Topolino alla scoperta di Napoli

Napoli: il gusto per l’esotico

Se c’è una cosa che tanto apprezzo del fumetto è il suo esotismo. Similmente ai grandi romanzi di avventura, anche il fumetto è in grado di regalare ai lettori numerosi viaggi alla scoperta di luoghi esotici. Quello del viaggio non è un semplice espediente narrativo usato dal fumetto per ambientare le vicende narrate. Esso diventa anche un modo con il quale si cerca di dare valore agli aspetti culturali del luogo in cui si svolgono gli avvenimenti.

Anche i personaggi che popolano l’universo di Topolino si sono ritrovati a viaggiare in lungo e largo. E l’Italia, con le sue grandi città, rappresenta spesso una tappa fondamentale per questi viaggi. Vi sono stati momenti in cui paperi e topi sono giunti a Napoli, che, con i suoi caratteristici balconi grondanti di piante e baciati dal sole, la sua cucina, la maschera di Pulcinella e i suoi tesori storici e culturali, funge da sfondo per le storie targate Disney.

Amelia: ritratto di una papera napoletana

Il personaggio di Amelia fa la sua prima apparizione in Zio Paperone e la fattucchiera, realizzata da Carl Barks nel 1961, entrando a far parte nel cast dei paperi. La storia segna l’inizio di una lunga guerra combattuta a suon di colpi magici o prodigi tecnologici, che vede Paperone emergere sempre vincitore contro la strega. Al centro degli scontri c’è la Numero Uno, il famoso portafortuna/ricordo di Paperone di cui la strega vuole impossessarsi per avere il Tocco di Mida.

La fattucchiera che ammalia

Barks realizzò il personaggio di Amelia ispirandosi alle fattezze di Sophia Loren e forse di Gina Lollobrigida. Un modo per onorare l’Italia, paese molto apprezzato dall’Uomo dei Paperi. Il risultato è una strega avvenente e affascinante, vicina ai canoni della bellezza mediterranea e lontana dalla figura delle vecchia arcigna. Proprio per questi suoi tratti, questa fattucchiera diventa riconoscibile e viene subito apprezzata dai lettori.

Con la creazione di Amelia, Barks introduce l’ultima delle sue creazioni, nonché uno dei primi personaggi “stranieri” nel grande cast primario dei paperi. Le sue origini napoletane vengono già chiarite fin dalla sia prima comparsa, poiché la sua dimora si trova alle pendici del Vesuvio, di cui sfrutta le proprietà calorifere per creare incantesimi e filtri magici. Da allora, il Vesuvio diventa, spesso, l’epicentro in cui si consumano gli scontri tra la famiglia dei paperi e Amelia.

Una famiglia per Amelia

Ameia e Gennarino

Nella sua eterna lotta contro Paperone, Amelia non è sola. La sua unica spalla è il corvo Gennarino, il cui nome deriva dal patrono di Napoli, appunto San Gennaro. Similmente ad Edi di Archimede, Gennarino è l’assistente personale della strega, nonché l’unico amico che riesce a comprenderla. In effetti, Amelia nutre una sincerissima amicizia nei riguardi del corvo, considerandolo anche come uno di famiglia. Infatti, non sono rari gli episodi in cui Amelia prova nostalgia nei momenti in cui Gennarino si trova lontano da lei.

La famiglia di Amelia

Con il passare degli anni, la scuola italiana Disney ha lavorato sul personaggio di Amelia, addolcendo il suo carattere e rendendola protagonista di alcune storie. Il duo Artibani-Cavazzano negli anni ’90 le dà una famiglia con cui confrontarsi, composta dalla nonna Caraldina, la pestifera nipote Minima e dal buffo “fidanzatoRosolio.

In questo tris familiare, Caraldina è il personaggio che presenta più tratti napoletani. Questa simpatica anziana cerca di essere un punto di riferimento che vuole tenere unita la famiglia. Caraldina assilla più volte Amelia affinché metta la testa a posto e si fidanzi con Rosolio. Inoltre, dimostra di tenere molto ad Amelia, nonostante quest’ultima manifesti una mal celata sopportazione nei suoi riguardi. Per il resto, Caraldina condivide con sua nipote il fatto che anche il suo personaggio è ben lontano dall’immagine della classica strega. Benché non giovane, Caraldina si presenta come una papera dolce, saggia e premurosa, sebbene un po’ svampita. Insomma, presenta tratti che la avvicinano più alla classica figura della nonna.

Napoli tra storia e cultura

La caccia alla strega non è la sola motivazione che spinge gli autori ad ambientare le vicende a Napoli. Zio Paperone e il diritto di successione è una delle prime storie dove la presenza di Amelia non è indispensabile per ambientare le vicende nel capoluogo campano. Anzi, l’amore per i classici e per le scoperte archeologiche di Scarpa e Cimino costituisce la principale cornice che sviluppa la storia in questione.

In questa vignetta, Paperino sta consumando un caffè utilizzando una caffettiera napoletana, che negli anni ’60 era diffusa solo in Italia e non in America. Omaggio alla città di Napoli o uno dei primi esempi di italianizzazione dei personaggi Disney? Fonte Inducks: (I TL 501-A)

 

Un’inaspettata vincita ad una lotteria spinge Paperino ad organizzare una vacanza a Napoli assieme ai nipotini. Lì fa la conoscenza di uno strambo archeologo che lo introduce nel mondo della Napoli antica, fatta di numerosi palazzi patrizi che nascondono tesori dai valori culturali inestimabili. Insomma, la storia si presenta come un viaggio che approfondisce il patrimonio archeologico del capoluogo campano.

Pulcinella, la maschera napoletana
Fonte Inducks: (I TL 3205-2)

La storia Paperone e il maggiordomo partenopeo è, invece, un esplicito omaggio alle usanze culturali napoletane. Battista parte per una vacanza a Napoli, tenendo all’oscuro di tutto Paperone. Il maggiordomo ignora che anche il suo principale sarebbe giunto nel capoluogo campano per concludere un affare con il noto pizzaiolo Tonino Friarielli. È l’inizio di una lunga serie di situazioni comiche che peseranno non poco su Battista. Con questa storia, Fizialetti e Stabile mettono al centro due aspetti fondamentali dell’universo napoletano. Il primo è la pizza, considerata sintesi dell’arte culinaria mediterranea, riconosciuta anche come patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Il secondo è Pulcinella, la celebre maschera partenopea dell’individuo umile e sciocco, ma anche furbo e sempre pronto a fronteggiare ogni genere di avversità.

La Napoli del Settecento e dell’Ottocento

Fonte Inducks: (I TL 3101-1)

Il tema delle scoperte archeologiche ha caratterizzato anche le avventure in cui sono protagonisti Topolino e Pippo. Le recenti storie pubblicate (che qui ripropongo) li legano ai primi scavi di Pompei ed Ercolano effettuati tra il XVIII° ed il XIX° secolo, con le quali si riscoprì il mondo antico greco-romano. I due eroi si muovono nella Napoli del Grand Tour, divenuta tappa obbligatoria per numerosi viaggiatori, grazie sopratutto all’interesse e alle curiosità suscitate dai ritrovamenti archeologici. I reperti ercolani e pompeiani resero la città di Napoli un’autentica fucina archeologica. Una fucina che sembrava realizzare gli ideali di bellezza, equilibrio ed armonia valorizzati dal Neoclassicismo ed esaltati da Johann Joachim Winckelmann.

Dalle rovine di Pompei ed Ercolano…

Fonte Inducks: (I TL 3101-1)

La storia di Topolin Murat e i misteri di Pompei ci porta negli scavi di Ercolano del 1808, durante la fase iniziale del Decennio francese. Gioacchino Murat, nominato re di Napoli da Napoleone Bonaparte, ha deciso di riaprire gli scavi archeologici. Per questo affida a suo cugino Topolin Murat e al suo assistente Pippus du Pastell l’incarico di documentare l’impresa, attraverso i loro disegni. Sfortunatamente per loro, qualcun altro è interessato a mettere le mani su Ercolano. E quel qualcuno è O’Macchianera, un guappo che vuole sfruttare i reperti per trarre profitto dalla loro vendita.

Fonte Inducks: (I TL 3101-1)

Questa storia ha il merito non solo di usare l’umorismo di Topolino per sensibilizzare il lettore sull’importanza dell’archeologia e dell’arte antica, ma anche di introdurre la figura del guappo. Nell’universo napoletano, è una figura dalle diverse sfumature e di difficile identificazione. In genere, viene rappresentato come un individuo che vive incurante della legge, spesso spaccone e vanitoso, ma dotato di un suo codice d’onore che lo portava a difendere il quartiere che rappresentava e a mantenerlo in ordine secondo i suoi fini. In questa storia, il guappo assume una carica negativa, in linea con il carattere di Macchianera.

Oltre alla figura del guappo, Macchianera mette in luce anche il pericolo rappresentato dagli scavi clandestini, organizzati da bande criminali che vedono nei reperti archeologici come delle fonti di lucro, incuranti del loro valore culturale e della loro incolumità.

La storia di Topolin Murat ha anche il merito di approfondire le origini napoletane di Amelia. Fonte Inducks: (I TL 3101-1)

 

…alle sale del museo

Topolino Canova e la scintilla poetica vede Topolino vestire i panni del celebre scultore Antonio Canova. Ambientato nel 1787, Topolino Canova giunge assieme a Pippo Hamilton (parodia di Hugh Douglas Hamilton) a Napoli a causa di una crisi artistica. Egli spera di ritrovare tra le sculture rinvenute dalle rovine di Ercolano e Pompei quella scintilla che possa aiutarlo a risvegliare la sua vena artistica. Ed è tra le sale del MANN (Museo Archeologico nazionale di Napoli), che trova una soluzione al suo smarrimento artistico. Casualmente, Topolino rinviene un disegno ercolano che risveglia in lui quella scintilla poetica di cui è alla ricerca. Questa scoperta lo ispira a realizzare la sua opera più celebre: Amore e Psiche.

Amore e Psiche
Fonte Inducks: (I TL 3309-2)

L’avventura, scritta e disegnata da Blasco Pisapia, è un esplicito omaggio al genio creativo di Canova. Ancora una volta, l’umorismo disneyano funge da specchietto che punta a raccontare ai lettori più giovani la storia dietro i reperti custoditi al MANN.

Le pagine ci offrono anche un piccolo panorama della Napoli del Grand Tour. Essa divenne meta di numerosi artisti e nobili, che partivano spinti dalla curiosità suscitata dalla notizia dei ritrovamenti archeologici. Pisapia arricchisce la storia di scorci della città napoletana, rappresentando non solo il museo, ma anche il caratteristico Vesuvio, Porta Capuana e i mercati animati dalla spensieratezza del popolo partenopeo. Una piccola parentesi è dedicata anche alla casta nobiliare, rappresentata dai personaggi di Clarabella e Orazio. Pisapia raffigura i nobili nei loro soggiorni lontani da casa, dove non solo soddisfano i loro capricci, ma istituiscono anche salotti culturali che offrivano stimoli per artisti del calibro di Canova.

Quando Napoli approdò a Topolinia; “Miseria e nobiltà”

Un lauto pranzo
L’immagine è tratta dalla copertina “Tesori 15 Disney“, disegnata da Marco Gervasio

Il fascino del teatro consiste nel saper mescolare il finto con il vero. E che cos’è il teatro, se non una finestra sul mondo? Un modo con la quale attori e comparse sono chiamate a fingere per il pubblico realtà variegate e lontane? Di questo ne era consapevole Eduardo Scarpetta, quando realizzò la sua opera omnia, Miseria e nobiltà. L’intento di Scarpetta è quello di portare sul palco una Napoli di fine Ottocento, mettendo in luce i suoi alti e bassi. Protagonista è Felice Sciosciamocca, il cui cognome corrisponde all’italiano di boccalone, cioè una persona dall’aria stupida e credulona. Egli è un medio borghese che spesso Scarpetta utilizza per meglio parodiare la società napoletana.

Il programma
Fonte Inducks: (I TL 1955-A)

L’omonima opera di Scarpetta è stata “recitata” dai personaggi dell’Universo dei topi, nella storia intitolata, appunto, Miseria e nobiltà, del duo Cavazzano/Artibani. Come avviene di consueto nelle riproposizioni, la suddetta commedia presenta notevoli differenze con l’opera originale. Prima di tutto, i dialoghi sono italiani e vengono tagliati fuori numerosi personaggi, per meglio favorire la comprensione della storia ai lettori. Ogni riferimento sessuale è stato eliminato, nel rispetto dei canoni Disney. Nell’opera originale, Felice è un donnaiolo separato da sua moglie e che convive con Luisella. Nella parodia, invece, Topolino/Felice è “felicemente” sposato con Minni/Luisella, eliminando l’idea di una convivenza non matrimoniale. Per il resto, la Miseria e Nobiltà di Topolino si rifà agli espedienti comici ideati da Scarpetta, seppur con qualche differenza.

Nonostante tutte queste divergenze, il confronto ricco e povero costituisce sempre il tema di fondo. Vi sono uomini ricchi come Gaetano/Gambadilegno che aspirano alla nobiltà, accattivati dai privilegi derivati dalla carica. Non la “fama”, ma la “fame” a muovere i poveri, disposti a tutto, pur di assicurarsi un piatto caldo.

Conclusioni

Siamo, così, giunti alla conclusione che esistono numerose storie che vedono paperi e topi muoversi a Napoli. La presenza di Amelia, spesso, non è indispensabile per ambientare le storie nella città partenopea. Infatti, esistono tanti motivi che spingono i personaggi dell’universo dei paperi e topi a lunghi soggiorni a Napoli, che vanno dal puro interesse culturale fino ad avventure legate alle leggende e i miti campani. Chiudo l’articolo ponendo al lettore una semplice domanda. Quale è stata la storia ambientata a Napoli che avete apprezzato e che, secondo voi, meglio la rappresenti?

Antonio Ferraiuolo

Immagini © Disney – Panini Comics

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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