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Marco Rota: talento italiano in stile «d’antan»

Marco Rota: talento italiano in stile «d’antan»

Dopo l’incontro a Teano di scolare memoria, ecco il «faccia a faccia», a Lucca Comics 2019, fra il grande Don Rosa e il non da meno Marco Rota.

Nella vita ci sono incontri che «devono» avvenire. Li scrive qualcuno o li decide qualcosa.
Entrambi i fumettisti, pur separati da un oceano e migliaia di chilometri, sono in qualche modo eredi della tradizione e dello «stile Barks» (che per entrambi è un faro): Don Rosa si è preso cura per un paio di decenni con eccelsa qualità del «mondo papero», soprattutto proseguendo la vita di Paperon de’ Paperoni dopo Carl Barks.

 

Marco Rota Don Rosa
L’incontro a Lucca Comics 2019 di due icone del fumetto internazionale.

 

Marco Rota — parole di Rosa, confermatissime — è il nostro Maestro con il tratto più americano (e difatti è il preferito fra i colleghi italiani dall’autore del Kentucky).
Ma prima di raggiungere “l’astronave Disney” , la sua carriera “fa dei giri immensi”, intingendo del suo pennino anche storie (e soggetti)… particolari.

Intanto, faccio una confessione: nella mia percezione, il nome di Marco Rota, rispetto ad altri nomi storici del fumetto Disney, aveva sempre avuto meno eco; per dirla ancora più semplice, lo avevo sempre «sentito meno famoso». Con il passare degli anni le cose sono poi cambiate, anche “indagando” di più sul suo percorso professionale.
Forse…, giù nell’inconscio, «sentiamo» meglio ciò che amiamo (o conosciamo) di più? Non è eresia.

Poi, a partire da un bel giorno, se ami qualcosa in modo speciale (in questo caso, il Fumetto), decidi — anzi, è proprio un’esigenza — di conoscerla a 360°; il Carlo Verdone dei primi anni Ottanta direbbe “…in modo totale.”
E la storia «totale» del Marco Rota fumettista, è interessante.

Come Stephen King è praticamente nato scrittore, Marco Rota probabilmente è nato fumettista, con quelle “storie in quadri” a monopolizzare, o quasi, la sua adolescenza. Infatti aveva soltanto sedici anni quando, accompagnato dalla madre, si presentò alla storica casa editrice Universo con alcune tavole. Furono apprezzate, ma (un «classico» che non teme il tempo) si sentì rispondere di ripassare dopo qualche anno.
E fu quel «No», in qualche modo e strano a dirlo, lo «Start» della sua carriera.

C’è da sottolineare subito una costante nel percorso di Rota: la voglia di muoversi libero all’interno della sua professione. A volte ha rinunciato al denaro di un contratto stabile per essere libero di poter lavorare con diverse case editrici, e quindi certamente poter disegnare cose molto diverse: è la benedetta vittoria della grande passione sul pragmatismo del guadagno certificato. E questo suo girovagare artistico lo ha fatto scendere a fermate sicuramente non banali”.

Il primo vero lavoro è quello alla Dardo, anno 1958. E pensare che la prima volta si era presentato nei loro uffici senza appuntamento. Qui si inizia a fare (un po’) sul serio: lavora ad adattamenti di storie originali americane di Davy Crockett e altre collane di quegli anni, e successivamente il direttore gli chiede anche un paio di copertine di quelle raccolte che si realizzavano con i resi, Collana Rangers: per Rota è una grande gioia professionale. Inizia anche a disegnare qualche storia intera dal taglio umoristico, ma quelle primissime non verranno in realtà mai pubblicate.
Ma la “carovana Rota” ormai è partita. E non si fermerà.

Si licenzia dalla Dardo, con grande sorpresa di chi lo aveva voluto in squadra e lo apprezzava.
Legarsi a un solo datore di lavoro non è per lui. O forse non ancora.
Rota è uno spartito su cui nessuno deve mettere nota, tranne sé stesso.

Ma forse era “scritto”, e così arriva in Mondadori, e accade perché gli commissionano un lavoro, che alla casa editrice piacerà. All’inizio prosegue in parallelo la sua attività di freelance. Per un po’, di Mondadori è un collaboratore. Ma la casa di Segrate, in quegli anni coincide con il mondo Disney, il che significherebbe potersi rapportare con Topolino, ma non solo.
Sta di fatto, che prima dei ventanni, Marco Rota si può definire già un professionista…

…E a ventanni esatti, nel 1962, dopo un’altra proposta di assunzione (no, non era la prima) dalla Mondadori, Rota dice «sì», e il “matrimonio” si fa. Vi rimarrà fino al 1988, quando le pubblicazioni Disney passeranno alla The Walt Disney Company Italia.
Il suo lavoro inizialmente è redazionale più che da fumettista; in effetti, il suo contratto è da redattore. Si occupa di piccole cose: rifiniture, titoli, ogni tanto qualche storia a fumetti (pagate a parte). Ma riadatta anche storie americane di Superman (o meglio, Nembo Kid, all’epoca) e Batman, e per qualche anno ne disegna anche di originali.
Lontano da Segrate disegna un po’ di tutto, comprese auto d’epoca.

…Ma… forse Marco Rota, a questo punto della carriera, vorrebbe qualcos’altro, o qualcosa di più. E cosa poteva essere quel «di più» nella «casa di Topolino»? Cercò di farlo intendere a chi di dovere… Ma ai “piani alti”, sull’argomento si tentennò. Questo stato di cose, al suo esprit probabilmente bene non fece: il non sentire (ancora) la fiducia altrui sul potersi confrontare con la«sacralità» delle storie Disney, lo portò ad accettare un’importante (e particolare) collaborazione…

…E fu così, che grazie alla libertà d’azione che aveva sempre voluto mantenere, nel 1966 inizia la collaborazione con una rivista che in quegli anni faceva molto discutere. Era nata negli anni Sessanta e avrebbe chiuso nel 1981. Ci sarebbe materiale soltanto per fare un articolo su «ABC»: questo il nome del periodico. Un settimanale fortemente politico, socialista, anticonformista… e strano. In esso convivevano: cronaca politica e di costume; una “squadra” di umoristi fra i migliori a livello internazionale; cronaca scandalistica; una rubrica sui problemi sessuali e foto osé.

Per questa rivista, Marco Rota si occupò di tre serie a fumetti.
Robina Hood e Justine: due serie grottesche, e per l’epoca… piuttosto erotiche, dallo stile grafico caricaturale, con tavole in bianco e nero; e Segreto professionale: toni più drammatici per storie assurde basate sulle cartelle cliniche di un sessuologo (probabilmente, «assurdo» anche lui), con un disegno più realistico.
Rota ha amato molto gli intensi anni di lavoro presso ABC, tanto che per lui fu motivo di grande dispiacere la successiva chiusura. Ci aveva lavorato per circa cinque anni.

Nella vita, si sa, le certezze sono più rare dei funghi nei boschi a luglio. Ma se volessimo citarne una, sicuramente è che spesso le cose migliori si insinuano nelle nostre vite assolutamente a sorpresa.
Marco Rota era in un periodo di lavoro fervido, non si dormiva la notte.

Ed è proprio in questo momento così attivo, che arriva «l’opportunità».
Il grande autore Romano Scarpa aveva iniziato il lavoro gigante sull’Enciclopedia Disney, e non aveva più tanto tempo da dedicare alle normali storie. Il direttore di Topolino di allora, lo stesso che un po’ di tempo prima non aveva considerato il desiderio di Rota, proprio lui insistette non poco affinché egli si occupasse delle storie di Scarpa.

…Ma Rota, in quel momento non aveva tempo.
Aveva troppo lavoro altrove.
Soltanto alla fine del 1970 fece il primo lavoro Disney, quattro fascicoli-inserto, ma la prima storia che disegnò per intero è dell’anno successivo: Topolino e la tigre col fiocco. È da questo momento che inizia la sua «nuova carriera» come disegnatore (ma poi anche autore) Disney. Di storie, in realtà, non ne realizzerà poi tante, ma il talento lo si vede anche nel “poco”, almeno in questo settore. Per esempio, del 1974 è uno dei suoi vertici più alti in qualità: Zio Paperone e il deposito oceanico (a cui si riferisce la foto sopra il titolo di questo articolo: N.d.R.), scritta e disegnata. Storia fantastica, con alcune tavole in particolare, fra le migliori mai realizzate in casa Disney. E uno stile “che gronda Carl Barks”… D’altronde, è il suo modello.

Dieci anni dopo esce un altro capolavoro. Un progetto ambizioso, mettere ordine nei legami tra i paperi: nel 1984 esce Buon compleanno, Paperino! Senza entrare nei dettagli della sinossi, quest’opera di Rota, oltre a confermare il suo amore stilistico per Barks, ci allieta occhi e spirito con le suggestive vedute urbane.

Questa storia «Rotiana» è un cerchio.
All’inizio avevo parlato di “giri immensi” a proposito della carriera di Marco Rota.
E a volte, i giri immensi ci fanno giungere (o ritornare) in posti speciali.
Rota è lontano dal libretto di Topolino da circa trentanni.
Torna su quelle pagine in questi giorni. Dopo una vita.

Ma sono certo che sfogliare le sue tavole con emozione, ci farà scordare tutto il tempo dell’assenza, con la speranza che lì davanti il suo tratto d’annata sia nuovamente costante presenza.

Baf

Immagine in evidenza © Disney/Panini

 

 

 

 

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