Crea sito
Lasciare indietro il passato: lo Zione dopo il Klondike

Lasciare indietro il passato: lo Zione dopo il Klondike

Domanda-tranello per donrosiani e non: cos’ha fatto Paperone nel suo ultimo giorno nel Klondike[1]? Ha preparato la famosa slitta per Dawson? Anche, ma non solo. Zemelo e Celoni nella storia “Zio Paperone e i tempi del Klondike” su Topolino n. 3295 ci raccontano di una caccia alle betulle e di tre viaggi nel tempo per aggiustare il passato. Serviranno? Vediamo.

Non si fa la storia con i “se”, ci hanno sempre detto. E non potremmo essere più d’accordo. Eppure…

Un salto nel passato: siamo nel gelido Klondike, la corsa all’oro sta finendo e chi ha fatto fortuna è in procinto di partire e cambiar vita. Per Paperone è tempo di un saluto agli altri cercatori e di un ultimo piatto delle mirabolanti frittelle di Charlie Sourdough, frittelle che scopriamo essere un’eccezione ai frugali costumi mangerecci del giovin taccagno. Nota di merito a Celoni, che in due vignette color sciroppo d’acero ce ne fa quasi sentire profumo e sapore.

Zio-Paperone-frittelle

Mentre ci viene fame, il futuro miliardario ha già deciso di tentare la corsa all’ultimo tesoro, ossia le betulle d’oro da cui si estrarrebbe uno sciroppo particolarmente gustoso. Anche Charlie ha deciso la stessa cosa e, pur inseguito da un orso e nonostante un tuffo nel gelido fiume Yukon, arriva primo per un soffio agli alberi dorati, acquisendo il diritto di creare una sua piantagione. Stacco. Paperopoli, giorni nostri. Zio Paperone riceve la visita di Charlie Sourdough. Che nel frattempo è diventato un ricco magnate dello sciroppo di betulla? No, anzi: è in rovina ed è venuto a chiedere un prestito. Lo Zione si infuria e Charlie, dispiaciuto, gli lascia in dono il vasetto con lo sciroppo di betulla estratto insieme anni prima, andandosene.

È proprio vero che non si può cambiare il passato?

Mentre Paperone rimugina seduto davanti al camino, un assaggio di sciroppo porta con sé una folata d’aria fredda, gelida, i colori della vignetta virano dal caldo arancio all’azzurro e improvvisamente non siamo più nel deposito davanti al fuoco ma di nuovo in una tenda nel Klondike, in quel famoso giorno di orsi, betulle e frittelle.

Zio-Paperone-frittelle

Tutto si svolge come anni prima: le frittelle, l’orso, il fiume, e anche questa volta è Charlie ad arrivare per primo. Paperone, caduto nel fiume per salvare l’amico, si busca un raffreddore e quindi partirà il giorno successivo. Da qui prende avvio la linea temporale alternativa 1: vediamo cosa cambia. Stacco, Paperopoli, giorni nostri. Paperone si sveglia ma non al deposito bensì in una villa, chiama Battista ma compare un altro maggiordomo, guarda verso la Collina Ammazzamotori ma vede il palazzo di Rockerduck. L’ultima scoperta è davvero troppo: deve trovare Charlie per tornare indietro!

Zio-Paperone-villa-Rockerduck

Purtroppo Charlie non è cambiato: nemmeno in questo presente alternativo ha il senso degli affari e la storia si ripete: prestito negato, vasetto di sciroppo, viaggio nel tempo. In questa, che chiameremo linea temporale alternativa 2, il giovane Paperone trova per primo le betulle ma arrivando ai giorni nostri scopriamo che le piantagioni del miliardario non rendono come pronosticato, anzi: sono decisamente in perdita. E Charlie? Beh, Charlie dopo la corsa all’oro si è occupato di tutt’altro che di betulle e non può consigliare Paperone. Il quale sa esattamente cosa fare, mentre torna indietro per l’ultima volta: lascerà scoprire le betulle a Charlie. Stacco, Paperopoli, giorni nostri. Ci ritroviamo per l’ultima volta al punto di partenza della storia: lo zione sta per ricevere la visita di Charlie ma -sorpresa!- non siamo nella linea temporale alternativa 3 bensì in quella normale. I viaggi nel passato e i futuri/presenti alternativi altro non sono stati che un sogno. Grazie a cui, però, Paperone ha capito che “non è il passato che va cambiato, ma il presente“.

Zio-Paperone-Klondike-passato

Spoiler: è il passato a cambiare noi

Quante volte abbiamo provato a fare la storia con i “se”? Quante volte abbiamo semplicisticamente creduto che tornando indietro avremmo potuto far andare le cose meglio o solo diversamente? Spesso. Come zio Paperone, vogliamo credere che se solo potessimo tornare indietro, forti dell’esperienza acquisita, non sbaglieremmo più. Beh, “Zio Paperone e i tempi del Klondike” ci suggerisce che, no, non è vero: molto probabilmente sbaglieremmo ancora, anche se in maniera diversa. In sostanza: non è tornare indietro ciò che serve. E non dico così perché considero la quantità pressoché infinita di possibili linee temporali che potremmo generare cambiando un’azione passata. Dico così perché -lasciatemi essere banale- se siamo quel che siamo è proprio grazie a ciò che abbiamo fatto. O non fatto. E l’unico modo per venire a patti col passato, valorizzarlo e far sì che sia servito è ripartire da lì. Come Zemelo fa dire a Paperone, è tempo “di lasciarsi alle spalle il passato“: solo così possiamo farlo diventare parte di noi, assimilarlo e provare a costruire una nostra versione migliore.

Marta Leonardi

[1] Donrosiani e meno donrosiani ricorderanno che in “Zio Paperone e l’ultima slitta per Dawson” è descritto l’ultimo giorno di Paperone prima della partenza (fallita) da Whitehorse. A mio modo di vedere, pur ambientate nello stesso giorno, le due storie non sono incompatibili. Quella di Zemelo copre la mattinata; quella di Don Rosa copre il resto del giorno fino all’imbrunire.

Fonte: PaperPedia Wiki, “Zio Paperone e l’ultima slitta per Dawson“, 1988.

Marta Leonardi

Romana, ama di un amore smisurato i gatti, le lucine e i pastelli. Adora: le storie con Paperino, parlare di sé in terza persona, scrivere liste di tre cose. Va presa a piccole dosi, meglio (per voi) se con un sorso di Spritz.
Close Menu