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10 piccoli horror firmati Walt Disney

10 piccoli horror firmati Walt Disney

Paura made in Disney
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Horror e Disney non sono esattamente due termini che verrebbe da accostare, di primo acchito. La poetica del vecchio Walt è certamente più associata alle principesse, agli eroi colorati d’azzurro, alle risate per la famiglia e alle “fairy tales”, le fiabe. Ecco, le fiabe: una tipologia narrativa che, a ben pensarci, ha molto a che fare con la paura.

Volendo solo considerare gli adattamenti disneyani, potremmo annoverare in scioltezza la fuga di Biancaneve nel bosco stregato (Biancaneve e i Sette Nani), la lotta del principe contro Malefica (La Bella Addormentata nel Bosco), la metamorfosi raccapricciante dei bambini in somari (Pinocchio). Peggio ancora le fiabe classiche dei Fratelli Grimm o di Charles Perrault che, se rilette con una consapevolezza adulta, nascondono momenti di puro terrore. Ed è normale che sia così: le fiabe furono associate all’infanzia solo a partire dal diciannovesimo secolo, mentre prima si consideravano narrazioni indirizzate indistintamente a giovani e adulti.

C’era una volta un orrore
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Hansel e Gretel: uno degli esempi più ovvi del legame tra fiabe e horror.

Qualche esempio? Per rimanere in ambito para-disneyano, esistono antiche versioni de La Bella Addormentata in cui la principessa non viene risvegliata da un semplice bacio, ma dai gemelli che partorisce dopo che il principe è giunto, ha approfittato del suo corpo e se ne è andato. In alcune versioni di Biancaneve, il principe si appropria del cadavere della ragazza e lo nasconde: quando finalmente la ragazza torna in vita la madre se ne compiace, in quanto il cattivo odore della salma la infastidiva.

Il celebre scrittore J.R.R. Tolkien ebbe a dire, nel suo saggio “Sulle Fiabe“: “una delle lezioni delle fiabe è che il pericolo, il dolore e l’ombra della morte possono impartire dignità, a volte addirittura saggezza, a giovani inesperti, infingardi ed egoisti”. L’horror è quindi, a ogni effetto, un elemento imprescindibile della fiaba, per quanto diluito possa essere. Nonostante Walt Disney abbia sempre cercato di alleggerire l’elemento orrorifico nelle sue storie (per ragioni di vendite, target e per evitare censure), queste non fanno certo eccezione.

Chi ha paura dell’animazione Disney?

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Un esempio estremo e privo di compromessi è il capitolo “Night on Bald Mountain” di Fantasia (1940), in cui lo spaventoso demone Chernabog (ispirato alla divinità slava delle tenebre) risveglia anime dannate e spiriti maligni per un sabba notturno da celebrarsi sulla Terra. Uno dei momenti di cinema disneyano più terrificanti e perturbanti in assoluto, all’interno di quella festa dell’Arte che è Fantasia.

Intorno a singole scene e momenti orrorifici presenti nei lungometraggi, Walt Disney e i suoi collaboratori non mancarono di instillare qualche misurata goccia di paura anche nell’animazione di minore durata. Anzi, è stato proprio in queste produzioni di minor impegno economico che prima il cineasta e poi i suoi eredi (per esempio, il neocinquantenne Paul Rudish) hanno potuto sperimentare un po’, soprattutto prima e dopo il famigerato Codice Hays.

Ecco dunque una selezione di dieci cortometraggi a tema esplicitamente horror, dal meno spaventoso al più perturbante, per esplorare le ragnatele sul soffitto dell’apparentemente scintillante Castello Disney.

10) Questi Fantasmi (How to Haunt a House, 1999)

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Ricordate la serie animata House of Mouse con i suoi brevi Mickey Mouse Works? Fu un progetto ambizioso e lodevole del nipote di Walt, Roy Disney, attento e appassionato continuatore dell’opera dello zio. Il tutto fu affidato alla Walt Disney Television Animation, con l’indicazione di realizzare cortometraggi comici che idealmente dovevano rifarsi all’epoca d’oro dell’animazione.

Tuttavia, How to Haunt a House (il secondo Work del tredicesimo episodio di HoM) fu affidato addirittura all’unità di Florida della Walt Disney Feature Animation (esatto, gli odierni WDAS!), che in curriculum aveva “robetta” come Mulan. Si può notare come Paperino e Pippo siano tratteggiati con consumata maestria, ma sono sopratutto la fluidità dei gesti, la carica espressiva e la naturalezza delle animazioni a impressionare anche lo spettatore meno navigato.

Al di là delle questioni tecniche, il cortometraggio è lodevole anche per il coraggio di raccontare ciò che racconta e di farlo con la semplicità e l’ironia tipiche dei migliori How To della serie di Pippo. Sostanzialmente, in questo episodio Pippo muore. Senza girarci attorno, senza metafore, senza simbolismi. Pippo è morto. Non solo: si uccide volontariamente per il bene della narrazione.

In sintesi, Questi Fantasmi insegna allo spettatore come infestare adeguatamente una casa. Condicio sine qua non è, chiaramente, essere trapassati. La provocazione del corto è molto forte, esplicita e quasi sorprende, con Pippo che si fa investire per dare inizio alla storia. Storia che lo vede tentare in tutti i modi di spaventare Paperino, inquilino scelto dal neofantasma come se fosse la busta di un game show.

How to Haunt a House propone tutti gli stilemi classici del genere horror (fantasmi, case infestate, porte che cigolano, buio…) in una serie di gag esilaranti animate divinamente, ma con una giocosità e una leggerezza che difficilmente potrebbero fare davvero paura a qualcuno.

9) Gli Scacciafantasmi (Lonesome Ghosts, 1937)

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Al nono posto troviamo ancora Pippo, che però, da fantasma che era, qui è sterminatore dei medesimi. Insieme agli inseparabili Topolino e Paperino fonda l’agenzia di acchiappafantasmi “Ajax”, nome che da quel momento identificherà qualsiasi azienda fittizia all’interno del Disney Animated Universe.

Inserito nella filmografia di Mickey Mouse, ma appartenente a una sorta di sotto-serie in cui i tre uniscono le forze in bizzarre imprese, Lonesome Ghosts si apre con una title card quasi espressionista. Le sagome del trio (piccole, contrastate e disorientate) si stagliano davanti a uno sfondo vago e inquietante, che ricorda un ectoplasma.

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Fatta eccezione per la title card, l’ambientazione della casa stregata e la presenza di veri fantasmi, Gli Scacciafantasmi non brilla certo per capacità di terrorizzare il pubblico. Il Codice Hays è già entrato in vigore, e il cortometraggio vira fin da subito sulla (eccellente) commedia slapstick e i siparietti degli scontri individuali di ciascun personaggio con gli spiriti.

La scenetta più esilarante vede protagonista il placido Pippo, animato in maniera magistrale durante lo scherzo che un fantasma gli gioca per mezzo di una specchiera. Qualche pennellata orrorifica c’è: la magione è presentata in maniera credibile, abbandonata come se gli spettri avessero improvvisamente spaventato a morte i proprietari. Tocco di classe l’ambientazione innevata, che torna utile per mostrare le orme degli spiriti in fuga.

Lonesome Ghosts ispirò ai grandi Floyd Gottfredson e Ted Osborne una storia a fumetti molto simile, Mickey Mouse and the Seven Ghosts (Topolino nella Casa dei Fantasmi). L’intrigante fumetto fu pubblicato un anno prima dell’uscita del corto, ma quest’ultimo era in lavorazione già da qualche mese.

8) La notte di Halloween (Trick or Treat, 1952)

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Con Trick or Treat inizia ad alzarsi l’asticella dell’inquietudine, perlomeno per quanto riguarda l’atmosfera. Al timone c’è Jack Hannah, regista che in passato ha già inserito elementi dark all’interno dei propri lavori (Donald’s Off Day, Soup’s On). Il corto si svolge durante la notte di Halloween e vede i nipotini suonare alla porta di Paperino travestiti da stregone, diavoletto e fantasmino. Il loro intento è chiaramente quello di fare scorpacciata di dolciumi, che però… è anche lo stesso del loro dispettoso zio, che li scaccia in malo modo.

La strega Nocciola, che nei fumetti sarà resa celebre da Carlo Chendi e Luciano Bottaro per le sue schermaglie con Pippo, li prende in simpatia e decide di soccorrerli. Con il loro aiuto prepara una malefica pozione – in una scena davvero suggestiva che cita il Macbeth di Shakespeare – e poi usa la miscela per dare vita a spiriti giocherelloni e zucche maligne, nonché per impossessarsi delle zampe del papero.

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Nonostante tutta la vicenda sia permeata da gag slapstick, il cortometraggio è ricco di suggestioni orrorifiche fin dall’introduzione personalizzata, con tanto di jingle iniziale sostituito ad hoc dal brano Trick or Treat for Halloween del compositore Paul J. Smith.

L’apertura su un cimitero, lo stormo di pipistrelli, l’ombra gigantesca di Nocciola, le zampe possedute di Paperino. Tutti elementi che, mescolati all’incalzante melodia d’apertura, concorrono a creare un connubio veramente encomiabile di risate e inquietudine.

Un omonimo adattamento, arricchito di alcune trovate dal sapore decisamente più horror, porta la firma del Maestro dell’Oregon Carl Barks. Oggi ripristinato nelle sue condizioni originali, il gioiello barksiano fu inizialmente mutilato dagli editor, che ritenevano alcune scelte un po’ troppo estreme. In Italia è arrivato col titolo Paperino e le Forze Occulte.

7) Topolino e il Cervello in Fuga (Runaway Brain, 1995)

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Prima del 1995, Topolino era morto. La sua stella, che durante gli anni Trenta aveva brillato così ardentemente, si era inesorabilmente spenta con il passare degli anni. Il personaggio aveva subito un progressivo imborghesimento nei modi di fare, nei valori simboleggiati e nello stile di vita. Un cambiamento che aveva avuto il suo riflesso nell’abbigliamento, con il passaggio dai calzoni corti a un completino da perfetto cocco di mamma.

Logica conseguenza, il pubblico non gli voleva più bene: non ne vuole mai, ai primi della classe. Molto più simpatici Paperino, sfortunato e starnazzante, e Pippo, goffo e giuggiolone. Complice la fine del periodo d’oro dell’animazione, la carriera cortometraggistica di Mickey Mouse era giunta al capolinea con il dimenticabile Topolino a Pesca (The Simple Things, 1953).

Dopo,  il vuoto – se escludiamo le due featurette Canto di Natale (Mickey’s Christmas Carol, 1983) e Il Principe e il Povero (The Prince and the Pauper, 1990). Vuoto che però sarà illuminato dalla luce abbacinante del piccolo capolavoro Runaway Brain, primo cortometraggio della Walt Disney Feature Animation Paris, France, vera e propria succursale francese dei WDAS che aveva ottenuto piena fiducia dopo due eccellenti prove con gli standard characters: i lungometraggi Zio Paperone alla Ricerca della Lampada Perduta (DuckTales: The Movie – Treasure of the Lost Lamp, 1990) e In Viaggio con Pippo (A Goofy Movie, 1995).

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Supervisionato dal leggendario animatore Andreas Deja (Scar, Roger Rabbit, Jafar, Hercules, Re Tritone, Gaston), lo studio francese produsse un corto eccellente sotto ogni aspetto. Un Topolino fresco, moderno e dinamico fu inserito in una storia con un setting, uno svolgimento e un finale di grandi intensità e ritmo. Il risultato poco aveva a che fare con i vecchi corti animati maggiormente basati sulle gag o sulla corrispondenza tra suono e immagine.

Il Topo tirò di nuovo fuori dall’armadio le braghe corte che, paradossalmente, ne svecchiarono l’immagine. Via il borghese infeltrito, dentro il ragazzo scapestrato. Perché in Runaway Brain è proprio questo che torna a essere Mickey: uno sbadato che dimentica l’anniversario con Minni, perché troppo assorbito dal picchiaduro dei Sette Nani (!!!) a cui sta giocando. Per guadagnare i soldi sufficienti a portarla in crociera, si offre come cavia per un esperimento che ben presto rivelerà i suoi risvolti oscuri.

Recatosi nottetempo in Lobotomy Lane, finisce nelle grinfie di un macaco scienziato pazzo che ne trasferisce il cervello nel corpo di un enorme pietride. La materia grigia del Gambadilegno-Frankenstein, invece, finisce dritta nel corpicino di Mickey, che si trasforma in una bestia assetata di… Minni. La trama procede in modo notevolmente articolato per un “semplice” corto, ma le premesse sono veramente inquietanti.

Il primate pazzo (che ricorda tanto quelli di Topolino e Orazio nel Castello Incantato) che muore incenerito nel suo stesso esperimento, Topolino bestiale, il gigantesco mostro di Pietrenstein… insomma, nonostante mamma Disney ci garantisca il consueto lieto fine, non proprio un cartone dei più rassicuranti.

6) La Danza degli Scheletri (The Skeleton Dance, 1929)

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Il primo, grande episodio della serie Silly Symphony fu quasi totalmente un parto di due menti congiunte: quella del compositore Carl Stalling e dell’animatore Ub Iwerks. Steamboat Willie aveva mostrato al mondo come il suono poteva coniugarsi con l’immagine: adesso Stalling voleva che fosse l’animazione a stare al gioco dettato dalle sue partiture.

La Danza degli Scheletri fece scuola in questo senso: nessuna trama, solo dei personaggi che ballavano seguendo la melodia. Una formula che sarebbe stata reiterata con un certo successo fino alla colorata rivoluzione di Fiori e Alberi (Flowers and Trees, 1932). La cosa interessante, però, è cosa si decise di far danzare per questo fulminante esordio della serie.

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Non fu semplice far accettare The Skeleton Dance ai cinema. Stando a Neal Gabler in Walt Disney: The Triumph of the American Imagination il film fu inizialmente rimbalzato più volte, in quanto considerato “strano” e “raccapricciante”. All’uscita avrebbe poi incontrato un esaltante riscontro di pubblico, ma le resistenze degli esercenti erano del tutto comprensibili: il corto, un po’ strano lo era davvero.

Ub Iwerks era un artista con una spiccata predisposizione per l’umorismo dal sapore dark. In La Danza degli Scheletri si divertì a giocare con tutti gli stereotipi del genere horror, rendendoli ora perturbanti, ora buffi, a seconda della situazione. Gufi ululanti, una notte di luna piena, gatti neri, stormi di pipistrelli, un tetro cimitero e degli scheletri danzanti: alla perfetta ricetta di Halloween non mancava proprio nulla.

Al netto di un’atmosfera e un ballo che restano sempre frizzanti, le note nere non sono certo poche. Il continuo comporsi e ricomporsi degli scheletri provoca più di qualche inquietudine allo spettatore, e c’è un’interessantissimo uso della soggettiva. Iwerks esplora a fondo questo fondamento dell’horror al cinema, simulando addirittura un macabro viaggio attraverso l’interno del corpo di uno degli ossuti protagonisti del cortometraggio.

5) Uno Scheletro per Amico (Ghoul Friend, 2013)

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Quando Paul Rudish prende in mano le redini di Mickey, nel 2013, diversi nostalgici non la prendono bene. Lo stile dell’ex-animatore di Cartoon Network è giudicato troppo lontano dai canoni disneyani, l’umorismo troppo diverso.

Altri, invece, salutano la sua direzione artistica per quello che si sarebbe poi rivelata: uno svecchiamento totale del personaggio e dei suoi comprimari, che viene reinterpretato nell’estetica e nelle suggestioni. Il nuovo Topo è vintage ma moderno, classico ma estremo, canonico ma parallelo.

L’animazione Disney ha sempre goduto di maggior libertà rispetto alla carta stampata. Ciò è particolarmente evidente al giorno d’oggi, in cui l’opinione pubblica è particolarmente sensibile circa cosa possa o non possa essere pubblicato su un fumetto. Ghoul Friend, in soli tre minuti, si prende la libertà di mostrare cose che, a torto o a ragione, oggi non potremmo mai leggere sulle pagine di Topolino.

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Topolino è in viaggio nell’assolata campagna. Il paesaggio cambia, si fa scuro e cala la nebbia. Noie al motore, si ferma. Deve stringere un bullone. Tira fuori una minuscola chiave inglese (da una gigantesca cassetta degli attrezzi). Troppo piccola, niente da fare. Dalla foschia, una sagoma: sbuca un essere del tutto simile a Pippo… ma ghoul.

Anche se gli somiglia, un ghoul non è uno zombie: mangia le carcasse già morte e non è per forza un morto tornato in vita. Questo infatti non è il “nostro” Pippo da non-morto, ma un generico pippide. Un personaggio che gli somiglia nell’aspetto e nel comportamento, sfruttato per sostituirlo nei ruoli più particolari o scomodi, com’è nella più classica tradizione dell’animazione disneyana (Motormania, Tomorrow We Diet, No Smoking).

Nonostante la trama raccontata si riveli molto dolce e con una sua profondità, non sono pochi i momenti raccapriccianti che Ghoul Friend ci regala. Il character design del pippide basterebbe da solo, ma vi sfido a non menzionare anche la corsa del ghoul totalmente scomposto, degna dei migliori body horror di Cronenberg e Carpenter.

4) Hell’s Bells (1929)

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Il grande surrealista americano“. Così fu definito Walt Disney. Non da un fan qualsiasi, sia chiaro: galeotto fu tale Salvador Dalì, con cui Walt collaborò per la realizzazione del cortometraggio Destino.

Qualcuno potrebbe forse storcere il naso. Surrealista? Walt Disney? A pensarci bene, l’affermazione di Dalì non è del tutto campata in aria. Tutti abbiamo in mente la scena psichedelica di Dumbo, le invenzioni oniriche di Alice, le meraviglie di Fantasia e i vari trip de I Tre Caballeros.

Un grande campo di sperimentazione artistica furono però i cortometraggi, soprattutto la già citata serie Silly Symphony. Il quarto episodio, realizzato dai soliti Carl Stalling e Ub Iwerks, è sostanzialmente una discesa all’inferno. Già da tempo in collisione con Disney, quando Iwerks produce Hell’s Bells è in procinto di lasciare gli studios. L’animatore dà pieno sfogo alle sue pulsioni orrorifiche, che tratteggia fin dall’apertura nel suo peculiare e meraviglioso stile.

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Paesaggio sulfureo e roccioso. Soggettiva (come in La Danza degli Scheletri!). Un ragno enorme e peloso dondola davanti allo spettatore. Le fiamme insorgono da una buca e lo divorano. Vediamo Cerbero, il cane infernale a tre teste. Un pipistrello dà fastidio a un serpentone e quest’ultimo lo sbrana in scioltezza. Le ali della vittima bucano la schiena del rettile, che spicca il volo. Non male, per essere solo l’inizio.

In Hell’s Bells la dimensione del ridicolo è decisamente meno accentuata rispetto a The Skeleton Dance. Ci vengono mostrati diavoli che suonano delle casse toraciche, gigantesche ombre proiettate dalle fiamme, Satana in persona che beve fuoco munto da un bovino demoniaco. Sono invenzioni di grandissimo impatto visivo, che generano un’atmosfera inquietante difficilmente attenuabile con la musica. Comparto, questo, che comprende pure una versione della celebre Marcia funebre per una marionetta di Charles Gounod.

Il clou del perturbante viene raggiunto quando Satana, per puro e sadico divertimento, getta uno dei suoi servitori tra le fauci di Cerbero. Neppure nel finale c’è qualcosa di lontanamente rassicurante: mentre cerca di catturare un altro diavoletto per sfamare il guardiano infernale, Lucifero cade tra le fiamme eterne.

Il Diavolo in persona, però, non può certo morire. Sebbene la Silly Simphony si concluda con la sua caduta nell’incendio perpetuo, nel 2017 i fratelli Chad e Jared Moldenhauer lo riporteranno in piena e malefica attività nel videogioco run ‘n’ gun Cuphead

3) Topolino e gli Spettri (The Haunted House, 1929)

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Si entra nel podio: alziamo ulteriormente l’asticella dell’inquietudine. La prima metà di The Haunted House non possiede semplicemente suggestioni horror: è un horror a tutti gli effetti. Il sotto-genere della “casa infestata” è infatti rappresentato egregiamente in ogni suo topos. Gli ingredienti ci sono tutti: un protagonista innocente finisce in una casa stregata, dove incontra forze maligne e demoniache, da cui scappa o rimane ucciso.

Topolino è accolto da una serie di apparizioni disturbanti, il cui culmine è la figura incappucciata del tristo mietitore. La scena in cui il demone si avvicina, in soggettiva, per poi scoprire un teschio ghignante, è veramente da brividi.

In generale, tutto sembra così classico… perché è una delle prime volte che viene mostrato al cinema, in assoluto. L’elemento narrativo degli alberi assassini (che solleticano Mickey) con ogni probabilità non era mai stato mostrato su grande schermo. Inoltre, in animazione alcuni cliché come la porta che si chiude da sola (che sarà riusato, tra gli altri, in The Mad Doctor) o i non-morti che sbucano da ogni parte (pure dal bagno pubblico!) all’epoca erano piuttosto giovani.

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Il film è rimarcabile anche per altri motivi. Per esempio, l’inquietante dialogo col mietitore è il più lungo della carriera di Mickey fino a quel momento. Da notare anche le animazioni di altissimo livello, risultato di un lavoro sempre più encomiabile da parte degli studios. I movimenti dell’incappucciato sono di un’eccellente fluidità, e la danza degli scheletri (con sequenze riciclate dalla prima Silly Simphony) è gradevole e dinamica.

Il siparietto con Topolino che suona e i non-morti che ballano è, per l’appunto, solo una parentesi. Più che nel ridicolo, in The Haunted House si scivola nel grottesco, senza troppe ripercussioni per l’atmosfera tetra che pervade il corto. A riprova di ciò, alla fine dello stacchetto Mickey scappa in preda al terrore, inseguito da un’orda di inesorabili scheletri.

2) The Scariest Story Ever: A Mickey Mouse Halloween Spooktacular! (2017)

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A Paul Rudish e alla sua concezione dell’animazione con personaggi Disney si è già accennato.  Le sue capacità di caratterizzazione sono eccellenti, l’umorismo fresco e frenetico, la resa visiva esplosiva. Pochi come lui hanno saputo mettere un lieto scompiglio nel connubio “Disney-rassicurante”, troppo spesso considerato inossidabile. In questa rincorsa alla (ragionata) esagerazione, sarebbe stata solo questione di tempo prima che al team di Rudish venisse voglia di immergere i nostri paperi e topi preferiti nella festività delle zucche e degli spiriti.

The Scariest Story Ever: A Mickey Mouse Halloween Spooktacular! è il secondo speciale televisivo della gestione Rudish, dopo l’interessante Duck the Halls: A Mickey Mouse Christmas Special. Fin da subito si notano una serie di chicche non da poco: Qui, Quo e Qua vestiti esattamente come nel classicone Trick Or Treat, la prima (se escludiamo il piccolo Tim!) apparizione animata di Tip e Tap, Pippo mascherato dalla sua versione Super, una serie di cammei da veri nerd dell’animazione (Steamboat Willie, Night on Bald Mountain).

Ovviamente, il corto è interessante per motivi molto più ansiogeni… o non sarebbe al secondo posto di questa classifica. La trama vede Mickey dare una festa di Halloween a casa sua, in cui cerca in ogni modo di terrorizzare i cinque piccoli rompiscatole, che pretendono di ascoltare una storia spaventosa. I tentativi di Topolino non sono certo da buttare, complice la vasta gamma di espressioni facciali che Rudish dona ai protagonisti, ma non sembrano bastare. Le varie storie sono infatti anche molto divertenti, in un connubio veramente eccezionale tra ciò che diverte e ciò che inquieta. Ai cinque marmocchi non sono sufficienti le parodie di Frankenstein e Dracula (protagonisti d’eccezione: Topolino, Paperino e Pippo): vogliono di più.

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Mickey è esasperato, e i bambini sono ormai ingestibili. Paperino e Pippo gli dicono di rinunciare, che uno solare come lui non potrebbe mai spaventare nessuno. Qualcosa scatta nel cervello di Topolino. Ne ha abbastanza. Vogliono di più? Vogliono il terrore? Lo avranno. 

La storia raccontata, stavolta, vede come protagonisti proprio i cinque rompiscatole. Il canovaccio è sostanzialmente la fiaba di Hansel e Gretel sotto steroidi dell’orrore. Aiutandosi con la musica da brividi e le espressioni esagerate, The Scariest Story Ever: A Mickey Mouse Halloween Spooktacular! riesce nella durissima impresa di traghettare l’horror, quello vero, da brividi sul collo e nodo alla gola, nell’animazione disneyana. 

Certi sorrisi, alcuni gesti, il crescendo lento, ma inesorabile del ritmo narrativo, la colonna sonora da urlo… lo speciale di Halloween di Topolino è una di quelle cose che dovrebbero far parte del 31 ottobre del Disney fan. 

In territorio USA si trova senza problemi sul sito ufficiale, mentre da noi bisogna cercare a fondo sul web. Non temete, la fatica sarà ampiamente ripagata. Per dare un’idea, linkiamo l’inizio di una playlist (in qualità da denuncia penale) presente su YouTube.

1) Topolino e lo Scienziato Pazzo (The Mad Doctor, 1933)

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Riuscite a immaginare un cortometraggio così cupo e controverso da spingere la Disney a porlo sotto il pubblico dominio?

In cima alla classifica troviamo proprio l’unico ad aver subito l’insolita damnatio memoriae da parte della Company e la censura nel Regno Unito. Non è certo un caso: The Mad Doctor è, con buone probabilità, il più disturbante corto mai prodotto dagli studios di Burbank. Non tanto per l’ambientazione orrorifica o il dark humor che, come si è visto, non è niente di nuovo in casa Disney. La discriminante è piuttosto cosa viene raccontato in quella tenebrosa scenografia.

Notte di tempesta. Una figura celata da un panno nero (vi ricorda qualcuno?) si introduce nel cortile di Topolino. L’incappucciato rapisce il povero Pluto per portarlo nella sua casa, un gotico castello degli orrori. Qui veniamo a scoprire che il rapitore è uno scienziato pazzo che intende tagliuzzare il cagnolino per cucirlo con una gallina, in modo da ottenere dei mostruosi ibridi.

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Mickey, lanciatosi al salvataggio, deve vedersela con una dimora che coniuga alla perfezione la fantascienza vecchio stampo e l’horror, in una miscela che fa molto Mary Shelley. Le miriadi di bestie che gli si parano davanti hanno un design molto più studiato e inquietante rispetto ai precedenti cortometraggi creepy, ma a terrorizzare è proprio la figura del vecchio dottore maniaco e la sua spregiudicata violenza nei confronti degli animali… e di Topolino.

Ben presto, infatti, il Topo viene catturato e immobilizzato. Una lama rotante scende pian piano dal soffitto, il pazzoide se la ridacchia… ma per fortuna è tutto un sogno. Un espediente un po’ pigro, che era già stato usato in Mickey’s Nightmare (1931), ma che di certo non basta a cancellare le immagini disturbanti di Pluto inerme e disperato di fronte ai sanguinari deliri dello scienziato.

In effetti, è proprio il suo personaggio a rendere terrificante l’angoscioso The Mad Doctor. Il pazzoide senza nome non godrà di altre apparizioni sul grande schermo, ma sarà riproposto nei videogiochi Topolino Mania ed Epic Mickey: dimostrazione, questa, dell’immenso impatto riscosso dal suo character design. Pelato, con delle forbici acuminate e uno sguardo da matto, il dottore è l’unico che potrà curare efficacemente la vostra fame di brividi made in Disney. 

Mattia Del Core

 

Fonti, oltre ai link in uscita:

https://culturedvultures.com/the-horror-in-walt-disneys-pre-code-shorts/

http://www.ilsollazzo.com/c/disney/

 

Mattia Del Core

Videomaker innamorato da sempre dei Paperi Disney, promulga questa passione sul web dal 2011. Adora il cinema d'animazione, il tè, il silenzio. CEO di Ventenni Paperoni e direttore editoriale di VentenniPaperoni.com. Si dice abbia segretamente becco e piume.

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