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FumEddy: “Trumpolino funziona perché identificabile” | Intervista

FumEddy: “Trumpolino funziona perché identificabile” | Intervista

Trumpolino è xenofobo, razzista, corrotto e misogino. E non è tutto qui. Ma cos’ha che fare con il mondo di “Topolino”? Lo abbiamo chiesto al suo creatore, FumEddy.

Quando leggi “Trumpolino”, deduci subito due nomi: Trump e Topolino. Ma come mai personaggi così opposti tra loro sono stati fusi in un’unica caratterizzazione? Lo abbiamo domandato a FumEddy, al secolo Edoardo Testi, fumettista classe 1989, la mente appunto dietro a “Trumpolino contro tutti”, la sua opera prima. Inoltre, in questa nostra intervista da OffTopoDay – non poi così totalmente off -, ci siamo soffermati anche sul significato di ironizzare su determinate tematiche incluse nel politically correct.

Com’è nato il personaggio di Trumpolino?

“Volevo racchiudere in un unico personaggio tutto ciò che c’è di sbagliato nel fare politica, ma al tempo stesso dargli un aspetto ‘puccettoso’ e rassicurante (il classico lupo travestito da agnello, per intenderci). Trump aveva da poco vinto le elezioni, tra promesse assurde, slogan ridicoli, mille polemiche e bestialità su Twitter. E la sua iconica chioma era una caratteristica che lo rendeva il bersaglio perfetto per una caricatura”.

Trumpolino di Fumeddy

Quando hai capito che a questo personaggio poteva essere dedicato un libro tutto suo?

“Non lo avevo capito. La ManFont sì. Quel buffo topo dispotico aveva del potenziale che io stesso, forse pentito per aver dato alla luce un simile ammasso di perfidia, avevo sottovalutato”.

A tuo avviso, perché il personaggio di Trumpolino funziona così bene?

“Perché è facilmente identificabile: quando lo vedi, capisci subito che è una parodia di Trump e ti viene quasi voglia di votarlo”.

La prima apparizione di Trumpolino, di Fumeddy

La domanda è d’obbligo, visto che i riferimenti sono abbastanza palesi: come mai hai realizzato questo personaggio con riferimento al mondo di “Topolino”?

“Trump è, senza ombra di dubbio, il simbolo di un’America ‘brutta e cattiva’: un personaggio burbero, sempre accigliato, senza peli sulla lingua e che parla alla pancia degli elettori. Non ho avuto altra scelta che accostarlo al volto dell’ottimismo e della spensieratezza per eccellenza. Et voilà, il gioco (o il danno?) è fatto, in perfetto stile Yin-Yang”.

Ci sarà un seguito?

“Finché i nostri amati politici continueranno a fare cose buffe, sì. La possibilità c’è sempre”.

Una rivisitazione di Pippo di Fumeddy in Trumpolino contro tutti

Il tuo lavoro non ruota solo attorno a Trumpolino. Sui social, ad esempio, sei molto attivo con il tuo alter-ego e con un gatto influencer. Ci sarà mai anche una pubblicazione a loro dedicata?

“Mi piacerebbe molto creare una storia interamente dedicata a me e Bubbo, è da un po’ che ci penso. Ai lettori piace parecchio la cinica schiettezza del mio gattone blu”.

Il tuo è un linguaggio dissacrante e satirico, molto borderline. Ti ha mai dato grattacapi questa tua scelta artistica?

“Quando parli di razzismo, misoginia e cyberbullismo, i grattacapi te li stai già creando da solo, chettelodicoaffà. Credo sia superfluo raccontarti dell’ondata di insulti successiva alla nascita di Salvino, figlio illegittimo di Trumpolino. Ma se la tua satira dà fastidio a qualcuno, vuol dire che la stai facendo bene. Bacioni”.

Ultima domanda: è possibile ancora ironizzare seriamente attraverso l’arte del fumetto, tenendo in considerazione i tempi attuali dove sembra sempre difficile scherzare intelligentemente su qualsiasi cosa?

“Viviamo nell’oscura epoca del politically correct, dove qualsiasi cosa tu dica o faccia, c’è sempre qualcuno che si sente offeso. E ti offende. È difficile scherzare intelligentemente proprio perché stiamo perdendo il senso dell’ironia: molti scambiano il soggetto di una battuta con il bersaglio della stessa. Ad esempio: Salvino si trova sulla spiaggia, ad un tratto le onde portano sulla riva il cadavere di un immigrato a faccia in giù. Salvino lo guarda e se ne esce con un ‘Clandestini… Bah! Arrivano qui solo per poltrire a nostre spese’.

Risultato? ‘Vergognati, non si scherza sui morti!’. E ciò genera conflitti inutili sui social. Incomprensioni che mi lasciano a bocca aperta, tipo Monica Lewinsky. Siamo circondati da stupidi paladini del niente armati di tastiera. Me ne rammarico. Però me ne frego e continuo a ridicolizzare la realtà che ci circonda, con un pizzico di accortezza in più per non essere censurato. ‘Alla faccia dei gufi rosiconi!'”.

intervista a fumeddy ventenni paperoni

Intervista di Angelo Andrea Vegliante

Immagini concesse da Fumeddy

Angelo Andrea Vegliante

Romano, classe 91, bilaureato in comunicazione e giornalismo. Giornalista pubblicista, speaker radiofonico, videoreporter e, all'occorrenza, imitatore di Paperino.

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