiamo visto erano tutt’altro che estranee a ciò che accadeva al di fuori dei confini del Calisota, non potevano esimersi dallo sbeffeggiare anche questo nuovo nemico ed ammonire i propri lettori da esso. Così Topolino, affiancato dalla nuova spalla che nel frattempo il geniale Bill Walsh ha creato per lui, ovvero Eta Beta, si fa carico anche di questo compito. Sebbene anche in questo caso Paperino non si sottragga allo sforzo satirico: si veda per esempio Paperino e le spie atomiche, in cui Barks però sfodera un umorismo meno patriottico e più dissacrante.

 

Paperino e le spie atomiche
Mentre il Topo affronta Gambadilegno, Paperino deve vedersela con nemici ben diversi

 

Topolino, Eta Beta e il tesoro di Mook

La storia Eta Beta e il tesoro di Mook (una delle più belle della “doppia coppia” Walsh/Gottfredson e Topolino/Eta Beta probabilmente) prende avvio dal rinvenimento di un libro intitolato Lo strano viaggio di Bombo Bambo, sulla cui copertina campeggia un inquietante Pinocchio malvagio.
All’interno del libro è presente un indizio per iniziare la ricerca del misterioso “Tesoro di Mook”. Questa ricerca porterà il Topo dalle Grandi Orecchie e l’Uomo del 2000 dall’Irlanda a Londra, da Parigi all’Egitto, fino ad arrivare a Istanbul. Qui cadono nelle grinfie della terribile quanto affascinante Aygotcha (in italiano “Cirilla”) che li porta con sé oltre la Cortina di Ferro. Una volta giunti a Mosca, Cirilla conduce i due dal suo capo, uno dei più alti gerarchi del Blocco Sovietico, che si rivelerà essere nientemeno che Pietro Gambadilegno!

Nonostante il cambio di bandiera di Gambadilegno possa apparire troppo eclatante e sfacciato persino per un fumetto Disney, è bene notare che nell’Europa Orientale realmente molti ex-collaborazionisti nazisti passarono tra le fila dei vari Partiti Comunisti costituitisi dopo la guerra. Non sembra però essere il caso di Gambadilegno, che con un’eclatante sorta di retcon afferma: “Io ho sempre fatto questo lavoro! Ero una spia già al momento del nostro primo incontro!”.  Anche la satira che si abbatte sulla Russia da parte dell’aguzza penna di Walsh è molto simile a quella abbattutasi anni prima sulla Germania Nazista. “Corsi e ricorsi storici”, come direbbe Vico (e probabilmente anche il nostro Pico)!

 

Eta Beta e il tesoro di Moook
Steambot Willie o Пароходик Вилли?

 

Tra ugualisti e comunellisti

Infatti nonostante la satira, col passare del tempo, sia diventata sempre più velata e camuffata, di certo gli autori Disney non hanno rinunciato a mettere alla berlina alcuni dei tratti più delicati della politica internazionale. Si pensi al caso di Topolino in “Ciao, Minnotchka!” (1992), opera dell’erede diretto di Walsh e Gottfredson. In questa storia, il grande Romano Scarpa più che fare una parodia del quasi omonimo film (Ninotchka, Ernst Lubitsch, 1939), prende di mira l’ideologia “ugualista” di un piccolo stato fittizio dell’Europa Orientale, simile a quelli che proprio in quegli anni stavano uscendo dalle dittature comuniste, e fra i cui leader troviamo ancora una volta Pietro Gambadilegno. Storia che sollevò polemiche nella stampa anche non di settore all’epoca della propria uscita, e che la Casa Madre preferì, di conseguenza, condannare alla damnatio memoriae.

 

Topolino in "Ciao, Minnotchka!"
Uno spettro si aggira per la Selvanja…

 

Segnalo, in chiusura di articolo, il caso di Casty. Questo autore, riprendendo la lezione di Walsh, Gottfredson e Scarpa è riuscito, in anni in cui i paletti nel contesto della Disney italiana erano particolarmente rigidi, a portare ugualmente avanti un discorso autoriale denso di riferimenti a distopie e totalitarismi. Questo è stato possibile grazie alla vena particolarmente estrosa e fantasiosa di Casty. Infatti l’autore goriziano è sempre riuscito a nascondere questi riferimenti sotto sembianze bizzarre e… “puccettose”, creando così trame con diversi livelli di lettura, non sempre immediati.

In un paio di casi però, Casty è uscito più allo scoperto, facendosi notare – ahimé –  da giornalisti pronti a sollevare polveroni al solo scopo di vendere qualche copia di più. Il primo caso si trova nella storia Topolino e la marea dei secoli (2011). Qui un alter-ego di Pippo di una dimensione alternativa in cui è finito Topolino, parlando con quest’ultimo afferma “I comunellisti sono coloro che fanno comunella per criticare il presidente! Io sono uno di loro!”. Molti hanno visto in questa frase un riferimento alla violenta diatriba politica al tempo in corso fra governo e opposizione.

 

Topolino e la marea dei secoli
Quel vecchio comunellista di Pippo

 

Il nipote dell’imperatore del Giappone

Ma un caso ancor più eclatante fu quello presente nella storia Topolino e gli Ombronauti (2012). All’inizio di questa storia Topolino riceve una telefonata che lo avverte che un suo amico è stato arrestato. Giunto al posto di polizia, Topolino scopre trattarsi di Atomino Bip-Bip. Per convincere le forze dell’ordine a rilasciarlo Topolino, con aria sorniona, insinua: “Uhm… E se vi dicessi che è… Il nipote dell’imperatore del Giappone?”. La stampa più maliziosa dell’epoca ci vide un riferimento al caso di “Ruby Rubacuori” in cui era coinvolto coinvolto l’allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Casty, tuttavia, ha sempre affermato che questo dialogo è stato concepito prima.

 

Topolino e gli ombronauti
Cosa vi ricorda?

 

Quel che è certo è che l’episodio venne pubblicato in un momento in cui il dibattito politico era particolarmente caldo a causa delle dimissioni del governo guidato da Mario Monti e delle primarie del Partito Democratico. Topolino e gli Ombronauti contribuì dunque ad alimentare ulteriormente il dibattito politico. Questo a riprova, ancora una volta, dell’inscindibilità di Topolino e della Storia (ancora e sempre quella con la “s” maiuscola)!

 

Francesco, Antonio Grilli

 

Immagini © Panini Disney

 

Fonti:

 

Gli anni d’oro di Topolino 07 – Le meraviglie del domani, RCS Quotidiani, Milano, 2010

Gli anni d’oro di Topolino 10 – Il tesoro di Moook, RCS Quotidiani, Milano, 2010

Le Grandi Storie Disney 47 – Topolino in “Ciao, Minnotchka!” e altre storie, RCS MediaGroup, Milano, 2014

F. A. Grilli, <<Politica e società in Topolino e gli Ombronauti>>, in P. Castagno (a cura di), Casty – Il nome sopra il titolo, www.papersera.net, 2014

T. Judt, Postwar, Editori Laterza, Bari-Roma, 2017

http://www.ilsollazzo.com/c/disney/scheda/DerFuehrersFace

http://www.ilsollazzo.com/c/disney/scheda/SaludosAmigos

http://www.ilsollazzo.com/c/disney/scheda/TheThreeCaballeros

Francesco Grilli

Francesco, Antonio Grilli nasce a Fondi (LT) il 20 agosto del 1993. Si laurea in Studi Umanistici - Curriculum Lettere Moderne, presso l'Università degli Studi di Siena. Attualmente è iscritto al corso di Laurea Magistrale in Editoria e Scrittura presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza". Contestualmente, frequenta un corso di Scrittura Creativa presso l'Accademia "Professione Artista". Di recente, ha figurato tra i finalisti del Coffi Cortoglobo Film Festival di Vietri sul Mare, in qualità di co-regista e co-sceneggiatore del cortometraggio "Gli ultimi 6 minuti". È parte della redazione di "Ventenni Paperoni" e "Cultura in rete".