Non ci sembra ci possa essere miglior modo per augurarvi il più bello dei Natali, se non auspicando per voi una quantità non indifferente di paperi e topi sotto l’albero e davanti al camino.
Il nostro regalo è un grappolo di piccoli consigli preziosi: le nostre storie natalizie preferite (quindici storie per quindici redattori), i tanti feels che queste ci ispirano, le risate, le emozioni, l’atmosfera. Buona lettura e buon Natale.

Paperino Paperotto e gli stivali di Babbo Natale (Enna-Perissinotto)

Anche se non compro Topolino ogni settimana c’è un numero che non mi faccio sfuggire da ormai tanti anni, quello di Natale. La storia che ho scelto è contenuta nel Topolino 2457, anticipata da una copertina che ricordo come l’avessi acquistata ieri. Tutta la banda di Paperino Paperotto insieme a formare un albero di Natale e un po’ di brillante a dare quel tocco speciale, perfetto per queste occasioni.
Paperino Paperotto e gli stivali di Babbo Natale non è una storia particolarmente lunga ma in 24 pagine racchiude tutta l’essenza di questo personaggio e il perché questa ennesima versione di Paperino sia necessaria. L’ho riletta in occasione della stesura di questo articolo ed è stato emozionante. In un attimo sono volato indietro nel tempo, quando avevo qualche anno in meno e il Natale era la festa più attesa dell’anno, gioia pura, da condividere con amici e parenti. Paperino Paperotto vede il mondo in maniera semplice e ragiona con la fantasia tipica della sua età. Per questo è naturale che il ritrovamento del paio di stivali indossato da Babbo Natale diventi per lui l’inizio di un’avventura, con gli adulti vittime inconsapevoli del Paperotto in rosso.
Rileggerò sempre con piacere questa e altre centinaia di storie. La vera magia del fumetto Disney per me è proprio il far rivivere momenti passati e in un attimo sprofondare nella nostalgia più positiva. Quella che ci fa sorridere, emozionare e finanche commuovere leggendo di un piccolo papero e dei suoi stivali magici.
Luca Rago

Zio Paperone in “notte silenziosa” (Gagnor-Faccini)

natale
È difficile scegliere quale sia la mia storia preferita sul tema natalizio. Ce ne sono così tante e tutte così belle!
Perciò ho preferito farvi conoscere (o ricordare se la conoscete già) quella che più mi ha colpito: Zio Paperone in: Notte Silenziosa.
Si tratta di una cosiddetta storia muta, ovvero una storia senza dialoghi o balloon che espongano parole o pensieri dei personaggi.
Proprio così. I personaggi agiscono soltanto, in totale silenzio. O meglio, siamo noi ad immaginare quello che potrebbero dire.
In questa storia uscita nel 2010 su Topolino n.2874, sono importanti le azioni del protagonista, Zio Paperone, che si sta cimentando nella chiusura del bilancio annuale proprio la sera di Natale.
Nonostante la calma apparente, assistiamo a una serie di incursioni di personaggi che paiono essersi messi d’accordo per andare a disturbarlo e farlo arrabbiare tutti insieme: Brigitta con il suo amore non corrisposto, Amelia con i suoi vani tentativi di rubare il decino, la Banda Bassotti che tenta di attaccare il deposito e Rockerduck, che va a fargli visita solo per mostrargli il suo fantastico trofeo.
Ma, al culmine del nervosismo di Zio Paperone, c’è un momento, in una sequenza di vignette bellissima che qui ho riportato, in cui, rinchiuso in una stanza per ponderare come procedere lontano dai suoi nemici, si ferma a fissare una candela spenta ed è proprio quella candela a riportarlo indietro nel tempo, nel suo passato: un passato più freddo e solitario.
Ed è in quell’istante che Zio Paperone realizza quanto sia “ricco” il suo presente e quanto le persone che tanto lo infastidiscono siano dopotutto persone a cui vuol bene (a suo modo!). Così vediamo il più burbero dei paperi aprire il suo cuore (solo per Natale forse!) e donare a tutti un po’ di felicità.
Questa storia mi è rimasta nel cuore perché ha dato valore alle azioni eliminando l’aspetto sonoro rappresentato dai dialoghi dei personaggi ma così facendo lo ha enfatizzato ulteriormente attivando la nostra immaginazione.
Tutto ciò mi ha portato alla mente la performance dell’artista John Cage che provocatoriamente scrisse un pezzo, 4′ 33″ (quattro minuti e trentatrè secondi) di assoluto silenzio. Perché scrivere un pezzo senza suoni, di assoluto silenzio? Perché in questo caso, non esistendo il silenzio assoluto, la composizione era costituita dai suoni emessi dall’ambiente (un colpo di tosse in platea, qualcuno che sbadiglia, uno scricchiolio nel legno o semplicemente l’aria) rendendo così protagonista l’ambiente stesso e chi lo abita, quindi più in generale la vita stessa.
Così come 4′ 33″ dimostra che non esiste il silenzio assoluto ma ci saranno sempre dei suoni protagonisti del silenzio, la vita stessa è protagonista e si manifesta con i più piccoli suoni e rumori, così in Notte Silenziosa, Zio Paperone capisce come non ci si possa isolare completamente dal mondo esterno e dalla vita che lo rende tale.
Giulia Satta

Paperino e la Vigilia Strapazzante (Faccini-Freccero)

Entra in scena Timoteo Piccione
La storia natalizia che voglio assolutamente consigliare, e che a mio avviso merita di essere recuperata a tutti i costi, è Paperino e la Vigilia Strapazzante, firmata da Andrea Freccero (alle matite) e dal genio dell’umorismo surreale in persona, Enrico Faccini. Uscita originariamente su Topolino 2717, un memorabile numero natalizio (comprandolo ricevevi un altro giornalino da regalare a chiunque avresti voluto…).
Questa storia segna la seconda apparizione di quell’impiccione di Timoteo Piccione, un corpulento e invadente forestiero arrivato a Paperopoli come turista e ospitato in casa di Paperino, che… avrà modo di pentirsi amaramente di aver dato ricetto ad un simile perturbatore della quiete pubblica e privata. Inventato dal genio di Tito Faraci, Timoteo è infatti una inarrestabile macchina macina-domande, una mitragliatrice a fuoco continuo caricata ad ingenua ed infantile curiosità, e privo di qualsiasi tipo di freno!
In Paperino e la Vigilia Strapazzante il corpulento piccione impiccione torna a Paperopoli e, grazie ad un colpo della proverbiale sfortuna del Nostro, rende impossibile a Paperino l’imbucare la letterina natalizia di Qui, Quo e Qua, rischiando di rovinare loro il Natale! Ma ovviamente tutto si risolverà per il meglio…
Questa storia mi è rimasta particolarmente cara per via di alcuni semplici ingredienti:
-il citazionismo barksiano (alcune situazioni e vignette si rifanno alla classica storia natalizia Paperino e la scavatrice);
-la fastidiosa, ingombrante e divertente presenza di Timoteo Piccione, una spalla usata raramente, uno scocciatore davvero scocciante, ma con il cuore grande grande;
-la canzone fischiettata da Timoteo quando entra in scena, che utilizzai come base per “comporre” un brano che poi suonai in classe, al ritorno dalle vacanze, e che mi fruttò uno dei miei (rari) buoni voti in Musica.
Se volete leggervi una storia classica, ma impreziosita dalla novità dell “antagonista”, questa è ciò che fa per voi.
Giovanni Posocco

Zio Paperone testimonial natalizio (Leoni-Negrin)

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Zio Paperone testimonial natalizio è il divertente contributo di Lucio Leoni ed Emanuela Negrin per questo periodo dell’anno. A tratti può ricordare la classica conversione dell’avaro di dickensiana memoria, ma si nota subito la grande abilità degli autori: la narrazione risulta originale, ritmica, divertente.
La storia, inoltre, mostra una sostanziale differenza con le altre favole natalizie. Fin dall’inizio viene messo a nudo il lato negativo del Natale: consumismo, stress per i regali e riunioni familiari forzate. L’unico contento, il più grande produttore di giocattoli del mondo, Paperon de’ Paperoni. A lui, Babbo Natale, personaggio ricorrente nelle storie Disney natalizie, affida il compito di risvegliare il genuino spirito natalizio nei paperopolesi. Proprio Scrooge dovrà convincere i suoi concittadini a rinunciare alle spese pazze di fine anno. Non soltanto: Paperone dovrà anche dare il buon esempio, aiutando i bisognosi della città. La formula è la stessa usata per i bambini: un regalo che ricompenserà Paperone di tutti i suoi sforzi.
Con dialoghi brillanti e disegni dinamici, il duo Leoni/Negrin regala, è il caso di dirlo, un’opera che dà speranza e scalda i cuori, vero obiettivo delle storie di questo periodo dell’anno.
Mattia Rispo

Topolino, Paperino e la smisurata e misteriosa incombenza di Natale (Faraci-Mazzarello/Soldati/Ziche)

Per me, una storia da leggere sotto l’albero è Topolino, Paperino e la smisurata e misteriosa incombenza di Natale, sceneggiata da Tito Faraci. Ma, se non riuscite a procurarvela sotto le feste, non preoccupatevi. Godetevi altri fumetti accanto al caminetto e leggetela fuori stagione: io, del resto, l’ho letta per la prima volta quest’estate.

Il fatto scatenante è un enorme pacco regalo che compare nel cielo, di cui nessuno sa la provenienza. L’apparizione suscita nel lettore le più svariate ipotesi:

  • per chi ha letto Marx, è solo l’ennesima trovata pubblicitaria che sottolinea come il Natale sia una festa capitalista e consumista;
  • per gli appassionati di fantascienza, è sicuramente opera degli alieni (da stabilire se buoni o cattivi);
  • a volerlo interpretare in maniera simbolica, si tratta di un oggetto volante avvistabile da ogni dove (lo vedono sia a Paperopoli che a Topolinia): è forse una versione laica della stella cometa, visibile ovunque la notte di Natale?
  • personalmente, a me ricorda La torta in cielo di Gianni Rodari: una torta compare sopra la città di Roma, tanto grande che si vede da ogni punto della città. Gli adulti vogliono attaccarla con l’esercito, ma ai bambini piace un sacco e alla fine è un manifesto contro la bomba atomica.

Scoprirete la verità solo se leggerete la storia. Nel frattempo sappiate che:

  • in realtà sono 3 storie e non una: Paperino e l’incombenza natalizia, Topolino e lo smisurato mistero di Natale, Topolino, Paperino e la smisurata e misteriosa incombenza di Natale, disegnate rispettivamente da Marco Mazzarello, Giampaolo Soldati e Silvia Ziche;
  • avrete a che fare con fantascienza, amore, metanarrazione e Babbo Natale;
  • Topolino e Paperino un tempo vivevano molte avventure insieme. Adesso abitano in due città diverse e si vedono di rado: ma in questa storia si incontrano e passano il Natale insieme. E questa è la mia parte preferita: quando i miei amici che ormai non vivono più qui tornano in città per Natale e, finalmente, ci rivediamo.

Agnese Amato

Paperino e l’alberello dei desideri (Michelini-Comicup)


Ci sono delle tradizioni che mantengo vive da quando ho memoria. Una di queste è leggere e rileggere Paperino e l’alberello dei desideri durante il periodo natalizio, magari mentre fuori la neve candidamente si posa per le strade.
Ma cosa è che rende così bella e magica questa storia?

Ci troviamo in una Paperopoli in pieno fermento, gente che si affanna per gli ultimi acquisti natalizi in ogni strada, e proprio in mezzo a questa frenesia Qui Quo e Qua si ritrovano casualmente in un vicoletto coloratissimo, dall’atmosfera oserei dire folkloristica, in cui si respira magia ad ogni angolo. Quanto mi affascinava (e quanto mi affascina tutt’ora) questa atmosfera così surreale, magica e impalpabile!
Da qui, da questo vicoletto incantato in cui i nostri paperini faranno un piacevole incontro, inizia la vicenda. Un tanto misterioso quanto gentil signore, dopo aver condotto Qui Quo e Qua nella sua strana bottega, farà loro dono di un alberello magico dai poteri straordinari. Ma si sa, della magia è sempre meglio non abusare, e questo i nostri paperi lo capiranno meglio alla fine della vicenda.
In questa storia sono racchiusi tutti gli elementi classici che un bel racconto natalizio dovrebbe avere. Non solo alberelli colorati e regali, ma anche un alone di mistero che circonda la figura del bottegaio, nonché un messaggio universale e tipicamente natalizio che ci viene proposto in modo semplice, ma non banale, una morale che ci sprona a portare con noi lo spirito del Natale tutto l’anno, con il buon auspicio che se faremo nostro questo messaggio, i semi di questo augurio potranno germogliare, regalandoci una speranza positiva per l’anno che verrà.
Questo messaggio emerge dal contrasto tra l’avidità di Paperone (che infine sarà punito per la sua cupidigia) e la candida bontà di Qui, Quo, Qua, che saranno costretti a fare un’importante rinuncia per salvare il loro zione dal guaio in cui si è trovato a causa della sua sete d’oro.
Finendo di leggere questa storia ho sempre avuto la sensazione di aver afferrato per un breve, fugace istante, quello che è l’inafferrabile significato nascosto del Natale.
Giulia Donatelli

Ultraheroes – Incubo natalizio (Salati-Gervasio)


Il Natale è, finalmente, ormai alle porte. E ancor prima dell’atmosfera natalizia che inonda qualsiasi città di questo piccolo grande mondo, è la nostalgia a bussare alla porta. Ripensare ai natali passati, i regali, le sensazioni e le emozioni che ancora oggi rimangono impresse nella nostra memoria.
Che bello sarebbe poter rivivere sempre quei momenti! Se fosse ogni giorno Natale… niente scuola, niente lavoro, niente doveri di ogni genere.. Sarebbe festa ogni giorno, tutti giorni!! Chi non vorrebbe una vita così??
Ve lo dico io chi: gli Ultraheroes, la banda di supereroi più forte che ci sia! Hanno già vissuto questa tragica esperienza in Incubo Natalizio, scritta da Giorgio Salati e disegnata da Marco Gervasio, e sanno sulla propria pelle come ci si sente.
Natale. La storia inizia con Paperino destatosi dal sonno dalle non troppo eccitate voci dei suoi nipotini Qui, Quo e Qua, che guardano passivamente i regali ricevuti, gli stessi dell’anno precedente. Non solo i nostri piccoli amici piumati, anche Paperino riceve lo stesso maglione dei natali passati. La giornata prosegue nella fattoria di Nonna Papera dove, durante il pranzo, Paperino e i suoi parenti-colleghi vengono contattati con urgenza da Eta Beta. Raggiuntolo, gli Ultraheroes scoprono il motivo della convocazione: Paperopoli, con tutto il mondo, sta vivendo il Natale da ormai una settimana nel mese di settembre! Inizialmente, la squadra non percepisce il problema: a chi non piacerebbe festeggiare tutti i giorni? Sarà Paperino, insieme ad Eta, a prendere il mano la situazione, nel tentativo di ristabilire il corso del tempo.
I due colleghi decidono dunque di incontrare direttamente un non troppo amichevole Babbo Natale, che colpisce i nostri amici a suon di panettoni. Precipitati sulla casa di Gambadilegno, scopriranno da quest’ultimo chi è il responsabile di questo sortilegio: la colpa ricade naturalmente sul loro acerrimo nemico, Spennacchiotto, il capo del team anti-eroi conosciuto come Bad-7! Con l’aiuto di Spectrus, lo scienziato malvagio ha preso il controllo di Babbo Natale, costringendolo a prolungare la ricorrenza. Collaborando insieme a Gambadilegno e Zafire, Paperinik riesce ad annullare l’ipnosi e a scoprire finalmente il perché di tale piano: in un Natale passato, Spennacchiotto ricevette un trenino giocattolo rotto da Babbo Natale. Claus negherà di avergli fatto tale dispetto, confermando l’integrità del dono. Alla fine, la colpa ricade su Eta Beta che, durante uno dei suoi soliti viaggi temporali, ha accidentalmente preso il pezzo mancante del trenino, scambiandolo per un componente della sua macchina.
Il Natale può così finalmente tornare nel suo mese d’origine, riportando tutto alla normalità.. compresa la scuola!
Nicola de Martino Norante

Paperino e la scavatrice (Barks)

scavatrice
Non poteva mancare all’appello, tra i nostri consigli di lettura natalizi, una delle storie sulla neve più divertenti del grande Carl Barks: Paperino e la scavatrice. Pubblicata per la prima volta nel 1949, la storia permette di apprezzare l’evoluzione di Paperone. Il miliardario, infatti, era all’epoca un personaggio relativamente nuovo, creato due anni prima proprio in occasione del Natale. Qui, per la prima volta, lo vediamo in ufficio, circondato dai suoi dollari e più energico che mai. Ma non è questo il motivo principale per cui consiglierei questa lettura.
Di Paperino e la scavatrice, infatti, ho sempre apprezzato l’impostazione. La storia riesce a trattare tematiche come lo “spirito natalizio” o l’affetto tra parenti, senza scadere nel banale né nel pesante. La prima cosa che noterete è che leggendola si sorride, a tratti si ride di gusto. Barks evita di usare toni zuccherosi, e anzi riempie di mazzate (termine accademico) svariate vignette. Paperino e Paperone hanno qui un rapporto travagliato, che passa dal conflitto all’improbabile alleanza. Così, proprio rifuggendo la semplificazione per cui il Natale dovrebbe corrispondere sempre e solo a buoni sentimenti, Barks ci regala una storia natalizia di prim’ordine. I buoni sentimenti, peraltro, non sono assenti. Sono inseriti in un quadro più complesso, e per questo più autentico.
Credo che stia qui la grandezza di Paperino e la scavatrice: riesce a scaldare il cuore, e lo fa senza edulcorare, raccontando una storia ricca di umanità. Umanità con i suoi pregi e i suoi difetti. E, in caso ciò non bastasse, all’improvviso arriva una generosa e inaspettata spruzzata di “magia del Natale”, a condire il tutto!
Alessandro Giacomelli

Zio Paperone e il Nababbo di Natale (Ambrosio-Ziche)


Se c’è una caratteristica che distingue il Natale moderno da quello del passato, è sicuramente il consumismo. Gli addobbi, le musiche, i panettoni, i pandori… Ed è proprio su questo tema che Stefano Ambrosio riesce ad imbastire una dolce favola moderna. Zio Paperone e il Nababbo di Natale comincia con una delle situazioni più classiche: una sfida al club dei miliardari. Come al solito Paperone e Rockerduck danno il via ad un’escalation che coinvolge l’intera città, fino alla scena finale, la sera della vigilia di Natale.
L’arte della storia è quella di sfruttare tutto ciò per raccontare una morale, senza però trascurare l’umorismo e la leggerezza che contraddistinguono Topolino. Complice Silvia Ziche ai disegni, la storia regala non pochi momenti di sane risate, fino al malinconico climax, quando Qui, Quo e Qua pongono l’accento sulla decisione di Paperone. Vincere la scommessa o passare la sera con i parenti? Non è sicuramente la prima volta che Paperone si ritrova a scegliere tra le proprie soddisfazioni personali e l’amore familiare, ma la decisione, stavolta, porta un’inaspettata conseguenza. Perché per passare il cenone con Paperino e i nipotini, Paperone non solo perde la scommessa, ma favorisce la vittoria dell’avversario spendendo del danaro!
Quando, sull’ormai lontano Topolino 2457, lessi questa storia, era il mio quarto Natale in compagnia dei personaggi Disney. Da un paio di giorni avevo compiuto il mio decimo compleanno e l’onesta poesia che avvolgeva quel finale mi colpì molto. Al punto da restare a lungo tra le mie storie natalizie preferite, nonostante l’adolescenza negativa e le difficoltà della vita che cresce. Perché almeno una volta l’anno è bello ricordare a noi stessi che, a volte, tutto ciò che ci basta per essere felici è avere accanto le persone che amiamo. E che in fondo è meglio il panettone.
Jihed Khaled

Paperino e il Natale natalizio (Martina-Gatto)

La stagione natalizia, si sa, è quel periodo dell’anno in cui l’atmosfera si carica di gioia e felicità, tra scambi di doni ed incontri con parenti e amici. Per Paperino, sfortunatamente, si prospetta un altro bianco Natale, sommerso dai debiti e pressato dai creditori che lamentano i mancati pagamenti. Per queste ragioni, decide di fare fagotto e di partire, assieme ai nipoti, alla volta di un villino sperduto tra i monti. In questo modo, Paperino spera di poter trascorrere, almeno una volta nella sua vita, un Natale di pace. Ma per lo sfortunato papero sarà l’inizio di una lunga serie di disavventure che lo metteranno a dura prova.
Paperino e il Natale natalizio è una storia suddivisa in due parti, scritta da Guido Martina e disegnata da un giovane Luciano Gatto nel 1958. una di quelle storie che mi riporta ai tempi in cui, in occasione delle festività natalizie, leggevo Topolino in compagnia dei parenti più stretti. Ma, al di là del valore affettivo, la storia presenta altri pregi che mi spingono a consigliarne la sua lettura. Innanzitutto, il cenone di Natale diventa una splendida occasione per riunire i personaggi dell’universo dei paperi con quello dei topi.
Ma l’avventura ha anche il merito di porre sotto una nuova luce il personaggio di Paperino. Nella prima parte, si presenta come un papero in piena salsa martiniana, indebitato, perennemente perseguitato dalla sfortuna e in conflitto tanto con i nipoti quanto con zio Paperone. Nella seconda parte, tuttavia, dimostrerà di possedere anche un lato generoso, scegliendo di rinunciare al cenone a casa di Nonna Papera, in modo che amici e parenti possano festeggiare in tutta tranquillità. Sarà grazie all’altruismo di Topolino ed alla semplicità di Pippo che Paperino avrà modo di celebrare quel Natale natalizio tanto desiderato.
La tavola finale che chiude la storia, infine, contiene un esplicito messaggio sul significato del Natale. La gioia natalizia, infatti, non si trova solo nei regali o nelle decorazioni, ma anche nel calore che parenti e amici possono trasmettere. Un tipo di calore in grado di sciogliere i cuori dei più duri (come Paperone) o di persone dalla dubbia moralità (come Gambadilegno o Basso Bassotto).
Dunque, siete amanti dei crossover? Amate alla follia Paperino e i suoi lieti finali oppure avete semplicemente voglia di tuffarvi nei ricordi come il sottoscritto? Cosa aspettate, allora? Paperino e il Natale natalizio è la storia che fa decisamente al caso vostro. Detto questo, non mi resta che augurarvi una buona lettura e sopratutto un buon Natale!
Antonio Ferraiuolo

Topolino e l’albero di Holly (Zemelo-Zironi)


Mia nonna è nata nel primo quarto del ventesimo secolo, come Holly di Topolino e l’albero di Holly. Forse per questo sono legata a questa storia, che tutti conoscete. La storia di una bimba che durante lo scorso secolo diventa grande, si sposa, ha dei figli e diventa nonna. Un po’ come la mia cara nonna Fosca. Mi piace pensare che Holly abbia avuto una vita piena di amore come l’ha avuta lei.
Per me il Natale sarà sempre quello a Pordenone, a casa dei miei nonni materni. Il presepio nell’ingresso, che il nonno faceva ogni anno sotto la mensola barocca, che diventava una grande grotta, con la farina come neve e i pastorelli di terracotta sempre più acciaccati ogni anno. Il profumo di arrosto dalla cucina, il sapore dei ricciarelli e del panforte, l’aria fredda e frizzante del parco di fronte a casa. A volte veniva la neve, più spesso c’era un limpidissimo e azzurro cielo friulano e mio zio imprecava perchè “Natale con la neve non è Natale”. Il pomeriggio, le passeggiate in centro, sotto coloratissime luminarie, grandi cioccolate calde e al ritorno il famoso punch del nonno, che faceva girare un poco la testa, ma scaldava tantissimo, dopo una passeggiata.
Poi c’era la libreria dello zio, piena zeppa di fumetti, tra cui annate intere di Topolino e Classici, in cui mi tuffavo e non ne uscivo nemmeno per mangiare se non dopo ripetute minacce.
Il pranzo si faceva nel grande salone affacciato sul parco, penso fosse la stanza con i mobili più brutti del mondo, un improbabile rococò con mostruosi riccioli e divani in velluto verde su cui a noi bambini era praticamente proibito sederci. In fondo, il grande albero addobbato con palline di vetro e sotto la magia dei regali: tantissimi, ogni anno. Ed ogni anno la discussione tra bimbi ed adulti per l’apertura dei pacchi: noi piccoli volevamo aprirli prima del pranzo, gli adulti dopo, si arrivava a un accordo a metà pranzo.
Se devo essere sincera, superati i dieci anni, credo di aver cominciato a odiare quelle lunghissime vacanze a casa dei nonni: mi mancava la mia casa, la mia Milano, i miei amici, soprattutto le mie abitudini.
Adesso che i miei nonni non ci sono più, pagherei qualunque cosa pur di poter passare ancora un Natale come quello, tra piatti di lasagne, gusci di bagigi (arachidi) e tombolate. Ero felice, e non lo sapevo.

Loro sono volati via in una primavera di molti anni fa, a una settimana l’uno dall’altra, perché non potevano restare divisi dopo una vita insieme per 60 anni.
Sabrina Ghini

Un Papero in Rosso (Artibani-Mottura)
un papero in rosso

Cercate una storia di Natale spiritosa, scoppiettante e ovviamente con momenti carichi di feels più dolci dello zabaione? Un Papero in Rosso fa per voi. Con Francesco Artibani ai testi e Paolo Mottura ai disegni, i due autori danno il meglio di sé, in quella che considero una delle migliori storie natalizie Disney in assoluto. Inoltre è stata anche la prima a tema natalizio che abbia mai letto, più di 20 anni fa, aprendo la strada per me a un genere nuovo e dando un considerevole contributo al mio interesse per la lettura.
La vicenda ha inizio presso la PdP Toys, la vigilia di Natale. Babbo Natale è in procinto di partire con la slitta ma Paperone per sbaglio lo tampona, causandogli un colpo di frusta. Il Taccagno tenta di svignarsela, ma Babbo Natale minaccia di rivolgersi a Rockerduck per le future forniture. A malincuore Paperone e il barbuto in rosso si recano presso il suo castello incantato, dove si svolgerà il processo. Segue una delle scene più geniali della storia: nonostante la disponibilità dell’avvocato Bombo (un orso con la parrucca, ndr) Paperone, per evitare di essere condannato al rifornimento ventennale di giocattoli gratuiti, sarà costretto a prendere il posto di Babbo Natale per quella importante notte, altrimenti rovinata. Zio e nipote (sì, anche Paperino dovrà prendere parte alla missione) trasmutati magicamente in papero panciuto e barbuto e in fidato elfo, dovranno viaggiare in lungo e in largo per il mondo per consegnare infiniti doni natalizi. Una scena esilarante dopo l’altra, le disavventure porteranno all’atteso finale commovente nel più puro spirito natalizio ( e una sana dose di humour).
Un Papero in Rosso è una commedia brillante, che strizza l’occhio a quelle hollywoodiane, composta da un felice connubio di stili diversi: humour slapstick, ironia concettuale, trama ficcante ed infine piacevole amore familiare. Il tutto magistralmente illustrato da suggestivi disegni che ne amplificano le potenzialità. Persino Paperone non poteva che essere ammaliato dalla magia del Natale e dal fascino del ruolo del barbabianca in rosso. Ma non chiamatelo rotondo, è solo robusto.
Antonio Manno

Topolino e le delizie natalizie (Martina-Scarpa)

natale
Bello il Natale, vero? Tempo di lucine, di neve, di buoni sentimenti, regali, alberi, cenoni (viaggi, auto, fogli di giornale) ma soprattutto tempo di conti con noi stessi, con quello che siamo e con come ci vedono gli altri. Forse a spingerci alla riflessione su noi stessi è il fatto che abbiamo più tempo libero del solito, o la vicinanza con la famiglia, gli amici, gli amanti, la famiglia allargata, acquisita -le persone che ci conoscono di più, insomma. Nel caso di Topolino e Pippo sono gli insulti origliati mentre tentano di rientrare in casa passando per la cappa del camino e indirizzatigli proprio dal parentado (topi e paperi) riunito per Natale.
La surreale vicenda ha inizio con Pippo che per sbaglio ha creato un profumo che dona l’invisibilità. Vignetta dopo vignetta la situazione si fa sempre più scomoda e, tra una sveglia che segna un’ora ogni venti minuti, una passeggiata sui tetti innevati e una visita di Basettoni a casa di Topolino, il culmine viene raggiunto quando Pippo, armato di scopa di saggina, ramazza il parentame per lavare l’onta dei suddetti insulti. Un po’ drastico ma liberatorio e – ammettiamolo – è quello che vorremmo fare quasi tutti alla zia che ci pizzica la guancia chiedendoci del fidanzatino. Da notare e gustare:
– L’incongruenza linguistica delle scritte “salve” sullo zerbino di Topolino e “Pippo” sulla pippide cassetta della posta con “cherry” su un barattolo a terra e “Colonial Stores” campeggiante sull’insegna di un alimentari,
– il desiderio di vendetta, tremenda vendetta che porta Topolino e Pippo a malmenare amici e parenti per poi prendersene gioco, in una serie di saporitissimi siparietti,
– l’assurdità della piega che man mano prendono gli avvenimenti contrapposta alla caratterizzazione profondamente umana dei personaggi che si offendono, si piccano, si accapigliano, si prendono a palle di neve.
Ho amato Topolino e le delizie natalizie di Guido Martina e Romano Scarpa (1954, signore e signori, mica ieri!) e voglio consigliarvela perché ci ricorda che in fondo -1954 o 2019- il Natale è proprio così. Non siamo tutti più buoni -solo nelle pubblicità ci credono ancora, e in fin dei conti perché dovremmo esserlo? Siamo sempre noi, i soliti paperi e topi, con il nostro carico di imperfezioni, di vissuti, coi nostri soliti fantasmi, idee e convinzioni. Vendicativi sì ma spesso ben disposti a chiudere un occhio: in fondo, giustizia (a suon di ramazza) è stata fatta.
Marta Leonardi

Il Natale di Paperino sul monte Orso (Barks)

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In una cupa notte di natale di 72 anni fa, il più grande tra i Maestri ci dona la sua creatura più preziosa.
È il 1947, e ne Il Natale di Paperino sul monte Orso esordisce un vecchio, ricchissimo, arrabbiato zio di Paperino.
Il classico archetipo narrativo del parente scorbutico e possidente viene agevolmente ricalcato da Barks per modellare una figura che, nelle sue intenzioni, deve durare il tempo di una storia. Ma il giovane Carl non ha fatto i conti con la miracolosa atmosfera natalizia, e soprattutto non ha tenuto in considerazione i modelli alla base del suo personaggio: Ebenezer Scrooge, chiaramente. Charles Foster Kane, anche. Ma il più importante di tutti, consapevole o meno, è uno solo: se stesso.
Barks emerge con prepotenza attraverso il vecchio Scrooge: odia il Natale, ama la sua vita tranquilla e non sopporta la frenesia consumista della festa più importante dell’anno. Ma è anche profondamente un giusto, apprezza e rispetta il merito altrui, premia chi dimostra di essere all’altezza, celebra la giustizia. In questo primigenio Paperone c’è tutto questo. E se ti intrecci così tanto con la creatura, non puoi certo pensare di abbandonarla dopo una storia. È esattamente ciò che avviene: nel segno grafico ancora acerbo di quel vecchio ricurvo sboccia proprio un piccolo miracolo natalizio, che lungo l’arco della storia stessa, e poi per molte altre, comincia una lenta evoluzione a contatto con quello che diverrà l’adorato nipotame.
Paperone apre e chiude l’azione, tra gag gustose e il consueto sfoggio barksiano di poco categorizzabili vizi e virtù umani. La sua presenza, solo evocata nella parte centrale del racconto, aleggia su tutto e determina il dipanarsi delle rocambolesche vicende, incastrate teatralmente tra coltri di neve e pericolosi quadrupedi come da titolo. Altro che comprimario.
Lessi questa storia un paio di decenni fa, quando ancora non avevo venduto l’anima al demone filologico che ancora oggi la tiene in ostaggio, e ne rimasi parecchio turbato. Perché il mio Zione che con entusiasmo faceva i tuffi tra i dobloni era diventato di colpo un vecchio rancoroso? Poi capii. E percepii in un istante la magia di quel personaggio così umano, che già in quella prima vicenda di cui era il motore mostrava una potenzialità meravigliosa. Un regalo di Natale indimenticabile.
Stefano Buzzotta

Paperino e il Ventino Fatale (Barks)

natale
Paperon de’ Paperoni odiava tutti.
Dicembre 1947. Curvo, solo e rancoroso durante giorni dell’Avvento, il vecchio Scrooge aveva ereditato dal padre, Carl Barks, l’avversione per il Natale. Una festa inquinata dal consumismo, vuota nei sentimenti e nelle intenzioni, ormai albero spoglio mangiato dall’inverno della frivolezza.
Gennaio 1952. Ancora una volta, Paperone è curvo, solo e rancoroso durante i giorni dell’Avvento. Ma c’è qualcosa di diverso: la concessione (l’unica!) che Carl Barks fa allo spirito più genuino di una festa che riteneva sbiadita e consunta. E quando è il Maestro in persona a concedere qualcosa, non c’è da aspettarsi niente di meno che un miracolo.
Paperino e il Ventino Fatale è, in effetti, una storia miracolosa, un prodigio che parla di riconciliazione. Quella di Barks con il Natale, certo, ma anche di Paperino, Paperina e Qui, Quo, Qua con le loro coscienze. No, Paperone no: isolato, ritroso, cinico, non prende parte alla festa dell’armonia che il suo stesso creatore ha organizzato. Per questo, dovrà pagare fino all’ultimo centesimo. Pardon, ventino.
L’impressionante incipit vede i nipotini passeggiare per Shacktown, il quartiere povero di Paperopoli, dove i 3Q si sentono porcellini grassi e pasciuti. Non è neanche contemplabile che i bambini della baraccopoli trascorrano uno squallido Natale. Devono fare qualcosa!
Il Club delle Ragazze di Paperina è interessato a finanziare il Natale dei diseredati di Shacktown, ma i soldi ancora non bastano e Paperino viene trascinato suo malgrado nella faccenda. La missione: trovare 25 dollari per il pranzo e altrettanti per un trenino elettrico. Interpellato il ricco zio, questi è perentorio: contribuirà alla causa, ma solo per quel che riguarda il pranzo e solo dopo che il paperame gli avrà portato la quota per lo “stupido, inutile trenino”.
Questo è il peccato di Paperone: ostacolare dei sentimenti buoni, puri e, per una volta, disinteressati, in occasione del Natale. Non solo: lo fa mentre è occupatissimo a sistemare montagne di monete e fiumi di banconote.
Terribile la colpa di Paperone, tanto quanto tremendo è il contrappasso barksiano. La macchina del karma è innescata, e l’Uomo dei Paperi è particolarmente simbolico nell’imbastire la fitta rete di relazioni che tesse lungo questa meravigliosa storia.
Paperone aggrava la propria situazione quando si finge egli stesso un povero, proprio come gli abitanti di Shacktown, perché spera che qualcuno gli faccia l’elemosina. Questo è il limite della sopportazione barksiana: il carnefice che si traveste da vittima.
Allora ecco che un ventino fatale, donatogli per scherno da Paperino, rappresenta la fine della sua intera fortuna. Il risibile peso della monetina mette in crisi l’intero sistema-deposito, che collassa e sprofonda in una cavità sotto Paperopoli. Il contrappasso è ancora più evidente se si pensa che, in originale, il ventino è in realtà un decino, esattamente come la Numero Uno. Decini che iniziano, decini che finiscono.
Ma non è tutto. Nella tragica cornice natalizia, il karma di Barks non è ineluttabile e lascia uno spiraglio di redenzione per quel vecchio papero che odia tutti.
Lo fa beffardamente, mettendogli a disposizione un unico modo di recuperare il denaro: uno stupido, inutile trenino. E alla fine è proprio Paperone, suo malgrado, a offrire un cenone indimenticabile ai bambini di Shacktown, premio definitivo all’unione del Natale in nome di una buona causa. Che ironia, eh?
Mattia Del Core
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