Don Rosa in Italia: la grande intervista dei Ventenni Paperoni!

La sua postazione al Lake Como Comic Art Festival di Cernobbio è la più grande di tutte: tre tavoli uno in fila all’altro pieni di stampe, sketch, albi a fumetti e tavole originali. Alle sue spalle, decine di stampe tappezzano ordinatamente la parete quasi da un capo all’altro, accanto al grande striscione con la sua effigie con una scritta a grandi lettere: Don Rosa.

La postazione di Don Rosa al Lake Como Comic Art Festival

Don Rosa è l’autore della Saga di Paperon de’ Paperoni, il “romanzo di formazione” a fumetti che racconta una versione particolarmente amata ed influente della vita del papero più ricco del mondo, dall’infanzia alla maturità. L’opera nasce da una ricerca certosina sulla monumentale fonte primaria di Carl Barks: nel corso degli anni gli ha fruttato l’adorazione di stuoli di fan e, nel 1995, il prestigioso Premio Eisner come “Migliore Storia a Puntate”. Inoltre, naturalmente, dà il titolo alla pagina da cui è nata questa community: Ventenni che piangono leggendo la saga di Paperon de’ Paperoni!

Quando mi avvicino, mezz’ora prima dell’apertura ufficiale dei cancelli, Don è già al lavoro per firmare una grossa risma di stampe. E’ circondato dall’entourage dei suoi quattro collaboratori, equamente divisi tra italiani e tedeschi: è anche grazie a loro se siamo riusciti ad ottenere questa lunga intervista esclusiva.
Per restare in tema fumettistico, sembra di avvicinarsi ad un J. Jonah Jameson senza sigari:

“Non voglio avere niente a che fare con chi fuma!
Io non fumo!
E non voglio avere comunque niente a che fare con te! Devi essere un supporter di Trump, o qualcosa del genere! Voglio trasferirmi in Messico!”

[Grazie ad Alice e Barbara riusciamo ad identificarci come suo fan dal gruppo dei Ventenni Paperoni, che conosce molto bene! Da qui, sarà tutto in discesa (n.d.r.)]

Temevo volessi farmi domande tipo, “quale è la tua relazione con Zio Paperone”, o, “come ho cominciato a fare fumetti”. Perché non saprei quando fermarmi! Con domande così posso darti una risposta lunghissima piena di dettagli, e io non sono così interessato a parlare di me stesso.

Partiamo con un riferimento visivo preciso allora: quando i genitori di Zio Paperone gli dicono addio mentre lascia Castle McDuck per l’ultima volta insieme alle sorelle, sua madre dice: “Un certo qualcuno mi ha assicurato che farà strada! E quel qualcuno è il più importante!”. Chi sarebbe questo “qualcuno”?

Tu chi credi che sia?

Beh… è sempre complicato avere riferimenti anche velati alla religione o perfino a un Dio nei fumetti di Zio Paperone…
L’addio dei genitori di Paperone

Io sono un Deista. C’è Qualcosa, ma nessuno sa cosa sia. E l’unica cosa che mi chiedo è perché ci sia qualcosa invece che nulla. Deve esserci una risposta a questo, ma non l’ha nessuno. Dunque nemmeno io so di cosa lei stia parlando, sta parlando di Qualcuno. Ma di sicuro non è una benevola forza intelligente, altrimenti non avresti Donald Trump.

C’è questo film, non un film famoso, con George Burns, Bentornato Dio!, del 1977. Sai chi è George Burns? È un famoso comico degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, che è vissuto 100 anni. Ha interpretato Dio in questa commedia con John Denver, il cantante, e appariva come un uomo anziano con un maglione e un cappello da golf. Si descrive dicendo che lui ha creato tutto, ma ciò detto, il resto sta a te.

Come un orologiaio che crea un orologio e non gli interessa davvero chi lo compri e lo usi.

Gli interessa, solamente non interferisce.

Mi sembra che l’atmosfera generale di questa convention sia diversa dal solito.

Qui parlano molto di comprare e vendere, e non sono in grado di decidere cosa tenere per la loro collezione personale. Le cose che pensano acquisteranno più valore, quelle saranno la loro collezione personale. Collezionano qualcosa che pensano di poter rivendere, non lo doneranno a un museo o a una fondazione, lo venderanno a quanto più potranno, ecco cos’è la loro collezione: è il loro portfolio, il loro investimento.

Tenersi le cose giuste e venderle a tanto. Parlano di stelle del cinema e della televisione a cui le rivenderanno, e io non sono parte di tutto questo.
Non sono le mie persone, tranne qualcuno. Sembra che io sia folle e non interessato al denaro. Mi interessa il denaro, mi serve.
Ma all’inizio quello che facevo era realizzare tutto gratis per i fan e sperare che comprassero delle stampe. In secondo luogo, spero di riuscire a dimostrare a mia moglie che contribuisco un po’ in casa perché non ho un lavoro da 12 anni, adesso. Le persone dicono, “quindi sei in pensione?” e io rispondo “che vuol dire andare in pensione, è quando le persone smettono di lavorare e vengono pagate?”, allora dico “no, ho semplicemente lasciato il lavoro”.

Paperone scozzese in progress!

Circa un mese fa ha avuto a casa due ospiti italiani: fanno anche loro parte della nostra community. Erano molto entusiasti dell’esperienza!

Sì, ho visto che hanno postato sulla pagina Don Rosa. Si sono trasferiti in South Carolina, circa a due stati di distanza dal Kentucky, quindi più vicino di altri stati. Hanno detto per scherzo, forse faremo visita a Don Rosa prima o poi, beh ho detto, allora vi invito, in rappresentanza di tutti gli amici a cui piacerebbe farmi visita. Potete venire e fare foto e un resoconto, sarebbe bello. In seguito ovviamente ho avuto altre richieste, “possiamo venire a trovarti?” e io ho detto “solo inviti speciali”. Mi dispiace essere cattivo, ma non posso ospitare ogni singola persona! Qualcuno ha detto “cosa, ti fai venire a trovare da sconosciuti” ma loro non erano totalmente sconosciuti, erano italiani, la mia gente!

Legge ancora fumetti?

Ho una collezione di fumetti ma non ne compro di nuovi, sono vecchi fumetti dei giornali americani, e intendo leggerli ma non ho mai tempo, c’è sempre qualcosa che deve esser fatto, come tagliare l’erba. Stessa cosa con i flipper: non li tocco mai, ho sempre qualcosa da fare. E quando non ho cose da fare, mi trovo al punto di dover cercare qualcosa da fare, non riesco a rilassarmi.

È una malattia. È come se non volessi rilassarmi. Ed è molto difficile. Sai, faccio commissioni e per anni non le ho volute fare, non volevo i soldi dei fan, volevo i soldi degli editori, ma poi mi sono reso conto… questi fan volevano darmi denaro e io li penalizzavo. Quindi perché trattarli male se volevano pagarmi?

Notavo che la sua stampa nel portfolio di questa convention è tratta dalla cover della prima apparizione di Visione negli Avengers!

E ho fatto questo disegno gratis per un amico. Non disegno più niente del genere, se dovessi far pagare qualcuno per una cosa così, dovrei far pagare migliaia di dollari, ci ho messo dei giorni!

Qual è il suo rapporto con l’Italia in generale, ha amici qui?

Mi piace in special modo venire qui. Spero di riuscire a continuare a venirci per andare a Maniago [la cittadina in provincia di Pordenone di cui è originaria la sua famiglia paterna, NDR] ma non sono mai stato invitato nella parte nord-est. Sì, ci sono fan dei paperi dappertutto qui, e come ti ho appena detto, ho invitato una coppia di italiani che si era trasferita in South Carolina, quindi gli ho scritto e gli ho detto venite e loro mi sono venuti a trovare dato che ne avevano espresso l’interesse.

Fin da bambino ho sentito questo legame forte con la mia famiglia paterna. Probabilmente per tutti i film e i programmi tv che guardavo… è un bel posto, tutta quella grande epica romana e gli spaghetti western! È naturale, sono sempre stato molto fiero di avere un qualche retaggio Italiano: mi hanno anche raccontato molte cose, come il fatto che i Rosa avessero una lunga e dettagliata storia della famiglia, conservata a Venezia, ma che andò persa durante la prima guerra mondiale. Ci fu un bombardamento in un grande deposito navale probabilmente bersagliato dagli Americani, ed è andata persa tutta la storia della famiglia Rosa fino al periodo medievale e, si dice, c’era la prova del fatto che io fossi un discendente diretto di Tiziano, perché quello era il nome di mia nonna, Celeste Tizian. Ma è tutto perso, quindi… comunque era circa 1000 anni fa, forse metà della popolazione italiana è sua diretta discendente a questo punto!

Sappiamo che Paperone fu creato da Carl Barks quando lavorava come freelance per la Dell Comics, quindi il suo legame con la Disney si può considerare sottile. Poi lei ha espanso il suo universo, e in qualche modo ha creato la versione di Don Rosa. Così la Saga di Paperon de’ Paperoni è diventata un canone: alcuni autori lo seguono, altri no. I fan sono davvero divisi sul fatto se Paperone debba avere un canone o meno.
Don Rosa ritratto da Alice Rovai

Non dovrebbero preoccuparsene. Su alcuni siti web vedo gente che discute un sacco su questo, non dovrebbero prendere la cosa così seriamente. Io lo faccio, ma le altre persone non dovrebbero preoccuparsi di chi è d’accordo con me, non è importante. Ciò che mi rende perplesso è, c’è chi non apprezza il mio lavoro e chi invece sì, ne è molto appassionato, e mi provoca un grande rammarico perché le persone a cui non piaccio normalmente non dovrebbero nemmeno prestarmi attenzione. Infatti mi chiedo perché, se non lo apprezzano, continuino a leggermi, non leggete se non vi piace, nessuno vi obbliga… ma in un certo senso le persone sentono di avere un interesse personale, i personaggi sono così importanti per loro così come lo sono per me, e proprio non riescono a ignorarlo. Quando vedono qualcuno che adora il mio lavoro, loro devono disprezzarlo alla stessa maniera, è normale. Ma dovrebbero lasciare che le persone apprezzino quello che vogliono, e gli altri dovrebbero solo ignorare le loro discussioni. Io l’ho imparato tanto tempo fa: non puoi rendere felici tutti quindi smettila di preoccupartene!

È buffo, considerando che in Italia in realtà Paperone ha seguito un suo percorso parallelo e in alcune storie, soprattutto tra gli anni 50 e 70, è un cattivo al 100%.

Già! Non ho mai letto quelle storie, ma la gente dice che Paperone fosse questo personaggio malvagio e avido… poteva essere così anche in alcuni fumetti americani successivi, ma in realtà perfino nelle ultime storie di Barks dei primi anni 70, dove Paperone era il cattivo, distruttore dell’ambiente eccetera. Ma quando ho scoperto che avrei creato regolarmente storie con questo personaggio, ho dovuto ritoccarlo in modo che fosse più gradevole, o meglio, ho dovuto rimpiazzarlo con la versione “resettata” da Barks nel 1952, in cui Paperone è un personaggio più simpatico, meno avido e più avventuroso. I primi numeri della testata Uncle Scrooge erano veramente fantastici, e lì Paperone è semplicemente taccagno, non è avido… solo taccagno. Un Paperone per me è felice quando pensa alla Numero Uno; mi sono rifiutato in passato di disegnare un Paperone felice che pensa al simbolo del dollaro. Quando qualcuno me lo chiede gli rispondo… tu non leggi le mie storie, vero? Lì non è mai avido, è avventuroso, vuole vincere, ma non è interessato al denaro in sè, altrimenti lo spenderebbe: ma ovviamente non lo spende, ci nuota.

Io stesso ho una delle collezioni di vecchi fumetti più grandi d’America. Set completi di praticamente ogni singolo fumetto publicato tra la Seconda Guerra Mondiale e la metà degli anni 80. Alla fine ho ventuto quelli dal 1970 in poi perché è allora che, per colpa dei pochi compratori rimasti, i fumetti americani passarono dal coprire TUTTI i generi, come ancora è in Europa e in ogni altro posto, al riguardare praticamente solo supereroi violenti e oscuri tipo Marvel & DC. Ma sono ancora alla ricerca attiva di quei pochi numeri mancanti ai miei set di fumetti degli anni 1945-1970. Quando cominciai a comprare vecchi numeri dai rivenditori di fumetti alla fine degli anni 60, nessun fumetto successivo al 1945 costava più di 50 centesimi l’uno, 0 35 se ne compravo una bella pila… cosa che facevo sempre. Così cominciai a collezionare TUTTO. Perché limitarmi? Amavo il fumetto per intero, buono & cattivo! Nessun collezionista oggi potrebbe avere una collezione come la mia, perché i vecchi fumetti che costavano 35 centesimi nel 1968 oggi potrebbero costare tra i 500 e i 2000 dollari l’uno! O molto di più.

Ma quando iniziai a collezionare, i vecchi fumetti erano praticamente senza valore. A quei tempi, la ragione della collezione era solo la sfida di scovare qualcosa senza un valore particolare, ma che se amavi, era DIVERTENTE. Non compravo fumetti per rivenderli. Ma l’unico interesse dei collezionisti odierni è rivendere i loro fumetti per realizzare un profitto. Non cercano di completare un set… cercano specifici “numeri chiave” di particolare valore.
Per me era solo una sfida a completare un set intero, ero un completista… e questo significa che colleziono fumetti che nemmeno mi piacevano. Pubblicavano un sacco di fumetti tra la fine degli anni 40 e la fine dei 60, e vendevano migliaia di volte meglio dei moderni fumetti di supereroi. Alcuni erano stupendi, mentre altri erano pessimi, ma io collezionavo anche quelli, i belli e i grotteschi, così kitsch (come dicono i tedeschi). Orribili o stupendi, non facevo distinzione, erano tutti fumetti e tutti divertenti da collezionare. E comunque, non avrei mai pensato di venderli per profitto.

Ma sono andato veramente fuori argomento! Com’era quell’espressione che hai usato? Ah già, il canone!
Va bene se la gente discute sulla mia versione, ma davvero, non fatelo. È tutto solo per divertimento.

C’è qualche personaggio di Barks che non le è piaciuto usare o disegnare?

C’è qualcuno che ho amato usare, ma sicuramente non ho amato disegnare: Amelia! Perché è completamente nera! Non ci pensi mai, ma la parte più difficile del disegno è il riempimento delle aree nere, è più difficile dello sfondo. Amelia ha i capelli neri, il suo vestito è nero e sono sempre stato molto preoccupato di non fare un buon lavoro disegnandola, ma lei è uno dei personaggi migliori.

Poi c’è l’unico personaggio che Barks non ha né creato né ricreato nei suoi fumetti, come ha ricreato Paperino… perché il Paperino che usa non è il Paperino dei cartoni, che era una sorta di attore, aveva un ruolo diverso in ogni cartone e anche viveva anche in periodi storici diversi, come gli anni ’90 dell’800… Barks ha dovuto creare un nuovo Paperino, e poi ha creato tutti gli altri personaggi. Mi ha anche detto che ha creato Qui Quo e Qua quando stava scriveva i cartoni animati, ma, dicevo, non ha creato Paperina, e nemmeno gli piaceva usarla. E anche a me non è mai piaciuta, è un personaggio offensivo, offensivo verso il mondo femminile

Ci sono molte ragazze che leggono fumetti in Europa, al contrario che negli USA, dove non ci sono fumetti per ragazze, e quando chiedo ad una ragazza europea “quale personaggio dovrei disegnare per te”, di solito la risposta è Amelia o Doretta. In America la ragazza si siede e dice “il mio personaggio preferito è Paperina”, e io penso: “perché mai vorrebbe Paperina?”. Probabilmente non è una fan dei fumetti, ma una fan della Disney. Quindi non ho mai usato Paperina, o l’ho usata come Barks: solo un personaggio di sfondo che soddisfa un certo bisogno. Allo stesso modo ha usato Qui Quo e Qua. Vorrei che ci fossero solo due gemelli, perché il terzo non ha assolutamente alcuno scopo. Ne servono due per discutere dei loro folli zii, ma il terzo farà sempre, tipo, ‘mhhhh a braccia conserte. E poi devo ancora disegnarlo, e il suo ruolo è difficile da collocare nella trama. E poi le cose tenere sono difficili da disegnare. Io non le so fare.

Questo ci porta direttamente alla prossima domanda; come immagini Qui, Quo e Qua da adulti?

Uno di loro gestirà l’impresa di Paperone come ente di beneficenza. Quando realizzai il disegno… non dovrei nemmeno parlarne!, della tomba di Paperone… e conosci la storia dietro di esso: faceva parte di uno scherzo, che poi venne portato fuori dal suo contesto e pubblicato su Internet, il che succede tutte le volte. Ma ricordo che li feci vestire uno diverso dall’altro e, adesso non ricordo con esattezza, ne disegnai uno che indossava una camicia con delle penne ed è quello che lavora nell’impresa di Paperone. Sono sicuro che uno di loro fosse un ufficiale delle Giovani Marmotte… ma cosa avrebbe potuto essere il terzo? In realtà, il terzo si sarebbe impegnato nel distribuire le ricchezze provenienti dal tesoro dei Templari, quello che scoprirono in una delle mie ultime storie, Una lettera da casa.

Whatever happened to Scrooge?
Parliamo delle opere di fiction che sembrano essere dirette ai bambini, ma in realtà non lo sono, come le tue storie. Sono comunque soggette ad alcune censure: ad esempio hanno levato le pistole a Panchito, in una delle sue copertine.

Oh, ma quella è la Disney negli USA. Lì per loro i fumetti sono una seccatura, non fanno soldi, e ho sentito dire che negli ultimi 5 anni sta diventando durissimo lavorare con la Disney. Sento dire che, per la prima volta, sta interferendo con la creazione di fumetti da parte della Egmont e di altri, mettendo paletti insulsi tipo mettere la cintura di sicurezza a Paperino quando guida la 313 in OGNI vignetta, ed un sacco di stronzate politicamente corrette di questo tipo, mostrando che il loro interesse principale è ridurre qualsiasi fonte di lamentele strampalate che possano diventare “virali su internet”. Trame ed emozioni devono essere attenuate. Questo mostra la mancanza di interesse per le storie di qualità, è solo eccesso di controllo pignolo.
Ed è un’altra ragione per cui sono lieto di aver smesso quando l’ho fatto, non avrei mai voluto avere quel tipo di controllo su quello che facevo. Non avrei permesso alla Disney di dirmi cosa fare, ma non l’hanno mai fatto perché non sono mai stati coinvolti nei fumetti.
Negli USA tolgono le pistole dalle copertina ma va bene. Nella Don Rosa Library non mi infastidisce, perchè nelle pagine interne è riprodotta la copertina originale. Ho sentito che c’è una quarta di copertina da cui hanno dovuto rimuovere un indiano, e questo dimostra quanto insulso sia questo ragionamento: non gli importa che gli indiani siano gli eroi di quella storia. Sto parlando della storia di Barks con gli indiani Pikoletos [Zio Paperone nella terra degli indiani pigmei, NDR]. Erano i personaggi più nobili, ma alla Disney non importa, vedono solo che su 350 milioni di persone negli USA, ce ne può essere una che disapprova, e poi posta su internet e diventa virale, quindi niente indiani. Ma se è nelle pagine interne va bene, perché in questo caso stiamo parlando di persone che davvero aprono il fumetto e lo leggono, ma non sono rimasti molti americani così.

Due versioni di una copertina di Don Rosa
I miei redattori intervenivano molto raramente. Quando capitava, poteva essere in una scena che pensavo fosse troppo adulta, e dicevo “non pensate che ci sia un po’ troppo psicodramma qui?”, e loro dicevano, no, non è abbastanza, dovresti mettercene di più!
In realtà in Italia i personaggi non possono nemmeno più mangiare carne o andare a pesca.

Ma è vera quella cosa per cui non possono guidare la 313 senza cinture di sicurezza? [ride]

Penso sia una disposizione abbastanza recente, ma sì, ne ho sentito parlare anch’io.

Io ancora guido la mia macchina senza cinture di sicurezza! Ho sentito che se hai una vecchia macchina in Europa dovresti mettercele.  Se dovessi installarle sulla mia Nash del ’38 non servirebbe a nulla, il sedile non è collegato alla macchina. D’altra parte è tutta di metallo massiccio, per cui in uno scontro con un’auto moderna, questa si sfascerebbe come un guscio d’uovo, e non noterei la mancanza della cintura.

[Un bambino con una maglietta di Batman si avvicina per avere l’autografo su una stampa di Paperone e Paperino vestiti da Batman e Robin]

Sono proprio addestrati ad essere fan dei supereroi negli USA!

Ci sono spunti di trama dalle storie di Barks che non è riuscito a sfruttare, prima di smettere?

Ce n’è uno che volevo sfruttare… ci ho provato, adoro i sequel. Non puoi immaginare che sogno sia lavorare sulle storie che ho amato grazie ai fumetti di mia sorella, e uno dei miei preferiti era Zio Paperone e il vello d’oro, con la sua mitologia greca,  Giasone e le arpie! Nei fumetti americani le arpie furono chiamate “larkies”. Barks originariamente aveva scritto “arpie”, ma pare che il termine avesse qualche connotazione negativa… era raro, ma c’era già attenzione al politicamente corretto allora. Ma da bambino non sapevo cosa fosse un’arpia. E volevo farne un seguito, perché amavo quella storia così tanto… lo so suonerò come un femminista, non è mia intenzione… ho tentato di tirare fuori qualcosa da quelle arpie ma dovevo farlo come l’aveva fatto Barks, ed erano degli stereotipi di donna così orribili, sempre preoccupate su come sarebbero state le cenette che preparavano o il loro make-up. Dovevo essere fedele a Barks ma non potevo farlo, ci provai e riprovai lavorandoci per due settimane, e poi gettai la spugna. Due settimane perdute: niente paga, ma fu colpa mia: dovevo saperlo che non avrei potuto farcela con quelle arpie.

Le “larkies” di Barks

Avevo una lista di argomenti da trattare nelle storie, ma quando smisi li avevo finiti. Qualcuno voleva che facessi più storie su Doretta, ma nelle mie storie non ho mai voluto che interagisse con Paperone in un modo che non fosse stato previsto da Barks. Per me si sono incontrati solo quando è stato mostrato da Barks, e penso che un fan abbia suggerito: potresti raccontare la storia del Fosso dell’Agonia Bianca, quando lui la rapisce. E io dissi, già, niente male, ma ero proprio al momento della chiusura della mia cosiddetta carriera. Quando finii quella storia [La prigioniera del fosso dell’agonia bianca, NDR] c’erano molte altre cose in ballo. Una delle ragioni per cui smisi fu che quella storia mi era piaciuta così tanto che sapevo non avrei potuto farne una che mi piacesse ancora di più.

Era un buon momento per smettere, pensai, con quella storia avevo detto tutto quello che intendevo raccontare su quei personaggi… e poi c’erano anche altri problemi che resero molto facile smettere.

I personaggi di Barks si possono considerare esseri umani disegnati come paperi. Un sacco di persone se ne sono accorte, e li rappresentano in forma completamente umana. Questo affascina molti, e irrita altri.
Un abbraccio tra Doretta Doremì e il giovane Paperone, in una delle “umanizzazioni” dei paperi di Alice Rovai

Be’, io ho sempre saputo che erano esseri umani… è ovvio se li si confronta a Daffy Duck, che è nudo, vola, viene preso di mira dai cacciatori d’anatre, o a Bugs Bunny, che vive in una buca e ruba le carote. Mi era chiaro: i paperi pagano le tasse, hanno un lavoro, indossano vestiti, hanno emozioni umane più o meno come i personaggi dei film che si vedono in televisione. Non li ho mai pensati come anatre: nei primissimi anni in cui realizzavo le loro storie magari potevo fare qualche gag di secondo piano basata sull’anatomia delle anatre, cosa di cui poi mi sono pentito, perché non mi ero accorto che molte persone in realtà non sanno che sono esseri umani.
Dovevo assicurarmi che non ricevessero falsi messaggi da me, quindi nella Don Rosa Library ho cambiato un po’ di cose, come riferimenti a piume, zampe palmate o becchi, che dovevo rimuovere.
Non so quale storia potrebbe essere, ma se si trovassero in una situazione di vita o di morte in cui la loro salvezza dipende da una piuma sarebbero spacciati, perché loro non hanno piume! Ma questo offende le persone che non sono fan di Barks, offende i fan della Disney, che vogliono grandi e pucciosi animali parlanti.

Ieri mi hanno invitato ad un incontro negli USA che si terrà in giugno: si tratta di un confronto sugli animali antropomorfizzati. Normalmente avrei declinato dicendo scusate, non è quello che faccio, ma in questo caso lo farò: ci sono un paio di miei amici, e voglio assicurarmi che le persone sappiano che, solo perché sembrano animali, non vuol dire che siano animali. Negli USA la gente dirà “ma di che sta parlando, Paperino non è un papero?”.

Per chiudere, vuoi rivolgerti direttamente ai tuoi fan italiani?

Venite a trovarmi personalmente la prossima volta che sono in Italia!

Ah, e poi dobbiamo anche trovare un modo per farmi venire a Lucca, ho sentito dire che là c’è una fiera gigantesca e la gente verrebbe a incontrarmi, veri fan di Barks e dei paperi. Lavoraci su, quante persone ci sono sul vostro sito? 2 o 3 settimane fa ho visto alcuni messaggi sulla visita delle persone che sono venute a trovarmi a casa, c’erano vari commenti e un sacco di risposte che volevo leggere, ma quando ci sono arrivato, forse avevo il link sbagliato, ma c’erano un sacco di discussioni che non c’entravano nulla con me, e anche alcuni a cui io non piacevo… dovresti trovare un modo per avere una fila dedicata agli appartenenti del tuo gruppo!

Sul gruppo siamo 18mila, poi la pagina è seguita da 160mila persone.

Potrebbero essere un po’ troppi!

[consegno a Don il badge da redattore di Ventennipaperoni.com, e Don lo indossa dopo aver dato un’occhiata alla sua foto su di esso]

Bello, fate degli incontri dove ognuno indossa questo? Pensate a un modo per farvi riconoscere come fan durante il tour, e io verrò!

Don con il badge di Ventenni Paperoni

Mattia Mariani

Con la collaborazione di:

Marta Leonardi
Antonio Ferraiuolo
Sabrina Ghini
Luca Rago
Luca Leonardo Scorcia

Ringraziamenti speciali:

Alice Rovai
Giuditta Melle
Barbara Taddei

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