Crea sito
Salvador Dalì incontra Walt Disney

Dalì e Disney

Salvador Dalì lo conosciamo tutti come l’artista degli orologi che si sciolgono, di quadri difficili da capire, un po’ strampalati. Ciò è dovuto alla sua appartenenza alla corrente artistica del Surrealismo, avanguardia pittorica caratterizzata da elementi dell’irrazionale, dell’inconscio umano, della psiche nei suoi lati più assurdi. Walt Disney, invece, non necessita di presentazioni: padre visionario di un mondo di favola, grande sognatore con tanta voglia di fare ed inventare. Bene, ora immaginate se questi due personaggi si mettessero a lavorare insieme per creare qualcosa; ne verrebbe certamente fuori qualcosa di alto. Infatti, è ciò che -quasi- successe.

La Seconda Guerra Mondiale: voglia di rialzarsi.

Ebbene sì, in questa storia fa la sua ingombrante comparsa anche la guerra, e che guerra. Colpì persino la Disney, causando quasi un tracollo finanziario a causa di debiti, che misero nei guai il Papà dei Topi. Si toccò il fallimento. Immaginate dove saremmo ora, noi appassionati, se l’economia avesse avuto la meglio. Mi vengono i brividi. Egli, però, fortunatamente, non poteva arrendersi, non poteva pensare di mettere da parte il suo sogno, e così, nonostante le macerie ancora fumanti, si rimboccò le maniche per rimettersi in piedi.

Alla fine degli anni ’40, si conobbe con il pittore surrealista, con il desiderio di creare un cortometraggio innovativo, molto diverso dai precedenti. L’idea era balzata alla mente a Dalì, dopo aver ascoltato una musica, intitolata Destino, composta dal messicano Armando Dominguez. I due si misero all’opera nel 1945, e per più di sette mesi le loro aspettative crebbero, influenzandosi e stimolandosi a vicenda nella realizzazione del visionario progetto. La stima reciproca ben si può notare dalle parole che Salvador spese:

Walt Disney ha l’innocenza di un bambino e una forza di volontà che non è stata ancora scalfita.

Vennero realizzati bozze e disegni preparatori, e l’entusiasmo era grande, ma il tutto era destinato ad essere scalfito dalla crisi: il progetto venne abbandonato, fine dei giochi.

Here we go, mezzo secolo dopo!

Si sa, i geni buoni capita vengano tramandati di generazione in generazione, ed è ciò che accadde in questo caso. Nel 1999,  il nipote di Walt, Roy Edward Disney, decise di riprovarci. Il cortometraggio Destino vide la luce dopo più di mezzo secolo dopo la sua ideazione. Nel 2003 ricevette molteplici premi, addirittura l’anno seguente ricevette una nomination agli Oscar. Il nipote degno di tanto parente partì dal materiale lasciato incompleto composto da Dalì e Walt, grazie ad un team infarcito di animatori e registi,  aiutandosi con gli scritti di John Hench, il braccio destro dell’artista. Costui, deluso per la fine forzata del progetto, animò una manciata di secondi derivati dai lavori, ripresi poi da Roy in Fantasia 2000.

Vi lascio qui il cortometraggio. Prima di continuare con la lettura dell’articolo, andate a vedervelo, almeno un paio di volte, e poi tornate qua, che vi aspetto.

Bene, avete fatto? Ci avete capito qualcosa? No? Bene, nemmeno io! E va bene così! Dopotutto, cos’altro ci si potrebbe aspettare da colui che dipinse degli orologi molli? Il corto è una summa di cose a caso, che però a caso non sono, che ci ingarbugliano il cervello nel tentativo di seguire un filo logico, una trama, qualcosa di razionale. L’unica cosa che sono riuscito a capire è la bellissima melodia di sottofondo, molto rilassante, un po’ ipnotica. Questo, almeno per quanto riguarda la prima visione. Per riuscire a cogliere qualcosa, ho dovuto riguardarlo un po’ di volte.

Destino

Una ballerina, una statua, un insieme delle due cose, una danza spensierata fra marmi greci, manichini, fiori, bulbi oculari, e mille altri elementi che fanno da comparse e sfondo a questa fanciulla che altri non sta cercando che il suo amore. Molteplici sono i riferimenti, più o meno nascosti, alle opere di Salvador Dalì: qua e là sono sparsi i suoi tipici orologi, volti statuari e strutture non ben definibili. Da perderci la testa.

Destino

Topolino e il surreale viaggio nel destino.

Nel 2010 venne realizzata su Topolino una storia con protagonista proprio Salvador Dalì, scritta da Roberto Gagnor e disegnata dal maestro Cavazzano. Ad onor della reale epoca in cui l’artista è vissuto, lo stile riprende molto quello degli anni ’30  e ’40, con un Topolino nelle tipiche braghette di allora. Al suo fianco, uno smagrito Pippo e Paperino dal becco chilometrico. I tre, con una sana dose di imbranataggine, cadranno nella storia disegnata da Walt e Dalì, riguardante proprio un cortometraggio.

Dalì

Insomma, cos’altro aggiungere? Spero di avervi fatto scoprire una perla temo sottovalutata dell’immensa produzione disneyana, qualcosa di mistico, che ancora una volta ci fa amare e celebrare quella brillante mente che fu Walt Disney.

Immagini © Panini Disney

Anto

Anto

Vive per scrivere, e vorrebbe scrivere per vivere. Nel dubbio, intanto che sporca fogli con l'inchiostro, frequenta Lettere Moderne, giusto per rimanere in tema. Paperino è il suo spirito guida, il mondo il suo habitat naturale.

Lascia un commento

Chiudi menu