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Quando parliamo di magia in ambito Disney non possiamo fare a meno di pensare ad Amelia, l’affascinante fattucchiera partenopea che vive alla pendici del Vesuvio. Papera caparbia e nemica giurata di Paperon De’ Paperoni, cerca da sempre di rubare al vegliardo il suo bene più prezioso: la Numero Uno. Nella maggior parte delle storie Amelia agisce da sola, con Gennarino come unico spettatore e compagno d’avventura. Questo ci fa supporre che non abbia legami o parenti stretti: ma è davvero così?

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Amelia e la sua strampalata famiglia

I familiari di Amelia fanno il loro ingresso in scena nelle storie italiane nel 1995, in Amelia e la pietra pantarba su Topolino 2043. La storia, sceneggiata da Francesco Artibani e Lello Arena, vede comparire i parenti di Amelia. In particolare: Nonna Caraldina, Minima e Rosolio, rispettivamente la nonna, la nipotina e l’aspirante fidanzato di Amelia. Notiamo subito come la scelta dei personaggi sia perfettamente in linea con la classica composizione delle famiglie Disney: nonni, zii, nipoti, fidanzati.amelia famigliaPerché non abbiamo mai sentito parlare prima della famiglia di Amelia? È presto detto. I personaggi vivono nel Paese delle Streghe, i cui portoni si spalancano sul nostro mondo solo ogni settantasette giorni, a causa di un sortilegio. Così i parenti di Amelia possono andare a  trovarla solo ogni tanto, a distanza di intervalli di tempo prefissati. Con sua somma gioia, come vediamo nella vignetta sotto:

La famiglia di Amelia in visita

 

Successivamente, la famiglia di Amelia verrà ripresa dalla coppia Artibani/Arena su Topolino 2277, dando vita a una nuova avventura: Amelia e la furia degli elementi.

Nonna Caraldina, Minima e Rosolio

Nonna Caraldina è la nonna materna di Amelia, che richiama un po’ il classico stereotipo della nonna apprensiva. Costantemente preoccupata per la sua nipotina, coglie ogni occasione possibile per rifocillarla di torte, sfogliatelle, caffellatte, dolcetti ecc ecc. Nonostante tutto, la sua Ameliuccia sarà sempre troppo pallida, troppo sciupata, vestita con abiti troppo leggeri, ma soprattutto troppo zitella. La cara nonnina infatti, vorrebbe tanto vedere la sua bella nipotina accasata e non più sola. Insomma, una nonna molto dolce e affettuosa, ma in più di un’occasione risulterà esageratamente fastidiosa per la nostra Amelia, troppo impegnata nella conquista della Numero Uno per preoccuparsi di mariti&affini.

Nonna Caraldina, nonnina apprensiva di Amelia

Minima è ripresa nell’aspetto e nel nome da una storia americana in cui era comparsa pochi anni prima, Dime after Dime. Si tratta di una piccola peste che non riesce a trattenere la felicità di poter girare liberamente nel nostro mondo insieme alla Nonna e a Rosolio. Cerca sempre di sfruttare la situazione a suo vantaggio per ottenere qualcosa dai grandi, e spesso è complice di Rosolio nella corte che questi fa ad Amelia. Adora Gennarino, per quanto non si è certi del contrario.

Minima, nipotina di Amelia

 

Rosolio è un personaggio che compare per la prima volta in questa storia. Si tratta di un mago strampalato e goffo, il cui entusiasmo è tanto grande quanto la sua inettitudine. Nonna Caraldina, Minima ed egli stesso si comportano come se fosse il fidanzato effettivo di Amelia, nonostante lei faccia di tutto per rifiutarlo. Di fronte alla sua incapacità ingenuità, non possiamo far altro che tifare anche noi per il suo amore non corrisposto.

Rosolio, aspirante fidanzato di Amelia

 

Amelia fra magia, miti e leggende

Quando lessi queste storie per la prima volta da piccola, mi colpirono subito. Le trovai interessanti e avventurose, ricche non solo di momenti divertenti, ma anche di dialoghi estremamente profondi. Andando a risfogliare la mia collezione di vecchi fumetti, le ho piacevolmente rilette a distanza di tempo. E ho confermato la mia opinione di bambina: continuo ad adorare queste storie.

In particolare, ho apprezzato i riferimenti alle leggende e alla mitologia. Da sempre gli sceneggiatori prendono spunto dalla cultura popolare per ideare avventure affascinanti. In questo caso, l’inseguimento del mito permette di modificare la classica ambientazione delle storie di Amelia. Anziché spostarci tra il Vesuvio e Paperopoli, in Amelia e la pietra pantarba e Amelia e la furia degli elementi, viaggiamo insieme alla sua famiglia alla ricerca di prodigiosi oggetti leggendari. Nello specifico: la pietra filosofale agognata dagli alchimisti nella prima storia, le armi degli dèi custodite da Giano Bifronte nella seconda.

Sorgono spontanee delle domande. Esistono realmente pietre dotate di poteri magici, capaci di tramutare gli oggetti comuni in oro? Qual era lo scopo degli alchimisti? Chi era Giano Bifronte? Gli dèi erano davvero dotati di magici strumenti che gli consentivano di dominare le forze della natura? Scopriamo insieme la storia della pietra filosofale, mentre parleremo della mitologia romana nel prossimo articolo di questa miniserie.

Amelia e la pietra filosofale

Nella storia La pietra pantarba Amelia vuole entrare in possesso di una pietra dotata di magici poteri: questa fantomatica pietra sarebbe infatti capace di attirare ricchezze di ogni genere come una calamita. Ma la pietra porta a colui che la conquista ricchezze e sventure (ed è esattamente quello che succederà ad Amelia!).

Amelia e la pietra pantarba

Come la pietra pantarba, la pietra filosofale è in grado di rendere ricco chi la possiede. Quest’ultima, nota come lapis philosophorum, si credeva che avrebbe portato ricchezza a chi ne avesse padroneggiato i segreti poiché aveva il potere di:

  1. Conferire onniscienza
  2. Donare immortalità
  3. Combinare gli elementi per trasmutare i metalli in oro

Onniscienza, immortalità e ricchezza sono gli obiettivi principali dell’alchimia, che difatti fece della pietra filosofale il proprio oggetto di ricerca principale.

Il quinto elemento

Il mito della pietra filosofale raggiunse il culmine della popolarità nel Medioevo. L’idea si diffuse universalmente, dal mondo arabo sino al cristianesimo. All’epoca, gli alchimisti tesero ogni sforzo per svelare il segreto della fantomatica pietra.

Amelia
The Alchemist in search of the Philosopher’s Stone, di Joseph Wright of Derby

 

Gli alchimisti trassero l’idea della pietra dalla filosofia greca. Stando ad Aristotele, esistono cinque elementi la cui combinazione dà origine a tutte le sostanze di cui è composta la materia. Terra, fuoco, aria, acqua ed etere. I primi quattro costituiscono il mondo terrestre in cui viviamo, il quinto costituisce il mondo celeste.

Secondo l’alchimista Jabir Ibn Hayyan, ogni metallo era la combinazione dei quattro elementi aristotelici in proporzioni variabili. Per legare gli elementi era necessaria l’azione del quinto elemento. Questo, allo stato puro, venne identificato come pietra filosofale. Chi possedeva la pietra avrebbe potuto combinare fra loro gli elementi per ottenerne altri. In particolare l’oro, dato dalla proporzione armonica di terra, aria, acqua e fuoco. Scoprire il segreto della pietra filosofale significava poter forgiare la materia, ovvero diventare onniscienti e godere di ricchezza e immortalità. Ma qualcuno è mai riuscito nell’intento?

Nicolas Flamel, il più famoso alchimista del mondo

Nel 1330 dice che sia nato un uomo, Nicolas Flamel, in grado di comprendere il mistero della pietra filosofale. Secondo la leggenda, egli avrebbe sognato un angelo che gli mostrava un librone antico, dicendogli: “Guarda bene questo libro, Nicolas. All’inizio non comprenderai niente di esso, né tu né altri uomini. Ma un giorno vedrai in esso quello che nessun altro uomo sarà capace di vedere.” Nicolas non aveva mai visto il volume ma, anni dopo il profetico sogno, lo riconobbe nelle mani di un venditore. Acquistato il volume, pur non riuscendo a interpetarlo, Flamel si convinse che quando sarebbe stato in grado di leggerlo avrebbe scoperto il segreto della trasmutazione dei metalli in oro.

Nicolas Flamel, presunto inventore della pietra filosofale

 

L’occasione arrivò anni dopo, quando conobbe il Maestro Chances, un esperto in Cabbala ebraica. Sfortunatamente, il Maestro morì prima di aver decifrato l’arcano, lasciando a Flamel le indicazioni necessarie perché terminasse la ricerca da solo. Secondo la leggenda, Flamel riuscì a trasmutare l’argento in oro puro il 25 aprile 1392.

Nonostante il potere acquisito, si dice abbia condotto una vita modesta, continuando a esercitare il mestiere di libraio, senza usare mai la pietra filosofale per arricchirsi. Sulla morte di Flamel, però, aleggiano tanti misteri. Secondo alcuni morì a 89 anni, secondo altri a 106. Molti pensano non sia mai morto, grazie alle magiche proprietà della sua scoperta. Inoltre, pare che il corpo all’interno della sua tomba non sia mai stato trovato.

Crea anche tu la tua pietra filosofale

Dopo Flamel, nel 1613 Tommaso D’Aquino scrisse il Trattato della pietra filosofale, sulla base dei segreti a lui rivelati (pare) da Alberto Magno. Nel libro Tommaso, esperto di alchimia, descrive le fasi necessarie per la realizzazione della pietra filosofale. Il trattato è facilmente reperibile nelle librerie e online, persino su Amazon. Si riserva ai più curiosi la possibilità, dopo averlo letto, di provare ad affrontare il segreto della pietra. (Ma non avendo noi mai sfogliato questo libro arcano, non si assicurano risultati, NdR.)

Amelia
Il mito della pietra filosofale ricorre nella cultura popolare: qui la vediamo in un’immagine tratta dal film Harry Potter and the Philosopher’s Stone.

 

Il mistero della pietra filosofale non è mai stato svelato, ma continua ad affascinare l’umanità da secoli. La leggenda di una pietra in grado di fornire potere infinito attrae gli ambiziosi ma anche filosofi, studiosi, scienziati e, in questo caso, fumettisti. I narratori continuano ad attingere dalle leggende elementi che ci divertono e, al contempo, ci fanno riflettere. Così ci interroghiamo sull’origine delle leggende nella cultura popolare.

Ma i misteri in questa faccenda non sono finiti. Altre domande troveranno risposta nel prossimo articolo, in cui insieme ad Amelia e alla sua famiglia scopriremo i segreti di Giano Bifronte e la leggenda dei magici elementi. Al prossimo viaggio!

Giulia Donatelli

Immagini © Disney – Panini Comics, Derby Museum and Art Gallery, Onedio, Warner Bros

Fonti:

https://www.eroicafenice.com/fun-tech/curioso/la-leggenda-della-pietra-filosofale/

https://cultura.biografieonline.it/quattro-elementi-naturali/

http://www.altrarealta.com/index.php/nicolas-flamel-e-il-mito-della-pietra-filosofale/

http://www.duepassinelmistero.com/nicolas%20flamel.htm

Unagna

Cresciuta con "Il battello a vapore", pirati, moschettieri, Calvino, Terry Deary e - ovviamente - fumetti Disney. Scrive da sempre: ha iniziato a farlo sui muri, dove da piccola scriveva lettere senza ordine prima ancora di aver imparato a scrivere parole sensate, con gran gioia di sua madre. Oggi si è rassegnata a scrivere al computer o sui fogli di carta.
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