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Magie d’inverno

La morsa del gelo ci ha stritolati ormai da qualche tempo, e bikini e bahama mama sembrano oggetti provenienti da Saturno. È il periodo dei maglioni giganti, del doppio strato di coperte, delle tisane calde. Il Natale è appena trascorso e un altro anno placidamente ricomincia, rallentato da quel freddo che leva un po’ a tutti la voglia di alzarsi alla mattina.

Ad Halloween vi avevo proposto una selezione di cortometraggi  Disney per farvi venire i brividi: oggi vi presento un’altra carrellata di cose belle, divertenti, interessanti, ma con l’obiettivo parallelamente opposto. I brividi li voglio debellare! E quale metodo migliore di una parata di corti il cui leitmotiv è il torpore invernale?

Gli episodi che vi propongo sono collegati da vari fili rossi: sono tutti ambientati in inverno e… emanano calore, in ogni senso. Nelle avventure di cui vi parlerò troverete sì personaggi che letteralmente cercano di scaldarsi per smussare i denti aguzzi dell’inverno, ma anche preziose parabole natalizie che vi riscalderanno il cuore e l’anima.

Le regole sono sempre le stesse: solo corti o featurette, niente lungometraggi né spezzoni tratti da film collettivi. Tutto chiaro? Allora mettetevi comodi sotto una copertina, preparatevi un buon tè caldo e iniziate col binge watching!

10) Mickey’s Orphans (1931)

Mickey’s Orphans è il primo cortometraggio Disney legato al Natale, e va visto e conosciuto anche solo per meriti filologici. In questi primi anni i prodotti Disney stanno puntando ancora molto sul connubio tra azione e musica, che tanta fortuna assicurerà a Topolino e al suo papà. In questa fase pionieristica, Walt sta ancora lasciando da parte la trama per concentrarsi sulle gag e sulla sinergia tra queste e la partitura sonora.

Mickey’s Orphans non fa eccezione. Nell’incipit seguiamo una vedova, miserabile quanto stereotipata (ma è anche il 1931!), abbandonare la propria nutrita prole davanti all’uscio di casa Mouse. Mentre Mickey e Minnie stanno preparando l’albero, la vagonata di orfanelli irrompe e mette a soqquadro l’abitazione, ovviamente a ritmo di musica. L’ingresso dei pargoli scalmanati riscalda non poco l’ambiente casalingo e l’atmosfera di Natale, mentre all’esterno infuria una gelida bufera di neve.

Al di là del calore portato dalla presenza degli orfani, il corto è importante perché fa capire al vecchio Walt che la magia del Natale non è poi così distante da quella dei suoi personaggi.

9) Pluto’s Christmas Tree (1952)

Dagli albori dei corti del filone natalizio, ecco il loro tramonto nel giro di una sola posizione. Pluto’s Christmas Tree è il cortometraggio che precede la soppressione della serie classica di Mickey Mouse, in un periodo crepuscolare per l’intera animazione. L’arrivo della televisione, il mutamento dei gusti del pubblico e il cambiamento delle logiche di mercato erano stati tre pesanti pietre tombali per il mezzo espressivo, a cui va aggiunta l’inesorabile decadenza a cui era stato condannato l’imborghesito personaggio di Topolino.

Il Topo da cui tutto ebbe inizio avrà la sua rivalsa solo nel 1995, con Topolino e il Cervello in Fuga. Nel frattempo, in questo corto lo vediamo intento a preparare il suo albero di Natale (come nel 1931!), ignaro che sia al contempo la casa di Cip e Ciop. Incapace di capire gli avvertimenti del suo cane, si desta dal suo torpore piccolo-borghese solo nel finale, quando scorge sotto la sua finestra Pippo, Paperino e Minni dedicargli toccanti carole natalizie.

Appiattimento del personaggio a parte, il corto va recuperato per questa chiusura quasi commovente, che sancisce anche l’ultima reunion di Paperino, Topolino e Pippo per diversi anni a venire. Una scena bella, spontanea e ricca del calore che solo gli amici e i parenti sono capaci di offrirti.

8) The Art of Skiing (1941)

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Se si parla di corti da vedere al calduccio, L’Arte di Sciare non può proprio mancare. L’incipit ci mostra Pippo sepolto sotto chili di coperte di lana e imbottito di borse dell’acqua calda, beatamente addormentato in una baita di montagna.

La sua pacifica e invidiabile condizione è osteggiata dal Narratore, figura ricorrente nei cartoni “How To” della serie di Goofy: si tratta di una sottocategoria di corti in cui il tontolone è alle prese con diverse discipline, sciorinate tramite delle seriose lezioni. La comicità scaturisce proprio dalla distonia tra la flemma del suddetto Narratore e i disastri combinati da un Pippo super espressivo.

Una curiosità: è proprio in questo storico cartone che Pippo inizierà a emettere il suo leggendario ululato durante le cadute dai precipizi!

7) Squatter’s Rights (1946)

Restiamo sulle baite di montagna, location ideale per stare al calduccio e al contempo godere di una vista innevata e meravigliosa. In quegli anni la stella di Topolino è in pieno declino, e il personaggio viene usato come semplice espediente per portare in scena le disavventure del più amato cane Pluto.

È quello che accade in Due Scoiattoli Dispettosi: oltre a Pluto, i veri protagonisti sono Cip e Ciop, qui alla loro seconda apparizione, e ancora identici l’uno all’altro nell’aspetto. Ciop si differenzierà solo a partire dall’anno successivo, con il corto Chip an’ Dale.

Pur non essendo nulla di particolarmente esaltante, l’episodio offre diversi momenti di divertimento che culminano nell’esilarante gag finale, in cui sia Topolino che Pluto credono che il cagnolone si sia sparato con un fucile.

L’atmosfera del corto è comunque estremamente suggestiva e pone il suo fulcro proprio nel calduccio: Cip e Ciop vengono destati dal loro torpore invernale dalla selvaggia incursione degli inquilini del rifugio, di cui ostacoleranno ogni tentativo di accendere una rigenerante stufa.

Anche qui chiudo con una curiosità: questo cortometraggio sancisce il definitivo passaggio di consegne tra Walt Disney e Jimmy MacDonald nel prestare la voce a Mickey Mouse. Le corde vocali di Walt erano state irrimediabilmente corrotte dalle troppe sigarette: a causa di ciò, il papà di Topolino non sarà mai più in grado di emetterne l’iconico falsetto.

6) Chip an’ Dale, Toy Tinkers, Corn Chips (1947, 1949, 1951)

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Cip e Ciop sono due personaggi particolarmente a proprio agio con le ambientazioni invernali. Ho voluto raccogliere sotto un’unica posizione tre esilaranti cortometraggi che ce li mostrano alle prese con Paperino in location candide e innevate. Sebbene solo il primo della triade abbia direttamente a che fare col tema del calduccio, gli altri restano comunque rilassanti e degni di nota per quel che concerne l’atmosfera da coperta e tè caldo.

Tutti e tre presentano ottimo ritmo, animazioni fluide e ambientazioni delicate e ispirate. In Corn Chips c’è da ricordare l’inusitata pioggia di pop corn che ricopre la casa del povero Donald, mentre in Toy Tinkers è di indubbia ilarità la vera e propria guerra che i chipmunks scatenano contro il papero. Chip an’ Dale, invece, merita un paio di parole in più.

Paperino ha freddo, molto freddo, freddissimo. Si trova in una baita montana e il camino piange miseria. Esce a procacciarsi il legname per ravvivare il fuoco e scaldarsi il portapiume: legname che, com’è ovvio, è anche la casa dei due vivaci roditori. Da qui prende le mosse una frizzante guerriglia tra Paperino e le due bestioline, secondo uno schema che sarà sempre più reiterato nelle avventure animate della serie.

Col tempo ciò risulterà ripetitivo, ma in questo corto si raggiungono vette di assoluta perfezione stilistica. Il regista Jack Hannah imbastisce delle dinamiche esilaranti e ben gestite, con assoluta padronanza del ritmo e dei tempi comici. Ne è dimostrazione, per esempio, la scena di Paperino che riemerge dal camino, o quella in cui apre la porta a un’enorme palla di neve rotolante.

In chiusura, fatemelo dire: vedere Paperino carezzarsi il portapiume davanti al fuocherello mi è sempre piaciuto tantissimo, mi faceva avvertire quel delizioso tepore sulla mia stessa pelle. E Chip an’ Dale è pieno di immagini del genere!

5) Dumb Bell of the Yukon, Rugged Bear, Bearly Asleep (1946, 1953, 1955)

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Accantonate le scaramucce con Cip e Ciop, Paperino decide di scontrarsi con animali di taglia decisamente più grossa. Tra le tante bestie che il papero si troverà ad affrontare, un capitolo a parte meritano sicuramente gli orsi, filo rosso che collega i tre corti presenti in questa posizione.

Durante gli anni ’50 gli Studi Disney si impegneranno in una semplificazione degli sfondi (che si fanno stilizzati e geometrici) e in una graduale decostruzione dell’immagine del “pericoloso predatore”. Ciò culminerà nel clownesco orso Humphrey, ma all’epoca di Dumb Bell of the Yukon tutto ciò non è nemmeno pensabile. Le ambientazioni sono ancora dettagliate e i plantigradi sono mostrati come letali e minacciosi.

Il corto è davvero atipico: Paperino si trova nel Klondike per ammazzare un orso, in modo da ottenere una pelliccia per Paperina. Lo vediamo addirittura rimuginare sulle modalità di uccisione dell’animale! Lo spunto è intriso d’una scorrettezza d’altri tempi, e risulta divertente e godibilissimo per la sua interessante atmosfera, divisa tra gelide lande canadesi e baite montane dotate dell’imprescindibile camino.

Tutto cambia nel 1952 con l’uscita di Rugged Bear, il cortometraggio d’esordio di Humphrey Bear. L’orso in questione è imbranato, mite, impacciato e, cosa più importante, sempre perdente negli scontri con Paperino. In questo primo episodio lo vediamo cercare riparo dalle schioppettate dei cacciatori nel rifugio affittato da Paperino, con esiti che vi faranno lacrimare dalle risate. Le storie di Humphrey sono infatti dominate da una squisita vena tragicomica, che poggia su solide basi slapstick e una pacata rassegnazione di fondo. Rugged Bear è ambientato durante la stagione di caccia agli orsi, ossia tra la metà di novembre e la fine di dicembre, e in effetti non manca uno scoppiettante ceppo a ravvivare la baita.

Bearly Asleep si addentra ancora maggiormente nel periodo invernale, descrivendo il letargo dei plantigradi. Ancora una volta Humphrey è un reietto, estromesso dalla grotta a causa del suo russare. Abbandonato al freddo e al gelo, cercherà rifugio nella calda baita del ranger Paperino, che chiaramente non gradisce la pelosa intrusione. Ancora una volta gli esiti sono a dir poco esilaranti, per un cortometraggio che, com’è ovvio, si gusta meglio sotto due o tre strati di coperte.

4) Duck The Halls (2016)

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Ci avviciniamo al podio, dunque torniamo a capofitto nel periodo più propriamente natalizio, quando la ricerca del calore del corpo e dell’anima coincidono deliziosamente.

Avevo già parlato nel succitato articolo di Halloween di Paul Rudish e del suo meraviglioso lavoro con i personaggi Disney. L’animatore (ex Super Chicche, Il Laboratorio di Dexter, Samurai Jack) li ha immersi in una miscela inusitata ma efficace di umorismo dissacrante, innovazione ben congegnata e solco della decennale tradizione disneyana.

Prima di parlare di questo speciale natalizio della nuova serie Mickey Mouse, però, chiedo a tutti i puristi e i nostalgici di trattenere un lungo e rigenerante respiro. Va tutto bene, lo giuro.

Siete pronti?

Duck The Halls prende le mosse dalla rivelazione che i paperi… migrino.

Esatto. In questo Christmas special la famiglia dei Paperi è costretta a svernare al Sud. Ci viene quindi spiegato come i palmipedi non abbiano mai festeggiato alcun Natale, in piena contraddizione con qualsiasi cosa ci sia stata raccontata in precedenza.

Paul Rudish riconnette i personaggi Disney al loro statuto più animale, rinnegando in parte la fondamentale lezione per cui si tratti di effettivi esseri umani, solamente disegnati come animali antropomorfi. Lo fa, però, con una consapevolezza rara e delicata, totalmente funzionale alla stupefacente storia che intende raccontare. Rudish e il suo team utilizzano i personaggi in piena libertà, evitando di rimanere invischiati nella tradizione e nel canone e sfruttando di volta in volta gli spunti per riuscire a meravigliare e divertire lo spettatore. Le sue sono odi all’inventiva, alla risata, alla libertà.

Lo so che qualche fegato ormai sarà esploso, ma fidatevi quando vi dico che Duck The Halls narra un’avventura nuova, dirompente, armoniosa, esilarante, matura e toccante. A dispetto della questione migratoria, i personaggi sono caratterizzati in maniera umanissima e tridimensionale. Non mancano le situazioni da commedia slapstick e si ride tantissimo, ma i protagonisti affrontano soprattutto situazioni e problemi complessi. Paperino che desidera vivere almeno un Natale, i suoi amici che lo amano e cercano di accontentarlo, Topolino che gli vuole un bene dell’anima, Paperina che lo ama, e lo ama tanto.

Duck The Halls si smarca dai classici cliché degli speciali natalizi e sforna un’ennesima perla nel panorama dell’animazione Disney contemporanea. Guardatelo come si beve un tazza di tè: senza troppi pensieri, con calma e con gusto.

3) Mickey’s Good Deed (1932)

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Avevamo iniziato questo elenco innevato ricordando Mickey’s Orphans, primo cortometraggio Disney dedicato al Natale, ancora basato sulle gag e sulla musica più che sulla trama. Mickey’s Good Deed segna una rivoluzione in questo senso: a un anno dalla tragicomica danza degli orfanelli, si prosegue il filone natalizio con una storia triste, quasi sofferta. Ancora più importante: si comincia a raccontare una storia.

Mickey’s Good Deed è il primo corto Disney interamente story-driven. Per la prima volta si lasciano da parte gag, danze e siparietti in favore di un racconto straziante, così crudo e commovente che pare strappato dalle pagine di un libro di Dickens. La parabola (perché questo è quello che sembra) mostra Topolino e Pluto poveri diseredati, ridotti a suonare in strada per qualche centesimo. Anzi, nemmeno: per quel che si scopre essere una manciata di pezzi di ferraglia.

Ma l’episodio non si concentra sulla miseria di cane e padrone. Con un interessante montaggio alternato, il regista Burt Gillet ci mostra la situazione di una famiglia benestante (dei maiali!) e di una nullatenente (con tanto di lisca di pesce che nuota nella boccia). Per aiutare questi ultimi, Mickey decide di vendere Pluto al viziato bimbo-maiale: il gesto, tanto eclatante quanto ben raccontato, porta a un finale di una dolcezza disarmante e tutt’altro che banale. Un corto di quelli che ti scaldano il cuore e fanno bene all’anima.

2) Santa’s Workshop e The Night Before Christmas (1932, 1933)

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A volte, persino le cose più straordinarie ci appaiono scontate. Il tempo, l’abitudine, il cinismo: elementi che ci disilludono, talvolta ci corrompono. E ci fanno perdere lo stupore per la magia.

Il 30 luglio del 1932, la magia accade. Columbia Pictures distribuisce Flowers and Trees, prima Silly Symphony a colori, che vince l’Oscar per la neonata categoria “miglior cortometraggio d’animazione”. Il procedimento utilizzato è quello a tre colori, nuovissimo, offerto dalla società Technicolor: è talmente superiore al precedente metodo a due colori che Walt Disney si convince ad adoperarlo cestinando le sequenze in bianco e nero realizzate fino a quel momento, nonostante le perplessità del pragmatico fratello Roy. Il successo è tale da risollevare l’intera serie delle Sinfonie Allegre, in quel periodo adombrata da quella principale di Mickey Mouse.

Ciò porta a nuovissimi corti di eccezionale fattura. Due di questi sono proprio Santa’s Workshop e The Night Before Christmas, in perfetta continuità narrativa: il primo ci mostra i preparativi per la partenza di Babbo Natale, il secondo la sua visita presso una casa di orfanelli.

Le coreografie e le atmosfere sono gestite magistralmente dal regista Wilfred Jackson, che dirigerà in futuro La Gallinella Saggia (corto d’esordio di Paperino) e veri capolavori come la sequenza A Night On Bald Mountain / Ave Maria del film Fantasia.

Il Babbo Natale qui ritratto è un omone simpatico e bonario, dalla risata calda e fragorosa. È vestito di rosso e bianco: la Coca-Cola ha cominciato a mostrarlo così dall’anno precedente nelle sue pubblicità, ma ancora prima ci avevano pensato l’azienda White Rock e la rivista satirica Puck. C’è dunque da considerare queste Silly Symphonies (che vantavano un’ampia distribuzione) come fondamentali per la costruzione della figura di Santa Claus nell’immaginario collettivo occidentale.

I colori scintillanti, Babbo Natale che distribuisce gioia e allegria, gli elfi che costruiscono i giocattoli, gli orfanelli che accorrono stupiti ed entusiasti: Santa’s Workshop e The Night Before Christmas sono racconti che odorano di miele e cannella, ti scaldano e ti fanno stare bene.

1) Mickey’s Christmas Carol (1983)

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In quanti sono corsi qui per vedere quale cortometraggio ricoprisse la prima posizione? Potete tirare un sospiro di sollievo: per quanto banale possa sembrare, il primo posto tocca meritatamente a questa pietra miliare della produzione disneyana.

C’è poco da fare: tutti lo abbiamo visto, tutti lo abbiamo amato. Il Canto di Natale di Topolino è un’opera eccezionale, commovente, fedele, che tratta con rispetto e amore lo straordinario cast dei cosiddetti standard characters. Il Sovrano dei corti Disney invernali.

Trent’anni esatti erano passati da The Simple Things (1953), ultimo e inglorioso cortometraggio della serie Mickey Mouse. Con l’arrivo della televisione, l’epoca dei corti era ormai tramontata: le mutate logiche del cinema d’animazione imponevano nuovi ritmi e nuovi prodotti. Gli shorts erano stati soppiantati dalle featurette, mediometraggi occasionali dalla durata più estesa, cast allargato e trame di ampio respiro.

Mickey’s Christmas Carol è il lavoro congiunto della vecchia e nuova guardia dello staff dei Disney Studios, che all’inizio degli anni Ottanta si trovano a lavorare fianco a fianco. La guida spetta a Burny Mattinson, veterano dell’azienda, che orchestra un racconto delicato ed efficace, esauriente ed emozionante, distribuendo meravigliosamente i vari ruoli del più classico dei racconti di Natale.

Non era scontato, infatti, che il ruolo di Ebenezer Scrooge fosse affidato al quasi omonimo Scrooge McDuck, che Carl Barks aveva creato nel 1947 proprio sul modello dell’avaro di Dickens. Fino a quel momento le apparizioni sul grande schermo del papero magnate erano state piuttosto rade, e suscitava perplessità la trasposizione di un personaggio così sfaccettato e maturo in un contesto animato: gli Studios da tempo avevano ripiegato sui litigi slapstick con una vasta gamma di animali, dimensione che palesemente non si addiceva a Paperone.

Burny Mattinson non solo ci offre uno Scrooge in grande spolvero, ma assegna anche dei ruoli tanto azzardati quanto ben recitati: uno su tutti Pippo-Marley, ma anche Topolino-Cratchitt o Gambadilegno-Fantasma dei Natali Futuri, che offrono una encomiabile lezione di caratterizzazione e dimostrano la strabiliante versatilità degli standard characters.

Ma non è solo la storia, o i personaggi classici, o le atmosfere, o le animazioni: Mickey’s Christmas Carol è il Sovrano dei corti invernali anche per la colonna sonora. Un unico, meraviglioso, emozionante brano: Oh What a Merry Christmas Day, dalla melodia così dolce e lieve da spingere quasi le lacrime a sgorgare da sole.

Lacrime che, del resto, sono indotte da ogni elemento presente nella featurette: la storia è dolce e delicata, toccante in diversi punti, e illumina il più classico dei racconti natalizi con una luce emozionante e fedele. Sfido chiunque a non sciogliersi durante la visione di questa parabola d’altri tempi: impossibile non provare genuino trasporto sul finale, quando Scrooge abbraccia il piccolo Timmy e i suoi fratelli, mentre ascoltiamo Oh What a Merry Christmas Day.

Cosa state aspettando? Fuori fa tanto freddo! Scaldatevi il cuore e l’anima con questi suggestivi, divertenti e malinconici diademi innevati firmati Walt Disney.

Mattia Del Core

 

Fonti:
Animanìa: indagine sul rapporto tra i prodotti d’animazione e le masse” (M. Del Core)
Anime disegnate” (L. Raffaelli)
Animazione: una storia globale” (G. Bendazzi)
http://www.ilsollazzo.com/c/disney/
http://www.whiterocking.org/santa.html
shorturl.at/txyMX

Immagini © Walt Disney

Mattia Del Core

Videomaker innamorato da sempre dei Paperi Disney, promulga questa passione sul web dal 2011. Adora il cinema d'animazione, il tè, il silenzio. Admin di Ventenni Paperoni e direttore editoriale di VentenniPaperoni.com. Si dice abbia segretamente becco e piume.
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