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Topolino e le Cronache della Frontiera: un capolavoro sulla speranza

Topolino e le Cronache della Frontiera: un capolavoro sulla speranza

Il 2000, lo spazio, i robot, il futuro scintillante: una storia già vecchia.

Era l’estate dell’anno 2000.

La fine degli anni ’90, il proseguimento di quello che a mio parere fu una delle Età dell’Oro per la testata Topolino. Tra la seconda metà dei ’90 e i primi anni 2000 erano all’apice del loro operato penne come Enrico Faccini, Silvia Ziche, Corrado Mastantuono, Silvano Mezzavilla, Francesco Artibani, Lucio Leoni, Casty, Carlo Panaro, Rudy Salvagnini, Bruno Enna. Giorgio Pezzin. Matite come Giorgio Cavazzano, Massimo De vita, Paolo Mottura, Claudio Sciarrone, Roberto Vian, Valerio Held, Lara Molinari, in cui ancora battevano il ferro matite già storiche come Sergio Asteriti o Luciano Gatto. Erano gli anni in cui, io credo, la maggior parte di noi, appunto oggidì Ventenni Paperoni, (senza alcuna discriminazione verso gli altri, più vecchi o anche più giovani) era bambina. E leggeva Topolino con occhi da bambino. Gli anni in cui ridevamo per la comicità surreale e cinica dei capolavori della Ziche, che si palesavano allora come novità, gli anni in cui nascevano le storie della P.I.A., gli anni in cui nacque Paperino Paperotto, e molto altro ancora. 

Ed erano gli anni in cui un Nuovo Millennio iniziava, tra paura di cambiamenti climatici irreversibili e entusiasmo per un futuro che si immaginava già saturo di tecnologia e robot, sin da molti anni prima.

In vista del 2000, da quanto tempo l’immaginario collettivo aveva già iniziato a raffigurare ipotetici mondi futuri, dominati da costanti come la completa padronanza dello spazio, la presenza di robot e cyborg così sofisticati da confondersi con gli umani stessi, e quella di una fantomatica Matrice che tutto sa?

Tutti possiamo intuire da quale famosissimo fatto di cronaca di quegli anni questo entusiasmo d’immaginare la conquista dello spazio derivò. Ma sta di fatto che già la seconda metà degli anni ’60 aveva visto la comparsa di Star Trek, e Philip Dick pubblicò il suo celebre Do androids dream of electric sheep? nel ’68. Nonché, negli stessi anni Kubrick partorì 2001: Odissea nello Spazio. Gli anni ’70 continuarono su questa linea senza alcuna interruzione: il fumetto giapponese partorì bellissime opere come Captain Harlock, Guida galattica per autostoppisti già parodizzava il genere nel modo più pregevole ed esilarante possibile nel ’79, e il 1982 partorì basandosi proprio sul romanzo di Dick quel capolavoro cinematografico che fu Blade Runner. Tra i ’70 e gli ’80, quasi inutile precisare, a dominare il botteghino furono i film della Saga di Star Wars, che ha ancor meno bisogno di presentazioni.

Topolino e le Cronache della Frontiera. Il genio di Pezzin.

Poteva Topolino all’alba del Nuovo Millennio non raccogliere tutte queste fantasticherie già da tempo “di culto” e non farne qualcosa di davvero sorprendente? Chiaro che no.

Era l’estate dell’anno 2000, dicevamo. Fu Giorgio Pezzin, penna a mio parere tra quelle davvero “d’oro” tra gli sceneggiatori Disney (come non ricordare, tra le sue trovate, la bellissima serie antologica C’era una volta… in America e Le Tops Stories), a raccogliere la sfida, scrivendo una saga che non mi tratterrei dal definire una delle più pregevoli in assoluto dell’intera vita di Topolino –nell’ambito di Saghe non umoristiche -, capace, credo, di essere paragonata a celebri saghe che videro protagonista “il Topo” come La Spada di Ghiaccio degli anni ’80. 

Una saga che, da subito, ha la pretesa (una pretesa retta in modo eccellente) di prendersi decisamente sul serio, con una precisione della cornice e del contesto cyberpunk assoluta. Proprio come nella più comune tradizione fantascientifica dell’epoca, siamo in un futuro in cui l’umanità avrà conquistato lo spazio, in cui ci si sposterà nelle galassie così come noi ci spostiamo da una parte all’altra del nostro mondo con l’aereo. L’intercultura con razze aliene è anche ne Le Cronache della Frontiera la normalità. I lavori più umili, faticosi o meccanici saranno svolti da droidi, alcuni dei quali perfettamente integrati in società, a partire da Nazar-36, nientemeno che il tutore di Topolino, qui orfano e cresciuto appunto da un robot. Una saga, questa, che si assume, come raramente su Topolino è successo, dunque anche la responsabilità di mostrare legami di parentela diretti: non solo Topolino è stato cresciuto da un genitore robot, ma Pippo, straordinario co-protagonista, ha una mamma e un papà. Una saga che approfondisce, senza edulcorare nulla, i legami affettivi che nascono tra i personaggi. Verrà approfondito di puntata in puntata l’innamoramento di Topolino e Minni, da adolescenti a giovani, fino all’età adulta, e Pippo, proprio un po’ in stile Blade Runner, vivrà la sua tormentata storia d’amore con una donna che si rivelerà essere in questo caso non un droide ma una creatura aliena e nemica. 

La Trama

Non so quanti di voi (ma immagino parecchi) abbiano letto questa saga e la ricordino con affetto, ma consiglio vivamente a chi non la conosce di recuperarla. La Mondadori ne fece una bella ristampa in un volume che racchiudeva in sé anche Topolino e la Guerra dei Mondi, nel 2003 e nel 2005. Per questo motivo, non vorrei nemmeno fare troppi spoiler e mantenermi su una linea più generale del solito, nel descrivere la storia che Topolino e le Cronache della Frontiera racconta.

topolino cronache

La vicenda inizia su Terra 32, un pianeta ai limiti della frontiera dello spazio (da qui il titolo della saga), una delle tante (la trentaduesima, appunto) succursali del nostro pianeta, che in questo futuro immaginato da Pezzin, saranno perfettamente abitabili e che possederemo in seguito alla conquista dello spazio. Topolino, Pippo, Orazio, e Pietro Gambadilegno sono giovani amici, tutti con sogni nel cassetto: i primi due sperano di diventare un giorno piloti spaziali, Orazio, come da copione, sogna di diventare un bravo meccanico. Pietro, il cui personaggio viene qui sfruttato al massimo, senza essere mai tinto di tratti manichei, ha una sottile evoluzione: da adolescente particolarmente insicuro e arrabbiato, per caso e per poca fortuna, viene trascinato passo passo, fino all’irreversibile, nella malavita. E si evolverà, da amico/nemico della giovinezza, ad eterno elemento di disturbo per il protagonista nell’età adulta, seppur non vero e proprio antagonista. 

Speranzosi e ambiziosi, i ragazzi si iscrivono all’Accademia, studiando sodo per il loro futuro, facendo amicizia con studenti provenienti da diversi pianeti e galassie, vivendo avventure parallele ai loro studi. Dal terzo episodio fanno il loro ingresso anche Minni e Clarabella, giunte a loro volta a studiare all’Accademia. La prima, che sogna di diventare biologa, si lega subito profondamente a Topolino. I primi episodi relativi alla giovinezza dei protagonisti presentano vicende principalmente autoconclusive. La storia continuativa è inizialmente solo una sorta di pregevole “romanzo di formazione”: i ragazzi crescono, maturano i loro sogni e le loro ambizioni, sperimentano i primi innamoramenti e i primi antagonismi. 

E, a sorpresa, questa prima parte non è nemmeno a lieto fine: Topolino, il protagonista, alla fine del percorso accademico sarà bocciato perché “troppo basso di statura per poter intraprendere la carriera di pilota”. Così, mentre accuserà il colpo precipitando in una fase di profondo scoraggiamento semi-depressivo, si renderà anche irrintracciabile agli amici i quali, parallelamente, faranno tutti carriera: Pippo diventerà rapidamente uno dei più brillanti comandanti di navi spaziali, Minni sarà spedita a dirigere un centro di ricerche biologiche lontano da Terra 32, Orazio diventerà un bravo meccanico/riparatore di astronavi come sperava. A salvare Topolino sarà la controparte di Basettoni, anche qui un onesto e umano commissario di polizia a Terra 32, che incontrando il ragazzo per caso, lo prenderà a cuore offrendogli supporto e un lavoro. Sarà proprio l’amicizia con Basettoni che porterà Topolino, mentre collabora con il commissario a delle indagini, a sentir parlare per la prima volta di un fantomatico Nemico contro il quale lontane razze aliene stanno combattendo.

Da qui prenderà il via la vera storia della saga: ricostruendo rapporti con il migliore amico Pippo, che ha fatto nel frattempo sempre più carriera e comanda ora navi destinate a missioni governative, Topolino sperimenterà direttamente e indirettamente l’attacco di questo Nemico, che mai si vedrà in volto, perché dai volti molteplici. Un’entità che attacca copiando ogni genere di materia, da quella esistente a quella solo immaginata, fino a creare persino esseri viventi o intere civiltà fittizie e illusorie. Un’entità che inesorabilmente, di pianeta in pianeta e di galassia in galassia, sta cercando di fagocitare l’universo intero. La lotta contro il Nemico, che occuperà centralmente la serie fino alla fine, sarà spesso ostacolata anche da Pietro Gambadilegno, diventato nel frattempo uno dei membri principali di una banda di contrabbandieri dello spazio. 

Il valore

Pezzin gestirà il complicato intreccio con una rara maestria, motivando ogni avvenimento e ogni sua conseguenza con una logica impeccabile, a ritmo serrato, senza sbavature, in un’escalation tale che Topolino e le Cronache della Frontiera regge il confronto, a mio parere, con serie manga di ogni tipo o persino con serie Netflix. 

E c’è di più. 

Ho parlato a grandi linee di quella che è la trama della saga, ma non ho specificato che ogni episodio ha una cornice. E in effetti, la saga s’intitola Le Cronache della Frontiera perché le vicende di Topolino e amici sono narrate attraverso due figure, che si riveleranno di episodio in episodio essere Nazar-36 e il Primo Consigliere della Confederazione (una delle più importanti figure del Governo futuro che amministrerà i mondi, secondo l’immaginario di Pezzin). E queste due figure stanno componendo, di volta in volta, una dettagliata Cronaca della vita di Topolino. Sarà l’ultima puntata a svelare il motivo di ciò: è tradizione, dice il Primo Consigliere, che prima che una nuova figura inizi a ricoprire la carica, venga redatta la Cronaca delle sue imprese. Intuiamo quindi, sul finire della saga, che a breve sarà Topolino a divenire il nuovo Primo Consigliere, alla luce, chiaramente, del ruolo determinante che ha avuto nella lotta al Nemico. 

Non ci poteva essere scena più potente nell’ultimo episodio: la Cronaca redatta viene consegnata nelle mani di Topolino (esilarante, a noi che leggiamo nel 2019, vederla rappresentata come una sorta di enorme libro-hard-disk… Pezzin non aveva previsto quanto spazio sarebbero state in grado di contenere le penne USB).

«E ora… andate» dice il quasi ex Primo Consigliere. «Decine di giovani come voi aspettano di ispirarsi ai racconti delle vostre imprese».

E mentre queste parole vengono pronunciate vediamo una ciurmaglia di ragazzini sorridenti (che ovviamente somigliano un po’ ai nostri eroi da giovani…) con sottobraccio libri scolastici allontanarsi spensierati dalle porte dell’Accademia.

C’è, io credo, chiaramente, un sottile sfondamento della quarta parete in questa scena finale: l’invito ad ispirarsi alle imprese di Topolino è rivolto ai giovani dell’universo narrativo, ma sarebbe da pazzi negare che non sia indirettamente anche un po’ rivolto a noi, a noi che leggevamo questa saga conclusasi nei primissimi anni 2000, a noi che all’ingresso nel Nuovo Millennio eravamo come i ragazzi con i libri sottobraccio dell’ultima scena; ossia bambini, o preadolescenti. Noi che vedevamo aprirsi una nuovissima epoca e iniziavamo a domandarci: «Che farò da grande? Che liceo sceglierò?», venivamo al tempo stesso caricati di moltissime aspettative: saremmo stati i protagonisti di un nuovo futuro, quel futuro che tanto era stato immaginato, a partire da anni prima, pieno di rivoluzioni tecnologiche, e di magie come i robot, le navicelle spaziali, la Matrice.

E certo, come prima accennavamo, oltre ogni previsione oggi siamo in grado di contenere decine di file Word, di decine di Kilobytes ciascuno, su un oggetto più piccolo di un dito; ma non abbiamo conquistato le galassie, le navicelle spaziali sono ancora per pochissimi – forse meno -, e l’intercultura con qualunque razza aliena è più lontana dell’America nei tempi che precedettero Cristo. Oltretutto va bene così, visto quanta difficoltà abbiamo nell’intercultura sulla mera Terra. Una Matrice che tutto vede e tutto sa ce l’abbiamo poi avuta davvero, ma il fantomatico Internet è un po’ tanto buono quanto un po’ tanto cattivo. 

E noi siamo diventati progressivamente over-ventenni (anzi, Ventenni), alcuni già trentenni. Di altri pianeti non ne abbiamo visti, di navicelle spaziali non ne abbiamo guidate né ci abbiamo viaggiato. Ma, più che altro, siamo cresciuti. Non sono mancati pattern di problematiche che si ripetono all’infinito, nella nostra vita di singoli, nella società e nella Storia che ci ha avvolti in questi anni. 

Ma, e ve lo dice una pessimista con il pedigree, una buona parte della nostra generazione ha ancora speranza, e, se non altro, cerca ancora di fare nel suo piccolo del suo meglio.

Non c’era dunque augurio più appropriato e migliore che Pezzin ci potesse dare in una storia ambientata nel futuro più prossimo all’inizio degli anni 2000. Anche se, certo, solo una più o meno piccola parte della nostra persona è stata ispirata a fare del suo meglio da questa e altre storie di Topolino, mi piace vedere com’è stata, ad ogni modo, una parte grande abbastanza per essere qui oggi a scrivervi questo. 

E a dirvi, Ventenni, rileggete o andate a scoprire Topolino e le Cronache della Frontiera se non l’avete mai letta.

In bocca al lupo, sempre, e… alla conquista dello spazio!

Immagini © Disney

Michela Nessi

 

Michela Nessi

Estimatrice sin dall'infanzia remota dell'opera di Keno Don Hugo Rosa, ha sin dagli otto anni una copia della Saga di Paperon de' Paperoni, dalla copertina ormai in brandelli, sul comodino. Cresciuta in parte volontariamente, in parte per proprietà transitiva, date le passioni di fratelli più grandi e genitori, con il settimanale Topolino, ha deciso che, se c'era un sito per il quale valesse la pena scrivere articoli online su argomenti pop, questo doveva essere VentenniPaperoni.
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