Disney si fa horror: oltre i cancelli di Horrifikland

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Qual è la regola aurea di ogni horror che si rispetti? Sì, anche se parliamo di un horror Disney, mai, mai, mai separarsi, soprattutto se si è i protagonisti. Soprattutto in un (simil) cimitero. Soprattutto di notte.
Horrifikland è l’ottavo volume della collezione che la francese Glénat ha dedicato ad alcune avventure Disney. In Italia, parte della collezione è edita da Giunti ma -almeno al momento- non questo volume, che ho letto in lingua originale.

Horror, gag e gatti sperduti

Horrifikland signora
Topolino, Paperino, Pippo a Horrifikland

La storia di Lewis Trondheim vede Mickey, Donald e Dingo (alias Topolino, Paperino e Pippo) impegnati a sbarcare il lunario con un’agenzia di investigazioni. Purtroppo i clienti non sono molti e anzi gli affari vanno piuttosto male, quando ecco la svolta: una dolce vecchina dalle pippidi sembianze arriva in agenzia con un caso per i tre detective.
Un furto? Un mistero? Un pedinamento? No, è scomparso Blacky. Blacky è un gatto. E il gatto si è andato a infilare in un vecchio parco divertimenti semi abbandonato dall’inquietante nome di Horrifikland. Per farla breve, i tre detective si equipaggiano di tutto punto e non senza qualche titubanza si avventurano nel parco. È proprio mentre il sole tramonta e i colori virano al blu che l’horror ha inizio.

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Horrifikland
Topolino, Paperino, Pippo spaventati

La storia riporta alla mente le atmosfere di due grandi classici: Topolino nella casa dei fantasmi (The Seven Ghost), storia a strisce di Floyd Gottfredson e Ted Osborne, del 1936 e il cortometraggio d’animazione dell’anno successivo Topolino e i fantasmi (Lonesome Ghosts), di cui vi abbiamo già parlato nell’articolo sull’horror Disney.
Alle illustrazioni Alexis Nesme. Personaggi dal sapore e dall’abbigliamento vintage, tonalità seppia che conferisce una deliziosa patina antica ma non vecchia. Curioso è come i colori preponderanti cambino al variare dell’atmosfera e dello stato d’animo: si va dal tranquillo color seppia-dorato iniziale, a un pauroso blu e a un allarmante rosso, per tornare poi ai rassicuranti colori da cui tutto era partito.
Passando per un inquietante laboratorio, un vascello di fantasmi, gustose illustrazioni a tutta pagina ricche di dettagli, tra presenze spiegabili e presenze meno spiegabili, in quest’avventura ci viene dimostrato ancora una volta come chi sia effettivamente da temere siano le pers i gatt insomma: certamente non dei fantomatici fantasmi.

Marta Leonardi

Immagini © Glénat, Disney

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